giovedì 2 settembre 2010

Critiche a Gheddafi: non si tratta così un amico!

Che le esternazioni di Gheddafi siano state alquanto estemporanee e provocatorie e quanto meno folkloristico il contesto che ha caratterizzato, come suo solito, la sua ultima visita in Italia, non ci piove. Che i suoi appelli alla conversione all’islamismo disturbino il Vaticano o Borghezio sinceramente lasciano il tempo che trovano.
Non condivido però le critiche sui rapporti con Gheddafi, per lo più ispirate dalla solita miopia politica dell’antiberlusconismo di chi le pronuncia. Non credo del resto che il leader libico abbia bisogno di Berlusconi per essere "sdoganato", come afferma Beppe Grillo. Sono infatti decenni che la Libia è uno dei nostri più importanti partners commerciali, forse il nostro più affidabile fornitore di gas naturale e di petrolio e, visto che i rapporti con l'altro principale partner energetico, la Russia di Putin, sono spesso condizionati dagli equilibri energetici internazionali di quel paese con gli USA e cioè dai problemi con Georgia ed Ucraina che più di una volta hanno minacciato le forniture all'Europa, forse dovremmo tenercelo ben stretto. Per non parlare dei problemi delle forniture da parte degli altri paesi arabi.
La cosa alquanto strana è però che gran parte di queste critiche vengono da quegli esponenti e militanti della ex sinistra che fino a poco tempo fa turandosi il naso guardavano a Gheddafi come paladino dell’antimperialismo USA e che dovrebbero essere inoltre orgogliosi del fatto che il loro paese, unico forse tra i paesi ex colonialisti, abbia finalmente tentato, ed in parte vi sia riuscito per quanto possibile, di porre rimedio ad una delle pagine più tristi della sua storia dettata dalla megalomania fascista.
Tanto più che il risarcimento concordato con il leader libico ci ritornerà sotto forma di forniture industriali e militari ed accordi commerciali con primarie nostre aziende, ENI e Finmeccanica in testa.
Il problema è che questi accordi li va facendo un certo Berlusconi e questo Berlusconi, parafrasando Shakespeare, non è certo da tutti ritenuto “un uomo d’onore”! Ed allora via il bambino con tutta l’acqua sporca!
Da un punto di vista degli equilibri internazionali, poi, non va dimenticato che Gheddafi guarda ad un Mediterraneo gestito da un punto di vista dei rapporti politici e commerciali principalmente dai paesi che vi si affacciano, per cui l’Italia per la sua posizione geografica dovrebbe assumere un ruolo strategico di primaria importanza, come da secoli tenta di fare.
Del resto questa politica di apertura verso i gasdotti della Russia ed i paesi fornitori di gas e petrolio, Iraq, Iran e Libia in testa, che potrebbe portare l'Italia non solo ad una certa tranquillità energetica, ma anche ad una più prestigiosa dimensione internazionale di cerniera tra Europa occidentale e paesi del Mediterraneo, è da sempre osteggiata dai poteri forti che tengono l'Italia sotto scacco da oltre 60 anni, fin dai tempi dell'Agip di Enrico Mattei, ed anche prima, e che al momento non stanno certo dalla parte di Berlusconi, anzi. Basti pensare agli interessi, oggi come nel secolo scorso, di Francia e Gran Bretagna verso quelle riserve energetiche che Gheddafi sta mettendo “amichevolmente” a disposizione dell’Italia. E quando questi tentativi nazionali di una politica estera autonoma sono andati oltre certi limiti si sono verificati strani episodi destabilizzanti come gli assassini di Mattei e di Moro o la caduta di Craxi, o semplicemente ridicoli ma efficaci come il duomo in faccia al nostro premier.
Che poi il leader libico rappresenti una dittatura e che questa presenta anche problemi di carattere umanitario non possiamo ricordarcene solo quando viene a far visita di Stato al nostro Capo del Governo (forse ce ne dimentichiamo, ma questo è il ruolo ufficiale di Berlusconi). E se Gheddafi chiede 5 miliardi all’Europa dimentichiamo che in fin dei conti il problema del rifiuto degli immigrati è essenzialmente una questione internazionale che riguarda innanzitutto la comunità europea, che quegli immigrati non li vuole in un periodo di destabilizzazione delle politiche interne dovuto alla crisi economica.
Se volessimo essere coerenti dovremmo del resto interrompere i rapporti commerciali non solo con la Libia ma anche con numerosi altri paesi come ad esempio la Cina o l'Arabia Saudita, che violano i diritti umani ed essere disposti a passare l'inverno con le chiappe al freddo e l'estate con le cervella sbollite dal caldo.
Ah, dimenticavo, e i soldi di Gheddafi nell'Unicredit e di lì in Mediobanca, Generali, Juventus ... che ne facciamo? Li confischiamo? Sulla base di quale diritto?
Allora, quand’è che in questo paese si metteranno da parte miopia ed ipocrisia e si riacquisterà quella lucidità politica necessaria per intraprendere una strategia alternativa a quella del governo-non governo di Berlusconi, tanto utile a tutto l'arco parlamentare, e non sia solo e monotonamente quella pseudo giudiziaria e scandalistica dell’opposizione dell’ex-sinistra e di quella lucidata a nuovo degli ex-fascisti?

Giovanni Nocella

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