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sabato 16 gennaio 2010

Vaccino H1N1, Ecco il contratto segreto tra Novartis e Governo

I media "scoprono" l'accordo Novartis-Governo.

Trova finalmente riscontro sulla stampa quanto già da tempo ed ampiamente diffuso in rete circa gli accordi più o meno segreti che il Governo ha stipultao con la casa farmaceutica fornitrice in Italia del vaccino contro la fantomatica influenza H1N1.
Oltre al flop cui è andata incontro una scandalosa campagna di allarmismo collettivo su un tipo di influenza che fin dai suoi primi accenni si presentava di ordinaria amministrazione e non certo quella eccezionale e pericolosissima pandemia che si voleva far credere e che ha visto coinvolti in prima persona ministri, parlamentari ed esperti , ecco dunque finalmente la verità sul contratto che lo Stato ha stipulato con la Novartis che avevamo già denunciato qui. che comunque ci costerà 24 milioni di euro.

Fonte: www.repubblica.it/salute

di Adele Sarno


Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate, sui tempi di consegna, sui prezzi. Ma l'accordo tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto


Novartis è obbligata a produrre le dosi di vaccino e a rispettare l’accordo con il ministero della Salute. Ma solo fino a quando ciò sia ritenuto "ragionevole". E ancora, se il siero vaccinale è dannoso per la salute “il Ministero è tenuto a tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole, se il vaccino fa male a chi lo assume paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione. Infine, se il prodotto non viene consegnato per mancato ottenimento dell'autorizzazione all'immissione al commercio e di prove cliniche positive, è ancora il Ministero a pagare. Il forfait è di 24 milioni di euro netti.

Il contratto tra la casa farmaceutica e il governo italiano per fronteggiare l’eventuale pandemia del virus H1N1 non è più un segreto. Lo pubblica il sito del mensile Altreconomia, proprio adesso che Ferruccio Fazio, ministro della Salute, in un'interrogazione ha annunciato che ha annullato metà delle dosi che avrebbe dovuto ricevere dalla Sanofi, cioè 24 milioni.

Fino ad oggi non si avevano idee chiare sul numero delle dosi di siero vaccinale acquistate dalla Novartis, sui tempi di consegna, sui prezzi. L’unica cosa nota dell’accordo con la multinazionale era che la Corte dei conti aveva 'bacchettato' il governo perché colpevole di aver accettato clausole troppo favorevoli all'azienda. Fra queste l'assenza di penali, l'acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite.

Il contratto è stato firmato il 21 agosto 2009 tra il direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e l'amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo si regolamenta l'acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa. Di queste sono state prodotte e consegante dieci milioni di dosi. Mentre quelle usate sono quasi 900 mila. Il contratto si può leggere e scaricare, sebbene ci sia la presenza di omissis.

Nell’articolo 1 si stabilisce che Novartis è obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia ‘ragionevole’. Dove per ‘sforzi commercialmente ragionevoli’ si intende che l’azienda si impegna ad adempiere all’incarico ma che laddove intervengano ‘fattori esulanti dal pieno controllo della Novartis’ l’accordo decade, e lo Stato paga lo stesso (art.3.1). Tra questi: “La disponibilità di uova e di altri materiali e il successo delle sperimentazioni cliniche necessarie a convalidare le caratteristiche di sicurezza e immunogenicità del prodotto”.

La confezione? Decide l’azienda. Ancora, il ministero non è autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa. Alterare, oscurare, rimuovere o manomettere il marchio commerciale.

La consegna e la spedizione.
La multinazionale – si legge nell’articolo 3 – si impegna a consegnare entro una data concordata il vaccino, ma qualora non sia in grado di consegnare il prodotto basta una comunicazione al Ministero sette giorni prima della scadenza, per ottenere un rinvio concordato tra le parti. E se il ministero si dovesse trovare impossibilitato a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni.

Articolo 4: garanzie e indennizzi.
E se dall’assunzione del vaccino deriva un danno alla salute? L’azienda non è responsabile. Si legge nell’articolo 4.6: “Il Ministero è tenuto a indennizzare, manlevare e tenere indenne Novartis da qualsiasi perdita che l’azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto”. In altre parole se il vaccino è dannoso paga lo Stato. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione.

Prezzo.
Il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall'emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena (articolo 5).

Cause di forza maggiore.
Ministero e azienda non sono responsabili l’uno nei confronti dell’altra se intervengono cause di forza maggiore. Quelle che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come "epidemie e pandemie", "atti di qualsiasi autorità pubblica", "atti di enti sopranazionali”, come per esempio l'Oms (art. 8.3).

Durata e risoluzione (9.3).
Nel caso in cui il vaccino non possa essere consegnato per mancato ottenimento dell'autorizzazione all'immissione al commercio e di prove cliniche positive, il ministero paga Novartis con un forfait: 24 milioni di euro netti. E per chiudere, nell’articolo dieci, le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate.

(Gennaio 15, 2010)



martedì 3 novembre 2009

Vaccino H1N1 - Il contratto misterioso: interviene la Corte dei Conti

Quando a comandare sono le multinazionali!

Il 7 ottobre scorso emanammo il seguente comunicato agli organi di stampa: “ … La Corte dei conti ha sollevato alcune eccezioni (in 11 punti) sulla fornitura dei vaccini. La dichiarata eccezionalità ha però vanificato la possibilità di avere delucidazioni su di un singolare contratto di acquisto del vaccino A(H1N1). Aldo Barbona (presidente LIDU 1948 onlus)” Qualche giornale ne sta parlando molto timidamente e allora torniamo sull’argomento perché consideriamo necessario commentare la vicenda in modo più approfondito...

Nel settembre 2009 la Corte dei conti, che esercita il controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato, ha emanato la Deliberazione n. 16/2009/P. La Corte con tale atto tenta di dare la sua valutazione sul “contratto di fornitura di dosi di vaccino antinfluenzale A(H1N1) stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis Vaccines and Diagnostics s.r.l..”. Chiede perciò chiarimenti sui seguenti 11 punti del contratto:

1) la decima premessa è parte integrante del contratto precisando che l'esito delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto, i tempi di produzione, la qualità dell'inoculo virale, la capacità produttiva e il lancio del prodotto sono ancora in corso di definizione, sembra vanificare a favore della Novartis tutti i successivi vincoli contrattuali;

2) la tredicesima premessa prevede l'applicazione dell'IVA vigente al momento della consegna anziché quella vigente alla firma del contratto;

3) l'art. 3.1 (ribadito dall'art. 5.3) prevede la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l'applicazione di alcuna penalità;

4) l'art. 4.1 stabilisce che il Ministero accetti il prodotto anche in assenza dell'autorizzazione all'ammissione in commercio in Italia, concordando in tal caso un generico "Quality Agreement";

5) le garanzie poste a favore del Ministero in caso di mancata autorizzazione all'ammissione in commercio del Prodotto in Italia previste dall'art. 4.2 non appaiono correlate all'esborso finanziario sopportato dal Ministero fino a quella data, né bilanciate con quelle poste a carico del Ministero medesimo dall'art. 9.3 nel caso di impossibilità di ritiro del Prodotto;

6) l'art. 4.4, riguardante eventuali difetti di Fabbricazione o Danni Fisici del prodotto, richiede l'accordo della Novartis sull'esistenza degli stessi;

7) l'art. 4.5 prevede rimborsi al Ministero per danni causati a terzi, limitatamente a causa di Difetti di Fabbricazione, mentre ai sensi dell'art.. 4.6 il Ministero dovrà risarcire Novartis per danni causati a terzi in tutti gli altri casi;

8) l'art. 9.3 prevede il pagamento alla Novartis di euro 24.080.000 (al netto di IVA) ai fini della partecipazione ai costi in caso di non ottenimento dell'autorizzazione all'immissione in commercio del Prodotto, senza alcuna specificazione in merito ai criteri di quantificazione del predetto importo;

9) l'art. 9.5 stabilisce che, qualora il contratto venga risolto per violazione di disposizioni essenziali da parte di Novartis, il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato;

10) l'art. 10.2 considera Informazioni Riservate anche l'esistenza del contratto e le disposizioni in esso contenute, clausola in considerazione dell'evidenza pubblica della procedura impossibile da rispettare;

11) il contratto appare carente di parere di organo tecnico in grado di attestare la congruità dei prezzi in esso concordati.

Analizzando il contratto suddetto, la Corte dei conti scopre che non può approfondire, il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perché valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi di natura terroristica (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003 – Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza derivante dall’attuale situazione internazionale).

Scopre così che il trattamento dell’influenza A(H1N1) è stata messa nella mani della Protezione civile, alla stessa stregua degli eventi calamitosi come terremoti, frane, guerre batteriologiche, ecc. Alla luce delle considerazioni della Corte dei conti, veniamo per di più a sapere che:

- Anche se la Novartis non arrivasse in tempo a fornire i vaccini, noi pagheremmo lo stesso 24.080.000 euro. (Vedi punto 8).
- Il Ministero pagherà Novartis anche in caso di “non ottenimento dell'autorizzazione all'immissione in commercio del Prodotto”. (Vedi punto 8)
- Il fornitore (nel caso specifico Novartis) pagherà l’IVA alla consegna e non alla stipula del contratto. (Vedi punto 2)
- Nell’eventualità che ci siano difetti di fabbricazione, sarà la Novartis a dire l’ultima parola sulla consistenza degli stessi. (Vedi punto 6)
- Novartis pagherà i danni in caso di difetto di fabbricazione, in tutti gli altri casi di danni a terzi pagherà il Ministero. (Vedi punti 6 e 7)
- Per la Novartis non è prevista alcuna penalità. (Vedi punto 3).

La Corte dei conti conclude il documento affermando: “Queste dettagliate deroghe - anche se non del tutto esaustive - inducono la Sezione a ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali e di conseguenza - nel riconoscere l'eccezionalità e somma urgenza dell'intervento - a non procedere alla disamina dei vari punti di rilievo sollevati dall’Ufficio di controllo.” Se ce ne fosse bisogno, abbiamo avuto ulteriore prova della incapacità dei nostri governanti nello spendere i soldi dei cittadini governati, come ci attesta la conclusione del documento al punto 11.

Aldo Barbona (Presidente “LIDU 1948 onlus” – Lega Italiana dei Diritti Umani)
Massimo Andellini (Presidente UVA - Unione Vegetariana Animalista)

Fonte: www.ariannaeditrice.it



lunedì 2 novembre 2009

PANDEMIA DI LUCRO

Pandemia del GUADAGNO = "INFLUENZA A"

(Non neghiamo le necessarie misure di precauzione che stanno prendendo i Governi, ma riteniamo giusto valutare questa "pandemia" da ogni punto di vista, soprattutto quando il "profitto", già di per sè non giustificabile in ambito sanitario, rischia addirittura di trasformarsi in un "illecito arricchimento" ai danni della salute pubblica.)

Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina?
Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria..
I notiziari di questo non parlano...
Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi..
I notiziari di questo non parlano...
Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano...
Ma quando comparve la famosa influenza dei polli... i notiziari mondiali si inondarono di notizie... un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!
Non si parlava d'altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni...
25 morti l'anno!!
L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo.
...Mezzo milione contro 25.
E quindi perché un così grande scandalo con l'influenza dei polli?
Perché dietro questi polli c'era un "grande gallo".
La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro.
Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "grande porco?".
L'impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l'Iraq...
Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani... felici per la nuova vendita milionaria.
La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute...
Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se l'Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret
Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione del farmaco generico per combatterla?

vedi il power point QUI

Dr. Carlos Alberto Morales Paita
Children's Hospital pediatra - Lima, Peru


domenica 18 ottobre 2009

Influenza: i consigli di Topo Gigio, ma quali sono i sintomi?

Quali sono i sintomi dell'influenza A H1N1?

Anche Topo Gigio scende in campo contro l'influenza A H1N1 con una serie di spot televisivi che appariranno nelle prossime settimane su TV, giornali e settimanali. Mentre stanno per partire le vaccinazioni, il “dottor” Topo Gigio ci dà cinque consigli: lavarsi le mani con il sapone, coprirsi naso e bocca con un fazzoletto se si starnutisce, non toccare occhi, naso o bocca se ci si dimentica di lavare le mani, cambiare spesso l'aria in casa, in caso di febbre, tosse o raffreddore restare a casa e chiamare il medico di famiglia.
Destinatari principali di questi spot, visto il "testimonial", sono chiaramente soprattutto i bambini, ma anche gli adulti farebbero bene a seguirli attentamente perchè comunque si tratta di consigli su piccole regole sanitarie e di igiene quotidiana che tutti dovremmo normalmente abituarci a rispettare per evitare virus e batteri anche più comuni e meno pericolosi o ridurne la diffusione.
Forse sarebbe opportuno anche qualche spot per gli amministratori comunali e per i dirigenti della ASL affinchè si attivino per mettere in atto tutte le attività di informazione e prevenzione del caso e in particolare il monitoraggio di tutti casi di influenza nel terriorio, in particolare nelle scuole ed in altri luoghi pubblici, che rappresentano sempre il più consueto luogo di diffusione di malattie infettive.
Quello che possiamo notare comunque è che tutte le notizie diffuse a livello ufficiale - OMS a livello mondiale e Ministero della Salute in Italia - sembrino orientate a suscitare nelle popolazioni un allarmismo che forse non è giusitificato dalla effettiva pericolosità per i pazienti. L'indice di mortalità sembra sia estremamente basso, anche se TG e giornali non fanno altro che citare i vari decessi che si susseguono. Se lo facessero anche con quelli che avvengono per altre sintomatolgie influenzali o per altre malattie sicuramente endemiche, non ci sarebbe spazio per altre notizie.
Ciò che invece può rappresentare un motivo di preoccupazione è la facilità e rapidità di diffusione del contagio per cui c'è il rischio che l'influenza colpisca contemporaneamente un alto numero di persone con conseguente incremento dei costi sociali: intasamento degli ospedali, assenze dal lavoro, più costi per il servizio sanitario nazionale e così via.
Non dimentichiamoci poi di un altro aspetto e cioè che tutte queste maggiori spese, costi per il vaccino in testa, contribuiranno alla ripresa economica mondiale , che come al solito vine misurata esclusivamente in termini di PIL.
Su questi argomenti ci torneremo sicuramente, intanto vediamo quali sono i sintomi della malattia e come distinguerla da una normale influenza.
Di seguito riportiamo una sintesi abbastanza chiara elaborata da Craigh A. Gallegher, scrittore ed informatore scientifico.

Quali sono i sintomi dell'influenza A H1N1 ?


Generalmente l'influenza A H1N1 si presenta con sintomi simili a quelli di influenza stagionale. Solo alcune persone sono state colpite da forme più gravi che esamineremo in seguito.

Chiunque abbia uno qualsiasi dei seguenti sintomi e una temperatura di 38° C o superiore, potrebbe avere contratto la Nuova Influenza A H1N1.

* Tosse improvvisa e insistente.
* Mal di testa.
* Stanchezza.
* Brividi.
* Dolori muscolari.
* Diarrea o nausea.
* Mal di gola.
* Rinorrea.
* Starnuti.
* Perdita di appetito.


In caso di sospetto si raccomanda di rimanere a casa e telefonare al proprio medico. Per quanto possibile evitare di recarsi direttamente al pronto soccorso dei presidi ospedalieri per limitare la diffusione del virus. Per informazioni i cittadini possono rivolgersi anche al numero di pubblica utilità 1500 del Ministero Della Salute. Al numero 1500, gratuito e attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20, rispondono medici ed operatori appositamente formati.

Nel caso di influenza A conclamata (accertata dal proprio medico o da una struttura ospedaliera) è bene monitorare i seguenti sintomi, che potrebbero segnalare un improvviso aggravarsi della patologia. Questo aggravamento è stato riscontrato solo in una piccola parte di ammalati, in particolare bambini e adulti al di sotto dei 40-50 anni:

• respiro corto ed affannoso, sia durante l'attività fisica che a riposo;
• aspetto cianotico;
• tosse con espettorato scuro o contenente sangue;
• dolore al petto;
• stato mentale alterato;
• febbre alta (oltre i 39,5°) e persistente da più di tre giorni;
• bassa pressione sanguigna;

Occorre immediatamente chiamare un medico e monitorare assiduamente il paziente perchè il peggioramento può essere repentino.


martedì 8 settembre 2009

SALUTE E LE VACCINAZIONI DI MASSA

Amici,
uno degli obiettivi che ci siamo prefissati come Associazione è quello di creare informazione, una informazione che soprattutto metta a nostra disposizione e a quella di chi ci legge tutto ciò che i consueti canali informativi evitano, per un motivo o per un altro, di fornirci.
E' il momento pensiamo di affrontare un tema molto delicato che riguarda la nostra salute e sul quale ci stanno letteralmente bombardando da ogni lato: le vaccinazioni di massa contro l'influenza suina.
Il compito è arduo. Le nostre competenze specifiche in materia sono limitate a quelle normali di qualsiasi cittadino, ma lo spirito che ci guida è quello del buon padre di famiglia.
Cercheremo quindi di selezionare fra le notizie che ci giungono o che troviamo in rete quelle che ci sembrano più attendibili e documentate o che comunque fanno capo a persone che da anni sono protagoniste di battaglie civili e sociali contro aziende o enti a volte sovranazionali e che da anni non hanno mai subito una condanna per diffamazione o falso, tutt'al più qualche persecuzione a titolo personale!
Faremo di tutto per evitare che ci scappi qualche "bufala".
Anzi, anche per questo chiediamo a tutti voi di collaborare, controllando ed ampliando la ricerca di fonti di informazione, soprattutto da parte di chi ha qualche competenza specifica in più sull'argomento, così come vi chiediamo, se lo ritenete giusto, di trasferire queste informazioni ad altre persone che vi stanno a cuore.
Se c'è qualcosa che potremo fare per difenderci sarà possibile solo se saremo in tanti a volerla.
Non siamo in grado di dirvi quale scelta seguire, come nel caso delle vaccinazioni, ma vi sollecitiamo semplicemente a guardare l'atra faccia della luna visto che autorità e media si ostinano a tenercela nascosta.
Partiamo con un articolo de L'Espresso di qualche mese fa.


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L'influenza piace a Big Pharma
di Daniela Condorelli (fonte: www.espresso.repubblica.it)

L'allarme febbre suina è l'ultimo abbaglio dell'Organizzazione mondiale della sanità. I cui proclami spaventano il mondo. Per la gioia dei farmaceutici

Livello 5. Cinque su sei: un passo dal baratro, quindi. L'allarme febbre suina viene gridato ai quattro venti dall'Organizzazione mondiale della sanità. E la gente si spaventa. Ovvio, no? Quando a gridare più forte di tutti è la massima autorità mondiale, non si può poi pretendere che l'opinione pubblica non si allarmi. Invece, ecco qui un virus blando, pericoloso sulla carta ma di fatto attutito. Ecco un'epidemia che non è uscita dal Messico come terreno di espansione (tutti i casi a oggi riguardano persone che hanno transitato nel paese centramericano). Ed ecco una gran brutta figura, fatta in prima persona dal colosso di Ginevra che resta al palo, col suo livello 5. E la febbre messicana rivela impietosamente che una o due cose che sono successe a Ginevra negli ultimi vent'anni hanno messo in pericolo la credibilità dell'organizzazione chiamata a vigilare nientemeno che sulla salute del mondo, e che ha conosciuto il suo massimo splendore negli anni Settanta, con le battaglie vinte contro poliomielite e vaiolo.

Poi a poco a poco, la perdita di credibilità. Fino alla vergogna dell'affaire aviaria quando l'Indonesia ha sbattuto le porte in faccia all'Oms, accusandola di aver ceduto alla farmaceutica australiana Csl i frammenti del virus influenzale, grazie ai quali l'industria avrebbe prodotto e brevettato un vaccino contro la temuta influenza. Oltre al danno la beffa: la farmaceutica in questione avrebbe proposto al governo indonesiano di pagare per avere il vaccino. E l'Indonesia si è così accorta che nessuno le aveva chiesto il permesso di utilizzare il 'suo' virus. Una palese violazione alle regole di cui la stessa organizzazione mondiale si era dotata. E non sarebbe stata l'unica: esiste una lunga lista di brevetti ottenuti da ceppi virali isolati in Vietnam, Cina e Hong Kong. Tutti con il beneplacito dei fornitori dei virus? Che gli uffici regionali e la stessa sede ginevrina traffichino con le case farmaceutiche non è più solo un'illazione.

Parte integrante del sistema delle Nazioni Unite, l'Oms è un colosso che muove ogni due anni oltre 5 miliardi di dollari. Le entrate sfiorano 5 miliardi e mezzo, le uscite superano i quattro. Un'analisi economica di Richard Wagner e Robert Tollison riscontrò che l'Oms spendeva in meeting e per il suo executive board tanto quanto investiva in vaccinazioni, tubercolosi e malattie diarroiche insieme. Oggi, più del 40 per cento del budget Oms confluisce nelle spese per il personale. Circa 8 mila operatori di cui 1.800 nel quartier generale svizzero e i restanti distribuiti tra i sei uffici regionali e i 147 situati nei singoli paesi.

Chi paga? Questo è il punto. Oltre l'80 per cento deriva da contributi volontari, perlopiù legati alle condizioni dettate dai donatori, molti dei quali sono privati, spiega Eduardo Missoni, docente di Strategie globali per la salute alla Bocconi. Come fa allora l'Oms a essere davvero autonoma nelle strategie e nelle scelte operative?

L'anno della crisi è il 1985, quando gli Stati Uniti sospendono il proprio contributo (una sorta di quota associativa che ognuno dei 193 membri deve, in base al suo Pil) perché la strategia dell'Oms sui farmaci riduceva troppo la lista di quelli considerati essenziali e andava contro l'interesse di Big Pharma. Di lì a breve tutti i singoli paesi congelarono i finanziamenti ordinari, che oggi sono circa il 20 per cento del totale delle entrate. Gioco forza, allora, affidarsi ai contributi volontari. Un'arma a doppio taglio che limita la libertà di arbitrio dell'organizzazione. Chi dà, infatti, vincola la sua bontà d'animo ai progetti che più gli stanno a cuore. E chi ha più forza di tutti sono proprio le aziende farmaceutiche, tanto che la stessa Gro Harlem Bruntland, direttore dell'Oms alla fine degli anni '90, dichiarava apertamente che si dovessero "proteggere i diritti dei brevetti farmaceutici" e ci si dovesse "aprire a finanziamenti privati". Un'organizzazione che ha il compito di salvaguardare la salute di tutti, ma poi mostra di voler soprattutto salvare i fatturati di Big Pharma, finisce con lo sgretolarsi. Cominciando proprio con la più palese e crudele delle crepe: cedendo terreno alla Banca mondiale, denunciano le Ong, ha lasciato che essa smantellasse i sistemi sanitari nazionali dei paesi del Sud del mondo.
Che ci sia una particolare attenzione agli interessi di Big Pharma lo conferma Samantha Bolto che in passato ha lavorato per i Dipartimenti di malattie tropicali e Hiv dell'Oms: "Durante i primi allarmi sulle influenze pandemiche erano in molti, all'interno dell'organizzazione, a chiedersi perché raccomandare il Tamiflu e non spingere la produzione, permessa in situazioni di emergenza, delle versioni generiche".


Questa affinità con i colossi del farmaco si palesa nella pletore di consulenti di cui si circondano i diversi bracci dell'organizzazione. Senza alcuna trasparenza. Adriano Cattaneo, epidemiologo presso il centro collaboratore dell'Oms Burlo Garofalo di Trieste, ricorda l'influenza di consulenti pagati dalla farmaceutica AstraZeneca nel comitato che decise le linee guida dell'ipertensione, i cui valori di rischio furono opportunamente abbassati per favorire il mercato dei farmaci. Anche le milioni di dosi di antivirali impilate nelle riserve dei paesi ricchi e l'impennata di richieste di brevetti per proteggere i virus di aviaria non possono che apparire sospetti. Diverse analisi prevedono che, entro il 2012, le entrate per i prodotti contro i virus influenzali si aggireranno attorno ai 14 miliardi di dollari.

Ma un'organizzazione inquinata non è necessariamente un'organizzazione da abbattere. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che è necessaria un'azione di coordinamento quando un'infezione supera le frontiere di più paesi, e che non potrebbe essere fatta da nessun altro ente, né tanto meno da un governo. Così come è innegabile che l'organizzazione, pur con i suoi sfarzi, le dorate sedi di Ginevra e le sue incongruità, "ha condotto fondamentali battaglie per l'equità e l'universalità", come ricorda Nicola Magrini del Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza sanitaria.

Il fatto è, spiega Samantha Bolte, che "nell'Oms c'è una task force di tecnici molto competenti, che però si perdono in un bicchier d'acqua quando devono diventare operativi". È ciò che accade quando la burocrazia prende la mano, quando i funzionari superano gli effettivi, quando i soldi spesi per le segreterie sono dieci volte quelli per i progetti. Quando la rete si sfrangia in centinaia di sedi, migliaia di centri cooperativi, un esercito di consulenti e di funzionari che trescano con chi ha i soldi e si dimenticano la mission: salvare il mondo. Soprattutto il mondo dei più poveri. Troppo impegnativo? Ma qualcuno deve pur farlo.