Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post

martedì 11 agosto 2015

Grillo, il MoVimento e l'immigrazione.

    A beneficio di chi cerca di capirci qualcosa nell'ennesima diatriba alimentata in questi giorni dai media di regime su Grillo e l'immigrazione, prima di emettere giudizi affrettati e sommari e magari un po' di parte, mi permetto di dare un mio contributo facendo alcune considerazioni sulle regole suggerite da Bertola sul blog di Grillo. Naturalmente, valutatele come meglio credete.

    I quattro “suggerimenti di Bertola”:
  1. Giro di vite sui permessi di soggiorno. In sostanza si chiede maggiore attenzione sul rilascio dei permessi che in Italia vengono rilasciati anche a chi in altri paesi europei non verrebbe accolto. Motivo? Non solo per adeguarci all'Europa, ma soprattutto perché questo sistema alimenta volenti o nolenti il business dell'accoglienza!
  2. Rimpatrio anche “forzoso” di chi non è autorizzato a stare in Europa. Nella realtà italiana gli “espulsi” non lasciano per niente affatto il paese, ma restano in Italia. Però, essendo clandestini, non possono cercare casa e trovare lavoro, ma non possono neanche andare nel resto d'Europa e restano a vegetare nel lager dell'accoglienza oppure ne scappano e vanno ad alimentare il sottobosco del lavoro nero e dei fitti irregolari, dei vucumprà illegali, dello spaccio di droga e della prostituzione, della delinquenza in generale, delle periferie delle città. Come al solito chi critica dà peso forse solo alla parola “forzoso”, interpretandoila come forma di violenza e sopruso verso i più deboli, ma non al rispetto delle leggi che ci siamo dati!
  3. Iter veloce per valutare i ricorsi degli immigrati contro il diniego di accoglienza. Il ritardo cronico delle attuali procedure consente (o meglio costringe) all'immigrato giudicato clandestino di rimanere ugualmente in Italia fino all'esito del ricorso. Poiché esse impiegano anche anni per la risposta il clandestino, ma anche chi ha subìto un errore di valutazione ed avrebbe diritto all'asilo, continuerà ad affollare i lager dei centri di accoglienza e per di più pagheremo per lui oltre il soggiorno (alle cooperative) anche le spese legali (agli avvocati). Secondo voi chi ne trae vantaggio da questo casino?
  4. Sorveglianza più stretta dei centri di accoglienza. Si tratta di applicare semplicemente le norme di vigilanza e prevenzione che le cooperative cui è affidata l'accoglienza dovrebbero rispettare e per le quali probabilmente sono anche pagate. In questo caso, secondo voi, contro chi è puntato il dito?
In sintesi, per deduzione logica, chi critica queste proposte dunque vuole:
  1. Che vengano violate le norme italiane ed europee che distinguono tra rifugiato con dirito ad asilo e immigrato senza diritto di asilo;
  2. che l'espulsione e di conseguenza il diritto di asilo continuino ad essere una farsa a beneficio del buonismo di facciata di PD e soci  e soprattutto dell'industria dell'accoglienza e della macchina della delinquenza, organizzata e non;
  3. che i centri di accoglienza continuino ad essere affollati all'inverosimile di “espulsi” succhiando soldi agli italiani;
  4. che i centri di accoglienza continuino ad essere focolaio e rifugio della delinquenza immigrata, mettendo a rischio la tranquillità degli italiani.

In sostanza chi critica queste proposte vuole che si continui ad ingrassare chi mangia a danno degli Italiani sul problema dell'immigrazione,  ivi compreso, a quanto pare, i centri religiosi che gestiscono l'accoglienza, viste le rimostranze suscitate dalle suddette proposte nei Vescovi italiani ed esternate con tanta arroganza dal Segretario Generale della Cei! E, naturalmente, che si continui a votare PD (Partito Democattolico)!
In linea generale, insomma, assistiamo , secondo me, all'ennesimo tentativo di demonizzare il M5S accomunandolo alla Lega in un unico calderone di irresponsabili, disumani, razzisti, fascisti eccetera eccetera. Insomma la solita storia della diffamazione ad ogni costo di Grillo e del MoVimento, senza che alcuno dei giornalisti di regime metta in evidenza gli illeciti, le illegalità, le frodi, le omissioni da cui prendono stimolo le proposte di Bertola in questo caso e del M5S in genere. Continuano a guardare al dito e non alla luna! Nessun commento invece a quanto pochi giorni prima è stato pubblicato  sullo stesso blog di Grillo che invito a leggere e che puntava per l'ennesima volta il dito contro gli affari sporchi che l'industria dell'accoglienza alimenta in Italia!

Giudicate voi!

rif.
http://www.beppegrillo.it/2015/08/quattro_proposte_sullimmigrazione_di_vittorio_bertola.html
http://www.beppegrillo.it/2015/08/i_clandestini_sono_il_nuovo_oro_nero.html

sabato 19 marzo 2011

La guerra in Libia! Mistificazione mediatica ed ipocrisia alla base dell’intervento militare.

Stiamo rischiando di scatenare una guerra nel Mediterraneo senza neanche sapere quale sia veramente la situazione in Libia, attaccando uno Stato sovrano ed interferendo nelle sue questioni interne, addirittura con l’avallo dell’ONU. E' un precedente gravissimo di cui pagheremo le conseguenze e che viola qualsiasi principio internazionale in tema di sovranità nazionale e autodeterminazione dei popoli e viola tra l’altro ancora una volta la nostra COSTITUZIONE, che tutti sventolavano pochi giorni fa.

Una situazione che ricorda la "pistola fumante" di Bush o le armi di distruzione di massa di Saddam o il fantomatico inseguimento di Bin Laden nelle alture dell'Afghanistan.

E’ dal 1911 che l'Italia ha rapporti privilegiati con la Libia. Prima perchè colonia, poi con il protettorato ed infine con 40 anni di rapporti con Gheddafi. Da sempre i nostri governi intrattengono rapporti con il dittatore libico, così come avviene con tante altre realtà in tutto il mondo in cui si violano i diritti umani a cominciare dalla Cina. Da quanto non viene pubblicato dai nostri media si evince che la Libia è, nonostante o grazie a Gheddafi, il paese più progredito dell'Africa (eccetto forse Sud Africa). C'è il reddito medio più alto (circa 14.000 dollari pro-capite, forse più di alcune nostre regioni), è l'unico paese africano ad avere un sistema pensionistico ed un sistema sanitario, l'alfabetizzazione è all'87% contro una media dell'Africa nettamente inferiore, non c'è un solo libico tra i migranti, il sistema politico se non può essere definito democratico è comunque tra i più avanzati d'Africa, l'integralismo islamico è sconosciuto. E' l'unico paese produttore di petrolio nel quale la ricchezza da questo derivante è distribuita tra i cittadini.

Gheddafi ha però soprattutto il grande difetto, al pari dell'Iran in medio oriente, di essere rimasto l'unico effettivo baluardo in Africa contro l'imperialismo americano. Soprattutto in Italia è diventato uno spauracchio esclusivamente in chiave antiberlusconiana, perchè fino a qualche mese fa non se lo filava nessuno!

Se dessimo uno sguardo alla storia della nostra politica energetica e risalissimo alle vicende di Mattei ed alla forte presenza dell'ENI in Libia ci renderemmo conto di quale errore stia facendo l'Italia a lasciare campo libero nella area a francesi e britannici, da tempo presenti in Libia a sobillare ed armare gli irridententisti cirenaici. La Francia ha bisogno del petrolio libico, soprattutto dopo tutto il casino che sta venendo fuori contro il NUCLEARE. Quanto al confronto con le guerre in Iraq, Afghanistan e Kosovo è vero, non sono la stessa cosa. In quei casi c'erano motivazioni più o meno valide dietro cui si sono nascosti gli interventisti, anche se poi rivelatesi fasulle (la pistola fumante, la armi di distruzione di massa , Bin Laden) per un'azione militare. Oggi nel caso della Libia è pura aggressione ad uno stato sovrano, membro dell'ONU, che sta reagendo ad una rivolta interna come farebbe chiunque altro stato sovrano: vedasi al riguardo quanto accaduto in un passato più o meno recente in Irlanda, nei Paesi Baschi, in Corsica, nelle Falkland, in Tibet, nello Xinghijang ecc. Nel caso libico poi non c'è alcuna prova documentata degli orrori reclamizzati in base ai quali gli USA chiedono l’intervento del Tribunale contro le violazioni dei diritti umani dell’Aja. Proprio loro che insieme alla Cina ed alla Russia non ne hanno mai sottoscritto la Convenzione che ne è alla base!

Quanto ai migranti di Lampedusa, come dicevo, non c'è tra di loro un solo libico, solo tunisini, algerini ed altri africani. I libici non avevano bisogno di emigrare, né per motivi economici, né per motivi politici. Vedremo adesso cosa succederà invece. Si riverseranno in Italia anche tutti gli altri africani e non (cinesi, vietnamiti, indiani ecc.) che in Libia avevano trovato lavoro! Tutto ciò è la prova evidente tra l'altro che i regimi filo occidentali dell' Algeria, della Tunisia e dell'Egitto hanno fallito perchè da loro oggi ci sono rivolte, insurrezioni di popolo, giovani soprattutto, che non hanno lavoro e fanno la fame. In Libia si tratta invece di un'insurrezione armata fomentata da pochi focolai che da sempre sono in rotta con le Tribù dominanti che i media - servi della politica imperialista filo americana e filo israeliana - hanno trasformato artatamente in lotta di popolo.

Di sicuro comunque c'è che l'Italia ne uscirà con le ossa rotte e l'Europa peggio (con sommo gaudio dello Zio Tom).

C’è infine un ‘ultimo paio di domande da porsi. Come mai altri stati, soprattutto Cina e Russia, che fino a qualche tempo fa a avrebbero fatto fuoco e fiamme contro una risoluzione come quella che é stata votata dall’ONU, tacciono? Forse perché in cambio potranno fare il loro porco comodo da qualche altra parte del globo? E l’intervento militare in Libia, diciottesimo produttore di petrolio nel mondo, non sarà forse il viatico per un prossimo intervento militare americano in Arabia Saudita, secondo produttore di petrolio al mondo e paesi limitrofi? Lì però, saranno botte da orbi!

E poi qualcuno se ne viene ancora che le guerre si fanno per portare la democrazia o per difendere i diritti umani o le popolazioni civili? A suon di bombe e massacrando i civili? Ma fatemi il piacere. Questa è pura ipocrisia!

Giovanni Nocella

lunedì 11 gennaio 2010

L'immigrazione e la decrescita

Il fenomeno dell'immigrazione sta assumendo caratteristiche diverse rispetto al veccho concetto così come normalmente inteso. L'articolo di Giuseppe Giaccio, di cui riportiamo la parte finale, dopo alcune considerazioni in merito a tale evoluzione che mal si concilia con un'economia mondiale improntata sullo sviluppo continuo del PIL, indica nella decrescita una strategia economica che ci consentirebbe di arginarlo e ridurlo.

(
tratto da www.ariannaeditrice.it - fonte: Diorama Letterario)

......

Questo insieme di considerazioni (vedi articolo originale) spiega come, in tema di immigrazione irregolare, i governi stiano sempre più orientandosi nel senso di un passaggio dal controllo alla gestione della clandestinità. In questa nuova “filosofia”, si dà per scontato che l’immigrazione continuerà e che non si può fare nulla per arrestarla. Al massimo, si può tentare di disciplinarla. Dall’angolo visuale dei governi, tale scelta, per quanto criticabile, non è priva di una sua logica. Fino a quando, infatti, la stella polare dell’azione governativa sarà la crescita del prodotto interno lordo, non si vede per quale motivo essi dovrebbero rinunciare a quella autentica gallina dalle uova d’oro che sono gli immigrati. Chi vuole lo sviluppo, non può non considerare l’immigrazione un bene dal quale possono derivare alcune conseguenze negative che ci si deve sforzare di eliminare o quantomeno ridurre, piuttosto che un male da cui possono incidentalmente derivare alcune conseguenze positive. Proprio questo è, però, il punto su cui si dovrebbe incentrare la discussione, anziché considerarlo come acquisito.
In un precedente intervento su queste colonne, abbiamo provato ad avviarla, indicando nella decrescita una possibile strada per venirne a capo.
La società sviluppista presenta, infatti, una serie di controindicazioni che la rendono sempre più insostenibile (l’accelerazione dei processi entropici, i cambiamenti climatici, un’impronta ecologica eccessiva e dannosa per la biosfera, le guerre per il controllo delle risorse energetiche). Lo spostamento da una regione all’altra del pianeta di masse umane ridotte alla miseria e alla fame o sedotte dal mito consumista è solo una di tali controindicazioni. Viceversa, una società basata sulla decrescita ci pare la cosa più ragionevole e urgente da fare perché contribuirebbe a sfebbrare il pianeta, a ricreare una cultura dei luoghi, del territorio, favorirebbe una più equa distribuzione delle risorse e indebolirebbe le molle sia psicologico-culturali, sia economiche che spingono molti ad emigrare. Soprattutto, una società basata sulla decrescita ci aiuterebbe ad affrancarci dalla mentalità missionaria che giustifica e nobilita lo sviluppo. Il frate francescano Bernardino di Sahagun, nel XVI secolo, così descriveva il compito del missionario: «Il missionario deve considerare se stesso come un medico e la cultura degli indigeni come una sorta di malattia che spetta a lui guarire».
Nessuno, oggi, oserebbe parlare negli stessi termini, ma la sostanza non è granché cambiata. I “missionari” laici non ragionano diversamente. Sono solo più ipocriti. La medicina somministrata non è più la religione cristiana, ma l’aiuto allo sviluppo, nel quale Marianne Gronemeyer vede una perversione dell’idea di aiuto funzionante come cavallo di Troia che distrugge dall’interno, a poco a poco e inesorabilmente, gli altrui stili di vita.
Chi, come il Mahatma Gandhi, conosceva davvero i problemi degli “indigeni”, in quanto ne faceva parte, era uno di loro, forniva una ricetta diversa: «Lasciate in pace i poveri! I poveri sanno cavarsela benissimo senza di voi, a condizione che li lasciate in pace».
Henry David Thoureau si è servito dell’arma dell’ironia per dire qualcosa di simile: «Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo per paura di dover ricevere un po’ del bene che quello mi facesse».
Non si tratta solo di boutades o di amore per il paradosso, ma dell’indicazione di una seria, ed al momento ardua, strada da percorrere. È un fatto che i problemi del Terzo Mondo sono iniziati quando noi abbiamo cominciato a fargli del bene, ad “aiutarlo” (fuor di metafora: ad obbligarlo a svilupparsi). Se la finissimo e ci mettessimo in ascolto dei bisogni dell’altro, avremmo fatto un primo passo nella giusta direzione. Il vero aiuto è quello in cui l’aiutato rimane il dominus della situazione, invece di essere, come purtroppo accade di solito, il pretesto per imporre una condizione di uniformazione planetaria. Il vero aiuto è, sul piano individuale, quello del buon Samaritano o di San Martino che divide il suo mantello col mendicante: nasce dalla misericordia, cioè da un moto del cuore e non dalla programmazione scientifica dell’asservimento economico, politico e culturale mascherato con motivi umanitari. Un moto non intrusivo che mira a restituire all’aiutato una condizione di normalità, a partire dalla quale egli può decidere liberamente cosa fare della sua vita e non essere costretto a trasformarla in una copia più o meno ben riuscita di quella dell’aiutante.
Il vero aiuto è quello che può venire da una società della decrescita, forma di misericordia collettiva esercitata nei confronti degli uomini e dell’ambiente.



venerdì 30 maggio 2008

IMMIGRAZIONE: ONU, NEL 2025 UE A RISCHIO ESODO DA SUD

(Riporto comunicato ANSAmed - di Chiara De Felice)

BRUXELLES, 30 MAG - Non serviranno a niente le politiche restrittive sull'immigrazione, i flussi verso l'Europa aumenteranno perché la sponda sud del Mediterraneo diventa sempre più povera e perché l'Unione europea ancora non capisce che deve smettere di concentrarsi sugli scambi commerciali ed intervenire sullo sviluppo. Dalle Nazioni Unite arriva forte e chiaro l'avvertimento per Bruxelles: nel 2025 c'é il rischio di un esodo di massa verso il nord.

Nonostante lo sforzo dei Paesi europei per tenere gli immigrati alla larga, si legge nel rapporto, i flussi "continuano ad essere significativi e difficilmente diminuiranno". Secondo le stime, dei 10 milioni di stranieri che vivono nei Paesi della sponda nord del Mediterraneo, 5 milioni vengono dal sud. E tenendo conto della crescita demografica galoppante, della povertà in aumento e della disoccupazione giovanile, l'Onu prevede che nel 2025 gli sbarchi potrebbero diventare un fenomeno davvero fuori controllo.

Le fragili economie dei Paesi del sud non sono destinate a rafforzarsi, spiega l'Onu che accusa la Ue di poca lungimiranza: le due sponde sono legate da un destino comune, ma, nonostante questa consapevolezza, la cooperazione tra nord e sud è insufficiente. Il nord, secondo gli esperti, punta sempre e solo alla riduzione della presenza statale nell'economia, alla liberalizzazione degli scambi, alla riduzione dei sussidi, e non pensa invece a migliorare la competitività delle aziende locali. Inoltre, anche l'assistenza ha forti carenze: nei Paesi della sponda sud i prestiti della Ue sono di 5 euro per abitante all'anno, ben al di sotto dei 30 riservati ai Balcani e dei 53 per i Paesi candidati.

Anche le stime sulla crescita demografica rafforzano le previsioni catastrofiche: negli ultimi 30 anni la popolazione del sud è raddoppiata, raggiungendo i 234 milioni di abitanti, a cui nel 2025 se ne aggiungeranno altri 96 milioni. L'Egitto sarà abitato da 95 milioni di persone e la Turchia da 87 milioni. Se vorrà mantenere la pace sociale, il sud dovrà quindi creare 34 milioni di posti di lavoro nei prossimi 20 anni, oppure il tasso di disoccupazione giovanile (oggi al 30% in molti Paesi) schizzerà alle stelle.

Eppure, spiega l'Onu, l'Unione europea avrebbe tutto da guadagnare da una cooperazione con il sud che non sia solo liberalizzazione degli scambi. Mentre nel meridione aumentano le nascite, la Ue deve fare i conti con la crescita zero e con l'invecchiamento della popolazione che porterà ad una riduzione del suo potere economico. Se l'Europa, la Russia e i Balcani, nel 2000, producevano il 28% del pil mondiale, secondo le previsioni il tasso scenderà al 20% nel 2050. Ma se l'Europa e la Russia tendessero la mano al Mediterraneo guadagnerebbero terreno sul resto delle economie e la crescita stimata salirebbe al 32%.(ANSamed).