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sabato 6 aprile 2013

Il MoVimento 5 Stelle e la coerenza degli Italiani




Opinione di un “grillino” della prima ora.

L'evolversi della situazione politica nazionale sta mettendo a dura prova la tenuta dei gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle. I nostri ragazzi sono stati proiettati in una mischia che puzza del rancido dei partiti e del vomito dei media, entrambi legati ad un modo di concepire la politica come strumento di annichilimento della volontà dei cittadini e di interdizione della loro capacità e possibilità di informarsi e quindi di poter decidere in piena coscienza e responsabilità del proprio futuro. Un futuro condizionato dall'avidità e dalla spregiudicatezza di chi, anche lontano da noi, da anni manipola i mercati finanziari, in particolare quelli europei e tramite questi interferisce con le politiche nazionali dei singoli paesi e che da tempo tiene sotto pressione anche il nostro, in attesa di sferrare l’attacco finale, complici e conniventi la nostra classe politica ed ampie fasce della società civile che grazie a questa si ingozzano a danno del paese, senza distinzione di partito o di  classe sociale, e sperano di continuare a farlo in futuro.

Sulle spalle dei nostri ragazzi abbiamo riversato un peso enorme. Quello di cambiare un sistema marcio ormai dalle fondamenta. Abbiamo mandato in prima linea in Parlamento cittadini normali, come ciascuno di noi, non professionisti della politica, con un duro compito: quello di mandare via la casta dalle istituzioni e restituire la sovranità ai cittadini. Alla prima scaramuccia, però, gli stanno sparando tutti addosso, come se il loro compito fosse stato di sbaragliare il più agguerrito e scorretto dei nemici nei primi 20 giorni! E per giunta qualcuno gli chiede di farlo mettendosi d’accordo col nemico! Ma non basta! Un paese intero o quasi, che si dimostra assolutamente malato di voyeurismo, pressapochismo e paraculismo, si è scatenato alle loro calcagna, andando a vedere come si vestono, cosa mangiano, dove vanno a fare la pipì! Addossando loro ogni responsabilità di tutto quanto è accaduto, sta accadendo o potrà accadere nel paese, di menticando che i veri responsabili sono coloro che puntano il dito, le stesse persone che il paese ha votato ciecamente per anni e sopportato fino a ieri e dei quali dice di non poterne più. Sono quelli che a chiacchiere vogliono il cambiamento, ma che in realtà sono lì da decenni a mangiare sulle spalle degli Italiani. Sono quelli che accusano i nostri parlamentari di immobilismo e di inattività solo perché loro hanno già pronti centinaia di provvedimenti, quelli  che le segreterie dei partiti mettono a loro disposizione già preconfezionati, che sono magari sempre gli stessi,  riproposti da anni tanto per far vedere che stanno lì a fare qualcosa oppure completamente inutili o futili. Mentre invece i nostri parlamentari devono imparare a districarsi tra leggi, regolamenti, usi ed abusi della vecchia politica ormai consolidati anche nel tessuto sociale ed umano che circonda il nostro Parlamento.

Perché non si nominano le Commissioni parlamentari? Perché non si restituisce il potere legislativo al Parlamento? Perché Bersani non ha sommato ai suoi 8 punti, miserevoli prese in giro, i 20 del M5S e con 28 punti dare inizio veramente al cambiamento? Perché non danno al M5S il Copasir e la commissione Rai come è stato chiesto? Perché PD e PDL non si assumono loro la “responsabilità” di continuare a viso aperto l’inciucio che dura dal 1994 spartendosi col bilancino ministeri, presidenze, dirigenze e incarichi amministrativi (sono in scadenza decine di consigli di amministrazione nei quali i partiti hanno i loro interessi, a chi andranno?). 

Forse perché a Bruxelles non hanno ancora deciso cosa farsene di Berlusconi? Forse perché non lo possono mandare in galera per il rischio che vengano a galla situazioni nelle quali anche molti del centrosinistra sono talmente compromessi che ci finirebbero pure loro? Forse perché stanno aspettando cosa succede quando esploderà la bomba MPS, vergogna nazionale della quale nessuna più parla? O molto più semplicemente perché da qualche parte nel mondo c’è qualcuno il cui unico scopo è mettere a tal punto in ginocchio il paese da costringerlo a chiedere soccorso al Fondo Salva Stati e papparsi quello che resta della nostra economia?

Cos’è il Fondo Salva Stati e come funziona ve lo hanno mai spiegato i vostri partiti? Ve lo hanno detto che grazie al Fiscal Compact ed allo sforamento dei parametri imposti sul debito pubblico saremo costretti a ricorrervi avendo come unica alterantiva la riduzxione delle spese sociali e l'aumento delle tasse? Vi siete chiesti perché questi provvedimenti capestro per la nostra economia sono stati presi al culmine (per il momento) della recessione più grave degli ultimi 100 anni? Sapete chi li ha votati entrambi? Perché dopo le “dimissioni” del governo Monti  - episodio anomalo dal punto di vista costituzionale perché Monti non è mai stato “sfiduciato” dal Parlamento - non si è data parola alle Camere per verificare una eventuale diversa maggioranza che portasse alla scadenza naturale della legislatura? A cosa serve attendere i “consigli” dei "saggi" nominati da Napolitano e Draghi? Perché con le urgenze di cui tutti urlano dobbiamo aspettare il nuovo Presidente della Repubblica per avere un Governo? Perché Napolitano, Monti, Berlusconi e Bersani non hanno pensato a tutto questo prima di andare ad elezioni anticipate facendole ricadere in pieno semestre bianco del Presidente della Repubblica, con conseguente impossibilità a ritornare immediatamente alle urne?
Quando avrete dato una risposta a tutte queste domande, forse sarete in diritto di  chiedere al M5S perché non si allea con questo o con quello e perché invece si ostina ad andare avanti per una strada chiaramente ed a gran voce indicata dal MoVimento e da Grillo poche settimane fa in ben 77 piazze lungo l’Italia ed ampiamente accettata ed osannata dalle migliaia di cittadini che l’hanno ascoltata e per la quale hanno dato il voto al M5S.

Perché questa memoria così corta?

Intanto aspettiamoci nelle prossime settimane duri attacchi dall’Europa della finanza a quel che resta della nostra sovranità e del nostro paese.
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La verità è che gli Italiani non sanno nulla dei veri motivi per i quali stiamo alla canna del gas, di chi ci ha messi lì e di chi ha in mano il rubinetto e di come la situazione rischi di degenerare da un momento all’altro. Se ad esempio la Russia dovesse reagire in malo modo ai diktat della Troika europea sulle banche cipriote che ha coinvolto i capitali russi depositati in quello che, connivente la BCE, è un vero paradiso fiscale inserito nel sistema monetario dell’Euro, e non è il solo,  la frittata sarebbe fatta! Ma anche un movimento  di cittadini che comincia a scombinare i piani della troika, svelandoli e mostrandoli ai cittadini ignari, potrebbe avere un effetto dirompente a livello europeo per questi signori! Ecco la guerra forsennata e paranoica a mettere in cattiva luce il M5S,  ad additarlo come il nemico pubblico numero uno, fascista, nazista, comunista, antidemocratico, oltranzista, a metterlo in ridicolo soprattutto agli occhi di chi gli ha dato il “voto per protesta”!

Già, il voto di protesta. Il nostro è un paese in cui il voto o è clientelare o è di protesta, è utile o è inutile. Un voto consapevole neanche a parlarne! 

Qualcosa però è già cambiato in questo paese, e fa tremare tutti! In Parlamento c’è oggi, per la prima volta nella storia di questo paese, una forza politica che veramente sta dalla parte dei cittadini in grado di capovolgere i rapporti di forza tra cittadini ed istituzioni. A tutto questo credo che i nostri ragazzi erano preparati. Qualcuno forse tentenna, mostra segni di incertezza. Vorrei vedere tanti altri al loro posto, avrebbero già ceduto a mille tentazioni in nome della proprio coscienza e dei richiami alla responsabilità. Ma il compito di questi ragazzi non è di fare da zerbino al PD o peggio ai Monti ed ai Draghi né di conservarsi la poltrona, ma di aprire il Parlamento ai cittadini. E’ per questo che hanno tutti contro. Invece di criticare e mendicare il prolungamento dell’accanimento terapeutico nei confronti del nostro paese  attiviamoci tutti noi per chiedere una corretta informazione, torniamo in piazza, andiamo sotto il Palazzo e reclamiamo il vero cambiamento. Cerchiamo di capire chi sono i veri responsabili del fallimento del nostro paese. Sputtaniamoli e costringiamoli a togliersi dalle scatole! Stringiamoci intorno ai nostri "dipendenti" facendo sentire la nostra partecipazione e la nostra solidarietà e se proprio c’è qualcuno che ritiene di aver sbagliato a votare M5S, perché non aveva capito o perché dà ragione a Bersani, a Berlusconi o a Renzi, beh, il problema è suo, mica del M5S!

Giovanni Nocella

martedì 25 ottobre 2011

"Merde!" (*)

La situazione ristagna, anzi no, forse precipita!

L'impasse del Governo sulla manovra è figlio del casino che regna assoluto nella nostra politica nazionale. E' chiaro che le misure chieste dalla CE e dalla BCE, dettate più nell’interesse delle banche francesi e tedesche che dei popoli europei, scontenterebbero comunque gran parte degli Italiani.

Da un Lato ci sono B. & B. che esitano a prenderle perchè sanno che così perderanno le prossime elezioni perchè le opposizioni gli sparerebbero addosso con alzo zero, così quasi quasi gli conviene lasciarglielo fare a loro ed avere poi un anno di tempo per raccogliere il malcontento popolare e recuperare posizioni.

Dall'altro le opposizioni lo sanno e sanno anche che se fossero loro al governo non saprebbero che pesci prendere, ma vorrebbero comunque mettere le mani sulla privatizzazione del patrimonio pubblico come hanno fatto in passato e premono per un governo “tecnico”.

Chi dovrebbe essere super partes non sappiamo da che parte tira (o forse lo sappiamo, ma non si può dire, se no ti qualificano come “complottista”) e si guarda bene dal prendersi una responsabilità che lo marchierebbe di impopolarità per il resto della sua vita .

Gli industriali, parlano solo di riduzione delle tasse e di liberalizzazione del lavoro, ma intanto il paese annega nell'evasione e tanto meno loro pensano di metter mano al portafoglio per investire aspettando che il governo, come al solito, gli tolga le castagne dal fuoco e gli crei quel mercato che loro hanno contribuito a perdere con le delocalizzazioni, gli artifizi contabili, i conti all'estero ecc..

I sindacati continuano a difendere demagogicamente i diritti acquisiti dei lavoratori come se nulla fosse cambiato negli ultimi 30 anni e ignorano la massa di disoccupati e sottooccupati che di diritti non ne hanno proprio, forse a causa anche della scellerata "concertazione" degli ultimi decenni.

L'italiano medio sbraita continuamente contro tutti, ma in Italia hanno tutti qualcosa da perdere per cui non alzano un dito salvo che per scrivere, come sto purtroppo facendo io in questo momento, su internet o partecipare alla solita manifestazione "tarallucci e vini" e se poi ci scappano le mazzate sono tuti pronti a prendere indignati le distanze dalle solite cape pazze, perchè loro certe cose non le fanno .....

Insomma forse non siamo un paese di merda, come dice il nostro premier, ma di sicuro nella merda ci siamo fino al collo!

Il problema è che questo è un paese vecchio! Governato da vecchi! Con idee vecchie! Che difende vecchi privilegi!

Speriamo, ora che la mangiatora comincia ad alzarsi, che presto venga la "Pimavera Italiana" dei nostri giovani, quelli ai quali stiamo fottendo il futuro. Sempre che non si facciano manipolare da qualche solito "vecchio" volpone!

Forse con il MoVimento 5 Stelle ........

(*) In onore di Sarkozy, il titolo è in francese. E' un'imprecazione che significa: "merda!"

Giovanni Nocella

venerdì 27 febbraio 2009

Discorso tipico dello schiavo

Silvano Agosti

sabato 31 gennaio 2009

Povera patria!




martedì 26 febbraio 2008

Elezioni 2008 - Un'occasione da non perdere (5)


5. Necessità di restituire la politica ai cittadini. La lista civica come espressione di un movimento culturale e di opinione.


La democrazia parlamentare rappresentativa è dunque in crisi perché affetta da una becera partitocrazia, anzi possiamo affermare che ormai stiamo arrivando ad una vera e propria dittatura dei partiti!
Occorre dunque alzare al testa, rimboccarsi le maniche e trovare nuovi equilibri per restituire la sovranità al popolo.
A tal fine, in contrapposizione alla democrazia rappresentativa c’è la democrazia diretta, che prevede appunto una partecipazione diretta dei cittadini all’esercizio del potere politico senza delegati o quanto meno con un’ampia facoltà di promuovere o abolire le leggi. Questo sistema, nato con le prime forme di democrazia della Grecia antica, può essere validamente utilizzato in comunità non molto grandi ed a fondamento federativo, ma potrebbe essere difficilmente gestibile in una nazione con oltre 55 milioni di abitanti come l’Italia.
La via più realisticamente perseguibile dovrebbe stare a metà strada, quindi una democrazia basata sul principio della rappresentanza ma rafforzata da una maggiore partecipazione dei cittadini alla formazione delle leggi ed al controllo dell’attività degli eletti.
D’altronde la nostra Costituzione già riconosce ai cittadini poteri di iniziativa e di direzione diretta della politica quali il referendum abrogativo e il referendum costituzionale; l’iniziativa legislativa; il referendum consultivo in materia di ordinamento degli enti locali. In alcune amministrazioni locali è stata anche introdotta una forma di bilancio partecipativo anche se con caratteristiche che ne limitano l’incisività.
Quindi il primo obiettivo deve essere quello di ridare dignità al ruolo di cittadino e di elettore, incrementando il carattere partecipativo della nostra democrazia, agevolando ed incrementando il ricorso a forme di partecipazione diretta dei cittadini alla fase decisionale dell’atto legislativo e nel controllo della legittimità dell’operato degli eletti, rimuovendone tutti gli ostacoli ed introducendo altre forme di partecipazione diretta come il referendum deliberativo, quindi non solo abrogativo e consultivo, l’elezione diretta del Difensore Civico con effettivi poteri di controllo e di sanzione verso i pubblici amministratori, il ricorso, almeno per le amministrazioni locali, al bilancio partecipativo.

Lo strumento ideale affinché il potere venga dal basso e non calato dall’alto e perché i cittadini si riapproprino del loro diritto all’autogoverno è la lista civica. Non certo le solite liste che localmente nascono di volta in volta per contrasti interni ai partiti o per protagonismi personalistici e durano giusto il tempo di un turno elettorale. Queste sono normalmente delle succursali dei partiti principali ai quali comunque restano legati e sottomessi senza alcune vera espressione di democrazia diretta.
Quando si parla di Lista Civica come alternativa a questi partiti si parla di un’associazione di cittadini che non solo intendono richiamarsi ad ideali di onestà, correttezza, efficienza, ma che vogliono impegnarsi attivamente ed in maniera diretta e continuativa nella formazione del consenso collettivo sulle scelte politiche da cui dipende la gestione della collettività. E’ a livello territoriale locale che la Lista Civica assume il massimo della sua importanza. Una efficiente organizzazione orizzontale nello sviluppo delle idee, nella loro analisi e nella determinazione di una opinione collettiva democraticamente maturata, è il presupposto essenziale affinché poi i cittadini possano delegare ad alcuni di essi il compito di realizzare le decisioni prese. Niente verticismi, né centri di potere, ma alternanza e partecipazione. Le decisioni vengono prese alla base dai cittadini. Gli eletti hanno il compito di aiutare i cittadini nelle loro scelte e di trasformare la loro volontà in atti concreti di governo. E devono rispondere del loro operato nei confronti dei loro mandanti. Oggi quelli che Beppe Grillo chiama i nostri dipendenti, gli eletti, una volta seduti sulla loro poltrona possono fare ciò che vogliono senza dar più conto al loro elettorato: ciò è assurdo per un paese veramente democratico.
Questo meccanismo democratico di formazione del volere politico è sostanzialmente applicato in paesi come la Svizzera e in numerosi paesi Occidentali soprattutto a cultura protestante che possono certamente essere definiti come paesi ricchi e socialmente evoluti.
La Lista Civica come sopra descritta si propone dunque come strumento di base di una rivoluzione democratica per cambiare il sistema. Essa rappresenta un metodo nuovo di formazione delle leggi e di controllo del governo del Paese basato sulla partecipazione democratica dei cittadini alla formazione del consenso collettivo, sulla revocabilità del mandato per un efficiente controllo dell’operato dei delegati e sulla alternanza periodica di questi ultimi al fine di evitare il consolidamento di posizioni dominanti. Se a tutto questo si aggiunge un ridimensionamento di stipendi ed appannaggi, forse alla politica ci si dedicherà per passione e per seguire degli ideali e non come strumento di facile ed illegittimo arricchimento.

Giovanni Nocella

mercoledì 20 febbraio 2008

Elezioni 2008 – Un’occasione da non perdere (4)

4. La partitocrazia e la democrazia partecipativa

Un fattore che ha finito col contribuire, a mio giudizio in modo determinante e proprio a causa di questa degenerazione del sistema partitico, a minare alla base la democrazia rappresentativa è il principio, tra l’altro sancito dalla Costituzione nell’art. 67, secondo cui …” Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Questo principio, nato probabilmente per riconoscere quasi la sacralità del ruolo del parlamentare, si è trasformato nel tempo in un vero e proprio scudo dietro il quale si nascondono da un lato la faziosità e l’arroganza dei politici di oggi, dall’altra il potere incondizionato dei partiti. In sostanza il parlamentare una volta eletto dal popolo non solo non è tenuto più a rispondere del suo operato nei confronti di chi gli ha dato fiducia, magari contravvenendo alle promesse fatte in campagna elettorale o al programma politico sulla base del quale ha raccolto consensi e quindi venendo meno al principio di sostanziale rappresentanza tra mandante (elettore) e mandatario (eletto) - e fin qui troverebbe applicazione un principio (purtroppo) sancito dalla Costituzione - , ma addirittura finisce col dipendere in maniera assoluta dal vertice del suo partito che lo ha candidato e fatto eleggere, gli può assegnare o revocare un incarico più o meno di prestigio, lo può ricandidare o meno alle successive elezioni. Se si ribella è facilmente emarginato, isolato, messo al bando. Più dei tre quarti del parlamento è ormai formato da un’accozzaglia di gregari dei vertici dei partiti, mercenari la cui qualità morale e professionale è a dir poco mediocre, disposti a cedere la loro autonomia e indipendenza in cambio di incarichi, uno stipendio di tutto riguardo ed una pensione sicura. (Chiamali fessi, direte voi?). E ciò vale ancor più per le Amministrazioni locali dove la pressione del partito centrale si confonde ancor più con i poteri locali.

Nel momento dunque in cui i partiti invece di rappresentare una ideologia e tendere al bene comune rappresentano invece le esigenze di un determinato gruppo di pressione economico, e cioè diventano espressione di un gruppo di pressione mascherato, essi si pongono in contrasto con l’art. 49 e con l’art. 1 della Cost. e quindi essi devono essere combattuti, denunciati come scandalosi ed espulsi dal Parlamento. Nel momento in cui la funzione del partito di raccordo tra la volontà sovrana del popolo e lo Stato inteso come organo di esercizio di tale sovranità viene inquinato dagli interessi privati personali ed economici il partito si pone fuori della Costituzione.
Finché ciò accade per uno o più partiti che rappresentino solo una parte del Parlamento, questo, nella pienezza e correttezza dei suoi poteri, potrebbe da solo risolvere il problema espellendo i partiti anticostituzionali. Ma in questi 60 anni di Costituzione repubblicana, però, ciò non solo non si è mai verificato, ma addirittura in questi ultimi anni questo inquinamento si è esteso a tutte le formazioni politiche.
Infine c’è un ulteriore perverso meccanismo che rischia di mettere definitivamente in pericolo qualsiasi forma di democrazia in Italia. La lotta per la conquista del potere sta andando oltre i partiti e sta investendo l’intero Parlamento. L’obiettivo che si sta manifestando all’orizzonte e che accomuna le due principali fazioni in competizione è quello di ottenere non più il 50% +1 dei voti, ma almeno il 60-70%

Prima si è arrivati ad una divisione del parlamento in due schieramenti più o meno equivalenti e contrapposti. Hanno diviso il Paese in destra e sinistra, senza altre alternative. Poi hanno dimostrato che il Paese in questo modo diventa ingovernabile, perché giustamente non è concepibile che 51 Italiani su 100 governino contro gli altri 49. Ora i leader dei due nuovi partitoni, entrambi venuti fuori come un coniglio dal cappello di un saltimbanco, senza alcun mandato ricevuto in tal senso dagli elettori, stanno manovrando per una straordinaria convergenza su posizioni centriste ed universali, alla “tutti insieme appassionatamente”, con il deliberato intento di escludere dalla competizione elettorale i partiti moderati minori, costringendoli quindi ad integrarsi nei due schieramenti maggiori, ed isolando le frange estreme di destra e sinistra. La crisi che ha preceduto la sfiducia al governo, causata da liti, voltafaccia, beghe personali, attacchi reciproci, omertà è solo l’ultima espressione del collasso della casta. Hanno esagerato ed ora tutto rischia di crollargli addosso. Ma loro non se ne accorgono, o se ne fregano. E intanto il Paese è in ginocchio.

- segue -

sabato 9 febbraio 2008

Elezioni 2008 - Un'occasione da non perdere (3)

Abbiamo parlato della necessità di cambiare il sistema. La domanda che dobbiamo innanzitutto porci, allora, è: quale democrazia? O meglio, quale modello di democrazia?

Quella disegnata dalla nostra Carta Costituzionale è una democrazia rappresentativa parlamentare nella quale gli aventi diritto eleggono nel parlamento i propri rappresentanti per farsi governare attraverso le leggi da questo emanate. Questo modello ha rappresentato per decenni un traguardo importantissimo per il nostro paese reduce da vent’anni di dittatura fascista, un conflitto mondiale devastante ed una guerra civile fratricida. Ha permesso la ricostruzione del paese, il boom economico e la diffusione del made in Italy in tutto il mondo. Agganciati alla leadership americana abbiamo azzerato l’analfabetismo, abbiamo diffuso televisori e frigoriferi in tutte le case, abbiamo esportato i nostri manufatti artigianali e i nostri prodotti industriali in tutto il mondo, siamo diventati una potenza industriale.

In tutto questo un ruolo importante nella formazione dell’orientamento politico del paese e del suo governo lo hanno avuto senz’altro i partiti che nati come fenomeno di aggregazione di persone accomunate da un’identica ideologia e da esigenze comuni si sono nel tempo trasformati nel secondo anello della catena del potere politico, ponendosi tra gli elettori e gli eletti.

L’ Art. 49 della Costituzione sancisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Possiamo presumere che il contesto storico in cui è nata la nostra Costituzione – si veniva fuori da un regime a partito unico e da una guerra civile – abbia indotto i Padri della Costituzione a ribadire chiaramente con questo articolo la libertà dei cittadini di costituire una pluralità di partiti per l’esercizio dei loro diritti politici, piuttosto che a voler indicare nel partito l’unico strumento possibile a tal fine.

Richiamandoci anche all’art. 1 della Cost. – “ …La sovranità appartiene al popolo …” - possiamo ritenere che i partiti sono stati previsti nel nostro ordinamento come strumenti di partecipazione popolare, anzi addirittura come vero e proprio strumento di esercizio della sovranità popolare. E viene anche ribadito che essi devono esprimersi con metodo democratico. Il rispetto di questi principi rendono del resto valido e corretto anche il ricorso alla rappresentatività ed alla delega dell’esercizio dei diritti politici che stanno alla base del nostro sistema parlamentare.

Tuttavia, ad oggi, i partiti hanno perduto questo ruolo divenendo anzi una barriera, un ostacolo all’esercizio della sovranità popolare.

Tutti i partiti sono nati e nascono con un contenuto etico e morale che ridotto ai suoi principi essenziali risulta più o meno uguale per tutti gli schieramenti. Ciò in cui essi si differenziano, magari, è il modo di realizzarlo. Con la crescita sociale ed economica del paese, abbiamo assistito ad una progressiva verticalizzazione della struttura politica. I partiti hanno infatti via via assunto un ruolo sempre più centrale della vita politica ed all’interno di ciascuno di essi si è formata una elite il cui obiettivo principale è diventato quello di rimanere il più a lungo possibile ai vertici del partito stesso. Le lotte interne ai partiti e tra i partiti è stata portata senza esclusione di colpi innescando un meccanismo di selezione al loro interno che ha portato ai vertici personaggi avidi e senza scrupoli ed escluso o emarginato quelli più onesti e sicuramente più preparati al governo della cosa pubblica.

Negli ultimi decenni, poi, una volta consolidatosi un gruppo al potere in ciascun partito, i fenomeni di clientelismo e di corruzione tipici di questa lotta, si sono riversati a cascata nella vita civile con un definitivo capovolgimento della formazione del potere, cioè dall’alto verso il basso e non viceversa come vorrebbe il presupposto democratico della nostra Costituzione, fino ad intrecciare rapporti di connivenza e cointeressenza con gruppi economici e finanziari, il cui scopo certamente non è il benessere del paese ma l’utile aziendale, se non addirittura di natura malavitosa.

Il fenomeno Tangentopoli ha rappresentato solo una pausa nell’evolversi di questo fenomeno. Anzi a mio giudizio, ha contribuito ad aggravare la situazione in quanto avendo colpito solo una parte dei politici coinvolti, probabilmente solo quella più esposta, ma senza riuscire a ripulire completamente il sistema politico, ha creato un vuoto di potere che è stato colmato da personaggi e lobbies peggiori dei precedenti.

Si è venuta a formare dunque quella che è stata definita una vera e propria casta fondata su un intrigo di poteri politici, economici, amministrativi a carattere trasversale che accomuna ormai tutti i partiti senza distinzione di destra, sinistra e centro .

Duopolio/monopolio dell’informazione, editoria sotto il ricatto dei contributi statali erogati grazie ai partiti , conflitto perenne con la magistratura i cui esponenti sono costantemente sotto accusa e soggetti a deferimenti e trasferimenti, connivenza dei politici con la malavita organizzata, sottrazione di risorse economiche alla lotta contro la criminalità, incremento delle spese per interventi militari in zone di guerra, permanenza del conflitto di interessi tra potentati economici e politica, connivenze e complicità tra politici e finanza d’assalto, prevalenza della rincorsa al profitto su qualsiasi finalità di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini o dell’ambiente, privatizzazione delle risorse primarie e dei servizi essenziali, ferrovie dello stato e trasporti ferroviari allo sfascio, Alitalia fallita, dipendenza assoluta del Paese dal petrolio delle multinazionali e dal gas russo, svendita della Telecom, dirottamento di risorse economiche destinate alle fonti energetiche rinnovabili ed alternative (eolico, fotovoltaico….) verso quelle ad alto tasso di inquinamento e di tossicità (inceneritori, centrali a carbone, degassificatori), sottooccupazione e precariato perenne per i giovani, edilizia popolare inesistente, saccheggio del territorio, chiusura degli zuccherifici, trasferimento di attività produttive nei paesi emergenti, ….la lista potrebbe continuare all’infinito….

- segue.

By Giovanni Nocella

venerdì 1 febbraio 2008

Elezioni 2008 – Un’occasione da non perdere (1)(2)

Riflessioni di uno degli Amici di Beppe Grillo di Formia sulla prossima tornata elettorale.

  1. Una crisi sociale.

Internet ha negli ultimi tempi messo a disposizione dei suoi utenti un fenomenale strumento mediatico: il Blog. Fermo restando che questo è e resta un punto di incontro e di dialogo tra persone su argomenti di varia natura, il Blog di Beppe Grillo sta creando un movimento di opinione abbastanza omogeneo che trova il suo fulcro aggregante nella contestazione della classe dirigente italiana.

La divertente ma tagliente ironia di Beppe Grillo rivolta da tempo contro le lobbies di potere, che fanno il bello ed il cattivo tempo in Italia e non solo, ritengo stia avendo ormai una dilatante risonanza anche presso il popolo della sinistra, profondamente deluso dal comportamento del Governo Prodi. Se da Mastella, Dini & C. e anche forse anche dallo stesso Di Pietro non ci si potevano aspettare grandi contributi alla realizzazione del Programma dell’Unione, che in un modo o nell’altro ha rappresentato una piattaforma di intesa tra i vari indirizzi politici che vi hanno aderito e per il quale la maggioranza ha ricevuto il mandato elettorale, sconcerta la sensazione di impotenza se non di connivenza e complicità che anche i rappresentanti del centro sinistra mostrano a tutto spiano nell’ignorare o affossare le riforme e le innovazioni promesse. Se poi si tiene conto anche degli interessi economici e degli inciuci trasversali con finanzieri, banchieri ecc. senza scrupoli che di tanto in tanto spuntano accomunando in questo gioco di potere destra, sinistra e centro, il gioco è fatto. Ciò sia a livello nazionale che locale.

C’è poi un altro fattore che ritengo stia contribuendo a far emergere il “movimento dei grillini” ed è la situazione economica delle famiglie che sta maturando negli ultimi anni. In particolare è la sofferenza economica che sta affrontando il ceto medio italiano, cioè quello più consistente, che non è povero ma non può certamente definirsi ricco.

I poveri, si sa, sono abituati ad essere poveri e ad arrangiarsi.

I ricchi, invece, se ne fregano degli aumenti del costo della vita.

Sono quelli che stanno in mezzo che hanno il terrore di non arrivare a fine mese. Sono loro che non ce la fanno più a pagare le rate del mutuo, che si accorgono delle centinaia di euro che se ne vanno in videotelefonate e messaggini, che sono costretti a contarsi i soldi in tasca quando vanno a fare la spesa, che vedono che i loro figli, per i cui studi hanno speso migliaia di euro, al massimo trovano un lavoro da telefonista e non riescono a crearsi un futuro, se non all’estero. Sono i quasi poveri che stanno aumentando. E molti di loro cominciano a chiedersi perché.

Tutto questo dovrebbe far venire i brividi a qualsiasi uomo politico, soprattutto se governa. E invece, ogni giorno la solita solfa, da destra e da sinistra, le solite facce, le solite promesse, le solite cialtronerie. E se non bastasse adesso anche una crisi di governo proprio mentre all’orizzonte si profilano recessione e inflazione. La verità è che se ne fregano del Paese!

Oltre a questi primi due fattori - l’inciucio tra politici e tra questi ed il potere economico e mafioso (e camorristico) e l’aumento del numero dei quasi poveri - ritengo che un terzo fattore stia montando da anni sulle nostre teste e che rischia di travolgere, improvviso e violento come uno tsunami, la convivenza civile in Italia. E’ il ricambio generazionale.

Da un lato infatti, se è vero che la vita media si sta allungando (grazie a Dio!) ed il numero dei pensionati sta aumentando, è anche vero che il potere d’acquisto delle pensioni si sta drasticamente riducendo. E molti di quelli che stanno andando oggi in pensione ed ancor più quelli che vi andranno nei prossimi anni avranno pensioni di fame. Il collasso definitivo e catastrofico dell’INPS già previsto per il 2031 rischia di avvicinarsi sempre più.

Dall’altro le nascite sono diminuite e quindi il numero medio dei figli in una famiglia si è ridotto, per cui non solo viene meno la forza lavoro che dovrebbe contribuire a pagare le pensioni di oggi e quelle di domani (ma questo penso che possa essere un problema relativamente risolvibile grazie agli immigrati) ma soprattutto è aumentata la spesa media per un figlio, in termini di pannolini, baby sitter, libri, cellulari, palestre, stage. Le prospettive di un lavoro stabile e ben remunerato per i giovani si fanno sempre più scarse. E la loro permanenza nelle famiglie di origine e a carico di queste, va abbondantemente oltre i trent’anni. Man mano, poi, che i nonni - ahimé - cominciano a raggiungere gli antenati, in famiglia si perdono fonti di reddito o comunque di aiuto. E se infine anche quelli che oggi sono i genitori andranno pure loro in pensione, con le pensioni di oggi e quelle di domani, per quelli che Padoa Schioppa definisce i “bamboccioni” la vita diventerà dura, assai dura: addio alla discoteca, alla seconda macchina di papà (la prima si deve vendere), alle mutande firmate, allo spinello ed ai messaggini e, si sa, ….no messaggini…..no party… non si cucca!

Scherzi a parte, il fatto sostanziale, drammatico, è che sta aumentando sia il numero dei vecchi poveri pensionati, sia quello dei “giovani” (tra virgolette perché hanno trenta-quarant’anni) poveri disoccupati-sottoccupati (magari con moglie e figli a carico!).

Se a tutto ciò aggiungiamo di contorno la globalizzazione, il petrolio, le guerre, le multinazionali, la distruzione dell’ambiente, l’Islam, la monnezza…..la miscela è senza dubbio esplosiva!


2 . Come cambiare il sistema.

Non volendo dare per scontato che gran parte degli Italiani siano già coscienti di questa crescente situazione di disagio (su questo punto infatti ho alcuni dubbi e ci tornerò), ma piuttosto volendo credere che questo si stia comunque subdolamente diffondendo, ritengo che all’orizzonte ci aspetti necessariamente un profondo cambiamento nel modo di governare questo paese.

Il problema è se ci arriveremo o, meglio, se ci vorremo arrivare democraticamente o se useremo le barricate e i movimenti di piazza. E a questo riguardo non parlo della contestazione contro la monnezza provocata a Pianura, a Napoli, e strumentalizzata per far arrivare altri soldi a politici e camorristi. Né tanto meno alle fanfaronate padane di Bossi & C. o alle minacciose “marce su Roma” del Berlusca. Penso a ben altro.

Qualcuno infatti potrebbe chiedersi se sia possibile cambiare il sistema dall’interno o se sia preferibile tentare di abbatterlo dall’esterno.

Questa seconda alternativa potrebbe essere indubbiamente più rapida ed incisiva, ma ha numerose controindicazioni. Innanzitutto a lungo andare non potrebbe non diventare violenta e cruenta e ciò va contro i principi etici e/o religiosi che sono oggi alla base della nostra convivenza civile. Lascerebbe delle cicatrici profonde nei rapporti tra vinti e vincitori, foriere di future vendette e rivendicazioni. Potrebbe non essere rapida e veloce e sfociare invece in una lunga e sanguinosa guerra civile. Potrebbe portare alla distruzione di servizi ed infrastrutture o causare l’intervento di qualche potenza straniera. Potrebbe essere pilotata da chi ha più forza economica o …(sigh!) di fuoco, verso una qualche forma di dittatura…. Insomma potrebbe sortire l’effetto opposto a quello auspicato: distruggere anziché costruire, dividere anziché unire, impoverire anziché arricchire il paese.

Per quanto mi riguarda io escludo categoricamente questa alternativa, anche se, purtroppo, i rischi che tutto ciò comunque possa accadere stanno aumentando.

Non resta che tentare la via democratica.

Del resto, se riflettiamo un attimo noi stiamo già dentro il sistema, ne facciamo parte, anzi siamo il primo anello della catena del potere politico. Siamo gli elettori, quelli che affidano ad alcuni di loro il compito di fare le leggi e governare il paese. Se le cose stanno andando a rotoli è perché siamo noi che lo permettiamo, rieleggendo sempre gli stessi, permettendo che potere politico e potere economico siano una sola cosa, abboccando ogni volta al programma di questo o quel partito senza pretendere poi che quel programma venga rispettato. Non è il sistema che va buttato via, ma quelli che lo usano esclusivamente per il tornaconto loro e dei potentati economici che gli danno da mangiare. Noi dobbiamo entrare nella stanza dei bottoni perché da quei bottoni dipende la vita nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti! Cosa ci costa allora riprenderci il diritto di mandare a casa i mariuoli, di non dargli la pensione e di fargli pagare i danni che hanno fatto? Possibile che non ci siano più persone valide ed oneste da mettere al loro posto? E perché non cominciare subito, a partire dalle prossime elezioni nelle nostre Città?


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by Giovanni Nocella