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lunedì 17 settembre 2012

365 Notti di Cicerone

Si è conclusa da poco la IV edizione di “Le Notti di Cicerone” e come MoVimento 5 Stelle proviamo a farne una valutazione complessiva in termini propositivi cercando di coglierne anche gli aspetti positivi. 
Non possiamo innanzitutto fare a meno di sottolineare il marchiano errore – particolarmente grave per una manifestazione che nasce per essere “culturale” – di definire “Olimpiadi” la rievocazione delle gare che si svolgevano nell’antica Roma , visto che i “Giochi Olimpici” erano una prerogativa dell’antica Grecia, a volte addirittura osteggiata dai Romani perché prerogativa di quella cultura, ammirata ed odiata allo stesso tempo. 
Fanno poi storcere un po’ il naso le parate un po’ carnevalesche e le “abbuffate” stile fiera paesana che stanno a sottolineare come l’amministrazione in carica sicuramente dell’antica Roma applichi, ormai per consuetudine, uno dei principi per molti aspetti meno qualificanti, cioè quello del panem et circenses, tipico di un atteggiamento padre-padrone nei confronti della comunità, mostrandosi tra l’altro più sensibile all’aspetto commerciale piuttosto che a quello culturale. Né tantomeno riteniamo “cultura” la parata di vip o pseudo tali della cerimonia finale. 
Di positivo abbiamo colto l’entusiasmo dei molti giovani delle scuole e delle associazioni coinvolti che con estrema freschezza e genuinità hanno dato, come negli anni passati, l’unico tocco di “cultura” alla manifestazione descrivendo spesso sapientemente siti e reperti archeologici, declamando versi ed illustrando costumi ed abitudini degli antichi romani, a dimostrazione che i giovani, se ben guidati e con le giuste opportunità, sanno e possono essere qualcosa di più dello sballo e del semplice divertimento e sicuramente una risorsa inestimabile per questa città, i cui migliori elementi purtroppo stanno emigrando in cerca di lavoro.
C’è poi l’ennesima dimostrazione della ricchezza del patrimonio archeologico e quindi culturale dell’intero Golfo che grazie alle sue bellezze naturali, ai possibili itinerari turistici montani e costieri, alle escursioni alle vicine isole Ponziane potrebbe davvero rappresentare un qualcosa di unicum a metà strada tra la monumentalità austera e papalina di Roma e la policroma, ma altrettanto ricca di storia e cultura, giovialità del Golfo di Napoli. 
Un qualcosa che se ben programmato e gestito sarebbe la vera ricchezza di questi luoghi, sia nell’offrire ai suoi cittadini molteplici occasioni di vero acculturamento, sia nel garantire enormi e costanti opportunità di sviluppo economico per l’intero anno nel campo del turismo e dei servizi ad esso connessi. 
Restiamo quindi fortemente polemici verso questa amministrazione per il fatto che questa manifestazione, per tutti i suoi difetti e per il contesto passato e recente nel quale essa si inserisce, già ampiamente illustrato nella ipotetica lettera di Corrado Augias redatta con la consueta ironia da un aderente al M5S, rappresenti solo un vacuo tentativo di fare cultura a Formia, altrettanto unicum ed isolato nello squallido panorama della gestione della cosa comune. 
Sarà, quindi, obiettivo principale del M5S trasformare questo evento da episodio isolato a costante e prerogativa economica e culturale di questa città e dell’intero Golfo. Non abbiamo una ricetta miracolosa o la bacchetta magica. Occorreranno invece innovazioni e scelte coraggiose in più settori per trasformare questa città da borgo decadente e “lavatrice” della camorra a fiore all’occhiello della costa tirrenica. 
Se i formiani coglieranno grazie al M5S l’opportunità di prendere in mano le redini della città e di gestirla come farebbe un “buon padre di famiglia”, ce la faremo. 
Non più solo due, bensì “365 Notti di Cicerone” .

domenica 1 maggio 2011

Primo maggio, la festa del lavoro che non c'è

di Antonio ERRICO

Che cosa festeggeranno il Primo di Maggio i disoccupati, i cassintegrati, i sottoccupati, che cosa festeggeranno i saltuari, i precari, gli occasionali, gli stagionali, quelli che lavorano oggi e non si sa domani. Quelli che a cinquant’anni hanno perso il lavoro, i giovani che non sanno se un lavoro ce l’avranno, tutti quelli che studiano e non vedono una luce, tutti quelli che
hanno anche smesso di studiare.

Che cosa festeggeranno quelle famiglie meridionali che con meno di mille euro al mese pagano l’affitto o il mutuo, pagano le bollette, mandano i figli a scuola, gli comprano i libri, i vestiti, le scarpe, aspettano i saldi di fine stagione, fanno la spesa al supermarket, pagano le rate dell’auto, pagano le rate di tutto, e che Dio le faccia stare bene, queste creature, perché se non stanno bene poi devono pagare altro.

Che cosa festeggeranno i figli e le compagne e le madri dei morti sul lavoro, di quelli che sono usciti un mattino e non sono più tornati. Che cosa festeggeranno i pensionati che hanno lavorato una vita intera per quei quattro soldi che prendono e contemporaneamente lasciano sul conto del nipote che non lavora per cui non prenderà neppure quella miseria di pensione che prendono loro.

Noi non sappiamo per cui non possiamo dire che cosa festeggeranno. Lo dicano i politici di ogni parte degli ultimi quarant’anni, lo dicano gli economisti di ogni scuola, tutti quelli che sanno e che hanno la possibilità di progettare, di investire risorse umane e finanziarie, di proporre, di decidere le soluzioni di questi problemi. Lo dicano loro.

Che cosa festeggeranno quelli che ogni santo giorno consultano siti e giornali con le offerte di lavoro, in una specie di caccia al tesoro che si fa sempre più misterioso. Quelli che mandano il curriculum ad uffici,aziende, imprese e aspettano una risposta che non viene, che sostengono colloqui per sentirsi dire ogni volta le faremo sapere, che sommano specializzazioni, qualifiche, corsi, master, stage, per accaparrarsi un punto in una graduatoria, che bussano a porte che restano serrate.

Che cosa festeggeranno quelli che per trovare qualcosa da fare devono ancora scappare dal Sud, quelli che devono accontentarsi, che devono accettare un’attività incoerente con le loro competenze, quelli che cercano un’occasione, quale che sia, circoscritta, discontinua, temporanea, che se non gli permette di sognare il futuro almeno gli fa sopportare meglio il presente.
Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica ricordò che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno, che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 24,7 per cento nel Paese e il 35,2 nel Mezzogiorno. Disse: «Sono dati che debbono diventare l’assillo comune della Nazione». Poi aggiunse che se ai giovani non apriamo «nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti: ed è in scacco la democrazia».

Certo che nessuno vuole perdere la partita del futuro, anche perché è una partita senza tempi supplementari, senza calci di rigore, che non si vince a tavolino. Nessuno vuole che la democrazia si ritrovi sotto scacco. Non ricordo chi diceva che il futuro non è un dono ma una conquista. È la conquista di un uomo ma anche quella di una comunità. Un uomo e una comunità sono legati da una relazione sostanziale, da un destino di reciprocità. Una comunità conquista futuro ogni qualvolta che un uomo conquista il suo.

Allora ha ragione il Presidente Napolitano: che i dati della disoccupazione diventino l’assillo di questa Nazione, che inquietino il sonno, che tormentino ciascuno, che diventino impegno d’onore, fantasia, energia. Perché al prossimo Primo di Maggio si possa festeggiare il futuro. Tutti insieme. Nessuno escluso.



giovedì 28 gennaio 2010

“Il Giorno della memoria”: non solo Shoa

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Perché si ricorda solo l’”olocausto” degli ebrei?

Ieri si è celebrato in tutta Italia il “giorno della memoria” affinché gli uomini, soprattutto i giovani, non dimentichino gli orrori e le efferatezze che la follia umana ha saputo generare ai danni di un intero popolo e la data ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz ad opera dell’Armata Rossa nel 1945. Per l’esattezza, dunque, il 27 gennaio di ogni anno dal 2000 si celebra in Italia il ricordo della “Shoa, cioè lo sterminio del popolo ebraico ad opera dei nazisti.
Cerimonie, documenti, cronache storiche, film, sceneggiati (o fiction, come si dice oggi) si sono susseguiti sui media, come avviene da dieci anni a questa parte, per “ricordare”, come monito per le future generazione, affinché cose del genere non accadano più.
E’ giusto che sia così, ma perché si ricorda solo il genocidio degli ebrei?
Sono almeno dieci anni che mi pongo questa domanda.

Innanzitutto il termine “olocausto”, con il quale spesso si identifica il termine “shoa”, è stato utilizzato verso la fine del secolo scorso per identificare essenzialmente lo sterminio programmato e sistematico da parte dei nazisti della popolazione ebraica. Nei loro lager, però, i nazisti oltre ai 6 milioni di ebrei come ci tramanda la storia hanno massacrato anche zingari Rom e Siniti, omosessuali e malati di mente, testimoni di Geova e Pentecostali, comunisti ed avversari politici, cittadini sovietici e polacchi per un totale di vittime stimabile tra i 10 e i 14 milioni cui vanno aggiunti circa 4 milioni di prigionieri di guerra, un numero impressionante di vitime di cui, dunque, gli ebrei sono solo una parte. Quindi il termine “olocausto” già di per sé ha, purtroppo, un significato ben più ampio che non lo sterminio di una singola determinata etnia.

Se poi utilizziamo il temine più tradizionale di “genocidio” per qualche ricerca non solo nella storia, più o meno recente, ma anche nella cronaca dei nostri giorni l’elenco degli stermini di massa portati a termine con ogni mezzo, dalla guerra contro i civili ai lager, dai forni crematori all’isolamento fisico e sociale ed alla fame procurata di intere popolazioni, lo scenario è avvilente.

Homo homini lupus

Per rimanere nel XX secolo possiamo “ricordare
  • le stragi ai danni degli Armeni nel 1915-1916, ad opera del governo guidato dai Giovani Turchi con un numero di morti incerto, valutato intorno a 1.400.000 vittime, circa il 70% della popolazione armena ed il genocidio dei Cristiani di rito Assiro-Caldeo-Siriaco avvenuto nello stesso periodo sempre ad opera dell’Impero Ottomano, abituato ad azioni di dura repressione come quelli contro il popolo armeno già degli anni 1896-1897
  • l’ Holodomor, che in lingua ucraina significa "infliggere la morte attraverso la fame", da parte dei sovietici tra il 1932 e il 1933 ai danni delle popolazioni ucraine, con eradicazione sociale e carestia pianificata con circa 5 milioni di morti, pari al 25% della popolazione;
  • i pogrom scatenati dai polacchi contro i loco concittadini ebrei all’inizio dell'invasione della Polonia da parte della Germania nel 1939 con oltre 250.000 vittime;
  • l'eliminazione dei proprietari terrieri in Cina del 1951, imprecisato il numero delle vittime;
  • lo sterminio di centinaia di migliaia di comunisti in Indonesia nel 1965 ad opera dell’esercito di Suharto;
  • 1.800.000 le vittime dei Khmer Rossi di Pol Pot in Cambogia dopo il 1975 pari al 40% della popolazione
  • i massacri dei Tutsi (circa 70-80% delle popolazione) e degli Hutu avvenuti in Ruanda nel 1994
  • oltre 100.000 musulmani bosniaci in Bosnia tra il 1992 e il 1995 nella più assoluta indifferenza della comunità europea.

Come non ricordare poi il genocidio dei nativi americani ad opera dei coloni europei che dagli originari 80 milioni di abitanti nelle due Americhe furono progressivamente ed inesorabilmente decimati per oltre il 90% attraverso malattie, massacri e vere e proprie campagne di sterminio programmate, che sono continuate fino ai giorni nostri se si considerano le campagne di sterilizzazione occulta delle donne nelle riserve indiane degli Stati Uniti o la “civilizzazione” forzata di intere tribù dell’Amazzonia e conseguente loro estinzione per fare spazio alle deforestazioni.

O le vittime del colonialismo del XIX secolo che hanno visto il 90% dei Tahitiani, il 70% dei Canachi e i due terzi dei Maori scomparire in pochi anni, mentre i Tasmaniani si sono completamente estinti, oppure i milioni di africani morti nel traffico di schiavi o nelle piantagioni delle Nuove Americhe o quelli morti a causa delle varie politiche di militarizzazione e di genocidio nel Congo belga di Leopoldo II , o in Costa d’Avorio, in Sudan, in Namibia.

Citiamo ancora i Kulaki e i dissidenti politici deportati a milioni in Siberia dall’URSS, le foibe di Tito, i 30.000 georgiani uccisi durante la guerra abkhazo-georgiana (1991-1993), o gli oltre 800.000 civili kosovari deportati nella recente guerra del Kosovo.

Non sono forse genocidi anche le stragi di Curdi perpretate dal 1973 ad opera di Saddam Hussein, quando era “amico” dell’occidente, fino al 2003 o le vittime civili, soprattutto minori, degli embarghi contro lo stesso Iraq ad opera di USA e Gran Bretagna?

Allora perché celebrare solo il dolore del popolo ebraico e non estendere invece la “memoria” indistintamente a tutte le vittime dei mille e mille episodi che hanno visto e vedono intere popolazioni civili o parte di esse, indipendentemente dal numero delle vittime e dall’efferatezza dei metodi usati, ferocemente massacrate e annientate per motivi razziali, economici o sociali ad opera di propri simili attraverso deportazioni ed eliminazioni sistematiche, stupri di massa, sterilizzazioni, massacri, torture, bombardamenti indiscriminati, carestie, malattie …? Perchè non elevare questa data a ricordo, condanna assoluta e monito di una efferatezza tipica del genere umano?

Con questo più ampio metro di giudizio le generazioni future capirebbero forse che vittime di un “olocausto” sono da considerare anche gli abitanti “nuclearizzati” di Hiroshima e Nagasaki, o i “briganti” e i contadini della terra borbonica sterminati dai savoiardi in nome dell’unità d’Italia, oppure le vittime civili dei bombardamenti alleati sulle nostre città nella 2^ guerra mondiale o di quelli in Afghanistan di oggi, o le vittime e i rifugiati e i morti per fame della guerra “dimenticata” del Darfur?

Forse si riscriverebbero intere pagine di storia e il significato di “olocausto” sarebbe più completo. Forse si capirebbe che vittime di un “olocausto” lo sono anche i civili Palestinesi bombardati lo scorso anno da Israele e a tutt’oggi rinchiusi nel lager di Gaza, di cui i media si guardano bene dal riportarne la cronaca.

Dal Papa, dal nostro Presidente, da tutto il quadro politico “celebrante” perché invece viene un messaggio a senso unico e neanche una parola per tutti gli altri?

E’ colpevole dimenticanza, o l’ennesima, semplice, ipocrita strumentalizzazione anche di questo tremendo fatto della nostra storia?

Giovanni Nocella

giovedì 7 gennaio 2010

Sonia Alfano a Formia, mercoledì 13 gennaio

Sonia Alfano sarà a Formia mercoledì 13 gennaio in una conferenza stampa organizzata dall'Associazione culturale Agorà sul tema "Dalla prima alla seconda Repubblica le infiltrazioni mafiose nello Stato Italiano".
L'incontro si terrà alle ore 19.30 presso l'Hotel Miramare.


venerdì 28 agosto 2009

Annullata la manifestazione "Estate all'Equatore"

Ci è stato comunicato telefonicamente poche ore fa che la manifestazione "Estate all'Equatore" è stata annullata a causa, per quanto ci è stato detto, della improvvisa indisponibilità di alcuni relatori.

Siamo spiacenti dell'inconveniente che non dipende dalla nostra volontà e ci stiamo adoperando per darne avviso a tutte le persone da noi interessate.

Ci auguriamo che l'incontro possa essere ripreso in un prossimo futuro.

Per quanto concerne la campagna di raccolta firma "NON BRUCIAMOCI IL FUTURO", proseguirà nelle prossime settimane con appuntamenti preventivati a Formia e Scauri, compatibilmente con il rilascio delle necessarie autorizzazioni comunali.

Ci scusiamo ancora per l'inconveniente.


sabato 4 ottobre 2008

Forum per la Pace

Amici,

la manifestazione si è svolta giovedì pomeriggio con una discreta partecipazione di visitatori che hanno assisitito alla presentazione del Forum della Pace organizzato da alcuni gruppi pacifisti della zona. Oltre a noi erano presenti l'Associazione "Mondo senza guerre", Amnesty, Emergency e l'Unione degli Studenti.
Alla presentazione del Forum è seguita la lettura dell'appello lanciato nel 2007 da Alex Zanotelli ed altri firmatari contro la proliferazione nucleare.
Il pieno si è avuto durante il simpatico spettacolo proposto dagli amici del Teatro Bertold Brecht che hanno rappresentato una gustosa "Guerra di Pulcinella" in costume.
Al termine, la liberazione nel cielo di alcuni palloncini con la "Terra & Sabbia" proveniente da ogni luogo d'Italia e raccolta da Massimo Penitenti.

Per quanto ci riguarda, oltre alla consapevolezza di aver partecipato ad un appello da noi molto sentito e condiviso, abbiamo venduto alcune copie del libro Piano B 3.0, contattato alcuni studenti del Liceo Classico di Formia con i quali ci siamo ripromessi di concordare un'azione di promozione del libro di Lester Brown nel loro Istituto e soprattutto abbiamo fraternizzato con gli altri gruppi con i quali ci siamo ripromessi di portare avanti autonomamente ma solidalmente iniziative su argomenti condivisi e rafforzare la presenza sul territorio.

Il prossimo appuntamento per quantro riguarda quetsa iniziativa è per domenica 12 ottobre, con un incontro pubblico sul tema della Pace e del Disarmo che si terrà nell'Archivio Storico Comunale in via Lavanga a Formia.

Vi daremo ulteriori dettagli in merito.

lunedì 2 giugno 2008

Ricordato presso il Filangieri il 60° della Costituzione

"Cittadini di Formia" all'incontro-dibattito su Stato Liberale e Stato Sociale

Sabato 31 maggio presso l'Istituo Filangieri abbiamo partecipato ad un interessante conferenza su alcuni temi relativi alla Costituzione della Repubblica a celebrazione del suo 60° anniversario.

Introdotti dal Preside Prof. Scipione, si sono alternati lo storico prof. Fausto Orsini, che si è soffermato sul concetto di continuità della nostra Costituzione rispetto a quelle che l'hanno preceduta nel periodo risorgimentale fino all'Unità d'Italia, quali lo Statuto Albertino o la Costituzione della Repubblica Romana, e nello stesso tempo di profondo rinnovamento democratico dell'Italia post-bellica, ed il prof. Marco Ruotolo dell'Università Tor Vergata di Roma che ha illustrato alcuni precisi riferimenti tra le norme della nostra Carta Costituzionale ed il mondo del lavoro, tutelato nelle sue varie accezioni.

Oltre questa fase espositiva, forse il momento più significativo a nostro giudizio è stato il breve dibattito che è succeduto con gli studenti. Dopo un comprensibile calo di attenzione - sabato mattina, fine settimana, fine anno scolastico .....- l'aula si è infatti rianimata quando i ragazzi hanno potuto formulare alcune domande su alcuni argomenti di maggiore attualità. Forse, abbiamo commentato con l'amico Giovanni Macaione, questo è l'aspetto più rilevante e che cioè se sollecitati i ragazzi o almeno alcuni di essi mostrano un sensibile interesse all'applicazione pratica nella vita quotididiana dei principi di cui le norme costituzionali e legislative in genere si fanno portatrici.

Anche il breve scambio di idee avuto al termine della Conferenza con alcune delle insegnanti di Diritto dell'Istituto ci ha confermato l'esigenza che la Scuola si faccia carico di sollecitare più frequentemente i giovani su questi argomenti inerenti la tutela dei diritti civili ed una attiva partecipazione democratica, visto e considerato che a tale compito non provvedono le famiglie nè tanto meno i media o altre istituzioni. Anzi, al riguardo c'è solo da lamentarsi.

Vista la nostra sensibilità a tali problematiche, si è rafforzato il nostro convicimento ad intervenire al più presto con la nostra Associazione in questo settore in stretta collaborazione con gli Istituti scolastici per promuovere incontri e dibattiti in cui gli studenti siano protagonisti e parte attiva di una formazione al senso civico e democratico, che riteniamo fondamento di qualsiasi civiltà che voglia chiamarsi tale.

Comunque, complimenti all'Istituto Filangieri per l'iniziativa.



sabato 24 maggio 2008

Per non dimenticare

Giovanni Falcone: Eroe senza paura



mercoledì 5 marzo 2008

Incontro-dibattito su "I giovani e il lavoro"

Giovedì 6 marzo alle ore 19.00 nella Sala Officina Culturale del Comune si terrà un incontro dibattito con i giovani sul tema

I GIOVANI ED IL LAVORO

Si proietteranno video su lavoro e precariato

Interverrano:

Prof. Pasquale Iodice – Docente Università di Cassino

Luigi Montanaro – Associazione Porto di Levante

Francesco Vasta - Sindacalista