lunedì 17 settembre 2012
365 Notti di Cicerone
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domenica 1 maggio 2011
Primo maggio, la festa del lavoro che non c'è
Che cosa festeggeranno il Primo di Maggio i disoccupati, i cassintegrati, i sottoccupati, che cosa festeggeranno i saltuari, i precari, gli occasionali, gli stagionali, quelli che lavorano oggi e non si sa domani. Quelli che a cinquant’anni hanno perso il lavoro, i giovani che non sanno se un lavoro ce l’avranno, tutti quelli che studiano e non vedono una luce, tutti quelli che
hanno anche smesso di studiare.
Che cosa festeggeranno quelle famiglie meridionali che con meno di mille euro al mese pagano l’affitto o il mutuo, pagano le bollette, mandano i figli a scuola, gli comprano i libri, i vestiti, le scarpe, aspettano i saldi di fine stagione, fanno la spesa al supermarket, pagano le rate dell’auto, pagano le rate di tutto, e che Dio le faccia stare bene, queste creature, perché se non stanno bene poi devono pagare altro.
Che cosa festeggeranno i figli e le compagne e le madri dei morti sul lavoro, di quelli che sono usciti un mattino e non sono più tornati. Che cosa festeggeranno i pensionati che hanno lavorato una vita intera per quei quattro soldi che prendono e contemporaneamente lasciano sul conto del nipote che non lavora per cui non prenderà neppure quella miseria di pensione che prendono loro.
Noi non sappiamo per cui non possiamo dire che cosa festeggeranno. Lo dicano i politici di ogni parte degli ultimi quarant’anni, lo dicano gli economisti di ogni scuola, tutti quelli che sanno e che hanno la possibilità di progettare, di investire risorse umane e finanziarie, di proporre, di decidere le soluzioni di questi problemi. Lo dicano loro.
Che cosa festeggeranno quelli che ogni santo giorno consultano siti e giornali con le offerte di lavoro, in una specie di caccia al tesoro che si fa sempre più misterioso. Quelli che mandano il curriculum ad uffici,aziende, imprese e aspettano una risposta che non viene, che sostengono colloqui per sentirsi dire ogni volta le faremo sapere, che sommano specializzazioni, qualifiche, corsi, master, stage, per accaparrarsi un punto in una graduatoria, che bussano a porte che restano serrate.
Che cosa festeggeranno quelli che per trovare qualcosa da fare devono ancora scappare dal Sud, quelli che devono accontentarsi, che devono accettare un’attività incoerente con le loro competenze, quelli che cercano un’occasione, quale che sia, circoscritta, discontinua, temporanea, che se non gli permette di sognare il futuro almeno gli fa sopportare meglio il presente.
Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica ricordò che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno, che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 24,7 per cento nel Paese e il 35,2 nel Mezzogiorno. Disse: «Sono dati che debbono diventare l’assillo comune della Nazione». Poi aggiunse che se ai giovani non apriamo «nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti: ed è in scacco la democrazia».
Certo che nessuno vuole perdere la partita del futuro, anche perché è una partita senza tempi supplementari, senza calci di rigore, che non si vince a tavolino. Nessuno vuole che la democrazia si ritrovi sotto scacco. Non ricordo chi diceva che il futuro non è un dono ma una conquista. È la conquista di un uomo ma anche quella di una comunità. Un uomo e una comunità sono legati da una relazione sostanziale, da un destino di reciprocità. Una comunità conquista futuro ogni qualvolta che un uomo conquista il suo.
Allora ha ragione il Presidente Napolitano: che i dati della disoccupazione diventino l’assillo di questa Nazione, che inquietino il sonno, che tormentino ciascuno, che diventino impegno d’onore, fantasia, energia. Perché al prossimo Primo di Maggio si possa festeggiare il futuro. Tutti insieme. Nessuno escluso.
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Giovanni Nocella
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giovedì 28 gennaio 2010
“Il Giorno della memoria”: non solo Shoa
- le stragi ai danni degli Armeni nel 1915-1916, ad opera del governo guidato dai Giovani Turchi con un numero di morti incerto, valutato intorno a 1.400.000 vittime, circa il 70% della popolazione armena ed il genocidio dei Cristiani di rito Assiro-Caldeo-Siriaco avvenuto nello stesso periodo sempre ad opera dell’Impero Ottomano, abituato ad azioni di dura repressione come quelli contro il popolo armeno già degli anni 1896-1897
- l’ Holodomor, che in lingua ucraina significa "infliggere la morte attraverso la fame", da parte dei sovietici tra il 1932 e il 1933 ai danni delle popolazioni ucraine, con eradicazione sociale e carestia pianificata con circa 5 milioni di morti, pari al 25% della popolazione;
- i pogrom scatenati dai polacchi contro i loco concittadini ebrei all’inizio dell'invasione della Polonia da parte della Germania nel 1939 con oltre 250.000 vittime;
- l'eliminazione dei proprietari terrieri in Cina del 1951, imprecisato il numero delle vittime;
- lo sterminio di centinaia di migliaia di comunisti in Indonesia nel 1965 ad opera dell’esercito di Suharto;
- 1.800.000 le vittime dei Khmer Rossi di Pol Pot in Cambogia dopo il 1975 pari al 40% della popolazione
- i massacri dei Tutsi (circa 70-80% delle popolazione) e degli Hutu avvenuti in Ruanda nel 1994
- oltre 100.000 musulmani bosniaci in Bosnia tra il 1992 e il 1995 nella più assoluta indifferenza della comunità europea.
Come non ricordare poi il genocidio dei nativi americani ad opera dei coloni europei che dagli originari 80 milioni di abitanti nelle due Americhe furono progressivamente ed inesorabilmente decimati per oltre il 90% attraverso malattie, massacri e vere e proprie campagne di sterminio programmate, che sono continuate fino ai giorni nostri se si considerano le campagne di sterilizzazione occulta delle donne nelle riserve indiane degli Stati Uniti o la “civilizzazione” forzata di intere tribù dell’Amazzonia e conseguente loro estinzione per fare spazio alle deforestazioni.
O le vittime del colonialismo del XIX secolo che hanno visto il 90% dei Tahitiani, il 70% dei Canachi e i due terzi dei Maori scomparire in pochi anni, mentre i Tasmaniani si sono completamente estinti, oppure i milioni di africani morti nel traffico di schiavi o nelle piantagioni delle Nuove Americhe o quelli morti a causa delle varie politiche di militarizzazione e di genocidio nel Congo belga di Leopoldo II , o in Costa d’Avorio, in Sudan, in Namibia.
Citiamo ancora i Kulaki e i dissidenti politici deportati a milioni in Siberia dall’URSS, le foibe di Tito, i 30.000 georgiani uccisi durante la guerra abkhazo-georgiana (1991-1993), o gli oltre 800.000 civili kosovari deportati nella recente guerra del Kosovo.
Non sono forse genocidi anche le stragi di Curdi perpretate dal 1973 ad opera di Saddam Hussein, quando era “amico” dell’occidente, fino al 2003 o le vittime civili, soprattutto minori, degli embarghi contro lo stesso Iraq ad opera di USA e Gran Bretagna?
Allora perché celebrare solo il dolore del popolo ebraico e non estendere invece la “memoria” indistintamente a tutte le vittime dei mille e mille episodi che hanno visto e vedono intere popolazioni civili o parte di esse, indipendentemente dal numero delle vittime e dall’efferatezza dei metodi usati, ferocemente massacrate e annientate per motivi razziali, economici o sociali ad opera di propri simili attraverso deportazioni ed eliminazioni sistematiche, stupri di massa, sterilizzazioni, massacri, torture, bombardamenti indiscriminati, carestie, malattie …? Perchè non elevare questa data a ricordo, condanna assoluta e monito di una efferatezza tipica del genere umano?
Con questo più ampio metro di giudizio le generazioni future capirebbero forse che vittime di un “olocausto” sono da considerare anche gli abitanti “nuclearizzati” di Hiroshima e Nagasaki, o i “briganti” e i contadini della terra borbonica sterminati dai savoiardi in nome dell’unità d’Italia, oppure le vittime civili dei bombardamenti alleati sulle nostre città nella 2^ guerra mondiale o di quelli in Afghanistan di oggi, o le vittime e i rifugiati e i morti per fame della guerra “dimenticata” del Darfur?
Forse si riscriverebbero intere pagine di storia e il significato di “olocausto” sarebbe più completo. Forse si capirebbe che vittime di un “olocausto” lo sono anche i civili Palestinesi bombardati lo scorso anno da Israele e a tutt’oggi rinchiusi nel lager di Gaza, di cui i media si guardano bene dal riportarne la cronaca.
Dal Papa, dal nostro Presidente, da tutto il quadro politico “celebrante” perché invece viene un messaggio a senso unico e neanche una parola per tutti gli altri?
E’ colpevole dimenticanza, o l’ennesima, semplice, ipocrita strumentalizzazione anche di questo tremendo fatto della nostra storia?
Giovanni Nocella
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Cittadini del Golfo di Gaeta
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giovedì 7 gennaio 2010
Sonia Alfano a Formia, mercoledì 13 gennaio
Sonia Alfano sarà a Formia mercoledì 13 gennaio in una conferenza stampa organizzata dall'Associazione culturale Agorà sul tema "Dalla prima alla seconda Repubblica le infiltrazioni mafiose nello Stato Italiano".
L'incontro si terrà alle ore 19.30 presso l'Hotel Miramare.
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venerdì 28 agosto 2009
Annullata la manifestazione "Estate all'Equatore"
Ci è stato comunicato telefonicamente poche ore fa che la manifestazione "Estate all'Equatore" è stata annullata a causa, per quanto ci è stato detto, della improvvisa indisponibilità di alcuni relatori.
Siamo spiacenti dell'inconveniente che non dipende dalla nostra volontà e ci stiamo adoperando per darne avviso a tutte le persone da noi interessate.
Ci auguriamo che l'incontro possa essere ripreso in un prossimo futuro.
Per quanto concerne la campagna di raccolta firma "NON BRUCIAMOCI IL FUTURO", proseguirà nelle prossime settimane con appuntamenti preventivati a Formia e Scauri, compatibilmente con il rilascio delle necessarie autorizzazioni comunali.
Ci scusiamo ancora per l'inconveniente.
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sabato 4 ottobre 2008
Forum per la Pace
Alla presentazione del Forum è seguita la lettura dell'appello lanciato nel 2007 da Alex Zanotelli ed altri firmatari contro la proliferazione nucleare.
Il pieno si è avuto durante il simpatico spettacolo proposto dagli amici del Teatro Bertold Brecht che hanno rappresentato una gustosa "Guerra di Pulcinella" in costume.
Al termine, la liberazione nel cielo di alcuni palloncini con la "Terra & Sabbia" proveniente da ogni luogo d'Italia e raccolta da Massimo Penitenti.

Per quanto ci riguarda, oltre alla consapevolezza di aver partecipato ad un appello da noi molto sentito e condiviso, abbiamo venduto alcune copie del libro Piano B 3.0, contattato alcuni studenti del Liceo Classico di Formia con i quali ci siamo ripromessi di concordare un'azione di promozione del libro di Lester Brown nel loro Istituto e soprattutto abbiamo fraternizzato con gli altri gruppi con i quali ci siamo ripromessi di portare avanti autonomamente ma solidalmente iniziative su argomenti condivisi e rafforzare la presenza sul territorio.
Il prossimo appuntamento per quantro riguarda quetsa iniziativa è per domenica 12 ottobre, con un incontro pubblico sul tema della Pace e del Disarmo che si terrà nell'Archivio Storico Comunale in via Lavanga a Formia.
Vi daremo ulteriori dettagli in merito.
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lunedì 2 giugno 2008
Ricordato presso il Filangieri il 60° della Costituzione
"Cittadini di Formia" all'incontro-dibattito su Stato Liberale e Stato Sociale
Sabato 31 maggio presso l'Istituo Filangieri abbiamo partecipato ad un interessante conferenza su alcuni temi relativi alla Costituzione della Repubblica a celebrazione del suo 60° anniversario.
Oltre questa fase espositiva, forse il momento più significativo a nostro giudizio è stato il breve dibattito che è succeduto con gli studenti. Dopo un comprensibile calo di attenzione - sabato mattina, fine settimana, fine anno scolastico .....- l'aula si è infatti rianimata quando i ragazzi hanno potuto formulare alcune domande su alcuni argomenti di maggiore attualità. Forse, abbiamo commentato con l'amico Giovanni Macaione, questo è l'aspetto più rilevante e che cioè se sollecitati i ragazzi o almeno alcuni di essi mostrano un sensibile interesse all'applicazione pratica nella vita quotididiana dei principi di cui le norme costituzionali e legislative in genere si fanno portatrici.
Anche il breve scambio di idee avuto al termine della Conferenza con alcune delle insegnanti di Diritto dell'Istituto ci ha confermato l'esigenza che
Vista la nostra sensibilità a tali problematiche, si è rafforzato il nostro convicimento ad intervenire al più presto con la nostra Associazione in questo settore in stretta collaborazione con gli Istituti scolastici per promuovere incontri e dibattiti in cui gli studenti siano protagonisti e parte attiva di una formazione al senso civico e democratico, che riteniamo fondamento di qualsiasi civiltà che voglia chiamarsi tale.
Comunque, complimenti all'Istituto Filangieri per l'iniziativa.
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Giovanni Nocella
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sabato 24 maggio 2008
Per non dimenticare
Giovanni Falcone: Eroe senza paura
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Giovanni Nocella
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mercoledì 5 marzo 2008
Incontro-dibattito su "I giovani e il lavoro"
Giovedì 6 marzo alle ore 19.00 nella Sala Officina Culturale del Comune si terrà un incontro dibattito con i giovani sul tema
I GIOVANI ED IL LAVORO
Si proietteranno video su lavoro e precariato
Interverrano:
Prof. Pasquale Iodice – Docente Università di Cassino
Luigi Montanaro – Associazione Porto di Levante
Francesco Vasta - Sindacalista
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Giovanni Nocella
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