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martedì 13 novembre 2012

Incontro pubblico del 10 novembre - Resoconto

Discreta affluenza nel pomeriggio di sabato scorso all’incontro pubblico che abbiamo organizzato in Piazza Mattej per mettere a disposizione dei  cittadini formiani una prima occasione per cominciare a conoscere meglio il MoVimento 5 Stelle e le opportunità di cambiamento sociale e politico  che esso offre  nella prospettiva della costituzione di una Lista Civica a Formia.

Abbiamo proiettato alcuni video sulla “Woodstock a 5 Stelle” di Cesena del 2010 e sulla recente campagna elettorale di Beppe Grillo in Sicilia per trasmettere ai presenti un po’ del clima di partecipazione e coinvolgimento che caratterizza il MoVimento ed un paio di interviste di Grillo affinchè i presenti potessero ascoltare dalla sua viva voce alcune considerazioni su alcuni aspetti salienti delle cronache politiche di questi ultimi mesi e sulle prospettive future non solo del M5S ma soprattutto dell’intero scenario italiano.

Alcuni del gruppo che fa capo ai meetup di Formia, Gaeta e Minturno si sono alternati al microfono illustrando innanzitutto alcuni elementi  fondamentali che caratterizzano l’azione politica del M5S quali la rinuncia ai finanziamenti pubblici, la partecipazione a base volontaria degli attivisti, l’organizzazione democratica a base orizzontale e non verticistica, ma anche  le principali finalità che esso intende perseguire sia sul piano istituzionale e politico, sollecitando cioè l’introduzione di strumenti che consentano ai cittadini di intervenire in qualunque momento nel processo decisionale legislativo  a livello locale  e nazionale, sia sul piano sociale ed economico per affrontare con un processo di trasformazione culturale e comportamentale  la crisi globale che minaccia il futuro nostro e delle prossime generazioni.

Per quanto riguarda gli aspetti di politica locale sono state illustrate le posizioni del gruppo, del resto già note,   su alcune vicende come quella dei trasporti e della viabilità, in particolare facendo riferimento alla vicenda dello spostamento dello stazionamento dei mezzi pubblici dal piazzale FS per la quale attendiamo risposta dal Prefetto di Latina , e dell’acqua ancora privata nonostante l’esito del referendum e mal gestita da Acqualatina. E’ stata chiarita anche, speriamo una volta e per tutte, la posizione di Delio Fantasia la cui adesione al M5S, maturata a nostro giudizio con sincerità ed onestà di intenti , ha destato  in molti sorpresa e curiosità, in alcuni forse anche un po’ di apprensione,  e che ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna intenzione di candidarsi non perseguendo alcun tornaconto personale, caratteristica principale di chi aderisce al M5S.

Per quel che riguarda la Lista Civica abbiamo rinnovato l’invito ai formiani a proporre la propria candidatura entro il 20 novembre tramite e-mail o mettendosi in contatto con il meetup di Formia (vedi video).

Era necessario uscire dal web, cosa del resto che abbiamo già fatto in più occasioni con banchetti e manifestazioni, per entrare in diretto contatto anche con chi non ha confidenza con internet e per trasferire in piazza il nostro entusiasmo e la voglia di cambiamento democratico che caratterizza il M5S.  E’ stata un’ottima esperienza che sarà rinnovata senz’altro nei prossimi mesi  per confrontarci con i cittadini e coinvolgerli in una partecipazione diretta alla vita politica della città.

Rinnoviamo l’invito a tutti i cittadini formiani a partecipare attivamente alla costruzione del programma amministrativo della città che svilupperemo nelle prossime settimane attraverso banchetti ed incontri pubblici.

Il MoVimento sei TU!

giovedì 19 luglio 2012

Formia 5 Stelle e l'impronta ecologica.

Conoscere il MoVimento - 1

Molti cominciano a chiedersi (e a chiederci) se il MoVimento 5 Stelle sarà presente alle prossime elezioni amministrative anche a Formia. Ad essere onesti, non lo sappiamo, ma è certo che ci proveremo.
Nell'attesa di sciogliere questo dilemma, che credo attanagli più gli altri (avversari, concorrenti e più o meno amici) che noi e di approfondire tematiche relative alla politica cittadina, proviamo a farci conoscere un pò meglio dai  nostri concittadini, illustrando, di volta in volta nelle prossime settimane, alcuni dei principi guida ai quali saranno ispirate le nostre (le vostre!) proposte amministrative.

Cominciamo con il segnalare l'indicatore ambientale "impronta ecologica" molto utile per contrastare quelle iniziative che provocano squilibri ambientali e consumo di territorio come le speculazioni edilizie e le grandi opere. Se per caso leggendo queste righe vi viene in mente qualche vicenda legata al territorio della città di Formia e del Golfo di Gaeta, segnalatecelo in modo chiaro e dettagliato: abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti per cambiare il modo di fare politica in questa città.





L’impronta ecologica è un indicatore ideato nel 1990 da William Rees e Mathis Wackernagel e continuamente perfezionato da quest’ultimo: il WWF nel 1996 lo ha presentato in Italia  traducendo anche l’omonimo libro che ora – grazie all'impegno della Rete di Lilliput - è arrivato alla quarta ristampa  (Impronta ecologica – Edizioni  Ambiente –2008).
L’impronta è utilizzata  per correlare lo stile di vita ed i consumi di una popolazione con “la quantità di natura” che  serve per sostenerli a tempo indeterminato. Questa “quantità di natura” – espressa in ettari di territorio pro capite - comprende sia le risorse naturali necessarie per mantenere quel tipo di vita e di consumi  (es. campi per produrre grano, alberi per la carta, spazio costruito ecc.), sia gli spazi ambientali necessari per smaltire i rifiuti generati (es. ettari di foreste per assorbire l’anidride carbonica prodotta dalle auto); in pratica l’impronta rappresenta “il peso” (espresso in ettari di natura bio-produttiva) che ogni popolazione esercita sull’ambiente..
E’ molto interessante confrontare l’impronta della popolazione presa in esame con la  “produttività pro capite” o “bio-produttività” del territorio  su cui vive. Dal punto di vista dell’equilibrio ambientale se l’ impronta è minore della bio-capacità tutto va bene, se è maggiore c’è da preoccuparsi perché significa che la popolazione esaminata utilizza  risorse provenienti dai territori esterni ai suoi confini. In base ai dati tratti dal Living Planet Report 2010 se si desse il livello di vita dell’italiano medio a tutti gli abitanti della Terra occorrerebbe la produttività di più di due pianeti e questo non è possibile! 

L’impronta dell’Italia è di 5 ettari pro capite mentre la biocapacità dell’Italia è pari a 1,1 ettari. Questo significa che l’Italia ha un deficit pro capite che è pari a 3,9 ettari (nello studio del  2004 era di 2,7 ettari, nel 2006 era di 4,2 ettari). In altre parole gli italiani per non gravare sul resto del mondo avrebbero bisogno della biocapacità di un po’ più di altre tre “Italie”. Fondamentale è capire che una riduzione dell'impronta non implica necessariamente una riduzione della qualità della vita: passare ad esempio da una casa con grandi dispersioni energetiche ad una casa passiva fa diminuire l'impronta e aumentare la qualità della vita. Lo stesso vale per il cibo biologico o i trasporti pubblici: una rete pubblica efficiente farebbe diminuire l'impronta e migliorerebbe la qualità della vita.
L’impronta è stata calcolata per diverse città come Bologna, Catanzaro, Ancona, e per varie regioni italiane tra cui la Liguria, la Toscana, la Basilicata, la Calabria, le Puglie, la Sicilia e la Sardegna. Un numero crescente di nazioni e di aministrazioni come ad esempio il Giappone, la Svizzera, l'Ecuador, stanno adottando questo parametro per definire le proprie politiche. L'impronta viene molto usata dall'Unione europea per prendere decisioni politiche: provate a cercare nel sito della UE inserendo "Ecological footprint". 
Per approfondire: 1) Mathis Wackernagel “L’impronta ecologica” – Edizioni Ambiente – 4° ristampa agg. ott 2008.
2) Nicky Chambers, Craig Simmons, Mathis Wackernagel Manuale delle impronte ecologiche – Edizioni Ambiente – 2002
3) Mathis Wackernagel, Ecological Footprint Network     http://www.footprintnetwork.org
4) Per calcolare l’impronta ecologica personale provatelo, è divertente...ma fa pensare!

fonte: www.retecivicaitaliana.it

sabato 2 aprile 2011

Stringiamci a coorte

(partecipa al sondaggio in calce)

Gli amici del MoVimento Formia 5 Stelle si rivolgono a tutti coloro che in qualche modo già sono vicini o interessati al MoVimento 5 Stelle, ma anche a chi ne è semplicemente incuriosito, per organizzare con loro alcuni incontri sui principali aspetti che ne caratterizzano l’azione:

  • La Democrazia diretta e partecipata - perchè e come sviluppare strumenti reali ed efficaci per permettere ai cittadini di far sentire la propria voce e rendere vincolanti per gli amministratori le scelte discusse, deliberate dai e con i cittadini.
  • Gli strumenti della democrazia diretta a Formia - quelli presenti nello statuto comunale, i possibili miglioramenti, gli altri da inserire sull’esempio di alcuni comuni italiani e stranieri
  • I principi della decrescita e della bioeconomia come espressione di un nuovo paradigma di vita ed il loro rapporto con la gestione della cosa pubblica

e per approfondire le seguenti tematiche in rapporto alla realtà locale:

  • Acqua pubblica e politiche di gestione dell’acqua
  • Ambiente e lotta alla cementificazione selvaggia
  • Famiglia e servizi sociali
  • Formia, città di cultura, sport e turismo
  • Giovani: formazione, socialità ed occupazione
  • Informatizzazione e nuove tecnologie
  • Mobilità, Urbanistica e Piano Regolatore
  • Rifiuti Zero
  • Risorse energetiche e Piano Energetico Comunale
  • Razionalizzazione, trasparenza e controllo della Pubblica Amministrazione.
  • Sanità
  • Sviluppo economico ed occupazionale
  • ……. altro su richiesta dei partecipanti
Lo scopo è di elaborare insieme un Programma Amministrativo per la città da condividere e confrontare successivamente con i cittadini e di effettuare una scelta di priorità nell'ambito delle prossime iniziative di partecipazione democratica.

Per venire incontro alle diverse esigenze chiediamo a chi sia interessato di rispondere all’allegato questionario segnalandoci la propria disponibilità ed indicando le sue eventuali competenze personali su argomenti specifici, perché il MoVimento “Formia 5 Stelle” conta sulla più ampia collaborazione di tutti i cittadini e va costruito tutti insieme.

Il questionario lo trovi qui (clicca o copia e incolla):

https://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dHJSQmoycnluX0hyVmhhOHBmbllrN3c6MQ

Il questionario termina alle ore 24.00 di mercoledì 6 aprile 2011

La Democrazia è partecipazione!


giovedì 21 ottobre 2010

La sinistra è morta: ha scambiato lo sviluppo per progresso

«Non c’è possibile progresso, nello sviluppo: la sinistra è morta perché non l’ha capito». Giulietto Chiesa è pessimista: «Il momento è drammatico, data la crisi globale del sistema e la caccia alle risorse: fra poco, qualcuno verrà a dirci che i beni come la benzina e l’acqua saranno razionati, a disposizione dei soli ricchi, armati fino ai denti. Non c’è tempo da perdere: dobbiamo farci sentire, scuotere l’opinione pubblica dal torpore televisivo». Correre ai ripari? Ma no: «L’unica prospettiva rivoluzionaria, oggi, è affrettare il collasso ormai imminente del sistema: prima crolla e meglio è», dice Massimo Fini, declinando l’invito lanciato a Torino da Maurizio Pallante: costruire un nuovo soggetto politico che si opponga al duopolio destra-sinistra, denunciando la “follia” della crescita e la “menzogna” dello sviluppo illimitato.


Massimo FiniProve tecniche di alternativa: nel salone del quartiere multietnico San Salvario di Torino, il 16 ottobre si sono confrontate varie correnti culturali, organizzate in movimenti critici. Dalla Decrescita Felice di Pallante a varie liste civiche, dal network “Per il bene comune” ai veterani della Rete Lilliput, dal Movimento Zero di Massimo Fini, polemista principe e direttore de “La Voce del Ribelle”, ai dirigenti di Banca Etica che credono nella necessità di costruire una nuova rappresentanza democratica per far emergere il disagio sociale dell’Italia in crisi e prospettare soluzioni d’emergenza. In sala anche Marco Boschini, coordinatore dei “Comuni Virtuosi”, esponenti No-Tav della valle di Susa, saggisti come Francesco Gesualdi, allievo di Don Milani e collaboratore di Alex Zanotelli. Presenti anche  i “grillini” ma in qualità di semplici uditori, vista la non-disponibilità di Beppe Grillo, determinato a correre da solo anche in Parlamento.
Base di partenza, la piattaforma proposta da Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio: dopo oltre due secoli di espansione industriale, siamo vicini al capolinea. Fallite anche le manovre per arginare la crisi di sovrapproduzione del 2008: prima i governi hanno ridotto le tasse stanziando fondi pubblici per sostenere la domanda, ma non sono riusciti a far crescere né i consumi né l’occupazione. Unico risultato: boom del debito, fino all’insolvenza. Per evitare la bancarotta, le “ricette” sono state capovolte, con politiche restrittive: che hanno ulteriormente mortificato i consumi e ridotto i posti di lavoro. Le manovre finanziarie non bastano più, perché «l’economia fondata sulla crescita ha già raggiunto il suo limite, o sta per raggiungerlo». La tragedia? Tutte le forze politiche puntano ancora e sempre sulla “crescita”: più consumi, più merci. Unica differenza fra destra e sinistra: la distribuzione del reddito. Ma all’interno di un unico modello economico: quello di 250 anni fa.
Maurizio PallanteQuello che serve è una nuova economia, dice Pallante, non più basata sulla crescita ma sulla riduzione dello spreco: nel solo settore dell’energia, restaurando edilizia, settore auto e ciclo dei rifiuti, si otterrebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro. L’unica crescita ammissibile? Quella dei comparti che possono far decrescere la crisi ambientale. Tecnologie più efficienti: sostituire la quantità con la qualità. Serve un cambio di paradigma, perché destra e sinistra non servono più. «Il confronto si è ormai definitivamente chiuso con la vittoria della destra, che dovunque ha governato ha dimostrato di saper far crescere la produzione di merci di più e più velocemente di quanto non sia stata capace la sinistra», osserva Pallante.
«La sinistra è stata in grado di competere con la destra solo laddove ha introdotto nel suo apparato concettuale e operativo gli elementi essenziali della cultura della destra». Ma l’economia di mercato ha aggravato i problemi ambientali, economici e sociali: emissioni inquinanti, penuria di materie prime, delocalizzazione delle industrie in cerca di manodopera a basso costo e senza diritti, migrazioni bibliche di poveri. Ridotta a cinghia di trasmissione di un’economia vicina al fallimento, la politica annaspa tra inefficienza e illegalità, corruzione dilagante e partiti-azienda preoccupati di servire interessi finanziari e preservare la sopravvivenza delle nomenklature, proteggendo privilegi di casta. Si tratta, conclude Pallante, di ristabilire una sovranità popolare democratica, basata su una più equa ripartizione delle risorse.

Giulietto ChiesaL’assemblea di Torino è servita a saggiare il terreno, misurando lo spazio di possibili convergenze o, al contrario, sgombrando il campo da equivoci: «Noi non crediamo nella democrazia rappresentativa», dichiara Massimo Fini, che si aspetta un’imminente catastrofe con il crollo del sistema capitalistico e un inevitabile ritorno alla pre-modernità: «Guardate la guerra in Afghanistan: l’esercito più potente del mondo non riesce ad avere la meglio sui guerriglieri-pastori. E’ la rivincita dell’uomo sulla macchina». Di diverso avviso Giulietto Chiesa, che a differenza di Fini crede nei media: «Noi non esistiamo perché non siamo in televisione. Dobbiamo assolutamente cominciare a comunicare: creando un ponte immediato fra l’Italia e il resto del mondo, perché ormai qualsiasi cosa accada a Roma dipende direttamente da quello che accade a New York, a Bruxelles, a Pechino. Solo che il pubblico non lo sa, perché nessuno glielo spiega».
Non ci credete? «I giornali non l’hanno ancora scritto, ma le prime 20 banche del mondo sono già fallite», avverte il coordinatore di Banca Etica. «I governi hanno permesso loro di presentare conti truccati, rimettendo a bilancio i titoli tossici della grande crisi». E’ ormai una sorta di dittatura planetaria, quella della finanza, e fa sorridere il vecchio sogno marxista della proprietà operaia dei mezzi di produzione: oggi le industrie non sono più neppure titolari dei loro macchinari, tutti in leasing. Il padrone unico è la banca. Ricordate Padoa Schioppa, il ministro prodiano dei “bamboccioni”? Ora fa il commissario europeo della crisi greca, per conto della Bce. Un nuovo soggetto politico, dunque? Sì, convengono i partecipanti all’assise di Torino: servirebbe almeno a smascherare il sistema, perché gli attuali partiti non potrebbero farlo. Sono tutti prigionieri del secolo scorso, e tutti ricattati dal potere di un denaro sempre più virtuale e drogato.
Dal canto suo, Pallante propone di valorizzare le esperienze di base, creando un network che metta insieme, su scala nazionale, il potenziale delle liste civiche che ormai fioriscono quasi ovunque, per intercettare il disgusto dell’elettorato verso il “teatrino della politica”, costringendo i partiti a misurarsi sui problemi reali del territorio: acqua pubblica, infrastrutture, lavoro, grandi opere, energia rinnovabile, rifiuti, inceneritori, discariche. C’è un’Italia che raccoglie firme tutti i giorni, combattendo una guerra civile per i diritti. E un’Italia che scende in piazza reclamando lavoro e auspicando, ancora e sempre, crescita. Bisogna dirle che la parola d’ordine è sbagliata: la crescita dell’economia del 1800 non fa che alimentare un tumore planetario, per il quale non ci sono più medici né cure. Smettiamo di voler crescere, grida l’assemblea di Torino, e organizziamoci per sopravvivere: vedrete, staremo tutti molto meglio.

fonte: Libre


Pallante: stiamo mangiando nel piatto dei nostri figli

Tre giorni, a Perugia, per mettere insieme ecologisti-filosofi, bio-architetti, imprese specializzate nelle nuove tecnologie energetiche e tutti quelli che della sostenibilità fanno una regola di vita. A partire dal green-building, le case “verdi” le cui bollette sono ridotte all’osso, come l’emissione di anidride carbonica. Primo comandamento: riduzione dei consumi. «La regola è: riutilizzare tutto quello che c’è in casa», scrive Antonella Mariotti su “La Stampa”. «Non si butta via niente, tutto si ricicla, nulla si distrugge. Dalle maglie infeltrite che diventano “cattura-polvere” alle mini-pale eoliche sul tetto di casa per produrre energia». Tutto va bene se serve a risparmiare: non solo i soldi, ma il Pianeta.

Maurizio Pallante«Non sprecare è diventato un dovere morale: stiamo mangiando nei piatti dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo credere nelle nuove tecnologie, la politica deve investire nel settore e tutti noi nel dobbiamo fare qualcosa. Come? Riducendo i consumi». Parola di Maurizio Pallante, leader del Movimento per la Decrescita Felice, che a Perugia ha concluso la tre giorni “Progettare il il futuro”, scienziati e aziende a confronto per mettere in campo le “tecnologie della decrescita”. Tutto è troppo: in estrema sintesi, è questo il pensiero di ecologisti e imprenditori della green economy che fanno della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente la loro filosofia di vita per un “comportamento virtuoso”.
All’inizio fu Serge Latouche, ecologista presidente dell’associazione “La ligne d’horizon”, professore emerito di scienze economiche all’università di Parigi, che da sempre sostiene: «Se tornassimo ai consumi degli Anni Sessanta, per noi non cambierebbe nulla: già allora c’erano auto e riscaldamento. Moltissimo di quello che abbiamo oggi è solo superfluo». Con Latouche, aggiunge la Mariotti, diventa di moda il termine “decrescita serena”, una tendenza che sta dilagando forse anche come conseguenza della crisi, più che della virtù. In Italia, la filosofia della decrescita è elaborata e interpretata da Maurizio Pallante, tra i fondatori con Mario Palazzetti e Tullio Regge del Cure, Comitato per l’uso razionale dell’energia, e da vent’anni ricercatore e divulgatore dei rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia.
Tullio ReggeÈ stato Pallante a fondare il “Movimento per la decrescita felice” che organizza corsi su come riciclare i rifiuti e il metodo migliore per separarli, oltre a fornire indicazioni su dove trovare i “negozi alla spina” nei quali si vendono prodotti senza imballaggi, come pasta, spezie, cereali, vino, detersivo, saponi. Ognuno si porta un contenitore da casa e chiede di riempirlo. «Ma il punto fondamentale degli ultimi anni, attorno a cui ruota la “decrescita” – osserva la Mariotti sulla “Stampa” – è l’energia alternativa e il modo di “farsela-da-sé”, se le amministrazioni non intervengono. È sufficiente collegarsi su YouTube per vedere frotte di ingegneri che spiegano, a video, come fabbricare un pannello solare, una mini-pala eolica, o come collegare la lavatrice all’acqua calda di casa per evitare l’eccessivo consumo di energia elettrica».
«Il consumismo deve diventare tabù, la salvezza della Terra lo impone»: ne è convinto Erik Assadourian, ricercatore del Worldwatch Institute e direttore della pubblicazione annuale “State of the world”, atteso a Cuneo con l’associazione Greenaccord. «L’epoca dello spreco alimentare e dell’abuso di risorse naturali è finita», avverte: «O impareremo ad accontentarci o la Terra lo farà per noi». L’anno scorso, secondo la Cgia, il calo dei consumi è stato di 12,6 miliardi. Ogni nucleo familiare in media ha tagliato le spese per 516 euro l’anno. Colpa della crisi, hanno detto gli esperti. Maurizio Pallante legge questi dati traducendo la parola “crisi” in cinese: «È formata da due ideogrammi – spiega – che significano pericolo e opportunità».

Erik AssadourianDa dove cominciare? Da casa propria, naturalmente: «Se siamo in un condominio con riscaldamento centralizzato, basta mettere le valvole ai termosifoni. Le nostre case consumano 20 litri di gasolio l’anno per ogni metro quadrato, mentre in Germania non concedono l’abitabilità se ne consumano più di 7». In che modo invertire la tendenza? Con la massima semplicità, sottolinea Pallante: «Basta mettere più attenzione negli acquisti, non schermare i termosifoni con le tende, non lasciare aperto il frigo, far bollire l’acqua chiudendo la pentola con un coperchio, dotare i rubinetti di riduttori di flusso: pochi euro di spesa, risparmio di quasi il 50% sulla bolletta. A casa mia ho dovuto scegliere: infissi nuovi o cambiare le piastrelle del bagno? Ho scelto gli infissi, e col risparmio sul riscaldamento fra tre anni cambierò anche le maioliche del bagno».

fonte: Libre

lunedì 7 giugno 2010

AGRICOLTURA BIOLOGICA: QUESTIONE DI INTERESSE STRATEGICO NAZIONALE


La Fame e la Sete... dei mercanti
di Giuseppe Altieri

Una marea di fesserie vengono buttate in pasto ai mass media, seppur partendo da dati reali sulle crisi di produttività dei terreni agricoli e sugli sconvolgimenti climatici, che desertificano le terre insieme alla chimica dei Pesticidi e dei Disseccanti che distruggono l'Humus, e la salute degli Agricoltori e dei Consumatori
Si vuol preparare la gente alla fame e alla sete......quella dei Mercanti che monopolizzano i mercati agricoli, mentre i prezzi pagati agli agricoltori hanno raggiunto oggi il minimo storico con la paglia (12 €/q.le) che vale più del grano (11,5 €/q.le)... mai successo nella storia umana !!!
Come è possibile tutto ciò?

Oggi alleviamo 10 miliardi di bovini equivalenti che mangiano almeno come 30 miliardi di persone in fabbriche di animali piene di medicinali ed ormoni li nutriamo con Mais, Soia e altri prodotti e sottoprodotti agricoli e industriali che consumano più petrolio dell'energia solare fissata attraverso la fotosintesi dalle coltivazioni. In tal modo accumuliamo nelle carni moltissimi residui chimici, soprattutto Pesticidi ...mentre 1 miliardo di esseri umani soffrono la fame nera.
Basterebbe puntare alla sovranità alimentare autosufficiente dei singoli popoli attraverso l'Agroecologia e le  Produzioni Biologiche Tardizionali locali,organizzate con filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori
"Mangiacomeparli"... è proprio il caso di dire.
E ne abbiamo fatto anche un marchio a garanzia dei consumatori, 100% Italiano, 100% OGM Free, secondo le norme di legge, 100% Biologico

Dobbiamo ridurre di almeno il 70% gli animali allevati al mondo. In Italia, invece di allevare 10 milioni di Unita Bovine Adulte equivalenti (UBA), ne basterebbero 3 milioni. Rimarrebbero a disposizione degli italiani ancora ben 500 grammi di carne procapite alla settimana (o qualcosa in pù in equivalenza nutrizionale, sotto forma di latte o formaggi). Più un pò di pesce fresco pescato dai mari che ci circondano per migliaia di km (con un pò di bioaccumulo di residui chimici di tutti i tipi, che purtroppo attraverso i fiumi finiscono tutti a mare).
Se proprio non vogliamo diventare vegetariani.

Liberiamo l'agricoltura dall'Industria chimica dei Pesticidi e della trasformazione agro-alimentare... e, soprattutto, dal Commercio speculativo.
Questo prevedono le normative Europee da almeno 15 anni.
L'Europa ha stanziato 200 miliardi di € per lo Sviluppo Rurale Agroecologico, dal 2007 al 2013.
In Italia oggi abbiamo ancora oltre 17 miliardi di € da spendere per le finanziarie agricole, i Piani di Sviluppo Rurale Regionali (PSR).
Soldi che rischiano di tornare a Bruxelles, per mancanza di volontà di riconversione biologica dell'Agricoltura da parte delle regioni tanto che il governo pensa a un Piano Nazionale di Sviluppo Rurale, scavalcando le Regioni stesse

Esiste l'obbligo di destinazione di almeno il 40% dei bilanci regionali dei PSR per i cosiddetti Pagamenti Agroambientali (con priorità fino al 70% in caso di domande degli agricoltori ed allevatori biologici). Ciò a compensare tutti i mancati redditi, i maggiori costi + il 20% per la transazione all'Agricoltura Biologica o per la Sostituzione reale dei Pesticidi. E non per fittizie presunte riduzioni degli inputs chimici denominate Agricoltura Integrata, censurate come non controllabili ne verificabili dalla Corte dei Conti UE (nota 3/2005) attraverso la quale si stanno sperperando enormi risorse per sostenere i redditi degli agricoltori che acquistano Pesticidi seguendo disciplinari che prevedono un numero di trattamenti chimici molto superiore alla normale pratica dei coltivatori.
In tal modo il mercato dei Pesticidi è continuamente cresciuto in Italia, superando il 30% di tutte le vendite europee
e le nostre acque sono per lo più inquinate da residui chimici oltre i limiti di legge (Agrisole 21-27 maggio 2010),.Residui che continuano ad accumularsi da decenni, finche non saremo più in grado di sopportarli fisicamente.

I tumori e il cancro aumentano in maniera impressionante, cosi come la spesa per la malattia, che oggi ha superato l'80% dei bilanci regionali (e la chiamano sanità
I nostri bambini e le nostre cellule riproduttive sono i più soggetti ai danni da Pesticidi e disseccanti arancione, che distruggono il paesaggio italiano e la salute, creando dissesti idrogeologici per mancanza di copertura invernale e primaverile dei suoli, quando piove e l'acqua si porta giù la terra nei fiumi, sulla case della gente, sui treni e nelle strade.
Attraverso i progetto "Polline sicuro", guidato dalle Multinazionali del Glifosate, si sono irrorate di disseccante tutte le strade del Bel Paese, mettendo a rischio la salute dei cittadini che passeggiano o viaggiano in macchina. I residui di tale prodotto sono rilevabili in tutte le acque sensibili analizzate, alla faccia della presunta biodegradabilità ed innocuità. Roba da inchiesta per le Procure della Repubblica. In Francia sono partite multe salate ed in Argentina il prodotto è stato vietato dai tribunali

Non entrate nei Supermercati, signori miei... e state bene attenti a ciò che acquistate. Migliorerà la salute... del pianeta, vostra e degli agricoltori... soprattutto quella dei vostri figli. Torniamo alla Tradizione Agroecologica e all'Artigianato dei nostri Maestri dei campi e del Vino,Del Grano e del Pane a un giusto prezzo.

La Madre Terra ha risorse abbondanti per tutti i propri figli...ma non potrà mai sfamare l'avidità dei pochi che non la rispettano, in nome del DIO denaro e del potere... di far del male agli altri.

Allegato:
PIANO DI RICONVERSIONE BIOLOGICA DELL'AGRICOLTURA ITALIANA (Evitando distrazione di fondi verso una fittizia Agricoltura Integrata, concorrenziale all'Agricoltura Biologica)

- Seminativi avvicendati, Cereali e leguminose da granella: 3.000.000 Ha x 400 €/ha in media di pagamento agroambientale = 1,2 Miliadi di € (il pagamento, insufficiente, oggi previsto dalle Regioni è di circa 200 €/ha)
- Mais 800.000 ha x 600 €/ha = 0,48 miliardi di €
- Olivi: 1.000.000 ha x 500 €/ha = 0,5 Miliardi di €
- Vigneti: 700.000 € x 700 €/ha = 0,5 miliardi di €
- Frutteti: 400.000 ha x 1.500 € /ha = 0,6 miliardi di €
- Orticoltura: 200.000 ha x 2.500 €/ha = 0,5 miliardi di €
- Prati avvicendati, Pascoli e Prati Pascoli 3.500.000 di ha x 100 € ha = 0,35 miliardi di €

Totale di spesa prevista: 4 miliardi di € all'anno

Ci potremmo aggiungere 400 € per unita bovina adulta allevata in biologico (corrispondente a 3 maiali, 7 pecore, 100 galline, ecc) x 3.000.000 di UBA = 1,2 miliardi di € per liberare la zootecnia italiana dalla necessità di importare mangimi contaminati da OG.
Avanzano anche fondi per il Tabacco Biologico: 40.000 ha x 5.000 €/ha

Abbiamo ancora a disposizione oltre 17 miliradi di € da spendere, con priorità fino al 70% per i Pagamenti Agroambientali all'Agricoltura Biologica (circa 12 miliardi di € disponibili) nel periodo 2010-2013

Possiamo riconvertire quasi tutta l'Italia al Biologico. Oggi, non domani.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica
Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)

giovedì 29 aprile 2010

Breve guida alla questione Acqua


Risposte alle principali domande sui referendum e il problema dell’acqua pubblica


I temi trattati
1)    il culmine della questione: il Decreto Ronchi del 2009
2)    domande e luoghi comuni in tema di acqua pubblica o privata
3)    il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
4)    i quesiti referendari del Forum
5)    i quesiti IdV
6)    cosa succede dopo i referendum
7)    la legge di iniziativa popolare del 2007 per la ripubblicizzazione dell’acqua

1) Cosa succede con il Decreto Ronchi del 2009?

Con il decreto Ronchi del 2009 tutti i servizi pubblici locali come l’acqua vengono definitivamente ceduti al mercato e sottoposti alle regole del profitto, espropriando i cittadini di quei beni comuni faticosamente realizzati negli anni con i soldi delle tasse.
Noi abbiamo pagato gli acquedotti e qualche privato ne godrà i profitti.
È l’atto conclusivo di un processo che ha avuto per protagonisti governi di ogni colore, sia su scala nazionale sia locale.
La nuova legislazione, imponendo la cessione forzata della gestione del patrimonio pubblico e l’ingresso sostanzialmente obbligatorio dei privati nella gestione dei servizi, renderà obbligatoria la privatizzazione dell’acqua.

2) I luoghi comuni e i sostenitori del Decreto Ronchi dicono:

a) che non si tratta di una privatizzazione ma di una liberalizzazione;
Si parla di privatizzazione e non di liberalizzazione poiché il servizio idrico, per definizione, è un monopolio naturale. Non può infatti esistere una competizione fra più fornitori in concorrenza poiché vi è un solo acquedotto.
Non una liberalizzazione con tanti gestori in concorrenza ma una privatizzazione con un solo monopolista privato.
Da monopolio pubblico a servizio della collettività a monopolio privato per l’interesse di pochi.
Ma a questo punto, se di monopolio si tratta, è ovvio che il servizio debba rimanere pubblico.

b) che comunque l’acqua e le infrastrutture rimangono pubbliche mentre è la sola gestione del servizio a non esserlo più;
Se è vero che l’acqua e le infrastrutture, restano del demanio da un punto di vista formale (si parla appunto di “proprietà formale”), all’atto pratico la “proprietà reale” è di colui che gestisce direttamente il bene, che eroga il servizio e che ne incassa gli utili per gli anni a venire.
La proprietà reale si concretizza anche a causa della mancanza di trasparenza nei rapporti pubblico-privato, la debolezza dei controlli e l’impossibilità dell’ente pubblico di incidere sulla governance della società private. Il controllo pubblico è infatti limitato o nullo quando ci si trova dinanzi a forme giuridiche di diritto privato regolate dal diritto societario.
Conta poco affermare che l’acqua è pubblica quando di fatto, per sempre, ogni relazione che avremo, rapporto economico, reclamo, disservizio, saranno una questione privata regolata da un contratto di servizio fra il cittadino ed una società quotata in borsa, probabilmente neppure italiana. Non potremo più decidere, né cambiare fornitore né lamentarci in Comune o fare valere il nostro voto.
Un bene è pubblico solo se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell’interesse esclusivo della collettività.

c) che è l’Unione Europea che ce lo impone;
L’Unione Europea non ci impone assolutamente nulla. Essa stabilisce infatti che i servizi essenziali privi di rilevanza economica, identificati dai singoli Stati, possono essere sottratti al mercato.
Spetta ai singoli Stati definire quali sono i servizi essenziali privi di rilevanza economica.
Tradotto: è l’Italia stessa che si è imposta la privatizzazione dell’acqua.
A riprova che l’Unione europea non impone nulla, il fatto che nel 2010 Parigi, dopo 25 anni di gestione privata, è tornata alla gestione pubblica.

d) che l’ingresso dei privati migliorerà la gestione e i servizi ed aumenteranno gli investimenti;
in Italia (ma anche all’estero), l’ingresso dei privati ha generalmente portato ad un notevole aumento delle tariffe (anche del 400%), ma senza un miglioramento del servizio che anzi, spesso è peggiorato, ma soprattutto ad un netta riduzione degli investimenti di ripristino e modernizzazione delle infrastrutture. Da 3 miliardi a 700 mila euro.
Le diverse esperienze privatistiche di gestione dell’acqua hanno quindi dimostrato come le finalità delle spa siano incompatibili con la gestione dei beni comuni. Il conseguimento del profitto si basa infatti sulla contrazione dei costi, sull’aumento dei ricavi, e sull’imputazione degli eventuali investimenti a carico della tariffa.
Ciò può significare che alla scadenza delle concessione, le SpA avranno tratto ingenti profitti senza avere investito adeguatamente sulle reti e a noi cittadini saranno restituiti degli acquedotti fatiscenti da riparare con le nostre tasse.
e) che la gestione pubblica è sprecona ed inefficiente, caratterizzata dal clientelismo.
Se è verosimile che in molti casi la gestione pubblica dell’acqua è inefficiente e sprecona, la soluzione non è regalare ad un privato ciò che è di tutti.
A partire dal presupposto che una gestione pubblica è per definizione orientata all’interesse della collettività mentre una gestione privata deve fare gli interessi dei soci azionisti, ciò che dobbiamo pretendere sono degli strumenti atti a migliorare l’opera degli enti di diritto pubblico e la riduzione degli sprechi. E questo lo possiamo fare ad esempio tramite la leva elettorale, ma solo a condizione che la gestione resti in mano pubblica.
La questione è chi e come avviene la gestione ma soprattutto con quali fini.
Una spa ha l’obbligo di chiudere il bilancio in attivo, deve guadagnare. L’ente pubblico punta invece al pareggio e non ha fini di lucro.
Il privato quando investe del capitale deve farlo rientrare nel più breve tempo possibile e soprattutto lo deve fare fruttare. L’ente non ha il problema di fare fruttare il capitale ne di farlo rientrare.
Gli investimenti delle spa sono caricati sulla tariffa mentre l’ente preleva dalla fiscalità generale.

3) Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Il Forum si è ufficialmente costituito nel 2006 (ma era già attivo in forma non organica) ad opera di innumerevoli movimenti, reti associative e sindacali, nazionali e territoriali. Tutti questi soggetti hanno condiviso la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo esistente attraverso una proposta di legge d'iniziativa popolare portata in parlamento nel 2007 e sottoscritta da più di 400.000 persone.
In seguito al peggioramento del quadro normativo in materia di acqua, il Forum si è attivato per avviare una campagna referendaria atta a ripubblicizzarla.
Poiché si tratta di un movimento apartitico di cittadini ed associazioni, hanno aderito all’iniziativa referendaria le realtà più diverse e rappresentativa di una larga fetta della società italiana, dalle associazioni ambientaliste a quelle cattoliche e della sinistra, sindacati, associazioni di categoria, chiese, comitati ed Enti Locali, enti no profit ed associazioni umanitarie, testate giornalistiche e gruppi di acquisto.
I partiti, poiché non facenti parte della società civile hanno potuto aderire al comitato di sostegno ma non al comitato promotore dei referendum.
L’IdV, è stato l’unico partito che pur manifestando interesse per il tema ha scelto di non aderire promuovendo dei propri referendum.

4) Cosa chiedono i 3 referendum?

Referendum 1: abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica
ovvero, fermare la privatizzazione dell’acqua.
Propone di abrogare la normativa che stabilisce che entro il 2011 la gestione del servizio idrico debba essere obbligatoriamente affidata: o a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto (pubblico-privato), all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40% e la gestione diretta del servizio idrico (art. 5 legge Ronchi). Il pubblico, per statuto, resta vincolato alle scelte del privato.
La norma da abrogare impone inoltre che per le società miste collocate in Borsa, l’Ente Pubblico non possa detenere la maggioranza delle quote ma anzi, debba scendere al 30%.

Referendum 2: abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato
ovvero, aprire la strada della ripubblicizzazione.
Propone di abrogare l’articolo di legge che definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni, escludendo la gestione diretta ad opera degli Enti di Diritto Pubblico (salvo casi eccezionali).
L’abrogazione di questo articolo consentirebbe l’affidamento della gestione del servizio idrico anche agli Enti di Diritto Pubblico, favorendo di fatto la ripubblicizzazione con la partecipazione diretta dei cittadini e delle comunità locali.

Referendum 3: abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”
ovvero eliminare i profitti dal bene comune acqua.
Si tratta di abrogare la parte di normativa che concede ai gestori del servizio idrico un profitto garantito. La legge prevede infatti che i gestori addizionino almeno un 7% all’importo delle bollette quale remunerazione del capitale investito. Ossia, qualsiasi cosa faccia il gestore, questi ha la garanzia di un incasso certo.
I cittadini da una parte vengono privati del bene comune acqua e dall’altra sono obbligati, con una maggiorazione della bolletta, a garantire un profitto ai privati.
Abrogando questa norma tariffaria, verrebbe meno uno dei fattori di richiamo delle società private, ossia la garanzia di un introito certo.

5) I quesiti dell’Italia dei Valori (IdV)

Contrariamente ai quesiti del Forum, che hanno saputo aggregare un’ampia rappresentanza della società, il partito dell’IdV corre da solo.
In merito ai quesiti referendari presentati da Di Pietro, sull' art. 15 del d.l. n. 135, in caso di esito positivo rimarrebbero sostanzialmente in piedi i modelli già esistenti. Invece i quesiti formulati dal Forum dei movimenti per l'acqua hanno come obiettivo dichiarato, di scardinare questi modelli che, seppur con tonalità differenti, orbitano, nella dimensione privatistica. Si tratta pertanto di un quesito che non coglie lo spirito di fondo dei referendum presentati dal forum, riportandosi piuttosto alle norme e ai modelli che hanno avviato la privatizzazione nel nostro paese (riassunto tratto da Alberto Lucarelli, il Manifesto).
Non solo. In caso di esito positivo, l’impianto normativo che resterebbe in vigore andrebbe contro le leggi che i governi Prodi prima e Berlusconi poi hanno dovuto approvare anche a causa delle SpA e Srl a capitale interamente pubblico (in house) o misto, avevano violato e stanno violando il Trattato Europeo sui principi di libertà di insediamento stabilimento e concorrenza. Le sentenze della Corte di giustizia Europea, a partire dal 2005, si sono pronunciate contro le SpA e le Srl a capitale interamente pubblico o misto che in Italia stavano gestendo servizi pubblici locali con affidamenti senza gara pubblica.
Per i non addetti, queste SpA e Srl, facendo, per il codice civile Italiano, attività di impresa e commercio, stanno esercitando, concorrenza sleale.
In altre parole, i referendum IdV finiscono con il promuovere una vera e propria sfida anche al Trattato Europeo.
(riassunto tratto da Luigi Meconi, hyperlink 13/04/2010).

6) Cosa succederà se passano i 3 quesiti referendari?

Qualora dovessero passare i 3 quesiti referendari del Forum non si tornerà alle leggi preesistenti ma di fatto si creerà un vuoto normativo che dovrà essere colmato con l’emanazione di nuove leggi.
Ma poiché già dal 2007 giace una proposta di legge di iniziativa popolare a favore dell’acqua pubblica sottoscritta da 400.000 persone, sarà giocoforza e c’è la speranza che il parlamento lavori attorno a questo testo.

7) Cosa propone la legge di iniziativa popolare del 2007?

La legge, definisce i “principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e del servizio idrico”
In particolare.
- detta i principi con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale prefiggendosi l’obiettivo di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile, preservativo e solidale anche a garanzia delle future generazioni
Riguarda sia le acque di superficie che quelle sotterranee regolamentandone l’uso civile, agricolo e industriale.
- definisce che il servizio idrico è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e la sua gestione è sottratta al principio della libera concorrenza ed è realizzata senza fini di lucro.
- stabilisce che cessino tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a terzi mentre quelle
affidate a società a capitale misto pubblico-privato si trasformino in società a capitale interamente pubblico per poi divenire enti di diritto pubblico.
- determina che il servizio idrico integrato sia finanziato dalla fiscalità generale, specifica e dalla tariffa.
- stabilisce che l’erogazione giornaliera pari a 50 litri di acqua per persona sia considerata un diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito e gratuito che non può essere sospeso.
- determina che la copertura finanziaria, per quanto attiene alla fiscalità generale, sia garantita attraverso il prelievo di risorse dalle spese militari, l’IVA derivante dalla vendita delle acque minerali, gli introiti delle sanzioni per danni ambientali, il prelievo fiscale sulla produzione e l’uso di sostanze chimiche inquinanti.

(Christian Grassi – fonte Segreteria MDF)


sabato 27 marzo 2010

Arroganza “istituzionale” in Val di Susa

di Maurizio Pallante


Questo filmato è un trattato di filosofia della storia. Da una parte il Potere. Protervo, arrogante, insensibile, cinico, rappresentato da una donna in carriera, una donna di successo che ha realizzato l’ideale femminista della parità con gli uomini come il modello di riferimento da imitare. Dall’altra due donne del popolo, anzi tre: una ragazza di una bellezza, di una semplicità e di una fermezza commoventi, una donna anziana disperata da una sofferenza che non riesce ad allontanare da sé, la foto di una donna di mezza età col viso maciullato dai colpi inferti con un bastone. La ragazza si rivolge alla donna di potere esibendo davanti a lei la foto della donna col viso maciullato dai colpi. Le mani non le tremano nemmeno per un attimo. Parla anche per lei, con la forza di chi si sente nel diritto di chiedere spiegazioni, perché quella è stata la risposta del Potere a chi si oppone alla sua decisione di realizzare la linea ferroviaria ad alta velocità in valle di Susa. Domanda alla donna di potere come mai abbia espresso la sua solidarietà agli armati che avevano infierito senza pietà contro un’inerme. È Gandhi che sta parlando attraverso di lei al viceré inglese. Perché ci volete rovinare il mondo in cui viviamo, il mondo in cui vivranno i miei nipoti?, si dispera la donna anziana. Io non rispondo, dice il viceré inglese, dei comportamenti dei singoli militari. Ma gli ha dato la sua solidarietà e il suo appoggio. Tra gli inermi che protestavano contro la decisione del Potere di distruggere il loro mondo e gli armati che li picchiavano per consentire al Potere di attuare la sua decisione, lei ha detto di essere dalla parte degli armati. Non uno sguardo di compassione per quel povero volto insanguinato che le viene mostrato davanti agli occhi. Solo alterigia. La linea ferroviaria attuale, dice la ragazza, è utilizzata al 30 per cento. Il traffico merci sta diminuendo. Per realizzare quest’opera inutile è previsto un costo al chilometro quadruplo rispetto al costo sostenuto in altri paesi. Il viceré inglese non risponde a nessuna domanda. La donna di potere non può abbassarsi al confronto con una persona che non ne ha. Cos’è il diritto, cos’è la logica senza la forza? Si limita a dire sprezzantemente che questa linea ferroviaria ce la chiede l’Europa. Quindi è indiscutibile. Una maniera ipocrita che le evita di entrare nel merito delle risposte e di scaricare su un’entità impersonale le sue responsabilità. Ma lei è la rappresentante locale di quel potere indiscutibile. Lei è il viceré inglese che lo rappresenta in quel territorio. Dalla folla dove si è confusa torna in primo piano la donna anziana: Muoio disperata, dice, dopo aver lavorato tutta la vita, pensando al luogo devastato in cui dovranno vivere i miei nipoti. In quel momento il Potere getta la maschera e svela il suo ghigno feroce. Che muoia, risponde col volto e con la voce in cui si incarna in quel tempo e in quel luogo. Che mangino brioches, aveva risposto durante la rivoluzione francese col volto e con la voce di Maria Antonietta, quando le avevano detto che il popolo protestava perché non aveva pane. E il volto di quella ragazza e la fermezza del suo argomentare, il volto di quella anziana e la sua disperazione, il volto insanguinato di quella donna e la sua sofferenza si con-fondono col volto di tutte le persone che nel corso della storia hanno avuto il coraggio di ribellarsi alle ingiustizie e alle prevaricazioni. Oltre a essere ripugnanti moralmente, il disprezzo del popolo, il disprezzo degli umili, il disprezzo dei deboli, il cinismo nei confronti della sofferenza, a volte si pagano anche cari.

Il Movimento per la decrescita felice si è sempre tenuto fuori dalle dinamiche elettorali, ma credo di interpretare le idee e i sentimenti di tutti noi invitando chi crede nei nostri ideali a non votare nessun partito favorevole alla realizzazione della linea ad Alta Velocità in Val di Susa e di tutte le grandi opere che devastano altri luoghi del nostro paese in nome del profitto, e a non votare nessun partito che faccia parte di una coalizione elettorale guidata da un candidato presidente che sia favorevole ad esse. Alla finzione delle differenze tra destra e sinistra ormai abboccano soltanto i gonzi. Maria Antonietta era l’espressione della destra reazionaria. La candidata presidente della Regione Piemonte proviene da un partito sedicente di sinistra. A distanza di secoli la risposta del Potere è la stessa.


Ci è stato segnalato che nel video potrebbe esserci stata una manipolazione in occasione della risposta della Bresso alla sig.ra di 8o anni, che se vera condanniamo chiaramente.
Ciò tuttavia non modifica la pessima immagine che dà la candidata PD con il suo atteggiamento comunque sprezzante nei confronti dei Valsusini, peraltro suoi potenziali elettori. Il messaggio è: "votatemi e smettetla di discutere!" La valutazione di Pallante del resto prende in considerazione l'intera politica espressa dal PD in Piemonte in tema di TAV e non solo condannandola senza alcuna retorica.


martedì 23 marzo 2010

Premio nazionale Comuni a 5 stelle: buone prassi per una decrescita felice

E' ufficialmente aperto il bando per la quarta edizione del Premio nazionale dei Comuni a 5 stelle, promosso dall'Associazione dei Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento per la Decrescita Felice e Città del Bio, e il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, del Coordinamento Agenda 21 Italia, Rete Nuovo Municipio, Rifiuti 21 Network, Borghi Autentici d'Italia, Res Tipica, CARTA, Altreconomia, Terre di Mezzo, Reset Radio, e altri ancora...

Al premio possono concorrere tutti gli enti locali che abbiano avviato politiche (azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza ed una verificabile diminuzione dell'impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle "buone pratiche locali" con particolare riferimento alle seguenti categorie:
  • gestione del territorio (Opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia, ecc.);
  • impronta ecologica della "macchina comunale" (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.);
  • rifiuti (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso);
  • mobilità sostenibile (car-sharing, car-pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, biocombustibili, ecc.);
  • nuovi stili di vita (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: filiera corta, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, ecc.).
Una giuria stilerà una graduatoria finale indicando le progettualità ed esperienze più significative. Il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il 30 giugno. La cerimonia di premiazione avverrà presso il Comune di Bisignano (CE) sabato 4 settembre. Al Comune vincitore spetta un viaggio di istruzione al "Corso residenziale al Centro per l'Energia e l'Ambiente" di Springe in Germania, grazie alla collaborazione con PAEA, progetti alternativi per l'energia e l'ambiente.


Per maggiori dettagli vedi il bando


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Riusciranno mai i comuni del nostro territorio a poter concorrere ad un simile premio?




sabato 20 febbraio 2010

Commento all'articolo sulla "decrescita infelice" di Carlo Lettieri su Il Giornale.

In riferimento all’articolo di Carlo Lottieri apparso il 14 febbraio su Il Giornale dal titolo "Una decrescita serena in stile Latouche? Sì, per tornare barbari..."

e riportato sul sito CONFLITTI E STRATEGIE da Mario Pozzato ho ritenuto opportuno inserire un mio commento in calce a quest’ultimo a difesa della “decrescita felice”. Il continuo e crescente “linciaggio” cui sono sottoposti libri e interviste di chi teorizza di decrescita comincia da un lato ad essere segno che i movimenti che si ispirano alla decrescita cominciano ad infastidire perché in contrasto con il pensiero dominante, dall’altro rappresenta un'occasione per parlare positivamente di decrescita anche sui media istituzionalmente ostili. Spero che in questo caso il mio commento sia abbastanza corretto. Ve lo riporto di seguito per un vostro parere precisando che va contestualizzato con gli articoli riferiti..


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“Non credo affatto che la “decrescita” necessiti di una mutazione antropologica dei cinesi o degli indiani o l’intervento di padre pio, ma semplice buon senso. E se proprio fosse così sarebbe il caso che la mutazione l’avessimo prima noi occidentali, visto che da quelle parti (Cina, India, ecc.) si stanno dannando per assimilare il modello di vita occidentale (fondato sullo spreco e sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che abbiamo a disposizione) e per uniformarsi ad esso e che quando l’avranno applicato in pieno saremo tutti nella merda fino alla punta dei capelli, dritti in testa.

Già il titolo dell’articolo che parla di ritorno alla barbarie ed il resto della “critica” (in realtà non è più di uno spernacchiamento imbarazzato) in esso contenuta dimostrano in alternativa o che Carlo Lottieri non ha capito una mazza di quello che significa “decrescita felice” esprimendo un giudizio superficiale e ironizzando scioccamente su parole di cui non ha capito il senso, oppure che si tratta dell’ennesimo articolo strumentale alla contestazione di una teoria che contrasta apertamente il pensiero dominante basato sulla necessità assoluta della crescita del prodotto interno lordo, di cui assurdo tentativo di giustificazione è rappresentato dal concetto di “sviluppo sostenibile” tanto teorizzato e supportato dai “verdi” e dalla sinistra.

Decrescita non significa ritorno alla clava ma utilizzo delle scoperte scientifiche e tecnologiche e degli studi più avanzati in termini di risparmio energetico e di riduzione dei consumi, di costruzione degli edifici e di mobilità, di trattamento dei rifiuti e di coltivazioni biologiche e così via. Significa rivalutazione delle economie locali e delle filiere corte, dei famosi Kilometri Zero. Significa maggiore attenzione alla salute dell’uomo ed all’integrità dell’ambiente, sviluppo di nuovi settori produttivi e nuovi posti di lavoro. Solo che a differenza dei soliti ambientalisti ed ecologisti più o meno integrati nel sistema lobbistico che regola il nostro sviluppo economico intende misurare la qualità della vita non in base al prodotto interno lordo ma in base al benessere interno lordo, sostituendo il concetto di bene a quello di merce e rivalutando quelle qualità umane che non sono mercificabili e quindi non misurabili secondo il metodo del PIL.


La decrescita non dice che l'uomo non può volare, ma che non deve andare a sbattere contro la montagna!

Certo nessuno nega che la natura umana è e debba essere proiettata al superamento delle contraddizioni che essa stessa crea nel suo progredire, ma ciò non significa che non si debba prendere coscienza che esistono dei limiti oltre i quali, almeno in base alle scoperte scientifiche ed alle tecnologie attuali, c’è il disastro globale. E non c’è niente di male se nel misurare il progresso dell’umanità si anteponga la qualità della vita reale di noi tutti al profitto delle multinazionali, tirando tra l’altro in ballo altre qualità antropologiche quali la solidarietà, il senso di partecipazione e di convivenza, anzichè quella del mors tua vita mea.

Del resto una decrescita la stiamo già probabilmente vivendo da anni, però imposta da fattori esterni e non scelta liberamente.

Quando i risparmi di una vita si volatilizzano perché scoppia una bolla speculativa o perché salta una delle aziende più quotate dei listini azionari, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando mi impediscono di circolare con la mia auto perché vietano la circolazione a causa dell’inquinamento atmosferico da nanoparticelle dopo avermi incentivato ad acquistarla, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando la mortalità per tumori e malattie genetiche aumenta oltre la media per la vicinanza all’inceneritore di Brescia o alle discariche abusive e tossiche della Campania, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

Quando perdo il posto di lavoro e a 50 anni ed una famiglia a carico mi trovo senza alternative perché il mio datore di lavoro ha “delocalizzato”, finanziato ed incentivato dallo Stato, nell’est europeo o in Cina, io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.
Se a 30 anni non riesco a trovare lavoro e non posso farmi una casa e una famiglia e non so fino a quando i miei genitori camperanno e se avrò una pensione e vengo anche tacciato di essere "bamboccione", io subisco una “decrescita forzata ed infelice”.

La lista è infinita!


Perchè a tanti dà fastidio se mettiamo un po’ di “umanità” nelle nostre azioni al posto della corsa al profitto? Il problema demografico mondiale come lo superiamo, con i pesticidi, le malattie endemiche curabili e non curate, qualche virus ed un paio di bombette nucleari?

Un ultimo appunto. Io non scrivo libri propagandati dai dominanti ; non credo di essere uno stronzo intellettuale, non sono abituato a mangiare bene e non vivo in un bell'appartamento riscaldato di tutto punto. Ciononostante lotto politicamente per confutare un'impostazione economica che ci sta portando all'annientamento. Se trovo la soluzione nella decrescita ben venga!

Giovanni Nocella