Visualizzazione post con etichetta Referendum acqua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Referendum acqua. Mostra tutti i post

martedì 14 giugno 2011

Referendum: hanno vinto i cittadini.

Una vittoria che non deve fare abbassare la guardia.

Quasi 29.000.000 di Italiani hanno risposto SI a quatto quesiti che toccano tre punti vitali della nostra vita democratica: la gestione dei servizi pubblici, la politica energetica e la giustizia.

Di questi forse solo l’ultimo è direttamente collegabile ad una presa di posizione netta contro un provvedimento ad personam ed in senso più ampio contro un atteggiamento del governo in carica ormai sempre più orientato negli ultimi tempi a stravolgere anche i più elementari principi del diritto e del comune senso del pudore pur di favorire il suo premier nei suoi rapporti con la giustizia.

Per gli altri due la vittoria dei SI ha una valenza di gran lunga più importante che coinvolge il rapporto tra i cittadini e l’intera classe politica di questo paese a dimostrazione che una svolta c’è, un vento nuovo soffia , ma forse non nella direzione che molti millantano.

Premettiamo che siamo convinti che se non ci fosse stata la tragica fatalità del disastro nucleare di Fukushima forse il quorum non sarebbe stato superato, visti l’indegno boicottaggio che i referendum hanno subito, con la complicità vergognosa di stampa e TV, da parte del governo e dei partiti della maggioranza e la prevalente indifferenza della quale erano fatti oggetto fin dai tempi della raccolta delle firme da molti degli esponenti degli altri partiti, PD in testa, fino alla fatidica data dell’11 marzo 2011.

L’onda emotiva dello “tsunami nucleare” giapponese ha infatti cominciato a stravolgere i sondaggi d’opinione ed abbiamo assistito ad una delle più rapide manovre di trasformismo politico di questa Repubblica che ha consigliato a tutti i leaders dei vari partiti di cavalcare a spada tratta l’onda di un voto popolare che stava andando contro ogni iniziale aspettativa, a costo di contraddirsi anche con le loro più recenti affermazioni.

Ora tutti a mettere il cappello sulla vittoria referendaria, improbabile fino a poche settimane fa e da molti indesiderata, tutti a proclamarsi virtuosi della democrazia diretta senza neanche sapere di cosa stanno parlando e quale sia la differenza tra la partitocrazia che questi signori incarnano e la reale partecipazione democratica dei cittadini. La vittoria non è dei partiti, non è di questo o quel leader, ma dei comitati spontanei, dei movimenti civici, di quei cittadini che ancora una volta in questi ultimi tempi si sono riappropriati di quella sovranità riconosciuta loro dalla Costituzione ed usurpata dalle segreterie dei partiti, votando secondo coscienza e non in base al colore dei partiti ed ai loro dettami.

Nelle ultime settimane abbiamo cucito le nostre bocche che volevano gridare contro tale turpe mistificazione, abbiamo preferito tacere consci che l’importante era superare il quorum. Ora però non possiamo fare a meno di ricordare le responsabilità trasversali che accomunano destra e sinistra sia nella politica energetica che in quella delle privatizzazioni ed a mettere in guardia i cittadini dall’abbassare la guardia contro le immorali lobbies di potere che attraverso la politica agiscono secondo un unico pensiero dominante: privatizzarne i profitti e scaricarne i costi sulla collettività.

E allora ricordiamo che la privatizzazione del servizio idrico affonda le sue radici nella Legge Galli del 1994 (Governo Ciampi) che dà il via al trasferimento dal pubblico al privato e nella più ampia politica di privatizzazione del pubblico portata vanti dai governi di ogni colore a partire dal 1994 in poi; che il decreto Ronchi (Governo Berlusconi) non ha fatto altro che portare a termine il progetto di privatizzazione del decreto Lanzillotta (Governo Prodi , cofirmato da Pier Luigi Bersani, da Giuliano Amato (PD), Antonio Di Pietro (IdV) ed Emma Bonino (Radicali)), che durante la campagna referendaria alcuni esponenti di spicco della "ex-sinistra” non si sono smentiti e personaggi come Renzi (Sindaco di Firenze), Chiamparino, Fassino (Sindaco di Torino) Enrico Letta, Enrico Morando hanno dichiarato di votare NO, quantomeno al secondo quesito sull’acqua: quello che elimina la remunerazione del capitale investito.

Ed ancora a proposito di nucleare ricordiamo i 57 parlamentari italiani sui 72 che nel Parlamento Europeo avevano votato a favore di una “strategia europea” che sostenesse anche il nucleare, peraltro sponsorizzato fino all’ultimo da molti esponenti di sinistra e l’assoluta mancanza di una strategia energetica che attanaglia l’Italia fin dai tempi di Enrico Mattei E ci fermiamo qui, per evitare di annoiare il lettore.

Attenti dunque. E’ stata vinta una battaglia, ma la guerra è lunga e per niente affatto vinta. Grazie al Trattato di Lisbona, che gli Italiani ignorano nel suo contenuto e nella sua portata e che sancisce la priorità delle direttive europee sulle leggi del Parlamento Italiano ciò che oggi è uscito dalla porta potrebbe rientrare in un prossimo futuro dalla finestra.

E poi ci sono ancora da scardinare gli accordi che i nostri amministratori hanno stipulato e gestiscono per nostro conto con le varie Veolia (Acqualatina) , Suez, Hera, quelle multinazionali che gestiscono i nostri acquedotti secondo la logica del profitto. Bisogna attivarsi per un piano energetico fondato sul risparmio, sulla microgenerazione diffusa, sulla diverisificazione delle fonti energetiche e sulla ricerca scientifica che migliori l’utilizzo delle fonti rinnovabili e le renda più economiche. Bisogna lottare contro discariche a cielo aperto ed inceneritori.

Infine poniamo la massima attenzione sulle regole del gioco: il solo referendum abrogativo non basta! Occorre introdurre ulteriori mezzi di partecipazione dei cittadini e di controllo dell’operato degli eletti: referendum deliberativi senza quorum, obbligatorietà di esame delle leggi di iniziativa popolare, azione di recall nei confronti dei politici trasformisti, riforma della legge elettorale. Una strada lunga che coinvolge la partecipazione attiva dei cittadini e parte dai nostri Comuni.

Certo, un vento nuovo c’è ed è quello della partecipazione democratica dei cittadini al governo del loro paese e delle loro città.




domenica 22 maggio 2011


Settimana nazionale della Democrazia Diretta

Iniziativa nazionale per diffondere la conoscenza sugli strumenti di Democrazia Diretta e la partecipazione dei cittadini alla politica.


La partecipazione democratica dei cittadini e
i Referendum del 12 e 13 giugno


Incontro - Dibattito sui seguenti temi:

  • Democrazia Diretta: ovvero la democrazia come strumenti per la pratica egualitaria della sovranità (Pino Strano – Democratici Diretti)
  • Gli strumenti di democrazia diretta nello Statuto del Comune di Formia (Giovanni Nocella – Formia 5 Stelle)
  • L’informazione: ”Senza energia nell’età del nucleare” (D.ssa Roberta Fiore)
  • Esperimento pratico di Democrazia Diretta (I cittadini di Formia)

In giugno si voterà per l'abrogazione della Legge 99 del 2009 che riammette il nucleare in Italia e si dovrà votare sul tema dell'acqua pubblica e sul legittimo impedimento.

Si utilizzerà il referendum abrogativo, uno dei pochi strumenti di democrazia diretta di cui dispongono gli italiani.

Lo scopo di questa iniziativa nazionale è quello di diffondere la conoscenza sugli strumenti di Democrazia Diretta che esistono e funzionano da molti decenni nel mondo e di ottenere concreti strumenti di partecipazione diretta dei cittadini alla politica comunale e regionale affinché possano aver voce in capitolo nella gestione delle loro comunità.

Sabato 28 maggio 2011 ore 17.00

Formia - Sala Archivio Storico
Via Lavanga, 140


Partecipa e diffondi

Pagina evento su Facebook



martedì 19 aprile 2011

Referendum: siamo un popolo di fessi!

E' allarme referendum. Il Governo soprassiede sul nucleare! (vedi articolo su Repubblica.it)

Non c'è affatto da cantare vittoria. Quello che sta accadendo è di una gravità eccezionale per la nostra democrazia e per la difesa dei diritti civili!

Il governo sta tramando una strategica e fittizia moratoria del ritorno al nucleare nel tentativo evidente di evitare una chiara espressione di volontà da parte dei cittadini ed un loro coinvolgimento nella partecipazione al voto di giugno che potrebbe far superare il quorum anche per i quesiti contro la privatizzazione dell'acqua e sul legittimo impedimento. Si parla addirittura di "stop" al nucleare.

In realtà si tratta di un grave attentato alla tanto bistrattata sovranità del popolo, già resa tronca dalla stessa Carta costituzionale che la sancisce all'art. 1 e limitata da un sistema elettorale iniquo ed antidemocratico!

E c'è ancora chi si illude che in Italia ci sia la "democrazia"! Fessi!

Il rinvio che i referenti del Governo, con la complicità e la connivenza di buona parte delle pseudo opposizioni, fanno a quanto potrà decidere sull'argomento l'Europa rappresenta una chiara ed esplicita rinuncia alla sovranità nazionale ed una presa per i fondelli dei cittadini-sudditi, in quanto questi signori, a differenza della maggioranza degli Italiani, sanno benissimo che qualunque decisione sarà presa a livello comunitario avrà prevalenza sulle leggi e le decisioni nazionali, ciò in virtù del Trattato di Lisbona che il popolo italiano ha accettato passivamente senza discuterne i contenuti e senza capirne la portata.

C'è il rischio quindi che la privatizzazione dell'acqua proceda indisturbata con l'avallo delle multinazionali europee e dei nostri politici ed il ritorno al nucleare sarà imposto da una decisione europea tra qualche mese, quando l'effetto emotivo di Fukushima si sarà attenuato e gli "esperti" avranno tirato fuori dal cappello nuova cazzate sulla sicurezza!

La privatizzazione dell'acqua e la nuclearizzazione del pianeta sono ormai questioni di una rilevanza economica internazionale che va al di là delle sovranità nazionali e della volontà dei popoli, le cui decisioni al riguardo non possono essere lasciate ormai neanche nelle mani dei parlamenti, figuriamoci se possono essere condizionate dalla volontà dei cittadini!

E di tutto ciò dobbiamo essere grati a questa classe politica che da destra e da sinistra sta accompagnando e favorendo per i loro interessi lo sfascio della nazione.

Occorre cambiare le regole del gioco. Basta con le manifestazioni di massa contro testa d'asfalto, colorate o meno, ma inutili, se questi sono i risultati! Basta con la delega in bianco a questi signori!

Occorre la riforma elettorale e l'introduzione dei referendum propositivi con l'eliminazione del quorum e termini tassativi per l'esame in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare. Bisogna mandare a casa i pregiudicati ed i mestieranti della politica. Occorre introdurre il vincolo del mandato e la revocabilità degli eletti. Solo così i cittadini potranno esercitare tempestivamente la sovranità che gli spetta. Altro che riforma del processo breve e cronache del bunga bunga!

Ma i partiti, questi partiti potranno mai essere d'accordo con una tale riforma istituzionale?

La risposta ve la daretre forse quando sarà ormai troppo tardi, mentre invece un'alternativa c'è ed è molto più vicina di quanto credete!

Il problema di questo paese è che ci si agita tanto, ma la "monnezza" non è solo quella delle strade di Napoli!


Giovanni Nocella



domenica 6 marzo 2011

Referendum acqua e nucleare: fermate Di Pietro!

Nella sua pluriennale (e vana) battaglia contro il cavaliere, il leader di IDV rischia di provocare un danno irreparabile alla battaglia per la pubblicizzazione dell'acqua e contro il ritorno al nulceare.

Alla manovra del governo che non vuole riunire le date dei referendum con quelle delle elezioni amministrative, nel chiaro intento di evitare che possa essere raggiunto il quorum, rischia di aggiungersi l'effetto negativo della solita sterile contrapprosizione tra pro e contro Berlusconi.

L'accanimento di Di Pietro sul tema del legittimo impedimento rischia di riportare la campagna referendaria nella solita diaspora personalizzata contro il premier, che potrebbe spingere gli elettori di centro destra a non partecipare al voto per motivi di opportunità politica e penalizzare ulteriormente il raggiungimento del quorum. Mai come in questo caso, infatti, i quesiti referendari potrebbero sollecitare l'interesse e la partecipazione di tutti gli Italiani indipendentemente dal proprio schieramento politico trattandosi di una questione di coscienza su problemi di primaria importanza per il benessere e la salute della collettività.

Per favore: fermate Di Pietro!

(Vedi su Il Riformista: http://www.acquabenecomunetoscana.it/IMG/pdf/Il_Riformista_04-03-2011.pdf)



mercoledì 8 dicembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Referendum acqua pubblica: firmate la richiesta di moratoria.

Moratoria subito, diritto al voto nel 2011


Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini di questo Paese hanno firmato i tre quesiti referendari promossi dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua e da una grandissima coalizione sociale raccolta nel Comitato Promotore.
Hanno posto la loro firma perché hanno capito che la battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà, per la tutela e l’accesso universale ad un bene comune. Concetti incompatibili con ogni forma di privatizzazione e di consegna al mercato di un bene essenziale alla vita.
Con la loro firma, quelle donne e quegli uomini hanno posto in discussione tutta la normativa attualmente vigente in tema di gestione del servizio idrico, a partire dal “decreto Ronchi” che ne vuole rendere definitiva la privatizzazione.
Con la loro firma, quelle donne e quegli uomini hanno posto un’imprescindibile questione di democrazia: sulla gestione di un bene essenziale alla vita la decisione non può essere delegata ad alcuno ma deve appartenere a tutti attraverso il referendum.
Per questo chiediamo alle forze politiche e istituzionali l’immediata approvazione, comunque entro il 31.12.2010, di un provvedimento di MORATORIA sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi” e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale.
Le scadenze imposte ..............

giovedì 1 luglio 2010

Referendum acqua: ultima per firmare!

Sabato 3 luglio dalle 18.00 in Piazza Vittoria a Formia. Firmiamo per l'acqua.


 

Chiudiamo la raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua. Ultima occasione per chi non l'avesse fatto per firmare i tre quesiti referendari. Ma non finisce qui.
Intendiamo cominciare a proporre a tutti una importante iniziativa concreta finalizzata ad un corretto uso nei nostri territori dell'acqua quale risorsa naturale di vitale importanza, nel rispetto dei diritti dei cittadini ed a tutela dell'ambiente.

domenica 20 giugno 2010

Acqua: un milione di firme!

Il giorno 19 giugno 2010 17.32, Segreteria Forum Acqua <segreteria@acquabenecomune.org> ha scritto:
 

Care/i,

nonostante la prudenza adottata lo scorso fine settimana, sulla base dei dati ricevuti negli ultimi giorni, e di quelli che ci stanno arrivando dai banchetti, pensiamo sia giunto il momento di rompere gli indugi ed annunciare il:
raggiungimento del milione di firme!!

Consapevoli del risultato storico raggiunto grazie al lavoro e l'impegno di tutte e tutti voi, andiamo avanti per travolgere di firme e consensi tutti coloro che remano contro questo referendum: lo straordinario successo della raccolta è la prova che questa battaglia si può e si deve vincere!

Sempre più convinti che la battaglia per l'acqua sia una battaglia per la democrazia, la segreteria si complimenta con tutte e tutti per il lavoro fin qui svolto, e invia un grande in bocca al lupo per quello ancora da svolgere.

Rimandiamo, come sempre, al mercoledì per la pubblicazione dei dati divisi per Regione.

Un saluto


--
Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma

mercoledì 5 maggio 2010

Referendum acqua: dove firmare a Formia

In base alle comunicazioni che abbiamo ricevuto riepiloghiamo di seguito un primo calendario dei banchetti che si terranno a Formia in piazza Vittoria per la raccolta delle firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua:

  • giovedi 6 maggio - ore 16.00 - 19.00 a cura del Comitato Spontaneo di Lotta Contro Acqualatina
  • sabato 8 e domenica 9 - ore 18.00 - 21.00 a cura delle organizzazioni che aderiscono o sostengono il Forum per l'Acqua Pubblica.
In considerazione dell'importanza che l'iniziativa riveste invitiamo tutti i nostri concittadini formiani , indipendentemente dalla loro fede politica o dal loro ceto sociale, a firmare affinchè non venga perpretata l'ennesima violazione dei diritti primari dei cittadini.

I beni essenziali, come l'acqua, non possono essere assoggetti alle leggi del profitto o del libero mercato, nè tantomeno oggetto di speculazioni a favore di pochi e a danno della comunità.

Nei primi giorni sono già state raccolte oltre 250.000 firme ed il Lazio sta facendo una grande raccolta, segno evidente che le vicende legate alla distribuzione dell'acqua da parte di Acqualatina hanno già ampiamente sensibilizzato la popolazione. L'obiettivo è di andare ben oltre il limite prefissato dal Forum delle 750.000 firme (il minimo è di 500.000) per dare un segnale forte ai nostri dipendenti in parlamento e perchè no, anche a quelli che siedono nei nostri consigli comunali.

A Gaeta e Scauri la campagna è già partita nei giorni scorsi,  che anche Formia faccia la sua parte.

Ricordiamo di presentarsi ai banchetti muniti di valido documento di identità.

giovedì 29 aprile 2010

Breve guida alla questione Acqua


Risposte alle principali domande sui referendum e il problema dell’acqua pubblica


I temi trattati
1)    il culmine della questione: il Decreto Ronchi del 2009
2)    domande e luoghi comuni in tema di acqua pubblica o privata
3)    il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
4)    i quesiti referendari del Forum
5)    i quesiti IdV
6)    cosa succede dopo i referendum
7)    la legge di iniziativa popolare del 2007 per la ripubblicizzazione dell’acqua

1) Cosa succede con il Decreto Ronchi del 2009?

Con il decreto Ronchi del 2009 tutti i servizi pubblici locali come l’acqua vengono definitivamente ceduti al mercato e sottoposti alle regole del profitto, espropriando i cittadini di quei beni comuni faticosamente realizzati negli anni con i soldi delle tasse.
Noi abbiamo pagato gli acquedotti e qualche privato ne godrà i profitti.
È l’atto conclusivo di un processo che ha avuto per protagonisti governi di ogni colore, sia su scala nazionale sia locale.
La nuova legislazione, imponendo la cessione forzata della gestione del patrimonio pubblico e l’ingresso sostanzialmente obbligatorio dei privati nella gestione dei servizi, renderà obbligatoria la privatizzazione dell’acqua.

2) I luoghi comuni e i sostenitori del Decreto Ronchi dicono:

a) che non si tratta di una privatizzazione ma di una liberalizzazione;
Si parla di privatizzazione e non di liberalizzazione poiché il servizio idrico, per definizione, è un monopolio naturale. Non può infatti esistere una competizione fra più fornitori in concorrenza poiché vi è un solo acquedotto.
Non una liberalizzazione con tanti gestori in concorrenza ma una privatizzazione con un solo monopolista privato.
Da monopolio pubblico a servizio della collettività a monopolio privato per l’interesse di pochi.
Ma a questo punto, se di monopolio si tratta, è ovvio che il servizio debba rimanere pubblico.

b) che comunque l’acqua e le infrastrutture rimangono pubbliche mentre è la sola gestione del servizio a non esserlo più;
Se è vero che l’acqua e le infrastrutture, restano del demanio da un punto di vista formale (si parla appunto di “proprietà formale”), all’atto pratico la “proprietà reale” è di colui che gestisce direttamente il bene, che eroga il servizio e che ne incassa gli utili per gli anni a venire.
La proprietà reale si concretizza anche a causa della mancanza di trasparenza nei rapporti pubblico-privato, la debolezza dei controlli e l’impossibilità dell’ente pubblico di incidere sulla governance della società private. Il controllo pubblico è infatti limitato o nullo quando ci si trova dinanzi a forme giuridiche di diritto privato regolate dal diritto societario.
Conta poco affermare che l’acqua è pubblica quando di fatto, per sempre, ogni relazione che avremo, rapporto economico, reclamo, disservizio, saranno una questione privata regolata da un contratto di servizio fra il cittadino ed una società quotata in borsa, probabilmente neppure italiana. Non potremo più decidere, né cambiare fornitore né lamentarci in Comune o fare valere il nostro voto.
Un bene è pubblico solo se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell’interesse esclusivo della collettività.

c) che è l’Unione Europea che ce lo impone;
L’Unione Europea non ci impone assolutamente nulla. Essa stabilisce infatti che i servizi essenziali privi di rilevanza economica, identificati dai singoli Stati, possono essere sottratti al mercato.
Spetta ai singoli Stati definire quali sono i servizi essenziali privi di rilevanza economica.
Tradotto: è l’Italia stessa che si è imposta la privatizzazione dell’acqua.
A riprova che l’Unione europea non impone nulla, il fatto che nel 2010 Parigi, dopo 25 anni di gestione privata, è tornata alla gestione pubblica.

d) che l’ingresso dei privati migliorerà la gestione e i servizi ed aumenteranno gli investimenti;
in Italia (ma anche all’estero), l’ingresso dei privati ha generalmente portato ad un notevole aumento delle tariffe (anche del 400%), ma senza un miglioramento del servizio che anzi, spesso è peggiorato, ma soprattutto ad un netta riduzione degli investimenti di ripristino e modernizzazione delle infrastrutture. Da 3 miliardi a 700 mila euro.
Le diverse esperienze privatistiche di gestione dell’acqua hanno quindi dimostrato come le finalità delle spa siano incompatibili con la gestione dei beni comuni. Il conseguimento del profitto si basa infatti sulla contrazione dei costi, sull’aumento dei ricavi, e sull’imputazione degli eventuali investimenti a carico della tariffa.
Ciò può significare che alla scadenza delle concessione, le SpA avranno tratto ingenti profitti senza avere investito adeguatamente sulle reti e a noi cittadini saranno restituiti degli acquedotti fatiscenti da riparare con le nostre tasse.
e) che la gestione pubblica è sprecona ed inefficiente, caratterizzata dal clientelismo.
Se è verosimile che in molti casi la gestione pubblica dell’acqua è inefficiente e sprecona, la soluzione non è regalare ad un privato ciò che è di tutti.
A partire dal presupposto che una gestione pubblica è per definizione orientata all’interesse della collettività mentre una gestione privata deve fare gli interessi dei soci azionisti, ciò che dobbiamo pretendere sono degli strumenti atti a migliorare l’opera degli enti di diritto pubblico e la riduzione degli sprechi. E questo lo possiamo fare ad esempio tramite la leva elettorale, ma solo a condizione che la gestione resti in mano pubblica.
La questione è chi e come avviene la gestione ma soprattutto con quali fini.
Una spa ha l’obbligo di chiudere il bilancio in attivo, deve guadagnare. L’ente pubblico punta invece al pareggio e non ha fini di lucro.
Il privato quando investe del capitale deve farlo rientrare nel più breve tempo possibile e soprattutto lo deve fare fruttare. L’ente non ha il problema di fare fruttare il capitale ne di farlo rientrare.
Gli investimenti delle spa sono caricati sulla tariffa mentre l’ente preleva dalla fiscalità generale.

3) Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Il Forum si è ufficialmente costituito nel 2006 (ma era già attivo in forma non organica) ad opera di innumerevoli movimenti, reti associative e sindacali, nazionali e territoriali. Tutti questi soggetti hanno condiviso la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo esistente attraverso una proposta di legge d'iniziativa popolare portata in parlamento nel 2007 e sottoscritta da più di 400.000 persone.
In seguito al peggioramento del quadro normativo in materia di acqua, il Forum si è attivato per avviare una campagna referendaria atta a ripubblicizzarla.
Poiché si tratta di un movimento apartitico di cittadini ed associazioni, hanno aderito all’iniziativa referendaria le realtà più diverse e rappresentativa di una larga fetta della società italiana, dalle associazioni ambientaliste a quelle cattoliche e della sinistra, sindacati, associazioni di categoria, chiese, comitati ed Enti Locali, enti no profit ed associazioni umanitarie, testate giornalistiche e gruppi di acquisto.
I partiti, poiché non facenti parte della società civile hanno potuto aderire al comitato di sostegno ma non al comitato promotore dei referendum.
L’IdV, è stato l’unico partito che pur manifestando interesse per il tema ha scelto di non aderire promuovendo dei propri referendum.

4) Cosa chiedono i 3 referendum?

Referendum 1: abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica
ovvero, fermare la privatizzazione dell’acqua.
Propone di abrogare la normativa che stabilisce che entro il 2011 la gestione del servizio idrico debba essere obbligatoriamente affidata: o a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto (pubblico-privato), all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40% e la gestione diretta del servizio idrico (art. 5 legge Ronchi). Il pubblico, per statuto, resta vincolato alle scelte del privato.
La norma da abrogare impone inoltre che per le società miste collocate in Borsa, l’Ente Pubblico non possa detenere la maggioranza delle quote ma anzi, debba scendere al 30%.

Referendum 2: abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato
ovvero, aprire la strada della ripubblicizzazione.
Propone di abrogare l’articolo di legge che definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni, escludendo la gestione diretta ad opera degli Enti di Diritto Pubblico (salvo casi eccezionali).
L’abrogazione di questo articolo consentirebbe l’affidamento della gestione del servizio idrico anche agli Enti di Diritto Pubblico, favorendo di fatto la ripubblicizzazione con la partecipazione diretta dei cittadini e delle comunità locali.

Referendum 3: abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”
ovvero eliminare i profitti dal bene comune acqua.
Si tratta di abrogare la parte di normativa che concede ai gestori del servizio idrico un profitto garantito. La legge prevede infatti che i gestori addizionino almeno un 7% all’importo delle bollette quale remunerazione del capitale investito. Ossia, qualsiasi cosa faccia il gestore, questi ha la garanzia di un incasso certo.
I cittadini da una parte vengono privati del bene comune acqua e dall’altra sono obbligati, con una maggiorazione della bolletta, a garantire un profitto ai privati.
Abrogando questa norma tariffaria, verrebbe meno uno dei fattori di richiamo delle società private, ossia la garanzia di un introito certo.

5) I quesiti dell’Italia dei Valori (IdV)

Contrariamente ai quesiti del Forum, che hanno saputo aggregare un’ampia rappresentanza della società, il partito dell’IdV corre da solo.
In merito ai quesiti referendari presentati da Di Pietro, sull' art. 15 del d.l. n. 135, in caso di esito positivo rimarrebbero sostanzialmente in piedi i modelli già esistenti. Invece i quesiti formulati dal Forum dei movimenti per l'acqua hanno come obiettivo dichiarato, di scardinare questi modelli che, seppur con tonalità differenti, orbitano, nella dimensione privatistica. Si tratta pertanto di un quesito che non coglie lo spirito di fondo dei referendum presentati dal forum, riportandosi piuttosto alle norme e ai modelli che hanno avviato la privatizzazione nel nostro paese (riassunto tratto da Alberto Lucarelli, il Manifesto).
Non solo. In caso di esito positivo, l’impianto normativo che resterebbe in vigore andrebbe contro le leggi che i governi Prodi prima e Berlusconi poi hanno dovuto approvare anche a causa delle SpA e Srl a capitale interamente pubblico (in house) o misto, avevano violato e stanno violando il Trattato Europeo sui principi di libertà di insediamento stabilimento e concorrenza. Le sentenze della Corte di giustizia Europea, a partire dal 2005, si sono pronunciate contro le SpA e le Srl a capitale interamente pubblico o misto che in Italia stavano gestendo servizi pubblici locali con affidamenti senza gara pubblica.
Per i non addetti, queste SpA e Srl, facendo, per il codice civile Italiano, attività di impresa e commercio, stanno esercitando, concorrenza sleale.
In altre parole, i referendum IdV finiscono con il promuovere una vera e propria sfida anche al Trattato Europeo.
(riassunto tratto da Luigi Meconi, hyperlink 13/04/2010).

6) Cosa succederà se passano i 3 quesiti referendari?

Qualora dovessero passare i 3 quesiti referendari del Forum non si tornerà alle leggi preesistenti ma di fatto si creerà un vuoto normativo che dovrà essere colmato con l’emanazione di nuove leggi.
Ma poiché già dal 2007 giace una proposta di legge di iniziativa popolare a favore dell’acqua pubblica sottoscritta da 400.000 persone, sarà giocoforza e c’è la speranza che il parlamento lavori attorno a questo testo.

7) Cosa propone la legge di iniziativa popolare del 2007?

La legge, definisce i “principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e del servizio idrico”
In particolare.
- detta i principi con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale prefiggendosi l’obiettivo di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile, preservativo e solidale anche a garanzia delle future generazioni
Riguarda sia le acque di superficie che quelle sotterranee regolamentandone l’uso civile, agricolo e industriale.
- definisce che il servizio idrico è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e la sua gestione è sottratta al principio della libera concorrenza ed è realizzata senza fini di lucro.
- stabilisce che cessino tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a terzi mentre quelle
affidate a società a capitale misto pubblico-privato si trasformino in società a capitale interamente pubblico per poi divenire enti di diritto pubblico.
- determina che il servizio idrico integrato sia finanziato dalla fiscalità generale, specifica e dalla tariffa.
- stabilisce che l’erogazione giornaliera pari a 50 litri di acqua per persona sia considerata un diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito e gratuito che non può essere sospeso.
- determina che la copertura finanziaria, per quanto attiene alla fiscalità generale, sia garantita attraverso il prelievo di risorse dalle spese militari, l’IVA derivante dalla vendita delle acque minerali, gli introiti delle sanzioni per danni ambientali, il prelievo fiscale sulla produzione e l’uso di sostanze chimiche inquinanti.

(Christian Grassi – fonte Segreteria MDF)


mercoledì 13 gennaio 2010

Report 1° incontro su referendum per l’acqua pubblica

Roma, 11 Gennaio 2010

All’incontro erano presenti rappresentanti di diverse forze politiche (Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, IdV), di diverse realtà sociali e culturali (Comitato Rodotà Beni Comuni, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Federcasalinghe, Amici di Beppe Grillo, Popolo Viola, Auser, Adusbef) oltre, ovviamente, a diversi rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

La riunione ha preso avvio con un intervento introduttivo del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua in cui è stato descritto il percorso che ha condotto all’incontro odierno (riunioni bilaterali svolte con gran parte delle forze presenti) e sono state avanzate proposte circa modi e tempi dei passaggi futuri che a nostro avviso dovrebbero essere compiuti per portare la campagna referendaria ad una vittoria significativa. Su quest’ultimo punto, ovviamente, è stata riportata la posizione condivisa alla riunione del coordinamento nazionale svoltasi sabato scorso a Napoli, già illustrata nel relativo report.

Va innanzitutto detto che tutti gli interventi sono convenuti sul fatto che con oggi inizia un percorso condiviso e comune, e come questa condizione sia fondamentale al fine di realizzare una campagna di raccolta firme partecipata e di giungere ad un vittorioso esito elettorale del referendum nel 2011.

Pertanto, partendo da questo assunto, tutti hanno ribadito l’importanza di allargare ulteriormente e al massimo la sfera dei sostenitori e delle adesioni da parte di realtà associative, culturali, sociali e politiche.

Sostanzialmente la riunione si è andata dipanando intorno ai tre punti fondamentali che come Forum avevamo individuato a Napoli: tempi d’inizio della campagna referendaria, composizione del comitato promotore e testi dei quesiti.

Sul primo punto (tempi d’inizio della campagna referendaria) la maggioranza dei presenti sarebbe orientata ad anticipare la campagna di raccolta firme a prima della data della manifestazione nazionale per l’acqua (20 marzo 2010) in modo da sfruttare a pieno la mobilitazione della campagna elettorale.

Sulla composizione del comitato promotore sono emerse alcune differenze di vedute tra la nostra posizione sostenuta anche da tutte le altre forze sociali e quella di gran parte delle forze politiche, le quali preferirebbero entrare a pieno titolo nel nascente comitato promotore. Su tale punto, comunque, non essendoci una chiusura pregiudiziale da nessuna delle parti si è convenuto di aggiornarsi al prossimo incontro onde giungere ad una decisione condivisa.

Sull’ultimo punto quello relativo ai contenuti dei quesiti referendari si è registrata una sostanziale convergenza sulla proposta avanzata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ossia tre quesiti: uno per l’abrogazione dell’art. 23bis, così come modificato dall’art.15; uno per l’abrogazione dell’art. 150 del Decreto Ambientale n. 152; uno per l’abrogazione, sempre nel Decreto Ambientale n. 152, all’art. 154 delle parole relative all’ “adeguata remunerazione del capitale investito” inserite nella definizione del sistema tariffario.

In merito, vista la necessità, sottolineata da tutti, di verificare l’ammissibilità costituzionale, si è dato mandato ad Alberto Lucarelli (Prof. Diritto pubblico e componente del Comitato Rodotà Beni Comuni) e ad altri esperti segnalati da alcuni dei presenti, di definire i testi in modo da condividerli alla prossima riunione.

In conclusione l’esito di questo primo incontro può esser definito soddisfacente poiché si è sviluppata una discussione costruttiva e tutti i presenti hanno sempre tenuto a precisare la grande opportunità che deriva dal referendum sull’acqua, la quale si riuscirà a cogliere nel momento in cui il fronte sia il più ampio e compatto possibile.

In ultimo ci si è aggiornati alla prossima riunione che si terrà martedì 26 Gennaio alle 14.30 presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (Roma - Via di S. Ambrogio n.4, II piano) dove si continuerà la discussione soprattutto sui tre punti individuati in precedenza.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

sabato 26 dicembre 2009

REPORT INCONTRO FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA e ITALIA DEI VALORI

Roma, 22 Dicembre 2009

Nel tardo pomeriggio di martedì 22 dicembre si è svolto l'incontro tra la delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - composta da Corrado Oddi e Paolo Carsetti e l'Italia dei Valori rappresentata dal portavoce nazionale On. L. Orlando e l'On. D. Scilipoti.
L'incontro era divenuto estremamente urgente a seguito del deposito dei quesiti referendari sull'acqua effettuato dall'IdV la scorsa settimana e in funzione del fatto che da circa un mese avevamo più volte sollecitato un confronto con questa forza politica sulla possibile campagna referendaria.
Come Forum dei Movimenti per l'Acqua abbiamo fatto presente che il deposito dei quesiti referendari rappresenta una fuga in avanti dell'IdV rispetto alla possibilità di un percorso comune e condiviso, e rischia di compromettere l'allargamento e l'attivazione nella campagna di tutte le energie e tutte le forze che in realtà sarebbero disponibili.
Pertanto è stata fatta richiesta all'IdV di non procedere ulteriormente in modo unilaterale, di ritirare il quesito depositato e di partecipare al confronto da noi proposto per l'11 Gennaio a Roma tra tutte le forze politiche, sociali e culturali disponibili ad intraprendere la campagna referendaria sull'acqua.
L'On. Orlando ha precisato che la definizione dei quesiti e il loro deposito è stato un passaggio puramente formale e che non c'è alcuna intenzione da parte dell'IdV di procedere unilateralmente, anzi ha convenuto sul fatto che la battaglia referendaria sia il più trasversale e includente possibile e per questo si è reso disponibile, insieme all'On. Scilipoti, a partecipare all'incontro dell'11 Gennaio.
E' stata anche dimostrata la disponibilità di rivedere i contenuti dei quesiti che potranno essere ritirati o modificati dopo l'incontro dell'11 Gennaio.
L'On. Orlando ci ha riferito di diverse sollecitazioni a vari livelli giunte all'IdV da parte di aderenti al Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua con cui si richiedeva di fare un passo indietro e partecipare assieme alle altre forze politiche e sociali ad un percorso comune e condiviso.
In conclusione si può dire che a seguito dell'incontro di ieri e della pressione portata da tutt* sull'IdV può iniziare un confronto serio con al riunione dell'11 Gennaio sull'opportunità di una campagna referendaria per l'abrogazione di tutte quelle norme che tendono alla privatizzazione del servizio idrico, fermo restando che bisognerà avere attenzione e capacità di risposta rispetto al possibile ripetersi di iniziative unilaterali da parte dell'IdV o di altre forze politiche.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Paolo Carsetti

Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua



domenica 20 dicembre 2009

Posizione del Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua

18/12/2009
Care/i,
da diversi contatti avuti con esponenti del partito dell'Italia dei Valori vi confermo quanto già girato in lista circa il deposito, avvenuto ieri o l'altro ieri, dei quesiti referendari su acqua e nucleare effettuato dall'IdV.
La scelta d'iniziare il percorso referendario, tramite il primo passo formale del deposito dei quesiti, senza alcun confronto con il Forum dei Movimenti per l'Acqua tende a provocare una rottura politica con il Forum dei Movimenti per l'Acqua.
Tale rottura è anche conseguenza del fatto che da oltre 20 giorni è stato sollecitato più volte un incontro con l'Italia dei Valori su tale tema e solo oggi pomeriggio abbiamo avuto conferma che l'incontro si terrà martedì 22 Dicembre alle ore 18.30 presso gli uffici parlamentari dell'IdV a Roma.
Il comportamento sostenuto dall'italia dei Valori è a dir poco inaccettabile, proprio perchè dimostra la non volontà di condividere e confrontarsi con il Forum dei Movimenti per l'Acqua sul possibile percorso referendario.
Su questo, in effetti, si era usciti dalla riunione del Coordinamento nazionale del 28 novembre scorso con un orientamento positivo di massima e si è aperta una discussione interna al Forum, che vi sollecito a implementare.
Contestualmente sono state avviate una serie di interlocuzioni con le forze politiche e sociali che hanno annunciato la volontà di procedere al referendum sull'acqua: Sinistra e Libertà/Ecologia; Federazione dei Verdi; Federazione della Sinistra Prc/Pdci; e le seguenti associazioni dei consumatori Federconsumatori, Adusbef, Movimento Consumatori. Potete leggere tutti i report delle riunioni svolte al seguente link (http://www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique=96).

Oggi, possiamo dire che, a seguito del netto salto in avanti fatto dall'IdV la situazione è oggettivamente cambiata e di molto. Pertanto si deve partire dal dato di fatto che, a prescindere dalla nostra volontà, un referendum sull'acqua si farà.

L'unica possibilità di rendere non definitiva la rottura con il Forum dei Movimenti per l'Acqua è che l'IdV faccia un passo indietro ritirando i quesiti depositati e partecipando al confronto da noi proposto per l'11 gennaio a Roma a tutte le forze politiche e sociali incontrate finora, dove necessariamente dovremo giungere con una posizione definita e condivisa.
Ritengo opportuno che anche a livello territoriale si faccia pressione su tale forza politica perchè riconsideri i passi intrapresi finora.

Infine invito tutte e tutti a partecipare alla prossima riunione del Coordinamento nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua che si terrà a Napoli il 09 Gennaio 2010 (ore 11.00 16.30, sede Ingegneria senza Frontiere, P.zza Cavour,38), momento in cui poter condividere le nostre riflessioni su questo tema e sulle iniziative da metter in campo l'anno prossimo.

Un saluto.
Paolo
---------------
Ricevuto dal Forum Italiano Movimenti per l'Acqua


IDV: DI PIETRO, PRESENTATI REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE

Torino, 18 dic. (Adnkronos) - L'Italia dei Valori ha presentato ieri in Cassazione due referendum per dire no alla privatizzazione dell'acqua e al nucleare. Ad annunciarlo e' stato il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro che a margine di un convegno a Torino ha spiegato "abbiamo presentato un referendum per dire no alla privatizzazione dell'acqua perche' riteniamo che l'acqua, come l'aria, deve restare pubblica a disposizione di tutti e -ha proseguito- abbiamo presentato anche un referendum contro le centrali nucleari perche' riteniamo che esse creano piu' danno che benefici. Con quei soldi, quei tempi e quelle tecnologie -ha concluso Di Pietro- si possono trovare energie alternative che facciano bene e non facciano male".