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venerdì 21 ottobre 2011

L'uccisione di Gheddafi e la Libia: la ciliegina sulla torta!

Molti si dilettano in queste ore ad esprimere con enfasi ed animosità il loro giudizio su Gheddafi come un porco dittatore, soprattutto ora che è stato sottratto con triste violenza, quella che noi tutti combattiamo a parole ogni giorno, e portando con sé tutti i suoi segreti, a quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto di ogni essere umano, per quanto caino possa essere, cioè un processo equo e garantista. A volte non tanto per rispetto di quella persona, ma della dignità di noi tutti. In Italia poi, affetta irrimediabilmente da berlusconismo, si accentuano in particolare faziosamente toni ed espressioni per questioni politiche interne, solo perchè negli ultimi anni il dittatore libico ha ricevuto le attenzioni del nostro premier.

Attualmente ci sono più di 30 dittature oltre quella di Gheddafi in tutto il mondo che fanno indisturbati i comodi loro nei confronti dei rispettivi popoli, con i quali tutti i paesi democratici e garantisti dell'occidente trafficano tranquillamente e senza fiatare o intervenire militarmente. Nei loro confronti nessuno si informa o denuncia scandalizzato alcunché.

Gheddafi sarà pure stato un dittatore, particolarmente duro e forse spietato nei confronti dei suoi nemici, che lui considerava nemici del popolo libico, in particolare gli USA, ma che fosse crudele con il suo popolo o che lo opprimesse è pura menzogna diffusa dai media filo atlantisti, così come le notizie sulle stragi di febbraio e i cimiteri di massa inventati ad arte per giustificare l'aggressione armata della NATO, alla quale supinamente l’Italia si è prestata, violando un accordo stipulato pochi mesi prima e tradendo una partnership che da anni ci lega al popolo libico e che affonda le radici (e le responsabilità) nella colonizzazione italiana degli inizi del secolo scorso.

La storia e la cronaca, non certo quelle scritte dagli occidentali, ci dicono tutt'altra cosa rispetto a ciò che ci è stato propinato in questi mesi da TV e media occidentali, che ormai credo sia chiaro manipolano l’informazione ad uso e consumo dei poteri forti. Nessuna filantropia, nessuna ricerca della pace e della libertà dei popoli: solo opportunismo neocolonialista! E tanta, tanta ipocrisia!

Per chi ha rispetto della propria intelligenza e della propria sensibilità, indico di seguito alcuni riferimenti reperibili in internet affinché ciascuno possa almeno farsi una propria opinione forse più obiettiva dei fatti e valutare in tutta coscienza se davvero non siamo stati tutti ingannati e farne tesoro per il futuro. Gli altri continuino pure, ahimé, a godere nell’essere trattati da gregge stupido ed ignorante.

E questo vi sembra un regime sanguinario? - La “Jamahiriya” Libica e le condizioni di vita dei libici – I primati della Libia

Le vere ragioni della guerra in Libia - Il primo satellite Africano RASCOM 1 - Il Fondo Monetario Africano, la Banca Centrale Africana, la Banca Africana di Investimenti - Unioni regionali come freno alla creazione degli Stati Uniti d’Africa - Gheddafi, l’Africano che ha permesso di lavare l’umiliazione dell’Apartheid - Coloro che vogliono esportare la democrazia, sono loro stessi dei democratici? - Quali lezioni per l’Africa?

Libia: petro(dollari), oro(dollari) e .... acqua(dollari), il bottino del crimine umanitario contro la Libia - "Un progetto grandioso per l'acqua per i villaggi della Libia", che fa gola forse più del petrolio.

Quello che realmente succede in Libia e che i media non vi faranno mai vedere – I video sugli attacchi NATO e i “danni collaterali” subiti dal popolo libico.

Dopo questa ciliegina della cruda uccisione di Gheddafi sulla torta dell’aggressione NATO alla Libia, auguro al popolo libico che davvero la guerra civile in atto finisca qui, recuperino la loro sovranità nazionale e ritrovino la serenità e la libertà per decidere loro, in piena autonomia, del proprio futuro.

Giovanni Nocella

sabato 19 marzo 2011

La guerra in Libia! Mistificazione mediatica ed ipocrisia alla base dell’intervento militare.

Stiamo rischiando di scatenare una guerra nel Mediterraneo senza neanche sapere quale sia veramente la situazione in Libia, attaccando uno Stato sovrano ed interferendo nelle sue questioni interne, addirittura con l’avallo dell’ONU. E' un precedente gravissimo di cui pagheremo le conseguenze e che viola qualsiasi principio internazionale in tema di sovranità nazionale e autodeterminazione dei popoli e viola tra l’altro ancora una volta la nostra COSTITUZIONE, che tutti sventolavano pochi giorni fa.

Una situazione che ricorda la "pistola fumante" di Bush o le armi di distruzione di massa di Saddam o il fantomatico inseguimento di Bin Laden nelle alture dell'Afghanistan.

E’ dal 1911 che l'Italia ha rapporti privilegiati con la Libia. Prima perchè colonia, poi con il protettorato ed infine con 40 anni di rapporti con Gheddafi. Da sempre i nostri governi intrattengono rapporti con il dittatore libico, così come avviene con tante altre realtà in tutto il mondo in cui si violano i diritti umani a cominciare dalla Cina. Da quanto non viene pubblicato dai nostri media si evince che la Libia è, nonostante o grazie a Gheddafi, il paese più progredito dell'Africa (eccetto forse Sud Africa). C'è il reddito medio più alto (circa 14.000 dollari pro-capite, forse più di alcune nostre regioni), è l'unico paese africano ad avere un sistema pensionistico ed un sistema sanitario, l'alfabetizzazione è all'87% contro una media dell'Africa nettamente inferiore, non c'è un solo libico tra i migranti, il sistema politico se non può essere definito democratico è comunque tra i più avanzati d'Africa, l'integralismo islamico è sconosciuto. E' l'unico paese produttore di petrolio nel quale la ricchezza da questo derivante è distribuita tra i cittadini.

Gheddafi ha però soprattutto il grande difetto, al pari dell'Iran in medio oriente, di essere rimasto l'unico effettivo baluardo in Africa contro l'imperialismo americano. Soprattutto in Italia è diventato uno spauracchio esclusivamente in chiave antiberlusconiana, perchè fino a qualche mese fa non se lo filava nessuno!

Se dessimo uno sguardo alla storia della nostra politica energetica e risalissimo alle vicende di Mattei ed alla forte presenza dell'ENI in Libia ci renderemmo conto di quale errore stia facendo l'Italia a lasciare campo libero nella area a francesi e britannici, da tempo presenti in Libia a sobillare ed armare gli irridententisti cirenaici. La Francia ha bisogno del petrolio libico, soprattutto dopo tutto il casino che sta venendo fuori contro il NUCLEARE. Quanto al confronto con le guerre in Iraq, Afghanistan e Kosovo è vero, non sono la stessa cosa. In quei casi c'erano motivazioni più o meno valide dietro cui si sono nascosti gli interventisti, anche se poi rivelatesi fasulle (la pistola fumante, la armi di distruzione di massa , Bin Laden) per un'azione militare. Oggi nel caso della Libia è pura aggressione ad uno stato sovrano, membro dell'ONU, che sta reagendo ad una rivolta interna come farebbe chiunque altro stato sovrano: vedasi al riguardo quanto accaduto in un passato più o meno recente in Irlanda, nei Paesi Baschi, in Corsica, nelle Falkland, in Tibet, nello Xinghijang ecc. Nel caso libico poi non c'è alcuna prova documentata degli orrori reclamizzati in base ai quali gli USA chiedono l’intervento del Tribunale contro le violazioni dei diritti umani dell’Aja. Proprio loro che insieme alla Cina ed alla Russia non ne hanno mai sottoscritto la Convenzione che ne è alla base!

Quanto ai migranti di Lampedusa, come dicevo, non c'è tra di loro un solo libico, solo tunisini, algerini ed altri africani. I libici non avevano bisogno di emigrare, né per motivi economici, né per motivi politici. Vedremo adesso cosa succederà invece. Si riverseranno in Italia anche tutti gli altri africani e non (cinesi, vietnamiti, indiani ecc.) che in Libia avevano trovato lavoro! Tutto ciò è la prova evidente tra l'altro che i regimi filo occidentali dell' Algeria, della Tunisia e dell'Egitto hanno fallito perchè da loro oggi ci sono rivolte, insurrezioni di popolo, giovani soprattutto, che non hanno lavoro e fanno la fame. In Libia si tratta invece di un'insurrezione armata fomentata da pochi focolai che da sempre sono in rotta con le Tribù dominanti che i media - servi della politica imperialista filo americana e filo israeliana - hanno trasformato artatamente in lotta di popolo.

Di sicuro comunque c'è che l'Italia ne uscirà con le ossa rotte e l'Europa peggio (con sommo gaudio dello Zio Tom).

C’è infine un ‘ultimo paio di domande da porsi. Come mai altri stati, soprattutto Cina e Russia, che fino a qualche tempo fa a avrebbero fatto fuoco e fiamme contro una risoluzione come quella che é stata votata dall’ONU, tacciono? Forse perché in cambio potranno fare il loro porco comodo da qualche altra parte del globo? E l’intervento militare in Libia, diciottesimo produttore di petrolio nel mondo, non sarà forse il viatico per un prossimo intervento militare americano in Arabia Saudita, secondo produttore di petrolio al mondo e paesi limitrofi? Lì però, saranno botte da orbi!

E poi qualcuno se ne viene ancora che le guerre si fanno per portare la democrazia o per difendere i diritti umani o le popolazioni civili? A suon di bombe e massacrando i civili? Ma fatemi il piacere. Questa è pura ipocrisia!

Giovanni Nocella

martedì 22 febbraio 2011

Nord Africa: rivolte democratiche?

In ballo petrolio e gas, ma anche acqua ed equilibri internazionali.

Si deve stare molto attenti nel valutare la effettiva spontaneità di queste rivolte scoppiate a catena in Nord Africa. Ricordiamoci infatti che ci sono in ballo nella regione alcuni fra i più grossi produttori al mondo di petrolio e di gas, senza dimenticarci poi del canale di Suez, vitale per gli scambi commerciali di mezzo mondo, e dei potenziali approvvigionamenti idrici dal Nilo per Israele, per questo Stato sempre più vitali.
Gli equilibri mondiali stanno cambiando rapidamente a discapito del monocentrismo americano ed i metodi per tentare di mantenere la leadership mondiale sono vari e sempre più raffinati, dalla guerra contro l'IRAQ, con la vana e menzognera ricerca della famosa "pistola fumante", alla "esportazione della democrazia" contro fantomatici terroristi (quegli stessi talebani che sono stati a suo tempo armati e finanziati quando si difendevano dai russi e che forse presto si toglieranno la veste di “terroristi” per diventare di nuovo “alleati” contro Mosca ) a suon di bombe e di massacri di civili come in Afghanistan, dai golpe in stile sudamericano alle rivolte colorate dell’est euro-asiatico e agli attacchi finanziari ai bilanci pubblici di mezza Europa.
I regimi di Algeria, Tunisia ed Egitto non erano mai stati messi in discussione finora dalla politica e dalla stampa occidentale, anzi sono sempre stati considerati partners affidabili dell’occidente e comunque è giudizio unanime che essi abbiano consentito a quei paesi di fare un salto qualitativo enorme sia dal punto di vista economico che sociale. Erano però ormai decotti ed un'eventuale passaggio di consegne da parte dei vecchi amici, scoperti oggi “dittatori” e “tiranni”, fatto per via "democratica" cioè con regolari elezioni, avrebbe comportato il rischio di una vittoria degli integralisti islamici con le dovute conseguenze sia per la gestione delle risorse energetiche che per i rapporti con l’Islam.
Oltre alla possibilità di instaurare in quei paesi, con il pretesto di esportare la “nostra” democrazia, nuovi governi “amici”, si possono anche creare altresì le condizioni per fare terra bruciata intorno a Gheddafi che è anch’egli un tiranno ed un dittatore forse peggiore degli altri, ma in realtà è, o era, l’unico nell’area davvero pericolosamente ostile all’imperialismo americano-israeliano. Forse è lui il vero principale obiettivo di questo presunto “complotto”. Del resto, portare la “democrazia” con le armi in terra libica sarebbe stato infatti molto, ma molto rischioso: sarebbe stata una palese aggressione ad uno Stato sovrano, che avrebbe potuto scatenare le ire di Russia, Iran, Turchia e forse anche Cina, senza pensare che a Gheddafi sarebbe bastato chiudere i rubinetti di gas e petrolio per mettere in ginocchio mezza Europa. Agire invece dall’interno, con una bella e magari sanguinosa “rivoluzione”, è tutta un’altra cosa!
Quanto a coloro, soprattutto “italioti”, che inneggiano quasi con tifo da stadio, alla rivolta “democratica” contro quei regimi e soprattutto in chiave antiberlusconiana contro Gheddafi (ma anche contro Mubarak, ma più che altro per il fantomatico collegamento con Ruby!), sinceramente meriterebbero un morso in testa!
A parte il fatto che comunque si tratta di vicende da condannare perchè intrise di sangue e violenza, che mietono vittime soprattutto tra i civili e le popolazioni inermi, ma ancora una volta si tratta per questi “democratici” di strumentalizzare ipocritamente a fini politici il loro atteggiamento moralista, anzi di falso moralismo.
Se è vero infatti che in via assoluta sarebbe giusto ed equo per una Nazione democratica e civile (!) come l’Italia non avere rapporti con un tipo come Gheddafi (per giunta amico di un vecchio cialtrone nostrano!) - a parte il fatto che ce ne accorgiamo dopo quarant’anni che abbiamo rapporti con lui - allora dovremmo chiudere i nostri rapporti politici e commerciali e ritirare i nostri ambasciatori con mezzo mondo, a cominciare dalla Cina per finire probabilmente con gli stessi USA, e chiudere gran parte delle nostre imprese “delocalizzate”!
Davanti a quante porcherie e nefandezze in realtà chiudiamo quotidianamente gli occhi? Basti pensare ai milioni di persone, soprattutto bambini, che tirano le cuoia per fame e sete e malattie curabili alla faccia di tutti i benpensanti nostrani!
Questi nostri “moralisti rivoluzionari” dovrebbero però anche dichiararsi disponibili a spostarsi da domani in bicicletta o a dorso di mulo e a vestirsi di stracci! …..e a fumarsi spinelli di merda di vacca!
Quali potranno essere gli sviluppi? Nessuno ha certo la palla di vetro e c’è da auspicare che realmente questi popoli abbiano la possibilità di esercitare il loro sacrosanto diritto all’autodeterminazione e possano scegliersi liberamente leggi e governanti. Come paese civile e “democratico” dovremmo innanzitutto adoperarci in tal senso.
C’è da temere però che non sarà così.
Forse queste aree avranno un lungo periodo di fibrillazione, di guerre civili e lotte tra bande (in Libia ci sono ancora, udite, udite, le “Tribù”!) che alimenteranno il traffico internazionale di armi, mieteranno migliaia di vittime e causeranno un esodo biblico e catastrofico verso l’Europa, che avrà così la sua bella gatta da pelare (l’America infatti è troppo lontana, no?).
Forse l’annientamento di un potenziale fronte bellico contro Israele senza sparare un solo colpo di uranio impoverito e senza sganciare tonnellate di bombe cluster, eliminando di fatto uno o più dei suoi potenziali nemici, potrà alimentare le velleità espansioniste dello stato ebraico, che potrà così fronteggiare più serenamente ad est il fronte ostile (o pseudo tale) turco-iraniano. Ricordiamoci che Israele di bombe atomiche ne ha un’arsenale!
Forse le nostre “democrazie” occidentali finiranno ancor più col rinunciare a dialogare con l’Islam (quello “integralista” che certo non resterà a guardare) ed il nostro paese dovrà rinunciare ancora una volta a qualsiasi velleità di assurgere a potenza chiave del Mediterraneo.
Certo qualcosa dovrà cambiare nella politica energetica di molti paesi, primo fra tutti il nostro, con sommo infausto gaudio di chi osteggia stupidamente gli accordi energetici, vitali per il nostro paese, con Libia, Iran e Russia.
Inoltre, la politica internazionale dell’Europa (e dell’Italia) finirà con l’appiattirsi ulteriormente alle esigenze dell’imperialismo atlantico e della NATO rinunciando al suo possibile ruolo di cerniera con l’est europeo e di Potenza Guida e sacrificando la sovranità delle Nazioni che ne fanno parte ai potentati economico-finanziari anglo-americo-israeliani.
Sapete poi qual’è la ciliegina su questa bella torta? Che è probabile che almeno per i prossimi due anni e alla faccia di tutti, continueremo a vivere queste vicende con lo stesso premier!
Auguriamoci che queste analisi siano totalmente sbagliate, ma tutti noi dovremmo comunque aprire gli occhi e sottrarci alla subdola propaganda ed alla manipolazione di massa dell’opinione pubblica che è in atto da decenni nei media a discapito della vera democrazia e delle nostre coscienze.

giovedì 2 settembre 2010

Critiche a Gheddafi: non si tratta così un amico!

Che le esternazioni di Gheddafi siano state alquanto estemporanee e provocatorie e quanto meno folkloristico il contesto che ha caratterizzato, come suo solito, la sua ultima visita in Italia, non ci piove. Che i suoi appelli alla conversione all’islamismo disturbino il Vaticano o Borghezio sinceramente lasciano il tempo che trovano.
Non condivido però le critiche sui rapporti con Gheddafi, per lo più ispirate dalla solita miopia politica dell’antiberlusconismo di chi le pronuncia. Non credo del resto che il leader libico abbia bisogno di Berlusconi per essere "sdoganato", come afferma Beppe Grillo. Sono infatti decenni che la Libia è uno dei nostri più importanti partners commerciali, forse il nostro più affidabile fornitore di gas naturale e di petrolio e, visto che i rapporti con l'altro principale partner energetico, la Russia di Putin, sono spesso condizionati dagli equilibri energetici internazionali di quel paese con gli USA e cioè dai problemi con Georgia ed Ucraina che più di una volta hanno minacciato le forniture all'Europa, forse dovremmo tenercelo ben stretto. Per non parlare dei problemi delle forniture da parte degli altri paesi arabi.
La cosa alquanto strana è però che gran parte di queste critiche vengono da quegli esponenti e militanti della ex sinistra che fino a poco tempo fa turandosi il naso guardavano a Gheddafi come paladino dell’antimperialismo USA e che dovrebbero essere inoltre orgogliosi del fatto che il loro paese, unico forse tra i paesi ex colonialisti, abbia finalmente tentato, ed in parte vi sia riuscito per quanto possibile, di porre rimedio ad una delle pagine più tristi della sua storia dettata dalla megalomania fascista.
Tanto più che il risarcimento concordato con il leader libico ci ritornerà sotto forma di forniture industriali e militari ed accordi commerciali con primarie nostre aziende, ENI e Finmeccanica in testa.
Il problema è che questi accordi li va facendo un certo Berlusconi e questo Berlusconi, parafrasando Shakespeare, non è certo da tutti ritenuto “un uomo d’onore”! Ed allora via il bambino con tutta l’acqua sporca!
Da un punto di vista degli equilibri internazionali, poi, non va dimenticato che Gheddafi guarda ad un Mediterraneo gestito da un punto di vista dei rapporti politici e commerciali principalmente dai paesi che vi si affacciano, per cui l’Italia per la sua posizione geografica dovrebbe assumere un ruolo strategico di primaria importanza, come da secoli tenta di fare.
Del resto questa politica di apertura verso i gasdotti della Russia ed i paesi fornitori di gas e petrolio, Iraq, Iran e Libia in testa, che potrebbe portare l'Italia non solo ad una certa tranquillità energetica, ma anche ad una più prestigiosa dimensione internazionale di cerniera tra Europa occidentale e paesi del Mediterraneo, è da sempre osteggiata dai poteri forti che tengono l'Italia sotto scacco da oltre 60 anni, fin dai tempi dell'Agip di Enrico Mattei, ed anche prima, e che al momento non stanno certo dalla parte di Berlusconi, anzi. Basti pensare agli interessi, oggi come nel secolo scorso, di Francia e Gran Bretagna verso quelle riserve energetiche che Gheddafi sta mettendo “amichevolmente” a disposizione dell’Italia. E quando questi tentativi nazionali di una politica estera autonoma sono andati oltre certi limiti si sono verificati strani episodi destabilizzanti come gli assassini di Mattei e di Moro o la caduta di Craxi, o semplicemente ridicoli ma efficaci come il duomo in faccia al nostro premier.
Che poi il leader libico rappresenti una dittatura e che questa presenta anche problemi di carattere umanitario non possiamo ricordarcene solo quando viene a far visita di Stato al nostro Capo del Governo (forse ce ne dimentichiamo, ma questo è il ruolo ufficiale di Berlusconi). E se Gheddafi chiede 5 miliardi all’Europa dimentichiamo che in fin dei conti il problema del rifiuto degli immigrati è essenzialmente una questione internazionale che riguarda innanzitutto la comunità europea, che quegli immigrati non li vuole in un periodo di destabilizzazione delle politiche interne dovuto alla crisi economica.
Se volessimo essere coerenti dovremmo del resto interrompere i rapporti commerciali non solo con la Libia ma anche con numerosi altri paesi come ad esempio la Cina o l'Arabia Saudita, che violano i diritti umani ed essere disposti a passare l'inverno con le chiappe al freddo e l'estate con le cervella sbollite dal caldo.
Ah, dimenticavo, e i soldi di Gheddafi nell'Unicredit e di lì in Mediobanca, Generali, Juventus ... che ne facciamo? Li confischiamo? Sulla base di quale diritto?
Allora, quand’è che in questo paese si metteranno da parte miopia ed ipocrisia e si riacquisterà quella lucidità politica necessaria per intraprendere una strategia alternativa a quella del governo-non governo di Berlusconi, tanto utile a tutto l'arco parlamentare, e non sia solo e monotonamente quella pseudo giudiziaria e scandalistica dell’opposizione dell’ex-sinistra e di quella lucidata a nuovo degli ex-fascisti?

Giovanni Nocella