venerdì 1 febbraio 2008

Elezioni 2008 – Un’occasione da non perdere (1)(2)

Riflessioni di uno degli Amici di Beppe Grillo di Formia sulla prossima tornata elettorale.

  1. Una crisi sociale.

Internet ha negli ultimi tempi messo a disposizione dei suoi utenti un fenomenale strumento mediatico: il Blog. Fermo restando che questo è e resta un punto di incontro e di dialogo tra persone su argomenti di varia natura, il Blog di Beppe Grillo sta creando un movimento di opinione abbastanza omogeneo che trova il suo fulcro aggregante nella contestazione della classe dirigente italiana.

La divertente ma tagliente ironia di Beppe Grillo rivolta da tempo contro le lobbies di potere, che fanno il bello ed il cattivo tempo in Italia e non solo, ritengo stia avendo ormai una dilatante risonanza anche presso il popolo della sinistra, profondamente deluso dal comportamento del Governo Prodi. Se da Mastella, Dini & C. e anche forse anche dallo stesso Di Pietro non ci si potevano aspettare grandi contributi alla realizzazione del Programma dell’Unione, che in un modo o nell’altro ha rappresentato una piattaforma di intesa tra i vari indirizzi politici che vi hanno aderito e per il quale la maggioranza ha ricevuto il mandato elettorale, sconcerta la sensazione di impotenza se non di connivenza e complicità che anche i rappresentanti del centro sinistra mostrano a tutto spiano nell’ignorare o affossare le riforme e le innovazioni promesse. Se poi si tiene conto anche degli interessi economici e degli inciuci trasversali con finanzieri, banchieri ecc. senza scrupoli che di tanto in tanto spuntano accomunando in questo gioco di potere destra, sinistra e centro, il gioco è fatto. Ciò sia a livello nazionale che locale.

C’è poi un altro fattore che ritengo stia contribuendo a far emergere il “movimento dei grillini” ed è la situazione economica delle famiglie che sta maturando negli ultimi anni. In particolare è la sofferenza economica che sta affrontando il ceto medio italiano, cioè quello più consistente, che non è povero ma non può certamente definirsi ricco.

I poveri, si sa, sono abituati ad essere poveri e ad arrangiarsi.

I ricchi, invece, se ne fregano degli aumenti del costo della vita.

Sono quelli che stanno in mezzo che hanno il terrore di non arrivare a fine mese. Sono loro che non ce la fanno più a pagare le rate del mutuo, che si accorgono delle centinaia di euro che se ne vanno in videotelefonate e messaggini, che sono costretti a contarsi i soldi in tasca quando vanno a fare la spesa, che vedono che i loro figli, per i cui studi hanno speso migliaia di euro, al massimo trovano un lavoro da telefonista e non riescono a crearsi un futuro, se non all’estero. Sono i quasi poveri che stanno aumentando. E molti di loro cominciano a chiedersi perché.

Tutto questo dovrebbe far venire i brividi a qualsiasi uomo politico, soprattutto se governa. E invece, ogni giorno la solita solfa, da destra e da sinistra, le solite facce, le solite promesse, le solite cialtronerie. E se non bastasse adesso anche una crisi di governo proprio mentre all’orizzonte si profilano recessione e inflazione. La verità è che se ne fregano del Paese!

Oltre a questi primi due fattori - l’inciucio tra politici e tra questi ed il potere economico e mafioso (e camorristico) e l’aumento del numero dei quasi poveri - ritengo che un terzo fattore stia montando da anni sulle nostre teste e che rischia di travolgere, improvviso e violento come uno tsunami, la convivenza civile in Italia. E’ il ricambio generazionale.

Da un lato infatti, se è vero che la vita media si sta allungando (grazie a Dio!) ed il numero dei pensionati sta aumentando, è anche vero che il potere d’acquisto delle pensioni si sta drasticamente riducendo. E molti di quelli che stanno andando oggi in pensione ed ancor più quelli che vi andranno nei prossimi anni avranno pensioni di fame. Il collasso definitivo e catastrofico dell’INPS già previsto per il 2031 rischia di avvicinarsi sempre più.

Dall’altro le nascite sono diminuite e quindi il numero medio dei figli in una famiglia si è ridotto, per cui non solo viene meno la forza lavoro che dovrebbe contribuire a pagare le pensioni di oggi e quelle di domani (ma questo penso che possa essere un problema relativamente risolvibile grazie agli immigrati) ma soprattutto è aumentata la spesa media per un figlio, in termini di pannolini, baby sitter, libri, cellulari, palestre, stage. Le prospettive di un lavoro stabile e ben remunerato per i giovani si fanno sempre più scarse. E la loro permanenza nelle famiglie di origine e a carico di queste, va abbondantemente oltre i trent’anni. Man mano, poi, che i nonni - ahimé - cominciano a raggiungere gli antenati, in famiglia si perdono fonti di reddito o comunque di aiuto. E se infine anche quelli che oggi sono i genitori andranno pure loro in pensione, con le pensioni di oggi e quelle di domani, per quelli che Padoa Schioppa definisce i “bamboccioni” la vita diventerà dura, assai dura: addio alla discoteca, alla seconda macchina di papà (la prima si deve vendere), alle mutande firmate, allo spinello ed ai messaggini e, si sa, ….no messaggini…..no party… non si cucca!

Scherzi a parte, il fatto sostanziale, drammatico, è che sta aumentando sia il numero dei vecchi poveri pensionati, sia quello dei “giovani” (tra virgolette perché hanno trenta-quarant’anni) poveri disoccupati-sottoccupati (magari con moglie e figli a carico!).

Se a tutto ciò aggiungiamo di contorno la globalizzazione, il petrolio, le guerre, le multinazionali, la distruzione dell’ambiente, l’Islam, la monnezza…..la miscela è senza dubbio esplosiva!


2 . Come cambiare il sistema.

Non volendo dare per scontato che gran parte degli Italiani siano già coscienti di questa crescente situazione di disagio (su questo punto infatti ho alcuni dubbi e ci tornerò), ma piuttosto volendo credere che questo si stia comunque subdolamente diffondendo, ritengo che all’orizzonte ci aspetti necessariamente un profondo cambiamento nel modo di governare questo paese.

Il problema è se ci arriveremo o, meglio, se ci vorremo arrivare democraticamente o se useremo le barricate e i movimenti di piazza. E a questo riguardo non parlo della contestazione contro la monnezza provocata a Pianura, a Napoli, e strumentalizzata per far arrivare altri soldi a politici e camorristi. Né tanto meno alle fanfaronate padane di Bossi & C. o alle minacciose “marce su Roma” del Berlusca. Penso a ben altro.

Qualcuno infatti potrebbe chiedersi se sia possibile cambiare il sistema dall’interno o se sia preferibile tentare di abbatterlo dall’esterno.

Questa seconda alternativa potrebbe essere indubbiamente più rapida ed incisiva, ma ha numerose controindicazioni. Innanzitutto a lungo andare non potrebbe non diventare violenta e cruenta e ciò va contro i principi etici e/o religiosi che sono oggi alla base della nostra convivenza civile. Lascerebbe delle cicatrici profonde nei rapporti tra vinti e vincitori, foriere di future vendette e rivendicazioni. Potrebbe non essere rapida e veloce e sfociare invece in una lunga e sanguinosa guerra civile. Potrebbe portare alla distruzione di servizi ed infrastrutture o causare l’intervento di qualche potenza straniera. Potrebbe essere pilotata da chi ha più forza economica o …(sigh!) di fuoco, verso una qualche forma di dittatura…. Insomma potrebbe sortire l’effetto opposto a quello auspicato: distruggere anziché costruire, dividere anziché unire, impoverire anziché arricchire il paese.

Per quanto mi riguarda io escludo categoricamente questa alternativa, anche se, purtroppo, i rischi che tutto ciò comunque possa accadere stanno aumentando.

Non resta che tentare la via democratica.

Del resto, se riflettiamo un attimo noi stiamo già dentro il sistema, ne facciamo parte, anzi siamo il primo anello della catena del potere politico. Siamo gli elettori, quelli che affidano ad alcuni di loro il compito di fare le leggi e governare il paese. Se le cose stanno andando a rotoli è perché siamo noi che lo permettiamo, rieleggendo sempre gli stessi, permettendo che potere politico e potere economico siano una sola cosa, abboccando ogni volta al programma di questo o quel partito senza pretendere poi che quel programma venga rispettato. Non è il sistema che va buttato via, ma quelli che lo usano esclusivamente per il tornaconto loro e dei potentati economici che gli danno da mangiare. Noi dobbiamo entrare nella stanza dei bottoni perché da quei bottoni dipende la vita nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti! Cosa ci costa allora riprenderci il diritto di mandare a casa i mariuoli, di non dargli la pensione e di fargli pagare i danni che hanno fatto? Possibile che non ci siano più persone valide ed oneste da mettere al loro posto? E perché non cominciare subito, a partire dalle prossime elezioni nelle nostre Città?


segue -

by Giovanni Nocella

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