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lunedì 3 dicembre 2012

Centrale del Garigliano: inchiesta per disastro ambientale!



A pochi giorni dal Tavolo detto della Trasparenza tenutosi il 27 novembre scorso a Sessa Aurunca durante il  quale le cosiddette autorità costituite presenti    – stiamo parlando di rappresentanti dei Comuni e Province interessati, dell'ISPRA, del Ministero della Salute, del Ministero dello Sviluppo economico, dell'Osservatorio Ambientale, dell'ASLCE , dell'ARPAC  e della Sogin  -  si sono premurate di rassicurare tutti, con estremo puntiglio,  sull’impatto ambientale di quello che resta della Centrale elettronucleare del Garigliano, affermando tra l’altro che la media dei tumori nel Comune di Sessa Aurunca è inferiore a quella della regione e tirando anche le orecchie a chi crea allarme sulla incidenza del cancro in tutta l’area circostante la Centrale, c’è chi a livello di autorità, finalmente, la pensa diversamente ed apre un’indagine giudiziaria.
E’ il sostituto procuratore della Repubblica Giuliana Giuliano di Santa Maria Capua Vetere che ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e irregolarità in materia di sicurezza nucleare, con un blitz della Guardia di Finanza presso la Centrale che ha portato al sequestro di documenti ed accertato fatti  gravissimi di cui si sono resi colpevoli Enti ed Autorità che hanno il compito di mettere in sicurezza il sito e di vigilare sulla tutela dell’ambiente e della nostra salute.  
Controlli dell’Arpa previsti ogni sei mesi che non vengono svolti da sette anni, rifiuti radioattivi interrati a meno di 50 cm di profondità e a contatto con la falda acquifera, scoli dei reattori che finiscono nel Garigliano … cioè tutto quello che comitati e cittadini denunciano da anni, lì, in bella mostra, in barba al Tavolo della Trasparenza, a denunciare un rischio  ormai conclamato!
Ma allora tre giorni prima le autorità presenti a questo benedetto Tavolo di cosa stavano parlando? Su quali basi si permettono di fare certe affermazioni? Quali lavori di decontaminazione sono stati realmente effettuati dalla SOGIN, con quale efficacia? E per il futuro che garanzie ci sono che questo disastro strisciante abbia termine? Stiamo parlando di scorie che resteranno in quel sito “temporaneamente” ancora per decine di anni  prima di essere trasferite in un fantomatico Deposito Nazionale di cui nessuno sa se e dove sarà realizzato, stoccati in una struttura chiaramente decrepita e fatiscente, a rischio di inondazioni, in una zona sismica e densamente abitata!
L'esito del referendum ha posto un freno, almeno per un po’, alla questione nucleare da un punto di vista dell’approvvigionamento energetico e ci auguriamo che ciò costringa il Governo ad aprire finalmente alla ricerca ed agli investimenti in energie alternative ed  a basso impatto ambientale ed a spingere per la riduzione dei consumi ed il risparmio energetico. Come è sotto gli occhi di tutti, però, con il nucleare non si può abbassare la guardia e non solo per il Garigliano. Resta infatti, sempre più grave, nel nostro paese il rischio ambientale e sociale delle tonnellate di scorie e di rifiuti radioattivi derivanti non solo dalle centrali dismesse , ma anche dalle attività civili e sanitarie (per non parlare delle testate nucleari presenti sul nostro territorio!).
Noi del MoVimento 5 Stelle siamo convinti quindi, come più volte affermato durante la recente campagna referendaria, che il problema della Centrale del Garigliano non riguarda solo  il Comune di Sessa Aurunca e le zone immediatamente a ridosso della Centrale, bensì l’intera area compresa in un raggio di centinaia di chilometri  da questa e indirettamente tutti noi italiani e poiché come due anni fa non abbiamo alcuna fiducia nelle autorità comunali delle nostre città in tema di tutela della salute dei cittadini e di difesa dell'ambiente e del territorio, torniamo ad invocare ancora una volta – e ci adopereremo per essa - una  mobilitazione generale dei cittadini a sostegno questa volta dell’azione della magistratura, affinché i responsabili vengano puniti in maniera esemplare, si faccia chiarezza (Trasparenza?) sulle reali condizioni della centrale  e si adottino provvedimenti immediati ed efficaci.

Giovanni Nocella
MoVimento Formia 5 Stelle

venerdì 10 giugno 2011

Referendum: il popolo è sovrano!

L'intervista integrale di Beppe Grillo ad Annozero del 9 giugno 2011.
A tutto campo e abbastanza pacato Beppe Grillo interviene su acqua, nucleare, responsabilità dei partiti e sovranità dei citadini.




mercoledì 25 maggio 2011

La guerra del “quorum”!

Il governo pone la fiducia sulla sospensione del programma nucleare.

La decisione di rinviare di un anno qualsiasi decisione in merito al ritorno del nucleare in Italia, inserita nel decreto “omnibus” sottoposto ieri alla fiducia della Camera, rappresenta il tentativo estremo con il quale il Governo sta cercando di vanificare l’esito dei referendum del 12 e 13 giugno.

Ora siamo tutti in attesa del parere della Cassazione, cui spetta decidere della compatibilità di tale decreto con il referendum di giugno.

Escludendo il quesito sul nucleare il Governo di questa “repubblica delle banane” spera che il famigerato “quorum” non venga raggiunto. Altro che l’invito balneare di craxiana memoria. Quella era l’espressione – infelice – di un’opinione. Questa è una vera e propria indegna manovra di governo, inaccettabile in un paese democratico!

Democrazia significa “governo del popolo”. L’art. 1 della nostra Costituzione sancisce nel 2° capoverso che “La sovranità appartiene al popolo”.

Tu che leggi queste righe, ritieni che sia proprio così, nel nostro paese? Indipendentemente dall'invito a votare SI, non ti senti indignato ed offeso?

Molti oggi parlano di “democrazia diretta”, ma cos’è? Che differenze ci sono con la “democrazia rappresentativa”? E’attuabile in Italia?

Cos'è un referendum? Perché è previsto il quorum in Italia? A chi serve?

I cittadini che a giugno vogliono votare SI per evitare la privatizzazione dell’acqua, il ritorno al nucleare ed il legittimo impedimento, sono in pratica cittadini di serie “B”, rispetto a chi è contrario. Perché?

Questa, secondo te, è “democrazia”? Dobbiamo rassegnarci o possiamo reagire, democraticamente?

Ne parleremo sabato alle 17.00 nella Sala Archivio Storico di via Lavanga a Formia, nella manifestazione dedicata alla Settimana nazionale della Democrazia Diretta per cercare di capire le radici profonde della crisi etica e politica della democrazia in Italia.

Ti aspettiamo. Perché informarsi oggi non è più solo un diritto, ma un dovere. Per te stesso e per le persone che ami.

Sabato, metti da parte il divertimento. Il tuo "status" di cittadino libero e democratico è in pericolo. Partecipa ed invita altri a partecipare.

Vai alla pagina evento facebook



venerdì 22 aprile 2011

Rimosso il gruppo facebook “Comitato antinucleare sud pontino”

Io sto dalla parte dei cittadini, nonostante la censura ed il fascismo strisciante.

Il gruppo facebook di cui ero fondatore, da me ridenominato nel pomeriggio di ieri “Forum antinucleare sud pontino” è stato chiuso da facebook perchè …”we received a notice from a third party that the content infringes or otherwise violates their rights

Insomma qualcuno si è sentito leso nei suoi diritti e senza alcuna notifica né tanto meno un contraddittorio con questa “third party”, facebook chiude un gruppo al quale erano iscritti 1.184 persone, violentando così e calpestando la volontà e la libertà di comunicazione di centinaia di cittadini italiani del sud pontino.

Se qualcuno vuole verificare il contenuto del messaggio a causa del quale presumibilmente è scattata la censura lo può leggere qui e mi saprà forse dire quali diritti siano stati violati. Io sono ancora in attesa di chiarimenti dal Centro assistenza di facebook che spero mi risponda in italiano, ma non mi faccio illusioni.

Non so se prendermela con questa entità cibernetica che applica, non so quanto legittimamente, dei meccanismi più che altro degni di una polizia segreta o piuttosto con chi, una o più persone non so, per la sua evidente smania di colpire ed ostacolare il sottoscritto ed il movimento politico cui aderisco, non ha avuto scrupoli a bypassare la volontà degli altri iscritti al gruppo ed ha ritenuto opportuno agire con metodi delatori per la propria soddisfazione personale anziché consentire ai suoi concittadini quella manifestazione di volontà che io avevo sollecitato.

Non torno sull’increscioso episodio dal quale ha avuto origine probabilmente il tutto. Posso anche avere fatto degli errori (di ingenuità e di buona fede) ed avere torto (non credo). La questione è un’altra.

Ieri qualcuno ha ignorato e calpestato per l’ennesima volta la libertà di espressione di molti cittadini. Complici i meccanismi liberticidi di facebook.

A questo punto mi vengono altre considerazioni.

E’ indubbio infatti che per alcuni la politica non possa e non debba essere fatta stando realmente dalla parte dei cittadini per tutelare i loro diritti e consentire loro di esprimersi e confrontarsi liberamente.

E’ indubbio che secondo loro la politica non possa essere fatta se non avendo in tasca la tessera di un partito o di un qualche solito organismo associativo partitocratizzato.

E’ indubbio che chi invece fa politica al di fuori del sistema – come il MoVimento 5 Stelle al quale aderisco – è destinato a scontrarsi ad armi impari con questi soggetti: loro godono del finanziamento pubblico dei partiti e noi no; loro "manifestano" grazie ai contributi statali pagati con i soldi dei contribuenti e noi no; loro incassano le quote di iscrizione e di tesseramento e noi no; loro hanno l’obiettivo di assicurarsi il proprio personale benessere scalando i gradini della partitocrazia e noi no; loro dicono di battersi per fantomatiche ideologie e noi invece lottiamo per le nostre idee.

Tutto questo prima o poi farà la differenza.

Per dirla con Grillo: Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Pace e bene a tutti.

Giovanni Nocella


martedì 19 aprile 2011

Referendum: siamo un popolo di fessi!

E' allarme referendum. Il Governo soprassiede sul nucleare! (vedi articolo su Repubblica.it)

Non c'è affatto da cantare vittoria. Quello che sta accadendo è di una gravità eccezionale per la nostra democrazia e per la difesa dei diritti civili!

Il governo sta tramando una strategica e fittizia moratoria del ritorno al nucleare nel tentativo evidente di evitare una chiara espressione di volontà da parte dei cittadini ed un loro coinvolgimento nella partecipazione al voto di giugno che potrebbe far superare il quorum anche per i quesiti contro la privatizzazione dell'acqua e sul legittimo impedimento. Si parla addirittura di "stop" al nucleare.

In realtà si tratta di un grave attentato alla tanto bistrattata sovranità del popolo, già resa tronca dalla stessa Carta costituzionale che la sancisce all'art. 1 e limitata da un sistema elettorale iniquo ed antidemocratico!

E c'è ancora chi si illude che in Italia ci sia la "democrazia"! Fessi!

Il rinvio che i referenti del Governo, con la complicità e la connivenza di buona parte delle pseudo opposizioni, fanno a quanto potrà decidere sull'argomento l'Europa rappresenta una chiara ed esplicita rinuncia alla sovranità nazionale ed una presa per i fondelli dei cittadini-sudditi, in quanto questi signori, a differenza della maggioranza degli Italiani, sanno benissimo che qualunque decisione sarà presa a livello comunitario avrà prevalenza sulle leggi e le decisioni nazionali, ciò in virtù del Trattato di Lisbona che il popolo italiano ha accettato passivamente senza discuterne i contenuti e senza capirne la portata.

C'è il rischio quindi che la privatizzazione dell'acqua proceda indisturbata con l'avallo delle multinazionali europee e dei nostri politici ed il ritorno al nucleare sarà imposto da una decisione europea tra qualche mese, quando l'effetto emotivo di Fukushima si sarà attenuato e gli "esperti" avranno tirato fuori dal cappello nuova cazzate sulla sicurezza!

La privatizzazione dell'acqua e la nuclearizzazione del pianeta sono ormai questioni di una rilevanza economica internazionale che va al di là delle sovranità nazionali e della volontà dei popoli, le cui decisioni al riguardo non possono essere lasciate ormai neanche nelle mani dei parlamenti, figuriamoci se possono essere condizionate dalla volontà dei cittadini!

E di tutto ciò dobbiamo essere grati a questa classe politica che da destra e da sinistra sta accompagnando e favorendo per i loro interessi lo sfascio della nazione.

Occorre cambiare le regole del gioco. Basta con le manifestazioni di massa contro testa d'asfalto, colorate o meno, ma inutili, se questi sono i risultati! Basta con la delega in bianco a questi signori!

Occorre la riforma elettorale e l'introduzione dei referendum propositivi con l'eliminazione del quorum e termini tassativi per l'esame in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare. Bisogna mandare a casa i pregiudicati ed i mestieranti della politica. Occorre introdurre il vincolo del mandato e la revocabilità degli eletti. Solo così i cittadini potranno esercitare tempestivamente la sovranità che gli spetta. Altro che riforma del processo breve e cronache del bunga bunga!

Ma i partiti, questi partiti potranno mai essere d'accordo con una tale riforma istituzionale?

La risposta ve la daretre forse quando sarà ormai troppo tardi, mentre invece un'alternativa c'è ed è molto più vicina di quanto credete!

Il problema di questo paese è che ci si agita tanto, ma la "monnezza" non è solo quella delle strade di Napoli!


Giovanni Nocella



venerdì 1 aprile 2011

Nucleare: errore e orrore

Jacopo Venier, direttore libera.tv, intervista il Fisico nucleare Massimo De Santi. Le ultime notizie, un aggiornamento sulle conseguenze ed effetti del disastro giapponese e la situazione dell'Italia: le basi ancora da smantellare sul nostro territorio e la loro pericolosità.



domenica 6 marzo 2011

Referendum acqua e nucleare: fermate Di Pietro!

Nella sua pluriennale (e vana) battaglia contro il cavaliere, il leader di IDV rischia di provocare un danno irreparabile alla battaglia per la pubblicizzazione dell'acqua e contro il ritorno al nulceare.

Alla manovra del governo che non vuole riunire le date dei referendum con quelle delle elezioni amministrative, nel chiaro intento di evitare che possa essere raggiunto il quorum, rischia di aggiungersi l'effetto negativo della solita sterile contrapprosizione tra pro e contro Berlusconi.

L'accanimento di Di Pietro sul tema del legittimo impedimento rischia di riportare la campagna referendaria nella solita diaspora personalizzata contro il premier, che potrebbe spingere gli elettori di centro destra a non partecipare al voto per motivi di opportunità politica e penalizzare ulteriormente il raggiungimento del quorum. Mai come in questo caso, infatti, i quesiti referendari potrebbero sollecitare l'interesse e la partecipazione di tutti gli Italiani indipendentemente dal proprio schieramento politico trattandosi di una questione di coscienza su problemi di primaria importanza per il benessere e la salute della collettività.

Per favore: fermate Di Pietro!

(Vedi su Il Riformista: http://www.acquabenecomunetoscana.it/IMG/pdf/Il_Riformista_04-03-2011.pdf)



mercoledì 23 febbraio 2011

Ingannevole lo spot degli scacchi sul nucleare!

Vi ricordate lo spot sul nucleare promosso per alcune settimane dal Forum Nucleare Italiano? Quello della partita di scacchi (truccata)?
Bene, ne è stata vietata la diffusione perchè è ingannevole. Lo ha stabilito l’Istituto per l’autodisciplina della pubblicità che è formato da operatori ed imprese della comunicazione e della pubblicità e quindi non da attivisti contrari al nucleare .

"La pubblicità contestata non è conforme all’art. 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, letto ed applicato alla luce delle ‘Norme preliminari e generali’ e integrato dal disposto dell’art. 46, e ne ordina la cessazione nei sensi di cui in motivazione."

Le "mosse" del giocatore bianco erano dunque false ed ingannevoli. Ricordiamolo a tutti i nuclearisti ed ai consumatori "boccaloni" che magari hanno creduto allo spot.

Non è vero che il nucleare conviene ai cittadini, ma solo alla aziende che vi partecipano come Ansaldo Nucleare, Confindustria, Edf, Sogin che sono tra l'altro anche i fondatori del Forum nucleare italiano che ha commissionato la campagna.

Non è vero che la bolletta per i consumatori sarà più leggera, perchè il nucleare lo pagheremo anche con i contributi statali cioè con i soldi dei contribuenti e la bolletta non comprenderà i costi indiretti come i danni alla salute ed all'ambiente, lo smantellamento delle centrali nucleari quando saranno obsolete e lo smaltimento delle scorie.

Non è vero che fra 50 anni i nostri figli potranno contare ancora sui combustibili fossili - carbone, gas e petrolio - cui si aggiungerà l'atomo, perchè il costo della loro estrazione sarà sempre più alto e ciò vale anche per l'uranio. L'unica vera alternativa sono il sole e le altre energie alternative rinnovabili (escluso i rifiuti!) cui destinare risorse e ricerca.

Non è vero che l'atomo è sicuro, perchè anche se le nuove centrali dovessero rispettare tutti i parametri di sicureza (quali e da chi definiti?), resta il problema irrisolto ed irrisolvibile delle scorie la cui nocivtà per l'uomo e l'ambiente resterà inalterata per centinaia e migliaia di anni.

Forse lo spot giusto era questo:



martedì 2 novembre 2010

IL MOVIMENTO 5 STELLE FERMA IL NUCLEARE IN EMILIA-ROMAGNA

Il movimento 5 stelle blocca il nucleare in Emilia - Romagna trascinandosi tutta l'aula con una risoluzione rimasta ben 4 mesi nel cassetto discussa il 26 ottobre u.s. Le promesse sono debito.

giovedì 21 ottobre 2010

Pallante: stiamo mangiando nel piatto dei nostri figli

Tre giorni, a Perugia, per mettere insieme ecologisti-filosofi, bio-architetti, imprese specializzate nelle nuove tecnologie energetiche e tutti quelli che della sostenibilità fanno una regola di vita. A partire dal green-building, le case “verdi” le cui bollette sono ridotte all’osso, come l’emissione di anidride carbonica. Primo comandamento: riduzione dei consumi. «La regola è: riutilizzare tutto quello che c’è in casa», scrive Antonella Mariotti su “La Stampa”. «Non si butta via niente, tutto si ricicla, nulla si distrugge. Dalle maglie infeltrite che diventano “cattura-polvere” alle mini-pale eoliche sul tetto di casa per produrre energia». Tutto va bene se serve a risparmiare: non solo i soldi, ma il Pianeta.

Maurizio Pallante«Non sprecare è diventato un dovere morale: stiamo mangiando nei piatti dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo credere nelle nuove tecnologie, la politica deve investire nel settore e tutti noi nel dobbiamo fare qualcosa. Come? Riducendo i consumi». Parola di Maurizio Pallante, leader del Movimento per la Decrescita Felice, che a Perugia ha concluso la tre giorni “Progettare il il futuro”, scienziati e aziende a confronto per mettere in campo le “tecnologie della decrescita”. Tutto è troppo: in estrema sintesi, è questo il pensiero di ecologisti e imprenditori della green economy che fanno della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente la loro filosofia di vita per un “comportamento virtuoso”.
All’inizio fu Serge Latouche, ecologista presidente dell’associazione “La ligne d’horizon”, professore emerito di scienze economiche all’università di Parigi, che da sempre sostiene: «Se tornassimo ai consumi degli Anni Sessanta, per noi non cambierebbe nulla: già allora c’erano auto e riscaldamento. Moltissimo di quello che abbiamo oggi è solo superfluo». Con Latouche, aggiunge la Mariotti, diventa di moda il termine “decrescita serena”, una tendenza che sta dilagando forse anche come conseguenza della crisi, più che della virtù. In Italia, la filosofia della decrescita è elaborata e interpretata da Maurizio Pallante, tra i fondatori con Mario Palazzetti e Tullio Regge del Cure, Comitato per l’uso razionale dell’energia, e da vent’anni ricercatore e divulgatore dei rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia.
Tullio ReggeÈ stato Pallante a fondare il “Movimento per la decrescita felice” che organizza corsi su come riciclare i rifiuti e il metodo migliore per separarli, oltre a fornire indicazioni su dove trovare i “negozi alla spina” nei quali si vendono prodotti senza imballaggi, come pasta, spezie, cereali, vino, detersivo, saponi. Ognuno si porta un contenitore da casa e chiede di riempirlo. «Ma il punto fondamentale degli ultimi anni, attorno a cui ruota la “decrescita” – osserva la Mariotti sulla “Stampa” – è l’energia alternativa e il modo di “farsela-da-sé”, se le amministrazioni non intervengono. È sufficiente collegarsi su YouTube per vedere frotte di ingegneri che spiegano, a video, come fabbricare un pannello solare, una mini-pala eolica, o come collegare la lavatrice all’acqua calda di casa per evitare l’eccessivo consumo di energia elettrica».
«Il consumismo deve diventare tabù, la salvezza della Terra lo impone»: ne è convinto Erik Assadourian, ricercatore del Worldwatch Institute e direttore della pubblicazione annuale “State of the world”, atteso a Cuneo con l’associazione Greenaccord. «L’epoca dello spreco alimentare e dell’abuso di risorse naturali è finita», avverte: «O impareremo ad accontentarci o la Terra lo farà per noi». L’anno scorso, secondo la Cgia, il calo dei consumi è stato di 12,6 miliardi. Ogni nucleo familiare in media ha tagliato le spese per 516 euro l’anno. Colpa della crisi, hanno detto gli esperti. Maurizio Pallante legge questi dati traducendo la parola “crisi” in cinese: «È formata da due ideogrammi – spiega – che significano pericolo e opportunità».

Erik AssadourianDa dove cominciare? Da casa propria, naturalmente: «Se siamo in un condominio con riscaldamento centralizzato, basta mettere le valvole ai termosifoni. Le nostre case consumano 20 litri di gasolio l’anno per ogni metro quadrato, mentre in Germania non concedono l’abitabilità se ne consumano più di 7». In che modo invertire la tendenza? Con la massima semplicità, sottolinea Pallante: «Basta mettere più attenzione negli acquisti, non schermare i termosifoni con le tende, non lasciare aperto il frigo, far bollire l’acqua chiudendo la pentola con un coperchio, dotare i rubinetti di riduttori di flusso: pochi euro di spesa, risparmio di quasi il 50% sulla bolletta. A casa mia ho dovuto scegliere: infissi nuovi o cambiare le piastrelle del bagno? Ho scelto gli infissi, e col risparmio sul riscaldamento fra tre anni cambierò anche le maioliche del bagno».

fonte: Libre

mercoledì 5 maggio 2010

Dopo il picco del petrolio ci aspetta il collasso del sistema?

DI EMILY SPENCER
Countercurrents.org

Recentemente, Glen Sweetnam, dirigente del reparto Internetional, Economic and Greenhouse Gas della Energy Information Administration alla DoE [ndt:US Department of Energy], ha annunciato al mondo intero che la disponibilità di petrolio ha raggiunto un "plateau" [ndt: si riferisce al picco di Hubbert, ossia al punto di massima estrazione del petrolio oltre il quale, secondo il geofisico Hubbert, ci attende una inarrestabile decrescita della produzione petrolifera]. Tuttavia, le sue dichiarazioni non sono state rese pubbliche dai più importanti media americani di larga diffusione. Invece la notizia viene trattata da Le Monde in questo modo.

Potremmo credere che la valutazione degli U.S.A. sulla decrescita della produzione petrolifera sia stata esposta tramite questa pubblicazione specifica, forse dovuta a qualche tipo di accordo tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy.(Forse è un modo indiretto per avvertire la Francia tenendo però all'oscuro la maggior parte degli americani su questo argomento, affinchè, ignari di tutto, possano andare avanti come al solito. Dopo tutto, nessuna prognosi destabilizzante deve disturbare il loro lento ritorno alle vie del consumismo sfrenato che rafforza l'economia, soprattutto quella cinese, dalla quale il governo federale degli Stati Uniti dipende per i prestiti.)

Tutto sommato, nei notiziari dell' Inghilterra, dove vivo, non c'è stato, per quanto ne so, neppure un servizio di 10 secondi riguardo al messaggio di Glen Sweetnam. Quando veniva fatta una tale dichiarazione, i giornalisti inglesi parlavano della recente alluvione...ancora e ancora.

Allo stesso modo, nessun giornalista impegnato a discutere dell'inondazione ha osato mettere in chiaro che il peggioramento delle condizioni atmosferiche è legato alle conseguenze del cambiamento climatico e che tali conseguenze sono legate anche al petrolio. Inoltre, immaginate che effetto potrebbe fare sul Dow o sul Nasdaq se le teorie di Glen Sweetnam si diffondessero in tutta l'America, magari assieme ad un dibattito sui rami economici collegati.

Quali sono le impicazioni? In Life After Growth, Richard Heinberg, ricercatore anziano in sede al Post Carbon Institute [ndt.:associazione no-profit che fornisce informazioni e analisi sullo sviluppo sostenibile], afferma: "In effetti, dovremo creare una "nuova normalità" che si adatti alle limitazioni imposte dall'esaurimento delle risorse naturali. Mantenere la "vecchia normalità" non è una scelta possibile; se non troveremo nuovi obiettivi per noi e se non progetteremo la nostra transizione da un sistema basato sulla crescita economica ad una sana economia dell'equilibrio, finiremo per instaurare comunque una "nuova normalità", tuttavia meno desiderabile, le cui tracce possono già essere lette nella crescita della disoccupazione, nel gap crescente tra i ricchi e i poveri e nelle sempre più frequenti e più gravi crisi finanziarie e di governo - tutti fattori che provocano un profondo disagio agli individui, alle famiglie e alle comunità."

In altre parole, dobbiamo smetterla di illuderci che la crescita economica possa essere perpetua e dobbiamo trovare un altro modo di vivere d'ora in avanti. Dobbiamo smettere di far finta che tutto vada bene soltanto perchè la nostra visione miope della vita non riesce a farci scorgere nessun crollo maggiore nel futuro più immediato. Le conseguenze del non guardare in faccia la realtà sono palesi.

Invece di mettere la testa sotto la sabbia, è decisamente meglio guardare lontano e vedere i mostri che stanno arrivando in modo da poter attuare delle contromisure significative. Una reazione adeguata è preferibile all'attaccarsi ciecamente, di certi personaggi o di certi gruppi, agli stessi modelli, che potrebbero anche aver funzionato in passato, ma non sono più attuabili in modo proficuo. (Quei leader dalla vista corta che cercano di spremere le ultime gocce di petrolio dalla terra per perseguire obiettivi commerciali di portata globale sono un chiaro esempio).

Certamente la realtà non ha niente a che fare con sogni ed utopiche speranze, senza contare il livello che ci stanno imponendo, dovuto ad una fiducia eccessiva o ad altre ragioni. Un' ostinata adesione ai capricci e alle scelte del passato semplicemente non funzionerà in queste circostanze. Come suggerisce John Adams,"I fatti non si discutono; e qualsiasi siano le nostre speranze, le nostre inclinazioni o gli imperativi delle nostre passioni, non si possono alterare lo stato dei fatti e l'evidenza."

Allo steso tempo, i nostri standard di vita attuali dipendono chiaramente dalla nostra capacità di consumare enormi quantità di combustibili fossili, inclusi un numero di barili di petrolio all'anno stimato intorno ai 30 miliardi, mentre circa il 40% del consumo di energia globale proviene dal petrolio. Al contrario, coloro che non hanno accesso a tali ricche risorse energetiche, sia nelle nazioni sviluppate che in quelle in via di sviluppo, mettono in relazione legittimamente la prosperità e l'accesso ai beni materiali con l'uso di combustibili fossili.

Dopo tutto, nessun sostituto "verde" può arrivare anche solo vicino alla densità energetica ottenuta con i derivati dei carburanti fossili. A questo proposito, Robert Bryce, caporedattore dell'“Energy Tribune” e autore di un libro appena pubblicato, Power Hungry: The Myths of “Green” Energy, and the Real Fuels of the Future, fa notare in Let’s Get Real About Renewable Energy nella versione online del WSJ [n.d.t.: Wall Street Journal]: "Possiamo raddoppiare l'energia solare e quella eolica, e poi raddoppiare di nuovo. Dipenderemo ancora dagli idrocarburi."

Dal suo punto di vista, la ragione è che non potremo mai, in un tempo ragionevole, raggiungere l'enorme quantità di energia necessaria attraverso mezzi alternativi. Allo stesso modo, "le energie rinnovabili non possono fornire nemmeno un quantivo di base dell'energia necessaria; per esempio, il quantitativo di elettricità richiesto per venire incontro alla domanda dei consumatori americani."

Allo stesso tempo, l'accesso ai combustibili fossili sarà sempre più la causa principale di piccoli e grandi conflitti in tutto il mondo, mentre i maggiori contendenti (specialmente U.S.A, Cina e Russia) useranno sempre di più la violenza per guadagnare vantaggio sui propri rivali. A questo proposito, le attuali guerre nel Medio Oriente e nell'Africa sono minuscole se messe a paragone con i conflitti che ci aspettano.

Inoltre, l'incombente crollo della produzione petrolifera causerà un aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti, dei servizi e degli alimenti che dipendono dal petrolio. Inoltre i derivati del petrolio sono fondamentali per i fertilizzanti, i pesticidi, i diserbanti, il trasporto delle merci nei mercati, la maggior parte delle operazioni di imballaggio della merce (per esempio, la realizzazzione di contenitori, in aggiunta alle operazioni di imbottibliamento e inscatolamento) e ovviamente i macchinari operativi delle industrie.

Considerato tutto questo, immaginate le industrie abbandonate senza abbastanza petrolio. Sarebbero ugualmente in grado di fornire abbastanza cibo per 7 miliardi di persone? Come farebbero a rifornire nove dei dieci miliardi di persone che popoleranno la terra più o meno nel giro dei prossimi quarant'anni?

Henry Kissinger ha affermato: "Chi controlla il cibo controlla le persone; chi controlla l'energia può controllare tutti i continenti; chi controlla il denaro può controllare il mondo." Tuttavia, ha forse dimenticato che il nostro cibo e in pratica ogni industria e la finanza sono strettamente legati all'energia e questa, a sua volta, è legata ai carburanti fossili.

Secondo un inchiesta di Greenpeace USA pubblicata il mese scorso, "Quasi il 71% dell'elettricità in U.S.A. proviene dai carburanti fossili, di cui il 53% deriva dal carbone. Del rimanente, il 21% è generato dall'energia nucleare, il15% dal gas naturale, il 7% dall' acqua e meno del 2% dalle altre fonti rinnovabili. Come risultato di questo miscuglio, gli U.S.A. emettono più di 2500 milioni di tonnellate di CO2 (MMtCO2) ogni anno."

Per di più, il carbone e i gas, che possono essere convertiti in energia, non costituiscono fonti inesauribili. Dunque, alla luce del nostro dilemma energetico, che cosa possiamo aspettarci per il futuro?

Secondo Thomas Wheeler in It’s the End of the World as We Know It, "E' chiaro che le zone residenziali di certo non sopravviveranno alla fine del petrolio a basso costo e del gas naturale. In altri termini, la decrescita delll'America-volontaria o no- sarà la tendenza del futuro. Si preparano profondi cambiamenti nel ventunesimo secolo. Il crollo imminente della civiltà industriale ci costringerà ad organizzare le comunità umane in un modo assolutamente diverso dall'attuale sistema globalizzato che risulta non ecosostenibile, altamente centralizzato e distruttivo per l'ecosistema. Abbiamo bisogno di instaurare un sistema decentralizzato e localizzato, con comunità più piccole e a misura d'uomo, che possano sostenere se stesse grazie alle risorse de proprio territorio. La civiltà industriale e le zone residenziali si basano sulle risorse energetiche a basso costo per poter crescere ed espandersi. Quest'era sta giungendo al termine. Uno dei nostri compiti più importanti attualmente è preparaci ad uno stile di vita totalmente differente".

Eppure, Barack Obama e le sue coorti hanno incautamente deciso di estendere il nostro periodo di dipendenza dal petrolio senza cambiare nulla, invece di usare una sifnificativa parte di esso, oltre ad un'abbondante quantità di fondi federali, per instituire una fondazione risoluta che si occupi dell'approvvigionamento di energie alternative e di fronteggiare gli enormi cambiamenti sociali che stanno per verificarsi. In altre parole, sono ancora intrappolati in un estremo tentativo di sostenere l'industria globalizzata (compreso il mercato del lavoro offshore e le enormi reti di trasporto) invece di preparare la società ad un nuovo stile di vita successivo alla decrescita della produzione petrolifera, mettendo al primo posto i diritti umani e lo sviluppo di comunità regionalizzate.

Sicuramente, favorire un tale cambiamento costruttivo aiuterebbe l'America a tutti i livelli. La ragione è che dirottare la ricchezza dalle terrificanti guerre per l'energia, dal commercio su vasta a scala e dal salvataggio di corporazioni pericolose alla creazione di solide basi economiche fortemente centralizzate porterebbe numerosi beneici. Questa operazione potrebbe generare lavoro, proteggere le materie prime e gli ambienti naturali in cui si trovano le comunità e tenere a freno l'uso di combustibili fossili finchè molti prodotti saranno creati ed usati localmente.Potrebbe inoltre condurre singoli individui e gruppi ad acquisire le competenze necessarie a creare una gamma variegata di prodotti, e porterebbe a promuovere lo sviluppo delle cooperative e di altre innovative organizzazioni come Simple Gifts Farm, rafforzando l'economia statunitense a livello globale.

Inoltre, i programmi di sostegno delle multinazionali sono evidentemente dannosi per il benessere dell'ambiente e per la moltitudine delle società sparse per il mondo. Permettono infatti che la classe più benestante continui ad accumulare guadagni sbalorditivi alle spese degli altri. In questo modo, molte persone affrontano il crescente deteriorarsi delle condizioni di vita mentre, allo stesso tempo, l'ambiente che li circonda viene distrutto dal saccheggio di risorse e dai disastri naturali.

Come sostiene Bruce Sterling, "Nessuna civiltà può sopravvivere alla distruzione materiale della sua base di risorse". Infatti, sono stati costruiti sistemi energetici chiusi e diretti ad uno sviluppo sfrenato, senza curarsi del fatto che tali sistemi provocano l'aumento della popolazione, del consmo di risorse e della domanda energetica.

I risultati dell'oltrepassare i limiti sono senza dubbio chiari. Inculdono invasioni armate e il saccheggio delle risorse di quelle popolazioni meno capaci di difendere i propri beni e le proprie terre dagli aggressori, senza contare la diminuzione della disponibilatà di prodotti importanti quando si raggiunge una soglia massima e, infine, nonostante tutto, la diminuzione dei guadagni.

Allo stesso modo, ogni membro del governo che si battesse a favore di una riduzione del consumo energetico e del commercio globalizzato commetterebbe un suicidio politico. Dovrebbe inoltre far fronte ad un pubblico ostile, di cui industraili e proprietari di aziende agricole, e verrebbe isolato sia dai lobbisti che dai finanziatori delle campagne di rielezione.

Contemporaneamente, è evidente che le "porte girevoli" della politica tra esecutivi delle aziende, politicanti e burocrati, spesso legati a potenti magnati, esistono senza dubbio e conducono anche, in alcuni casi, a conflitti di interesse [Regulatory Capture nell'originale. N.d.r.]. Il risultato complessivo di tale modello è la crescita incontrollata dello sfruttamento aziendale, della frode e della fame di potere, mentre la popolazione intera viene progressivamente destituita. Intanto, la classe più elevata, senza misure legislative importanti che agiscano sul libero mercato, ottiene un controllo sempre maggiore sulle risorse del mondo intero e i mezzi finanziari per conquistare un potere sempre maggiore in futuro.

Allo stesso modo, il sistema globale fa sì che i padroni del business internazionale vadano alla ricerca di manodopera a costo sempre più basso ovunque esiste e anche se comporta lavoro minorile e condizioni lavorative pericolose, oltre alla ricerca affannosa di nuovi consumatori e di enormi quantità di materie prime arraffate nei paesi in via di sviluppo dotati di una debole (quando presente) regolamentazione sulla salvaguardia delle risorse. Inoltre, vengono abbandonati quei paesi in cui i materiali desiderati, se non sono già stati saccheggiati, sono protetti da rigide leggi governative. Contemporaneamente, l'offerta di lavoro continua a diminuire quando gli standard salariali minimi non sono in assoluto i più bassi da trovare o non ci sono più nuove risorse da sfruttare.

A questo proposito, Jan Lundberg sostiene, in The People Of The Brook Versus Supermarket Splendor, "Le relazioni sociali oggi sono basate sulla tolleranza della tirannia: pericolosi progetti di gadagno industriale, mancata trasparenza sulla proprietà di azioni di grandi patrimon e una ricchezza finanziaria astronomica. Appena il castello di carte del picco del petrolio cadrà, nuove strutture sociali saranno (re)stabilite. C'è un numero crescente di persone che attende la fine della tirannia della falsa ricchezza e dell'arroganza civile."

Chiaramente, le nostre scelte per il futuro che vogliamo creare saranno determinate ampiamente dalla limitazione dell'uso del petrolio e di altre risorse. Ne risulta in conseguenza che noi possiamo o sostenere ancora un uomo che persegue un indirizzo politico per cui solo i soggetti più potenti e ricchi hanno accesso ad abbondanti quantità di risorse energetiche costose e di beni materiali, oppure possiamo promuovere la deglobalizzazione, che porta ad una condivisione equa delle risorse, alla creazione di posti di lavoro, al rafforzamento dei legami comunitari, alla realizzazione di basi di risorse locali che non siano eccessive, e alla creazione di pilastri sociali che non aumentino il divario tra i ricchi e i poveri.

La seconda opzione, inoltre, ci protegge contro gli ormai sempre più frequenti collassi finanziari determinati dal sistema di boe. In questo sistema, una boa che si abbassa di livello, quando altre boe sono agganciate ad una che sta affondando, trascina le altre verso il basso così che le boe più vicine sono per lo più tirate sul fondo. In altri termini, immaginate cosa potrebbe accadere se l'economia di un Paese, i suoi beni, il suo benessere sociale e così via fossere legate in maniera precaria a dei partner in crisi. sarebbe un sistema strutturalmente sicuro?

Tutto sommato, è facile notare che gli individui e i Paesi che se la passano relativamente meglio nella recessione in corso sono quelli i cui pilastri finanziari sono stati largamente isolati dalle influenze delle altre nazioni. Inoltre, le nazioni più immuni alla crisi tendono ad orientarsi al servizio dei bisogni della propria popolazione e sono inoltre molto regionalizzate, oltre ad essere generalmente cratterizzate da piccole, semplice e più gestibili economie; gli U.S.A. e le altre nazioni dovrebbero, a mio parere, seguire l'esempio di queste economie il più possibile.

Infine, "I Leader delle nostre nazioni hanno tre possibilità principali: impadronirsi dei giacimenti petroliferi altrui fino a spogliarli; andare avanti fino a quando le luci si spegneranno e gli americani si congeleranno al buio; o cambiare il nostro stile di vita attraverso il risparmio energetico e investendo largamente nelle fonti rinnovabili" secondo Charles T. Maxwell. Io vorrei aggiungere a questo punto di vista che i nostri leader e tutti noi dovremmo, in un tempo ragionevolmente breve, cominciare a creare comunità indipendenti ed ecosostenibili, che siano durevoli e flessibili in modo tale da sopportare ragionevolmente le dure forse esterne, come la mancanza di quantità sufficienti di petrolio o, almeno, l'inevitabile crescere dei prezzi che si verificherà dopo il picco del petrolio. Solo se faremo questo con successo potremo evitare le conseguenze peggiori dei gravi deficits.

Nell'attuale fase del picco della produzione petrolifera, abbiamo un periodo di stabilità in cui è il petrolio è ancora ad un prezzo ragionevole e in un quantitativo abbondante. Allo steso tempo, non possiamo aspettarci che i leaders dei nostri governi favoriscano la fine della dipendenza dal petrolio, tenendo conto del fatto che sono controllati dalla logica del profitto. Per questo, spetta ai cittadini comuni creare le riforme necessarie per un economia locale e per lo sviluppo sociale. Se questa impresa non verrà portata avanti attivamente in modo adeguato, il risultato inevitabile, come sostiene Dmitry Orlov in “The Five Stages Of Collapse”, sarà il caos.

Titolo originale: "Peak Oil: Are We Heading Towards Social Collapse?"
Fonte: http://www.countercurrents.org
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA

venerdì 23 aprile 2010

La "mission" del Comitato Antinucleare del Sud Pontino.


Nell'apprezzare la nascita del Comitato Antinucleare Garigliano  ai fini del coordinamento delle iniziative che si stanno intraprendendo contro il ritorno al nucleare nella zone circostanti la vecchia Centrale, è opportuno chiarire con tutti voi quella che può essere considerata la "missione" del Comitato Antinucleare del Sud Pontino in quanto organizzazione a livello intercomunale, puntualizzandone la peculiarità.

Numerosi sono i comitati e le organizzazioni antinucleariste che stanno nascendo spontaneamente a livello locale tra i cittadini in tutta Italia così come sono numerose le iniziative di organismi che intendono coordinarne le attività ad un livello territoriale più ampio se non nazionale. Ben vengano le une e le altre, ma le prime credo cha abbiano una valenza particolare e fondamentale per contrastare la guerra mediatica e non, che sta per scatenarsi a favore del nucleare (informativa nelle scuole, spot televisivi, condizionamenti politici, interessi economici, misure di ordine pubblico…..)

Sono infatti i comitati locali, nati su iniziativa dei cittadini, quelli che operano in uno o più comuni limitrofi, che hanno il compito più importante e decisamente più impegnativo: sensibilizzare in tutta Italia l’opinione pubblica nelle loro rispettive comunità e non solo nelle località interessate alla collocazione dei siti nucleari.

Per farvi un esempio e restare dalle nostre parti, credo che nelle zone immediatamente a ridosso della centrale del Garigliano le persone abbiano già coscienza del problema radioattività, perché lo stanno vivendo sulla loro pelle, perché la centrale ce l’hanno quotidianamente sotto gli occhi. Sono trent’anni che è lì a minacciare la loro salute, la loro terra e la loro acqua. Sono trent’anni che fanno domande e sono trent’anni che aspettano risposte.

Quanti cittadini, invece, di Formia, Gaeta, Itri, Fondi, Castelforte, Minturno….. sono coscienti di vivere da trent’anni e più a poche decine di chilometri da ben due centrali nucleari, anche se dismesse, ma non smantellate. Quanti di loro sono già stati convinti che il nucleare è pulito ed economico e farà bene alla nostra (!?) economia?

Credo che tutti siamo coscienti che stiamo intraprendendo una “battaglia” contro le decisioni del governo, ma il nostro principale “nemico”, scusatemi il termine, sono questi nostri concittadini, i nostri vicini di casa, che da trent’anni “ignorano” le domande che vengono dal Garigliano, che nella migliore delle ipotesi a volte fanno solo “spallucce”!

Le manifestazioni anti-nucleare, dunque, non vanno fatte solo al Garigliano o a Borgo Sabotino o magari a Roma: è nelle nostre piazze, nelle scuole dei nostri figli, nei circoli ed associazioni culturali che frequentiamo, nelle sedi dei nostri consigli comunali che possiamo vincere la “guerra” mobilitando quante più persone è possibile, coinvolgendo le istituzioni e le forze politiche senza alcuna distinzione di parte e costringendo il governo a fare marcia indietro.

Partecipiamo tutti alla manifestazione che ricorda il Chernobyl Day che si terrà domani a Sessa Aurunca e continuiamo ad iscriverci e ad invitare amici e conoscenti residenti nei comuni del sud pontino ad iscriversi al Gruppo Facebook in modo da poter organizzare a breve, oltre al passaparola, numerose e ripetute iniziative locali adeguate alle singole realtà locali.

Giovanni Nocella

domenica 18 aprile 2010

24-25-26 aprile 2010 - Chernobyl Day in the World

Tutti contro il nucleare, con l'Istituto Belrad.Il disastro di Chernobyl dura da 24 anni. Il 26 aprile 2010, numerose iniziative in tutto il mondo celebreranno come ogni anno la Giornata Chernobyl evidenziando una catastrofe sanitaria che dura da 24 anni in Bielorussia.
Quest'anno, in particolare, si sostiene l’attività dell’Istituto Belrad, unico organismo scientifico indipendente che senza alcuna assistenza pubblica studia le conseguenze della radioattività per il corpo umano ed aiuta i bambini che in questa regione, circa 4 su 5, risultano contaminati da Chernobyl. La sua azione però non basta, né può sostituire un reale sostegno internazionale per affrontare le conseguenze del disastro sulla popolazione e l'ambiente, oggi e domani.
L'intera area è costantemente contaminata. La radioattività è invisibile, ma rimane mortale per molte generazioni. Da 24 anni, le autorità internazionali e in particolare l'OMS, non hanno fornito alcuna risposta concreta alle popolazioni colpite. Il disastro continua.
In base ad alcuni documenti venuti in possesso degli anti-nucleari francesi del Réseau “Sortir du nucléaire la progettazione del reattore nucleare francese di tipo EPR attualmente in costruzione, uguale a quelli che saranno costruiti in Italia, comporta elevati rischi di esposizione a ad un disastro tipo Chernobyl.
Cosa apettiamo? È ora di mobilitarsi tutti insieme. 24 anni dopo l'inizio del disastro, dobbiamo partecipare tutti per protestare contro la mancanza di risposta, per assistere le vittime, per rifiutare qualsiasi progetto di rilancio del nucleare e per contrastare gli enormi rischi che questo settore rappresenta per l'umanità.





giovedì 1 aprile 2010

Nucleare: manifestazione il 17 aprile a S. Benedetto del Tronto

 MANIFESTAZIONE CONTRO IL NUCLEARE

I cittadini di S. Benedetto del Tronto scendono in piazza contro il ritorno al nucleare e in particolare contro la localizzazione nel loro territorio di una centrale nucleare in località Sentina. 
Bisogna tra l'altro ricordare che la Sentina ospita una Riserva Naturale Regionale di 180 ettari tra l'abitato di Porto d'Ascoli a Nord e il fiume Tronto a Sud costituita da ambienti unici come cordoni sabbiosi, zone umide retrodunali, e praterie salmastre che ospitano una ricca e peculiare flora ormai scomparsa in quasi tutto il litorale adriatico devastato dall'antropizzazione.
Notevole è l'importanza dell'area per l'avifauna migratoria, che trova nella Riserva l'unica possibilità di sosta costiera tra le aree umide del delta del Po e del Gargano.Scaricheranno in questo habitat protetto le acque di raffreddamento della centrale? Cosa succederà quando la temperatura delle acque di questi luoghi aumenterà?

Riporto qui di seguito il comunicato che accompagna il lancio dell manifestazione giratoci dagli amici della Decrescita, che offre a tutti spunti di riflessione e approfondimento.

"L’enel , Belusconi e Sarkozy hanno firmato un accordo che prevede l’apertura in Italia di almeno 4 centrali nucleari entro il 2020. Tra le aree compatibili all’insediamento di centrali nucleari, è stata individuata la zona Sentina di San Benedetto. Tuttavia i siti detti”possibili” cioè individuati come idonei ad ospitare centrali atomiche, sono una decina...questo è un metodo di chi ha interesse nel costruirle che ha il fine di far restare la popolazione nel dubbio e nella speranza, ad aspettare senza già organizzarsi per opporsi.
Perchè contrastarlo?
1)Una centrale nucleare è fonte di distruzione del territorio fin dall’estrazione delle materie prime: ad esempio negli USA i lavoratori delle miniere di uranio erano prevalentemente indiani nelle riserve che oggi hanno tassi di tumore altissimi,l’estrazione dell’uranio riversa in superficie materiale radioattivo che espone gli esseri viventi alle malattie tipiche di tale inquinamento (in particolare ai tumori); ne sono prova le ferite insanabili che la corsa all’uranio lascia nei 18 paesi (Canada, Cina, Australia  ne sono i maggiori produttori) dove tale minerale viene estratto, senza considerare che esso è esauribile ed i costi della sua estrazione sono altissimi.
2)Una centrale nucleare, una volta attiva, produce scorie radioattive che rimangono attive e potenzialmente distruttive per migliaia di anni. Non tutti sanno, per giunta, che nelle bollette della luce che paghiamo vi è una parte che viene destinata  a coprire le spese di smaltimento delle vecchie scorie radioattive prodotte dalle centrali in funzione negli anni ‘80 in Italia.
3)Inoltre, nonostante i mass media mirano a giustificare le catastrofi come piccoli incidenti che non superano gli standard di “soglie accetabili”, è ben noto che  continuano a verificarsi numerosi incidenti nelle centrali di tutto il mondo, a cui conseguono irrimediabili contaminazioni di materiale radioattivo.
4)L’industria militare inoltre recicla parte delle scorie prodotte dalle centrali per la produzione di armamenti di vario genere tra cui le bombe ad alto potenziale o le più utilizate a “bassa intensità” sganciate anche nei conflitti più recenti (Kossovo, Iraq). Nella vicina Francia questo tipo di riciglaggio viene effettuato da anni. Il nucleare militare viene offuscato dietro la faccia civile del nucleare in quanto i governi non trovano un’argomentazione che possa giustificare agli occhi dell’opinione pubblica questa ipocrita realtà.
5)Questi dati di fatto, che già di per se sarebbero sufficenti per intraprendere una lotta contro questa energia mortale, non sono il fulcro su cui poggia la nostra critica; essa deve essere ampliata nella direzione di un forte dibbattito sul modo stesso di concepire la nostra vita si questo pianeta.
Abbiamo ancora bisogno di così tanta energia? per farne cosa? per continuare in questa folle corsa verso il “progresso”? E’ noto che più che un progresso, attorno a noi ci sia un regresso che ci ha scaraventati verso un mondo malato fatto di tecnologia e infelicità, velocità ed alienazione, denaro e sottomissione, indifferenza e sensazione di non poter far nulla per cambiare questo stato di cose imposto che ci vuole dipendenti e asserviti. Non crediamo di certo che sia una singola manifestazione a cambiare questa situazione, ma di sicuro non è piangendosi addosso che la si inverte. Scendiamo in strada anche per ricordare una catastrofe, quella di 20 anni fa  a Chernobyl, che ha spazzato via la vita e continua  a mietere vittime a suon di tumori e deformazioni e che non possiamo  permettere che venga dimenticata al ritmo di menzogne e distrazioni indotte da coloro che hanno tutto l’interesse nell’affermare delle falsità, fra tutte:”le centrali di terza generazione sono sicure”, “L’energia nucleare è pulita”e “ce l’ha la vicina Francia, perchè non averla anche noi?”... come se in una stanza con 10 mine ci sia un buon motivo per innescarne delle altre, come se la probabilità che scoppino non aumenti e il loro effetto non fosse ancor più devastante e  distruttivo."

mercoledì 17 marzo 2010

L'Ue: L'Italia importerà ecoenergia Il nucleare non è una fonte pulita

Per raggiungere l'obiettivo europeo del 17% da fonti rinnovabili entro il 2020, l'Italia sarà costretta a comprare energia solare o eolica. E la Commissione continua a ritenere che l'atomo non sia da considerare una fonte rinnovabile
Per raggiungere l'obiettivo del 17% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, che si è impegnata a raggiungere a livello europeo, l'Italia sarà costretta a comprare dalla Germania, o da altri paesi che hanno un surplus di produzione, fonte solare o eolica. È quanto emerge dalle previsioni preliminari sul raggiungimento a livello europeo del target del 20% di energia da fonti verdi entro il 2020, uno dei tre pilastri della strategia Ue contro il cambio climatico, insieme all'obbligo di ridurre del 20% le emissioni di C02 entro il 2020 e di aumentare del 20% l'efficienza energetica.
"Le prime stime ci confermano che la Ue nel suo insieme riuscirà a raggiungere, e perfino a superare, l'obiettivo del 20%: è un segnale molto positivo che dimostra quanto gli Stati membri prendano sul serio la politica a favore della rinnovabili", ha detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all'energia Gunther Oettinger. Secondo i calcoli della commissione Ue, con la tendenza attuale i 27 stati membri arriveranno al 2020 con il 20,3% di energia da fonti rinnovabili, ottenuta cioé da sole, vento, biofuel e biomasse. Dieci dei 27 stati membri saranno in grado di superare il loro target nazionale.
Tra questi, Spagna e Germania che supereranno i loro obiettivi rispettivamente del 2,7 e dello 0,7%. Altri 12 potranno raggiungere il loro target contando esclusivamente sulla produzione nazionale di energie verdi. Insieme a Belgio, Lussemburgo, Danimarca e Malta, l'Italia dovrà fare ricorso invece all'acquisto da partner o all'importazione da paesi terzi di energia verde pari a circa quattro Mtep. Una facoltà consentita dal regolamento europeo, ma piuttosto costosa. "Noi preferiremmo che ogni stato membro raggiungesse il suo target contando sulla propria produzione nazionale, ma la direttiva consente il trasferimento o l'importazione da altri paesi", ha spiegato la Holzner.
"L'Italia ci ha detto che non ce la può fare da sola, pertanto è autorizzata a comprare energia rinnovabile dalla Germania, ad esempio, che registra un surplus. L'acquisto può essere gestito in modo autonomo, noi chiediamo solo che ci venga notificato". Il raggiungimento del target sull'energia da fonti verdi è diverso per ciascun stato membro, ma è vincolante per tutti.
"Se qualcuno non lo rispetterà, scatterà il ricorso alla Corte di giustizia", ha ricordato la portavoce. Nel conteggio delle energie verdi non è calcolato il nucleare: "non lo consideriamo una fonte rinnovabile", ha precisato la Holzner. "Per il resto, è decisione sovrana di ciascun stato membro decidere il proprio mix energetico".
La Commissione Ue, inoltre, non cambia linea sul nucleare e continua a ritenere che non debba essere considerato una fonte di energia rinnovabile, ha precisato la portavoce del commissario Ue all'energia. "Quando parliamo di energie rinnovabili non parliamo mai di nucleare", ha detto Marlene Holzner. "La politica della Commissione non è cambiata", e continua a considerare fonti rinnovabili solo quelle derivanti da sole, vento, biofuel e biomasse.
La portavoce ha ricordato che la Commissione Ue non ha competenze sul 'mix energetico' e che spetta a ciascun stato membro fare le proprie scelte. In Europa, ci sono paesi come la Francia e la Finlandia che hanno puntato quasi tutto sul nucleare, ed altri che invece lo rifiutano. Con il governo Berlusconi, l'Italia ha deciso da poco di ritornare al nucleare, che nel 1987 era stato bandito da un referendum popolare.
"La Commissione non ha competenze sul mix energetico, pertanto noi non interferiamo sulla scelta a favore o contro il nucleare", ha detto la portavoce. "Ciò che per noi è importante è che vengano garantiti standard di sicurezza molto alti, perché ciò è un aspetto che riguarda tutti i cittadini della Ue". Al momento del suo insediamento, il nuovo commissario Ue, il tedesco Gunther Oettinger, ha annunciato che la Commissione sta preparando nuove regole per l'eliminazione delle scorie nucleari, che saranno probabilmente presentate entro la fine dell'anno in corso. (ANSA).

12 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

Nucleare ed elezioni: serve chiarezza.

Troppe contraddzioni tra il "dire" e il "fare"

Premessa.

Quando nel pomeriggio di giovedì 18 febbraio scorso nel corso dell’assemblea pubblica contro il ritorno all’energia nucleare promosso a Gaeta da Sinistra Ecologia e Libertà ho letto ai presenti  un trafiletto dell’ultima risoluzione del Parlamento Europeo sui cambiamenti climatici ho avuto una strana, tremenda sensazione che i presenti, sicuramente la quasi totalità, non sapevano di cosa stessi parlando. E c’è da  crederci, visto che la notizia sembra sia stata in massima parte ignorata dai media, troppo occupati come al solito a lanciare o a spalare il fango che sta sommergendo il paese anziché informarlo su ciò che gli stanno combinando e, a quanto sembra dalle dichiarazioni che si leggono in giro, anche dagli esponenti più in vista della politica locale.

Premetto che applaudo e sottoscrivo la nascita del Comitato anti-nucleare del sud pontino  volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo nefando ritorno al nucleare in Italia e nelle nostre vicinanze in particolare e faremo di tutto a che esso, al quale abbiamo aderito e al quale daremo tutto il nostro appoggio, riesca a catalizzare l’attenzione dei cittadini su un problema che dovrebbe unirci tutti indistintamente al di là dei simboli o delle bandiere, ricordandovi comunque che la nostra è una sola: la sovranità popolare.

La “supposta” del Parlamento Europeo.

Cosa dice il Parlamento Europeo? Si tratta di un articolo della risoluzione votata pressoché all’unanimità il 25 novembre del 2009 quale espressione unitaria della Comunità europea da portare alla successiva conferenza di Copenaghen del dicembre scorso sul quale potete leggere – a proposito di “suppostine” – un articolo di Carlo Vulpio dal quale ho preso spunto per il mio intervento e che dà anche un resoconto delle votazioni.

Il punto 36 recita:  “Il Parlamento europeo sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.

Insomma, dalla padella alla brace!

Quali siano i limiti di sicurezza, chi li deve stabilire e quali siano i modi per affrontarla in modo adeguato nessuno lo sa, sta di fatto che in barba a tutte le dichiarazioni ispirate alla green economy così ampliamente strombazzate sui media il piano energetico nucleare del governo italiano trova la sua legittimazione anche nel dettato della Comunità Europea.  Fin qui tutto normale, c’era da aspettarselo. L’aspetto direi quasi sadico della cosa e che riguarda noi italiani sta nel fatto che anche i parlamentari europei facenti capo ai partiti che nell’attuale campagna elettorale stanno strombazzando il loro NO al nucleare o che hanno i loro bravi sindaci e amministratori degli enti locali “mobilitati” a difesa delle loro comunità contro il nucleare di fatto lo hanno giustificato e legittimato a livello di risoluzione europea! Sapete chi ha votato contro: la Lega Nord e tra gli altri, l’ultraottuagenario Ciriaco De Mita! e il PD? e IDV? Indovinate.

La “supposta” di Obama.

L’altra “supposta” alla green economy viene proprio da chi se ne era fatto paladino e ci aveva fondato buona parte del suo successo alle presidenziali USA: quel Barak Obama che dopo aver preso in giro i pacifisti ha servito ora anche gli ambientalisti o ecologisti che dir si voglia. Insomma un colpo al cerchio e l’altro pure!  Al di là dei balbettanti riferimenti ad una non meglio precisata  riduzione della CO2 e  ad un incremento di posti di lavoro volti a giustificare il ritorno alle centrali nucleari, nonostante siano estremamente pericolose, chiaramente antieconomiche e di difficile gestione per i prossimi secoli, c’è da credere che le motivazioni di Obama siano essenzialmente di natura politica o meglio legate a equilibri politici interni ed internazionali che cominciano ad essere alquanto precari. Io ho una mia idea al riguardo, ma non è il caso di parlarne in questo contesto. Intanto Scajola, Berlusconi  e i pro-nucleare godono.

La situazione

Dunque, riepiloghiamo. In America il Presidente torna al nucleare per opportunità politica ed il Parlamento Europeo anche. Il governo italiano ha fatto tutte le mosse per  procedere nel programma nucleare, secondo il quale entro il 2020 avremo almeno 4 centrali nucleari più un centro di stoccaggio di scorie e materiale radioattivo “temporaneo” presso la vecchia centrale del Garigliano a Sessa Aurunca. I partiti di centro destra, al di là delle opportunistiche dichiarazioni personali formulate da alcuni candidati in occasione delle prossime elezioni regionali volte a rassicurare il proprio elettorato locale, sono dichiaratamente per il nucleare, mentre buona parte di quelli di  centro sinistra o pseudo tale che siedono in parlamento lo sono nei fatti. La scelta dei siti sarà fatta dal Governo su indicazione delle aziende private interessate. Gli enti locali e quindi le popolazioni hanno potere consultivo ma non di veto. I siti saranno decisi inappellabilmente dal governo e saranno per legge zona militare, come i siti di stoccaggio dei rifiuti e gli inceneritori, per cui nessun cittadino, magistrato, pubblico amministratore o giornalista vi si potrà avvicinare, se non correndo il rischio di ricevere una schioppettata.

Conclusione

Il principale nemico dichiarato della salute  e del portafoglio dei cittadini in questa situazione, dunque, sta a destra.

A sinistra – dobbiamo purtroppo continuare a citare questa arcaica distinzione per farci capire in qualche modo - i sindaci, i presidenti  e gli amministratori di comuni, province e regioni, i politici ed i politicanti e quanti altri si stanno agitando sotto elezioni regionali per esprimere il loro NO al nucleare, alcuni magari anche in buona fede, farebbero bene a chiedere ufficialmente conto alle segreterie dei propri partiti del perchè di una tale eclatante contraddizione a livello europeo come prima significativa espressione di un reale e non opportunistico “NO al nucleare”!E chiedano anche se possono ufficialmente impegnarsi a svolgere qualsiasi azione sia necessaria per difendere il territorio ed i cittadini dagli effetti del ritorno al nucleare.

Nel momento in cui il contrasto istituzionale già in atto tra governo ed enti locali  si dovesse rivelare vano, come probabilmente sarà, saranno disposti davvero ad “incatenarsi” ai siti nucleari insieme con i loro concittadini o a difenderli, i cittadini s’intende,  con le loro polizie municipali?

A tutti non chiediamo di strappare le tessere dei loro rispettivi partiti (non sarebbe comunque un gesto poi tanto malsano), ma se hanno un minimo di coscienza non possono far finta di niente. Sarà una dura lotta, forse ancor più grave di quella per la TAV in Val di Susa o per Scanzano Jonico, tanto per intenderci: ci dicano fin da ora da che parte intendono stare, altrimenti lascino fare ai cittadini e si rimettano, almeno in questa occasione, alla loro volontà!

Giovanni Nocella