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mercoledì 11 novembre 2015

Terrorismo ISIS - Generale Vincent Desportes e le responsabilità degli USA


 
Basta con le lacrime di coccodrillo! Non ci meravigliamo che sia stato Obama ad essere il primo a versarle subito dopo l'attentato di Parigi. Tutti noi occidentali dobbiamo avere il coraggio di andare alle origini ed alle cause di quanto sta accadendo intorno a noi se vogliamo rimuoverne gli effetti. Oggi ci stiamo allarmando perchè colpiti direttamente nei nostri interessi dall'esplosione delle emigrazioni di massa dai paesi africani e medioorientali e nei nostri affetti ed incolumità personali dagli attentati terroristici,  a Parigi, al Museo del Bardo, sull'aereo russo sul Sinai e ovunque l'ISIS colpisce e colpirà l'occidente. Il panico ed il terrore crescono in Europa dirottando l'attenzione dei popoli europei dallo sfaldamento dei nostri governi verso un nemico esterno, imprevedibile e pressochè inafferrabile, rafforzando forzatamente con la paura i regimi vigenti. Intanto i nostri governi o chi li gestisce fanno affari  con quei paesi teatro della guerra sirio-iraqeno-curdo-jihadista o ad essi limitrofi commerciando petrolio, armi e  beni archelogici trafugati. Basta andare sul web oltre le notizie di facciata propinate dai media di regime per capire che tutto nasce dall'espansionismo americano ed europeo nell'area di massima produzione di petrolio e gas della Terra e dall'ingordigia senza scrupoli di multinazionali e classi dirigenti corrotte ed interessate. Tutti sanno, da sempre,  ma nessuno realmente muove un dito per rimuoverne le cause. Solo guerra e bombardamenti, questa sarà purtroppo la risposta. E panico interno.

E non ridicolizziamo questo scenario drammatico col termine di "complottismo", perchè la storia è piena zeppa di complotti!!!!!

Questa la testimonianza del Generale francese Vincent Desportes meno di un anno fa.

"17 dicembre 2014 - Senato della Repubblica francese - Commissione affari esteri, difesa e forze armate.
Dibattito in sessione pubblica sulla proroga dell'operazione Chammal in Iraq - Audizione del Maggiore Generale Vincent Desportes, professore associato di Scienze Politiche di Parigi
(omissis)
....
Una parola su Daech (= ISIS in inglese), prima.

Non dubitiamo della realtà della minaccia diretta per i nostri interessi vitali, tra cui il nostro territorio e la nostra popolazione. Daech è il primo movimento terroristico che controlla un vasto territorio (il 35% del territorio iracheno, il 20% del territorio siriano). Rappresenta 200 000 km² (equivalente a Aquitaine, Midi-Pyrénées, Languedoc-Roussillon, PACA e Rhône-Alpes insieme) e una popolazione di circa 10 milioni di persone. Questo territorio è una realtà imperfetta ma "amministrata" da un "ordine islamico" fatto di barbarie e racket. Daech ha un vero e proprio "tesoro di guerra" ($ 2.000.000.000 secondo la CIA), e un reddito di massa autonomo senza confronto con quello che aveva Al Qaeda. Daech ha molti equipaggiamenti militari, pesanti e leggeri ma sofisticati. Più che un movimento terrorista, siamo di fronte ad un vero e proprio esercito di soldati di professione.

Chi è il dottor Frankenstein che ha creato questo mostro? Affermo chiaramente perché ciò ha conseguenze: sono gli Stati Uniti. Per interessi politici di breve termine, altri attori – alcuni dei quali appaiono come amici dell'Occidente – per compiacimento o deliberatamente, hanno contribuito a questa costruzione e a rinforzarla. Ma la responsabilità principale è negli Stati Uniti. Questo movimento, ha una fortissima capacità di attrarre e diffondere violenza ed è in espansione. E' potente, anche se è contrassegnato da vulnerabilità profonde. È potente ma sarà distrutto. Certo. Non ha altro scopo che quello di scomparire.
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(omissis)

fonte: http://www.senat.fr/compte-rendu-commissions/20141215/etr.html#toc2


venerdì 9 ottobre 2009

Obama, apparenza e realtà

L'immagine pacifista di Obama, frutto della sua trascinante oratoria e di un'efficacissima campagna di marketing politico-mediatico, non regge alla prova dei fatti

di Enrico Piovesana - fonte www.peacereporter.net

Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del ‘cambiamento' ha mantenuto lo stesso ‘Ministro della Guerra' di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata ‘Operazioni di emergenza di Oltremare' (Oco).

Iraq. Il ritiro degli Usa dall'Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la "guerra sbagliata", per impiegarle sul fonte della "guerra giusta", quella in Afghanistan.

Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla ‘nuova strategia', nei fatti Obama sta perseguendo un'escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.

Pakistan. Obama ha di fatto esteso l'intervento militare Usa in Afghanistan al Pakistan, intensificando notevolmente i raid missilistici condotti dai droni volanti della Cia sulle Aree Tribali (circa 70 da quando si è insediato, in cui sono morte decine e decine di civili) e costringendo il governo di Islamabad di sferrare massicce offensive militari nelle roccaforti talebane dello Swat (che ha causato una catastrofe umanitaria con milioni di sfollati) e presto in Waziristan.

Somalia. Con Obama sono proseguiti i raid militari statunitensi in territorio somalo per eliminare esponenti di Al Qaeda e del gruppo locale di Al Sabaab: attacchi missilistici o blitz condotti da commando aviotrasportati (come quello dello scorso 14 settembre)

Filippine. Le forze speciali statunitensi continuano a combattere a fianco delle truppe filippine impegnate nelle operazioni militari contro i gruppi armati integralisti islamici considerati legati ad Al Qaeda (Abu Sayyaf e Jemaah Islamiah) che operano nelle isole più meridionali dell'arcipelago filippino.

Altri conflitti. Consiglieri e addestratori militari Usa continuano a operare su molti altri fronti di guerra: nel sud della Thailandia (contro i separatisti islamici di Pattani, anche loro accusati di legami con Al Qaeda), in Georgia (contro i separatisti osseti e abkhazi sostenuti dalla Russia), in Colombia (contro i guerriglieri delle Farc), in Niger, Mali e Tunuisa (contro le cellule locali di Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e in Yemen (contro le milizie di Al Qaeda nella Penisola Araba dello sceicco Nasir al-Wahayshi).

Diplomazia. Anche le iniziative diplomatiche di Obama non sono tutte ‘rose e fiori'. Basta pensare all'ostacolamento di un'inchiesta indipendente sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza durante l'operazione ‘Piombo Fuso', alla provocatoria bufala della ‘nuova' centrale nucleare iraniana di Qom (in realtà nota agli Usa fin dal 2006), alla farsa dell' ‘abbandono' dello scudo missilistico di Bush (in realtà solo rimodulato secondo criteri più moderni), fino al rinnovo dell'anacronistico embargo economico a Cuba.



venerdì 7 novembre 2008

Viva Obama. Ma non facciamoci troppe illusioni.

La vittoria di Barack Obama a 44° Presidente degli Stai Uniti d’America viene salutata da tutti come una ventata di novità che contribuirà a cambiare i destini del mondo intero.

Non c’è dubbio che ciò possa essere in buona parte vero, in quanto il cambio di guardia tra una amministrazione repubblicana ed una democratica ai vertici di quella che sembra ancora la potenza economica e militare più importante del pianeta ha sempre portato dei cambiamenti sia in politica interna che estera.

C’è poi l’effetto simbolico di un traguardo prestigioso che per la prima volta viene raggiunto nella storia degli Stati Uniti d’America da un uomo di colore, che rappresenta un messaggio di uguaglianza e di democrazia per tutta l’umanità, simbolo di una quasi completa integrazione tra bianchi e neri.

Penso tuttavia che oramai a certi livelli in quella che è la classe dirigente USA il colore della pelle non sia più una discriminante. Diversa e segno di un più radicale cambiamento sarebbe stata a mio giudizio l’elezione a Capo della Casa Bianca di un Indiano Dakota, anziché Cheyenne o Navajo o di qualunque altra Tribù di Nativi Americani, ma questo è tutto un altro discorso.

Al di là dunque di questa assoluta novità ed alla prevedibile alternanza al potere tra repubblicani e democratici, non penso che il futuro del mondo possa ritenersi migliorato solo ed esclusivamente per questo evento. Anzi, le aspettative forse esagerate che tutti ripongono su Obama potrebbe trasformarlo alla prova dei fatti come il secondo grande bidone del terzo millennio, dopo quello dei mutui sub-prime.

La situazione contingente dell’intera economia mondiale, trainata negli ultimi decenni dal modello economico occidentale basato sulla globalizzazione dei mercati e sulla crescita continua e più o meno sostenibile, quest’ultima misurata essenzialmente in termini di crescita del PIL mondiale, sembra preludere ad un vero e proprio collasso economico globale. L’economia dei maggiori paesi industrializzati è comunemente riconosciuta in recessione, qualcuno parla di deflazione e di ristagno, qualche altro senza tanti peli sulla lingua fa riferimento al termine “depressione” che è quella che fa più paura a tutti: le aziende non riescono più a vendere e chiudono, le famiglie hanno sempre meno reddito.

Questa difficile situazione si somma a tanti altri problemi di altra natura ma ad essa strettamente collegati, come l’esigenza di nuove fonti energetiche, la crescita demografica, l’alterazione forse irreversibile di più fattori climatici, la fame, la carenza idrica, la desertificazione ….. insomma una situazione esplosiva.

Riuscirà l’elezione tanto auspicata di un democratico di colore alla casa Bianca a ribaltare la situazione? Può effettivamente cambiare qualcosa?

Obama ha ricevuto per questa campagna elettorale ben 640 milioni di dollari, cui andrebbero sommati anche gli oltre 220 milioni dati ai democratici per Hilary Clinton, più tutti gli altri spesi per i vari candidati sia democratici che repubblicani sia nella corsa alla casa Bianca che nel rinnovo del Senato.

Fra i loro maggiori contribuenti figurano banche, assicurazioni, fondi, armaioli, petrolieri. Fanno rumore tra i bancari che hanno finanziato Obama nomi come Goldman Sachs, JP Morgan, Citigroup, Morgan Stanley , addirittura la Lehman Brothers finché è stata operativa, gruppi bancari che molti ormai conoscono come protagonisti della crisi finanziaria che incombe tuttora su tutti noi. E poi ancora Microsoft, Google, IBM che hanno collaborato con il neo presidente nella sua impresa mediatica sul web, in buona parte alla base della sua vittoria.

E’ forse al management di queste società che dovremmo chiedere se vogliono e possono realmente cambiare qualcosa. E a quelli delle famose “Sette sorelle”, le multinazionali del petrolio che seppur in maniera più oculata sono comunque sempre lì a tenere le fila dell’economia mondiale.

Resto sempre convinto che ormai quando cambia un governo come in questo caso si tratti solo di una questione di facciata e di propaganda, per il resto conta l’intreccio di interessi economici che sta dietro l’una e l’altra parte e degli accordi che riescono a siglare tra di loro.

Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché solo pochi mesi fa, alla vigilia della implosione del sistema finanziario mondiale, il prezzo del greggio sia volato in poche settimane a 140 dollari al barile ed oggi costi invece meno della metà?

Com’è possibile che il costo dei cereali segua di pari passo il prezzo del greggio, anche nei suoi effetti sui prezzi al dettaglio? I prezzi di pane e pasta sono aumentati vertiginosamente negli ultimi mesi e non scendono più, come la benzina!

Perché gli USA stanno portando avanti da anni senza alcun risultato apparente la più dispendiosa campagna militare con migliaia di militari deceduti e miliardi di dollari spesi?

Perchè i managers, gli imprenditori, i politici, gli economisti che reggono i destini del mondo, così abili quando si tratta di incamerare profitti, compensi, utili e plusvalenze non siano mai capaci di anticipare ai risparmiatori alcunché su una crisi finanziaria ed economica come quella attuale che rischia di mettere in ginocchio la nostra civiltà? Dove sono i colpevoli di questo immenso crack? Chi paga per ripianare i debiti creati da una finanza “creativa” e fasulla? Perché nel mondo si continua a morire di fame, sete e malattie curabili mentre si spendono montagne di soldi per fare le guerre? E la CO2?

Obama, per il solo fatto che è di colore, che è democratico e che è stato eletto con il voto favorevole della maggioranza degli Americani riuscirà da solo a cambiare tutto ciò?

Me lo auguro, però penso che avrà bisogno dell’aiuto e del sostegno di tutti noi, perché tutti insieme, ciascuno con il suo impegno personale, dovremo cercare di influenzare le scelte e le decisioni delle classi dirigenti che ci governano, perché ciascuno di noi nei prossimi mesi sarà chiamato a dei cambiamenti radicali nelle proprie abitudini di vita e prima li affronteremo, coraggiosamente e a testa alta, questi cambiamenti e prima saremo in grado di restituire serenità al nostro futuro. Cominciamo di nostra iniziativa a darci delle risposte alle domande di cui sopra, informiamoci, dialoghiamo.

Indipendentemente dagli Obama, dai Bush e dai Berlusconi.

In bocca al lupo, Barack! Che la Forza sia con te e con tutti noi!