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venerdì 21 agosto 2015

Er padrino de Roma


Mi sono rotto gli zebedei!!!!!
Quanto casino per i funerali d'un povero malfattore!
Quand'era vivo tutti erano a conoscenza dei suoi affari loschi, ma nessuno si strappava i capelli e lui gestiva tranquillamente alla luce del sole i suoi malaffari. Un Clan di oltre 1.000 familiari coinvolti e chissà quanta gente che campa  con i capitali derivanti dall'usura e dal traffico di droga, operante in mezzo Lazio.

Adesso che è morto una marea di gente si è scatenata di fronte al suo vistoso funerale gridando al lupo, inveendo a destra e a manca e strappandosi i capelli!
Non per quello che da quasi 50 anni il suo Clan ha combinato per Roma e dintorni, peccarità, quella è cronaca di tutti i giorni, è parte integrante della nostra econoimia e dei nostri rapporti sociali, tutti lo sanno e nessuno fa niente, è rouitine!
Il casino è perchè si è permesso di farsi chiamare "Re di Roma" (.....er re di Roma è uno solo, ahòòò!!!) , perché hanno osato immortalarlo vestito da papa benedicente (..... e nun se fà!), perché hanno usato una carrozza a cavalli monumentale (....manco fosse...un re!), per la musica de Il Padrino (.....n'era mejo "violino tzigano"?) e per i petali di rosa dal cielo (...è 'n funerale, mica 'no sposalizio, ce volevano li cri-santeee-miii!) ! e perché nessun'autorità o istituzione ha impedito questa pagliacciata (...e pecché no, se era amico de tutti?).
Tutti a cavalcare il fatto per espirmere i soliti moralismii e a sputare sentenze! Tutti a prendersela con un prete perchè ha fatto il prete e a rinfacciargli un'altra vecchia vicenda nella quale anche in quell'occasione aveva fatto il prete. Insomma, ancora non avete capito come funziona la Chiesa? Eccheccazz'!
Ora tutti a cercare il responsabile di turno! Il Ministro? Figurati, e quando mai è responsabile di qualcosa, quello. il Capo della Protezione Civile? Nemmeno. Il Prefetto? forse, ma sembra di no. Il Questore, nessuno gli ha detto niente. Il Sindaco di Roma. Non si interessa ai Re. Il comando dei Vigili Urbani? Questione di gestione del traffico e la viabilità non ne ha sofferto!. I magistrati che hanno dato i permessi ai familiari carcerati? Oramai si fanno i caxxi loro perché se no li tradsferiscono. Idem per il comandante dei carabinieri! L'ENAV? Vabbè, in fin dei conti hanno lanciato petali, mica bombe!

Eh allora? Vuoi vedere che mò se la pogliano davvero solo col prete, col pilota dell'elicottero e con i cavalli??

Non c'è da preoccuparsi, comunque. Qualche altra strombazzata televisiva, qualche interpellanza parlamentare cui il ministro replicherà le solite caxxate, un paio di tweet di Renzie e i Casamonica tornerano tranquilli a curare i loro affari, per la pace e la tranquillità di tutti, in attesa del prossimoi funerale da re. D'altronde se si scoprono i secchi di merda e non si svuotano, è meglio ricopririi.
E tutti di nuovo a ricaricare le riserve di bile da scaricare su facebook alla prima,  inutile occasione-esca che lancerà il regime..
La solita, monotona, sterile, puerile partecipazione democratica degli Italiani..... "tutta chiacchiere e distintivo!"
DAVVERO, AVETE ROTTO! 

TUTTI  IN PIAZZA!!!!....E SENZA PIU' DISCUTERE!!!! OPPURE TACETE!!!!!!

venerdì 11 novembre 2011

Presidente Berlusconi, per il bene dell’Italia, NON SI DIMETTA.

Non sono certo un sostenitore di Berlusconi, ma ritengo che stiamo correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. Per favore, leggete, approfondite se è il caso, e se siete d'accordo, divulgate. Ciò che dice Paolo Barnard è difficile da digerire, ma descrive il vero dramma che l'Italia sta per vivere.

fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=257

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Presidente,

perdoni l'approccio informale. Sono il giornalista e autore Paolo Barnard, lavoro da due anni con il gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York sulla crisi dell'Eurozona. Siamo guidati dal Prof. L. Randall Wray dell’Università del Missouri Kansas City, che coordina altri 10 colleghi inglesi e australiani.

Presidente, è incomprensibile che Lei non scelga di salvare la nazione, e il Suo governo, rendendo pubblico che:

a) l'Euro fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia.

b) esistono responsabili italiani ed europei di questo "colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche". (una definizione del tutto ragionata offerta dell'economista americano Michael Hudson)

Presidente, dalle pagine del Financial Times, del Wall Street Journal e persino del New York Times, da mesi economisti del calibro di Martin Wolf, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Marshall Auerback, Le stanno suggerendo la via d'uscita. A Parigi, l’eccellente Prof. Alain Parguez dell’Università di Besancon ne ha trattato esaustivamente. Wray e i suoi colleghi Mosler, Tcherneva e Hudson pure. Nel dettaglio, essi hanno scritto che:

L'Italia è stata condannata a un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall'operato dei governi di centrosinistra che La hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nel catastrofico costrutto dell'Eurozona. Le famiglie italiane e il Suo governo non devono pagare per colpe non loro. Lei deve dire alla nazione ciò che sta veramente accadendo, e chi ci ha condotti a questo dramma.

L'Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d'essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d'Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l'esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco.

Specificamente, la moneta unica:

- Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell'Eurozona.

- I debiti dell'Eurozona non sono più sovrani, poiché l'Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all'emissione. L'Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.

- I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è "Ability to pay", cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di "Ability to pay", la cui presenza è infatti l'unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l'Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.

- L'Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché l'assenza radicale di "Ability to pay" nei governi più deboli dell’Eurozona inneschi un circolo vizioso di crisi che alimenta la sfiducia dei mercati che alimenta crisi. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.

- Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte al Suo governo, sono distruttive per la Aggregate Demand di cui qualsiasi economia necessita per crescere. Sono cioè il farmaco che causa la malattia, invece di curarla. Anche questo non accade per un caso.

- Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell'adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del Suo governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (fiscal policy), è stato annullato dall'adozione della moneta unica, che, ribadisco, l'Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE come il European Semester e l'Europact sono l'espressione più estreme, ma di cui noi cittadini e Lei paghiamo le estreme conseguenze.

- L'Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l'Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo, 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale, e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell'Eurozona. Lei, Presidente, sarà il capro espiatorio, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni.

Presidente, Lei deve e può denunciare pubblicamente la realtà di questa moneta disegnata per fallire. Lei può e deve smascherare le responsabilità del centrosinistra italiano e dei governi 'tecnici' in queste scelte sovranazionali catastrofiche.

Presidente, il team di macroeconomisti accademici del Levy Institute Bard College di New York e dell'Università del Missouri Kansas City, sono coloro che hanno strutturato il piano Jefes che ha portato l'Argentina dal default al divenire una delle economie più in crescita del mondo di oggi. Essi sono a Sua disposizione per definire sia la strategia comunicativa che quella economica per salvare l'Italia, e il Suo governo, da un destino tragico e che non meritiamo.

In ultimo una precisazione di ordine morale.

Presidente, io non sono un Suo elettore, e avrei cose dure da dire sul segno che la Sua entrata in politica ha lasciato in Italia. Ma non sono un cieco fanatico vittima della cultura dell’odio irrazionale che ha posseduto gli elettori dell’opposizione in questo Paese, guidati da falsari ideologici disprezzabili, come Eugenio Scalfari, Paolo Flores d’Arcais, Paolo Savona, e i loro scherani mediatici come Michele Santoro, Marco Travaglio e codazzo al seguito. Perciò come prima cosa mi ripugna che Lei sia bollato come il responsabile di colpe che Lei non ha, e che sono tutte a carico del centrosinistra italiano. Incolpare un innocente, per quanto criticabile egli sia, è sempre inaccettabile. Ma soprattutto, Presidente, se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine. Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della Shock Therapy su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.

I volti di Mario Monti, di Massimo D’Alema, di Mario Draghi, di Romano Prodi, dell’infimo Bersani, sono le maschere funebri di questa nazione, veri criminali e falsari di portata storica. Il cerimoniere complice si chiama Giorgio Napolitano.

Mi appello a Lei Presidente perché mi rendo conto che i miei connazionali non hanno la più pallida idea di ciò che il centrosinistra italiano ha già inflitto al nostro Paese, di ciò che gli infliggerebbe se salisse al governo, ma soprattutto di chi li guida dietro le quinte. Le eminenze grigie sono le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, gente senza nessuna pietà.

Resista Presidente, affinché Lei possa usare il tempo che Le rimane per smascherare il “colpo di Stato finanziario” che sta travolgendo, fra gli altri, la nostra Italia. I mercati finanziari della “classe predatrice”, così ben descritta nella sua abiezione dall’americano James Galbraith, la odiano a morte, ci odiano a morte. Sia, Presidente, colui che piazza la mina nei cingoli della loro macchina infernale, rivelandone l’inganno chiamato Euro e Trattato di Lisbona. Gli italiani non lo faranno. Non ne sono capaci.

Paolo Barnard



sabato 5 novembre 2011

NON AVETE NESSUN DIRITTO DI PIANGERE!

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandispeculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.

Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.

Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.

No. Non avete nessun diritto di piangere.

E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

Domenico Finiguerra

fonte


martedì 25 ottobre 2011

"Merde!" (*)

La situazione ristagna, anzi no, forse precipita!

L'impasse del Governo sulla manovra è figlio del casino che regna assoluto nella nostra politica nazionale. E' chiaro che le misure chieste dalla CE e dalla BCE, dettate più nell’interesse delle banche francesi e tedesche che dei popoli europei, scontenterebbero comunque gran parte degli Italiani.

Da un Lato ci sono B. & B. che esitano a prenderle perchè sanno che così perderanno le prossime elezioni perchè le opposizioni gli sparerebbero addosso con alzo zero, così quasi quasi gli conviene lasciarglielo fare a loro ed avere poi un anno di tempo per raccogliere il malcontento popolare e recuperare posizioni.

Dall'altro le opposizioni lo sanno e sanno anche che se fossero loro al governo non saprebbero che pesci prendere, ma vorrebbero comunque mettere le mani sulla privatizzazione del patrimonio pubblico come hanno fatto in passato e premono per un governo “tecnico”.

Chi dovrebbe essere super partes non sappiamo da che parte tira (o forse lo sappiamo, ma non si può dire, se no ti qualificano come “complottista”) e si guarda bene dal prendersi una responsabilità che lo marchierebbe di impopolarità per il resto della sua vita .

Gli industriali, parlano solo di riduzione delle tasse e di liberalizzazione del lavoro, ma intanto il paese annega nell'evasione e tanto meno loro pensano di metter mano al portafoglio per investire aspettando che il governo, come al solito, gli tolga le castagne dal fuoco e gli crei quel mercato che loro hanno contribuito a perdere con le delocalizzazioni, gli artifizi contabili, i conti all'estero ecc..

I sindacati continuano a difendere demagogicamente i diritti acquisiti dei lavoratori come se nulla fosse cambiato negli ultimi 30 anni e ignorano la massa di disoccupati e sottooccupati che di diritti non ne hanno proprio, forse a causa anche della scellerata "concertazione" degli ultimi decenni.

L'italiano medio sbraita continuamente contro tutti, ma in Italia hanno tutti qualcosa da perdere per cui non alzano un dito salvo che per scrivere, come sto purtroppo facendo io in questo momento, su internet o partecipare alla solita manifestazione "tarallucci e vini" e se poi ci scappano le mazzate sono tuti pronti a prendere indignati le distanze dalle solite cape pazze, perchè loro certe cose non le fanno .....

Insomma forse non siamo un paese di merda, come dice il nostro premier, ma di sicuro nella merda ci siamo fino al collo!

Il problema è che questo è un paese vecchio! Governato da vecchi! Con idee vecchie! Che difende vecchi privilegi!

Speriamo, ora che la mangiatora comincia ad alzarsi, che presto venga la "Pimavera Italiana" dei nostri giovani, quelli ai quali stiamo fottendo il futuro. Sempre che non si facciano manipolare da qualche solito "vecchio" volpone!

Forse con il MoVimento 5 Stelle ........

(*) In onore di Sarkozy, il titolo è in francese. E' un'imprecazione che significa: "merda!"

Giovanni Nocella

domenica 16 ottobre 2011

Roma 15 ottobre – La violenza subita dagli italiani!

Indubbiamente c’è da “indignarsi” per le scene di assoluta violenza verificatesi durante la manifestazione di ieri da parte di alcune centinaia di facinorosi che hanno messo Roma a ferro e fuoco e alle quali abbiamo assistito tutti – chi direttamente, chi tramite i media - in queste ultime ore. Non solo condanna, ma anche un senso di angoscia per un paese che sta andando in malora!

Vedendo e rivedendo i video degli incidenti e del resto della manifestazione, non posso però non condannare anche l’atteggiamento delle forze dell’ordine e di coloro che possono definirsi l’autorità costituita. Ecco, qualcuno dirà, siamo alle solite, quando c’è qualche tumulto di piazza, subito a prendersela con i questurini “a prescindere”, come direbbe Totò. Per carità, non metto in dubbio la buona fede per senso del dovere dei singoli poliziotti “comandati” a svolgere il loro ruolo di tutela della sicurezza pubblica in un modo anziché in un altro, qui come in altre occasioni (vedi una per tutte la repressione delle manifestazioni NO-TAV in Val di Susa). Me la prendo, ancora una volta, con chi li “comanda”!

I cortei degli Indignatos si sono svolti ieri in centinaia di città in 82 paesi del mondo. Se diamo uno sguardo ai video diffusi dalle TV e dalla rete, negli altri paesi non si vede un solo manifestante col casco o col viso coperto da cappucci e bandane! Perchè invece in Italia la polizia tollera che a certe manifestazioni alle quali ci si aspetta la presenza dei famigerati black bloc o dei pericolosissimi (!) “centri sociali” come quella di ieri vi partecipino persone coperte da capo a piedi ed armati di mazze e bastoni? Come mai la polizia non è distribuita lungo tutto il percorso o quanto meno a “tallonare” i sospetti, facilmente individuati dagli altri manifestanti “pacifici” che si sono addirittura dovuti scontrare personalmente con questi violenti senza che le forze dell’ordine intervenissero? Perché non hanno tentato minimamente in nessuna occasione di bloccarli in qualsiasi modo, questa volta dico anche a manganellate, “prima” che commettessero un atto vandalico o una violenza, anziché aspettarli in piazza S. Giovanni con gli autoblindo, i lacrimogeni e gli idranti? Perché mettere in pericolo l’incolumità degli altri manifestanti “pacifici”, fra cui donne, anziani e finanche bambini, accalcati sulle scale della Basilica, ai quali è stata impedita per diversi minuti qualsiasi via di fuga? Perché mettere a repentaglio la vita dei manifestanti tutti con i blindati lanciati tra la gente in caroselli a tutta velocità e a sirene spiegate sul selciato viscido perché bagnato dagli idranti e nella nebbia accecante ed asfissiante dei lacrimogeni, suscitando la rabbia e la reazione ancora più accanita dei facinorosi e di chi gli si era accodato?

Il Ministro Maroni ha affermato che bisogna ringraziare le forze dell’ordine se non c’è scappato il morto. Certo, perché non hanno sparato sulla folla! Il compito principale di Forze dell'Ordine, Prefetto e Questore in un paese democratcio, caro ministro, è di prevenire e non reprimere! Oggi il Ministro ha anche lanciato il suo grido d’allarme e promesso nuove misure! Contro chi? Contro i black bloc che da anni spuntano ad ogni occasione, ma che da anni nessuno riesce ad individuare ed arrestare o contro i diritti dei cittadini a manifestare liberamente nelle piazze oltre che sul web? Staremo a vedere! Intanto non posso non sottolineare che durante l’intera manifestazione il Ministro dell’Interno era tranquillamente a casa sua a Verona, forse a godersi qualche spettacolo in TV, magari in diretta da Roma!

Alemanno ieri sera piangeva sul miliardo e passa di danni subiti dalla città di cui è Sindaco per le violenze e invocava pene severe e bla, bla, bla! Ma dov'era in questi giorni, Alemanno? Come Sindaco di Roma avrebbe dovuto pretendere dal Ministero dell'Interno un'azione preventiva per individuare ed isolare i violenti, con forze dell'ordine distribuite, come abbiamo detto, su tutto il percorso autorizzato che doveva essere sgombro di auto e cassonetti, con il compito di bloccare i violenti prima che commettessero i danni, con presidi per obiettivi specifici come caserme, banche ed uffici pubblici! Provate in tempi normali ad accostarvi se siete capaci a Montecitorio o Palazzo Madama in gruppo, col casco in testa ed armati di mazze o bombe carta!

E' politicamente comodo e facile arringare, dopo le violenze, contro i fantomatici black bloc e terrorizzare gli italiani! Non mi aspetto certo che Alemanno dia le dimissioni, come dovrebbe darle un Ministro dell’Interno di un paese la cui capitale viene messa a soqquadro da quattro teppistelli, ma sono i romani e gli italiani tutti che dovrebbero pretenderle, perchè non è così che un Sindaco tutela la sua città ed i suoi cittadini, non è così che un Ministro difende la tranquillità e la dignità del suo paese. Certo, dignità! Perché ancora una volta abbiamo fatto una colossale figura di merda con il mondo intero!

Ieri la violenza l’hanno subita tutti coloro che intendevano manifestare pacificamente. Perchè è stato impedito che il grido disperato che loro, insieme ad altri milioni di persone in tutto il mondo, stanno lanciando contro la crisi causata dalle istituzioni finanziarie, monetarie e governative a livello globale, giungesse nelle case degli italiani, di quelli che seguono solo ciò che gli dice la TV o i media. Ciò purtroppo accade ogniqualvolta una manifestazione non controllata dai partiti o dai loro lacché rischia di scombinare le carte della nostra classe dirigente. Se non possono ignorarla e zittirla con la complicità dei media (V-Day, MoVimento 5 Stelle ed altri movimenti di cittadini), lo fanno marchiandola con il fuoco della violenza di pochi facinorosi, non si sa se stupidi o manipolati (G8, NO-TAV Val di Susa, Roma 14 dicembre 2010, …. ieri).

La montagna si avvicina ed il treno non rallenta, anzi, sta accellerando!

Giovanni Nocella


mercoledì 12 ottobre 2011

Peggio di così non può andare


Qualsiasi candidato espresso da un sistema di potere è funzionale a quello stesso sistema che lo ha prodotto. Non è realistico, infatti, supporre che un individuo distrugga il suo proprio riparo notturno e rovesci le proprie scorte alimentari lasciando che marciscano al suolo, preda delle altre creature del bosco, mentre l'inverno ormai alle porte lo coglie senza un tetto e senza un giaciglio. Se lo fa, è un pazzo e non è affidabile.

Il Tempio è invaso dai mercanti. Ieri hanno avviato una trattativa: nuovi vantaggi personali in cambio del voto sul DDL Intercettazioni, che infatti è stato rinviato. Servono non uno, ma dieci, cento, mille Gesù Cristo armati di bastone che radano al suolo la chiesa istituzionale, ormai sconsacrata, e la ricostruiscano in tre giorni.

Non sono i Diego Della Valle, non sono i Montezemolo che potranno farlo. Essi portano in sé il germe del contagio e ricostruiranno un organismo infetto fin dalla sua nascita. Servono uomini cresciuti lontano dall'infezione. Servono incalliti, ingenui, stupidi, romantici utopisti con le palle. Gente in gamba, che ha studiato ma che non conosce la lebbra delle trattative politiche, che può mediare su tutto ma non sui principi fondamentali che tengono dritta la sua colonna vertebrale, che non ha paura di riformare perché il suo mestiere non è la politica e non deve essere rieletto a tutti i costi.


martedì 3 maggio 2011

Ucciso Bin Laden.... e adesso?

Sembra che il mondo intero stia tirando un sospiro di sollievo. L'annuncio della uccisione del numero uno tra i più pericolosi terroristi sulla lista degli USA, oltre alla gioia irrefrenabile degli americani e di tanti in tutto il mondo desta anche il compiacimento di leaders, opinionisti, media, gente comune.

Ammesso e non concesso, dunque, che il terrorista Bin Laden sia stato veramente ucciso - la storia del corpo "sepolto" in mare puzza a mille miglia di distanza e lascerà comunque il dubbio che tutto ciò che viene raccontato al riguardo sia veritiero, suffragando le teorie dei famosi ed inascoltati "complottisti" - il mondo intero, pur soffrendo al momento una certa apprensione per il pericolo di un ritorno di fiamma del terrorismo per una sorta di reazione all'annuncio, si aspetta finalmente non tanto un allentamento della vigilanza sul terrorismo, quanto per lo meno un ridimensionamento delle iniziative belliche in tutta l'area coinvolta dalla caccia a Bin Laden.

Tuttavia, oltre alla considerazione più o meno pacifica che l’uccisione di Bin Laden rilancia puntuale l’immagine di Obama, un po’ offuscata negli ultimi tempi, in prospettiva delle presidenziali del prossimo anno, e “distrae” un po’ l’opinione pubblica americana dalle difficoltà economiche e di bilancio pubblico per niente risolte, volendo guardare alla cosa con un occhio più attento alla politica interna ed internazionale degli USA ed all'evolversi degli ultimi accadimenti nell'area del Mediterraneo, anche se non da esperti, qualche dubbio viene naturale.

Innanzitutto sembra strano che gli USA possano rinunciare a quell’importante fattore che ha in buona parte sostenuto il PIL americano (il famoso Prodotto Interno Lordo che cresce anche quando si sganciano le bombe!) rappresentato in questi ultimi anni dalle guerre in Iraq ed Afghanistan. Intanto, la guerra di Libia rischia di andare, più o meno volutamente, ben oltre i tempi prevedibili e l’intera area mediterranea e mediorientale è in subbuglio, basti pensare a ciò che sta accadendo in Siria ed al recente attentato in Marocco, mentre altri focolai sembrano covare nello Yemen e soprattutto in Arabia Saudita. Tuttavia, non crediamo che un eventuale allargarsi delle rivendicazioni popolari contro i regimi di questa area spaventino militarmente gli USA. Ci deve essere dell’altro.

E’ strano infatti che per una repressione governativa come quella siriana ben peggiore di quella libica, la comunità internazionale esiti ad avviare un nuovo intervento “umanitario”. Sembra quasi che si stia in attesa di eventi ancor più gravi o di una recrudescenza dell’integralismo islamico per poi accusare, come già comincia ad accadere in questi giorni da parte americana, quello che forse in questo perido storico è il vero nemico pubblico numero uno per gli USA (perchè gli USA hanno sempre avuto bisogno di un nemico che minacci dall'esterno la nazione americana e tenga unito e soggiogato il popolo): l’Iran, con il suo petrolio, la sua posizione strategica e la sua accesa politica antiamericana che faceva il paio con quella di Gheddafi.

Tra l’altro è strana la coincidenza dell'evento con un altro episodio che, a fronte della notizia della uccisione del più noto terrorista latitante del mondo, è rimasto letteralmente nell'ombra pur avendo, a nostro giudizio, un certo rilievo, cioè l’uccisione del figlio di Gheddafi e di tre suoi nipoti che oltre che a vanificare puntualmente il recente tentativo del Colonnello di ricomporre pacificamente la questione libica, di fatto conferma all’opinione pubblica qual è il vero obiettivo degli USA in Libia e che la missione internazionale stia andando ben oltre quelli che potevano essere i limiti posti dalla risoluzione ONU.

Di fronte alla possibilità che si apra un nuovo fronte bellico di una certa consistenza, il Nobel per la Pace Barak Obama ha forse deciso di chiudere la partita “Bin Laden”, ormai decotta ed improduttiva dal punto di vista dell’immagine internazionale, per aprirne un’altra ben più impegnativa?

Se questi dubbi troveranno purtroppo riscontro, l’Italia ed il resto del mondo rischiano di trovarsi impelagati in una guerra a livello mondiale dagli esiti sicuramente disastrosi per le popolazioni civili, perchè oltre alle imprevedibili reazioni di Russia e Cina e degli altri paesi islamici, c'è un altro fronte che non ha confini: quello del terrorismo.

Forse era meglio continuare la caccia al Fantomas di questo inizio millennio!

Giovanni Nocella



giovedì 20 gennaio 2011

Il topolino e l'elefante


A volte mi chiedo se non debba ormai considerare vana e forse anche fastidiosa questa mia insistenza nel sollecitare la partecipazione politica di chi mi sta intorno. Visto i risultati e quello che ci circonda non so se considerarmi l’ennesima “Cassandra” che predica invano contro la globalizzazione dei cervelli o un tenace e un po’ matto Don Chisciotte nella sua battaglia contro i mulini a vento dell’indifferenza, della noia e dell’assuefazione.

La condizione psicologica cui entrambe le situazioni portano è spesso di assoluta frustrazione e mi viene voglia di chiudere il mio impegno e la mia voglia di partecipazione in un cassetto e buttare via la chiave.

Proprio quando sono sul punto di farlo, mi capita però di leggere o sentire di fatti che confermano che qualcosa si riesce a fare, da qualche altra parte qualcuno, che pensa e si muove come e forse meglio di me, riesce a raggiungere un piccolo traguardo a conferma che, magari a piccoli passi, qualche cambiamento si può ottenere e che non tutto sia una chimera.

E allora, ahimé, mi rianimo un po’.

venerdì 26 marzo 2010

Destra o sinistra? Un'opinione sul voto.

-->O meglio: perché rifiutare questa classe politica!
Nel valutare le alternative di voto in questa tornata elettorale ci dispiace innanzitutto che manchi una lista del MoVimento a 5 Stelle di Beppe Grillo ed il fatto che quest’anno nel Lazio non siamo riusciti  a presentarla pesa e pesa molto.
Pesa perché avremmo offerto anche ai cittadini del Lazio una vera alternativa alla partitocrazia, come sta avvenendo nelle regioni e nei comuni in cui il MoVimento è presente con proprie liste, che davvero rappresentano un raggio di sole tra i miasmi che tutti i partiti fanno a gara da anni a sollevare intorno alla nostra politica. Un’alternativa veramente nata dal basso, fatta dai cittadini per i cittadini, fatta da giovani, che democraticamente si sono dati un programma, hanno formato le liste, hanno raccolto una ad una le firme, senza imbrogli, finanziamenti pubblici e sostegni di favore, senza ricorsi, carte bollate o decreti “ad listam”, ignorati e dimenticati da TV e giornali. L’unica speranza democratica di questo paese. Seguitene  i risultati,  perché la strada tracciata dal MoVimento è solo all’inizio.

Cosa dire a quanti avrebbero votato un MoVimento Lazio a 5 Stelle o almeno ci avrebbero fatto un pensierino? Non avendo la nostra lista candidata non diamo alcuna indicazione ufficiale di voto. Fate voi.

A livello personale se ci fosse maggiore serenità si potrebbe suggerire di votare la Rete dei Cittadini di Marzia Marzoli che per programma e modalità di costituzione è senza dubbio molto simile e vicina al MoVimento a 5 Stelle e porta lo stesso vento di novità.

Per il resto, ci si potrebbe rimettere alla coscienza di ciascun elettore invitandolo a votare il “meno peggio” dei candidati, ma non prendiamoci in giro: il meno peggio, in questi partiti,  a mio giudizio non esiste, non tanto a volte per le persone, ma per il sistema in cui sguazzano e di cui sono espressione. 
Credo che non ci sia più nessuno in Italia che non abbini la politica con il malaffare, con l’imbroglio, con l’inciucio, con il voto clientelare, con la corruzione economica e morale dell’intera scena politica affollata ormai da cariatidi che non vogliono mollare, da intrallazzatori, puttane, travestiti, trafficanti di droga, affaristi, imprenditori sciacalli, personaggi che non hanno mai lavorato in vita loro e hanno fatto della politica il loro  mestiere, gente che si arricchisce a danno della comunità  E se c’è ancora qualcuno rispettabile è sempre più raro, isolato ed impotente.
Continuano imperterriti a  scannarsi davanti alle telecamere coinvolgendo e spaccando gli italiani sui falsi problemi del berlusconismo, della giustizia , dell’immigrazione, del presidenzialismo, del finto federalismo, dell’ambientalismo di maniera anzichè unirli in scelte condivise e intanto portano avanti, in un subdolo e squallido gioco delle parti, la distruzione economica, sociale e morale del paese come sta emergendo tragicamente in questi anni di crisi.
 

Per motivare queste secco rifiuto dell’intero sistema partitocratrico che da decenni ci prende in giro non porterò le parole di Beppe Grillo, per le quali vi rinvio al suo blog  o ai video che illustrano i veri, spontanei “bagni di folla” che lo hanno visto protagonista in questa campagna elettorale in giro per l’Italia, alla faccia di chi spende centinaia di migliaia di euro per palchi immensi e acclamazioni fasulle ed è costretto a muoversi sotto scorta o di un’”opposizione” che le folle le ha messe in fuga per la sua sostanzaile complicità e connivenza con la controparte! Sarebbe troppo semplice e qualcuno potrebbe fare “spallucce”, perché si sa… “è solo un comico!”

Nel video che segue invece potrete ascoltare l'intervento fatto a giugno del 2008 al V° Congresso di “Senza Bavaglio” da Benito Livigni, assistente personale di Enrico Mattei e  già dirigente nel gruppo ENI ,
giornalista, libero docente di geopolitica e membro della Commissione nazionale energia, una persona degna della massima stima e credibilità non fosse altro per il fatto che le sue accuse documentate , circostanziate e mai smentite ed i suoi libri sul delitto Mattei e sulla politica economica italiana, siano stati letteralmente ignorati dalla stampa di regime e dall’establishment di questa Repubblica fondata sul disonore e sul malaffare. Niente “gossip”, niente denunce, niente “talk show”: silenzio!

Il video riporta la parte del suo intervento in cui parla di liberismo e collettivismo, della “terza via” dello Stato imprenditore che ha reso l’Italia una realtà industriale, della svolta economica  alla  quale si è dato corso dopo “Mani Pulite” con la svendita dell’economia pubblica, lo smembramento dell’ENI e dell’intero sistema industriale pubblico italiano, dei “coccodrilli” della Merryl Linch e della Goldman Sachs, il cui direttore Mario Draghi è diventato poi Governatore della Banca d’Italia e chissà prossimo  Presidente del Consiglio, delle responsabilità e delle complicità  di “destra” e “sinistra” in questa infame operazione, del perché la nostra è la benzina più cara di tutte.

Negli altri video che riportano il resto del suo intervento, che vi invito a vedere ed ascoltare (in calce i link su YouTube), avrete uno spaccato della storia della politica energetica italiana, e quindi di molte scelte politiche ed economiche degli ultimi 60 anni, dalla fondazione dell’Agip nel 1926 fino ai motivi dell’impennamento dei prezzi petroliferi del 2008, passando per la politica energetica di Enrico Mattei, i suoi rapporti con Jhon Fitzgerald Kennedy, il suo potenziale ruolo di uomo di governo ed il suo assassinio, la storica “sudditanza” della nostra classe politica alla politica energetica anglo-americana – più o meno avallata ormai anche dalle sinistre anticapitaliste e antimperialiste -  che ha letteralmente impedito ed impedisce all’Italia di assumere un suo ruolo strategico nell’area del Mediterraneo e di raggiungere una propria autonomia energetica (alla quale da ultimo guarda caso e sprovvedutamente stava lavorando Berlusconi prima di ricevere il duomo sul naso), causa, tra l’altro, del ritorno al nucleare portato avanti da quest'ultimo governo, ma nel cassetto da anni.

Si tratta dei motivi di fondo per cui a livello locale, poi,  gira e rigira ci troviamo a non avere alternative di voto. Il pesce puzza dalla testa!

Non credo che riuscirò a convincere i più a non votare i “paperoni” e  le “bande bassotti” della politica locale, troppo immersi nel più becero clientelismo o in decotte demagogie, ma forse darò a chi condivide questo mio disagio elettorale un motivo in più per sentirsi dalla parte della ragione, per quel che serve, e a continuare a fare “resistenza”, quella vera, magari insieme!
Per il resto, a dopo le elezioni.


Giovanni Nocella

 

Link video su YouTube:
1^ parte
2^ parte
3^ parte
5^ parte

martedì 9 marzo 2010

Mussolini, Berlusconi ed il diario di Elsa Morante.

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Nota ad una “bufala” che circola in rete.

Circola in rete e su facebook una  pagina di diario di Elsa Morante scritta nel 1945 dopo l’uccisione di Mussolini e della Petacci, rimaneggiata e riassunta da qualcuno a proprio uso e consumo per dimostrare le molteplici negatività che accomunano due protagonisti della politica italiana, Mussolini in passato e Berlusconi oggi.

Indubbiamente, anche rileggendo il testo originale, che ho cercato e trovato grazie alla rete e che potete voi stessi leggere qui, sono numerose le somiglianze caratteriali e comportamentali dei due personaggi anche se chiaramente le  situazioni storiche e contingenti che ne hanno caratterizzato l’ascesa e la permanenza al potere sono diverse, sempre augurandoci, sia per Berlusconi  che per la nostra democrazia, che comunque non portino ad un finale troppo uguale: “Berlusconi fuori dai co…ni!”, si, ma democraticamente.

Credo che il testo ridotto che circola – non lo riporto perché sarà facile per il lettore reperirlo in rete –  rappresenti innanzitutto un ingenuo tentativo di giustificare e motivare l’antiberlusconismo con un confronto con personaggi della nostra storia più o meno passata fin troppo facile visto il ruolo da essi ricoperto, che diventa però stupido ed irriverente quando cerca di asservirvi anche i grandi della nostra cultura come Elsa Morante, ridotta quasi ad una vestale vaticinante pur di riuscire ad additare in qualche modo le nefandezze del personaggio di oggi.

Nel leggere il testo originale della Morante, c’è invece da cogliere un’altra ben più profonda e triste valutazione che io leggo in quei passaggi in cui l’autrice richiama le responsabilità del popolo italiano. 

"Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.”

Ed ancora:
 "Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.
Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.”

Un’affermazione pesantissima quest’ultima della Morante, tanto che la descrizione delle caratteristiche di questa mediocrità, che da questo punto segue nel testo, pur se apparentemente  riferibile al Mussolini a me sembra descrivere, come forse nelle stesse intenzioni della Morante, l’italiano contemporaneo!

 "Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così (l’italiano contemporaneo)  predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così (l’italiano contemporaneo) con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena …..,  e la musica patetica ……. Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre …… e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo." 

A mio modesto parere, ciò di cui ci si deve meravigliare e vergognare, senza alcuna compiacenza né per chi è “pro” né per chi è “anti” berlusconi, non è la somiglianza dei due personaggi, ma il fatto che ad oltre 60 anni da quella pagina della nostra storia commentata dalla Morante il giudizio da questa espressa del popolo italiano contemporaneo sia ancora oggi perfettamente e drammaticamente calzante con l’italiano moderno e che il duce di oggi sia degna espressione di un popolo e di una classe politica  che sono addirittura peggiorati. Se 60 anni fa ci dettero speranza i “Padri della Patria”, oggi all’orizzonte si profilano solo “padrini”.

Che squallore!

Giovanni Nocella

mercoledì 17 febbraio 2010

ALCUNI MOTIVI (ANCHE STORICI) DELL’IMPASSE DELLA POLITICA


(e spunti per nuove scelte) - di Giellegi (9/2/10) (fonte: CONFLITTI E STRATEGIE)
1. Dai sondaggi, letti anche su quotidiani che fanno riferimento alla maggioranza, le prossime elezioni regionali potrebbero finire con un vantaggio dell’opposizione (non dico come voti, ma come regioni prese) o almeno con un sostanziale pareggio (7 a 6 o per l’uno o per l’altro). Si parte certo da una situazione tale (11 a 2) per cui il centrodestra potrà comunque sostenere di aver conquistato qualche regione, tuttavia non si possono non trarre alcune ben precise conclusioni da un simile fatto. E’ vero che bisognerebbe aspettare il dato reale, ma mi sembra già significativo .....(continua a leggere)


giovedì 28 gennaio 2010

“Il Giorno della memoria”: non solo Shoa

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Perché si ricorda solo l’”olocausto” degli ebrei?

Ieri si è celebrato in tutta Italia il “giorno della memoria” affinché gli uomini, soprattutto i giovani, non dimentichino gli orrori e le efferatezze che la follia umana ha saputo generare ai danni di un intero popolo e la data ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz ad opera dell’Armata Rossa nel 1945. Per l’esattezza, dunque, il 27 gennaio di ogni anno dal 2000 si celebra in Italia il ricordo della “Shoa, cioè lo sterminio del popolo ebraico ad opera dei nazisti.
Cerimonie, documenti, cronache storiche, film, sceneggiati (o fiction, come si dice oggi) si sono susseguiti sui media, come avviene da dieci anni a questa parte, per “ricordare”, come monito per le future generazione, affinché cose del genere non accadano più.
E’ giusto che sia così, ma perché si ricorda solo il genocidio degli ebrei?
Sono almeno dieci anni che mi pongo questa domanda.

Innanzitutto il termine “olocausto”, con il quale spesso si identifica il termine “shoa”, è stato utilizzato verso la fine del secolo scorso per identificare essenzialmente lo sterminio programmato e sistematico da parte dei nazisti della popolazione ebraica. Nei loro lager, però, i nazisti oltre ai 6 milioni di ebrei come ci tramanda la storia hanno massacrato anche zingari Rom e Siniti, omosessuali e malati di mente, testimoni di Geova e Pentecostali, comunisti ed avversari politici, cittadini sovietici e polacchi per un totale di vittime stimabile tra i 10 e i 14 milioni cui vanno aggiunti circa 4 milioni di prigionieri di guerra, un numero impressionante di vitime di cui, dunque, gli ebrei sono solo una parte. Quindi il termine “olocausto” già di per sé ha, purtroppo, un significato ben più ampio che non lo sterminio di una singola determinata etnia.

Se poi utilizziamo il temine più tradizionale di “genocidio” per qualche ricerca non solo nella storia, più o meno recente, ma anche nella cronaca dei nostri giorni l’elenco degli stermini di massa portati a termine con ogni mezzo, dalla guerra contro i civili ai lager, dai forni crematori all’isolamento fisico e sociale ed alla fame procurata di intere popolazioni, lo scenario è avvilente.

Homo homini lupus

Per rimanere nel XX secolo possiamo “ricordare
  • le stragi ai danni degli Armeni nel 1915-1916, ad opera del governo guidato dai Giovani Turchi con un numero di morti incerto, valutato intorno a 1.400.000 vittime, circa il 70% della popolazione armena ed il genocidio dei Cristiani di rito Assiro-Caldeo-Siriaco avvenuto nello stesso periodo sempre ad opera dell’Impero Ottomano, abituato ad azioni di dura repressione come quelli contro il popolo armeno già degli anni 1896-1897
  • l’ Holodomor, che in lingua ucraina significa "infliggere la morte attraverso la fame", da parte dei sovietici tra il 1932 e il 1933 ai danni delle popolazioni ucraine, con eradicazione sociale e carestia pianificata con circa 5 milioni di morti, pari al 25% della popolazione;
  • i pogrom scatenati dai polacchi contro i loco concittadini ebrei all’inizio dell'invasione della Polonia da parte della Germania nel 1939 con oltre 250.000 vittime;
  • l'eliminazione dei proprietari terrieri in Cina del 1951, imprecisato il numero delle vittime;
  • lo sterminio di centinaia di migliaia di comunisti in Indonesia nel 1965 ad opera dell’esercito di Suharto;
  • 1.800.000 le vittime dei Khmer Rossi di Pol Pot in Cambogia dopo il 1975 pari al 40% della popolazione
  • i massacri dei Tutsi (circa 70-80% delle popolazione) e degli Hutu avvenuti in Ruanda nel 1994
  • oltre 100.000 musulmani bosniaci in Bosnia tra il 1992 e il 1995 nella più assoluta indifferenza della comunità europea.

Come non ricordare poi il genocidio dei nativi americani ad opera dei coloni europei che dagli originari 80 milioni di abitanti nelle due Americhe furono progressivamente ed inesorabilmente decimati per oltre il 90% attraverso malattie, massacri e vere e proprie campagne di sterminio programmate, che sono continuate fino ai giorni nostri se si considerano le campagne di sterilizzazione occulta delle donne nelle riserve indiane degli Stati Uniti o la “civilizzazione” forzata di intere tribù dell’Amazzonia e conseguente loro estinzione per fare spazio alle deforestazioni.

O le vittime del colonialismo del XIX secolo che hanno visto il 90% dei Tahitiani, il 70% dei Canachi e i due terzi dei Maori scomparire in pochi anni, mentre i Tasmaniani si sono completamente estinti, oppure i milioni di africani morti nel traffico di schiavi o nelle piantagioni delle Nuove Americhe o quelli morti a causa delle varie politiche di militarizzazione e di genocidio nel Congo belga di Leopoldo II , o in Costa d’Avorio, in Sudan, in Namibia.

Citiamo ancora i Kulaki e i dissidenti politici deportati a milioni in Siberia dall’URSS, le foibe di Tito, i 30.000 georgiani uccisi durante la guerra abkhazo-georgiana (1991-1993), o gli oltre 800.000 civili kosovari deportati nella recente guerra del Kosovo.

Non sono forse genocidi anche le stragi di Curdi perpretate dal 1973 ad opera di Saddam Hussein, quando era “amico” dell’occidente, fino al 2003 o le vittime civili, soprattutto minori, degli embarghi contro lo stesso Iraq ad opera di USA e Gran Bretagna?

Allora perché celebrare solo il dolore del popolo ebraico e non estendere invece la “memoria” indistintamente a tutte le vittime dei mille e mille episodi che hanno visto e vedono intere popolazioni civili o parte di esse, indipendentemente dal numero delle vittime e dall’efferatezza dei metodi usati, ferocemente massacrate e annientate per motivi razziali, economici o sociali ad opera di propri simili attraverso deportazioni ed eliminazioni sistematiche, stupri di massa, sterilizzazioni, massacri, torture, bombardamenti indiscriminati, carestie, malattie …? Perchè non elevare questa data a ricordo, condanna assoluta e monito di una efferatezza tipica del genere umano?

Con questo più ampio metro di giudizio le generazioni future capirebbero forse che vittime di un “olocausto” sono da considerare anche gli abitanti “nuclearizzati” di Hiroshima e Nagasaki, o i “briganti” e i contadini della terra borbonica sterminati dai savoiardi in nome dell’unità d’Italia, oppure le vittime civili dei bombardamenti alleati sulle nostre città nella 2^ guerra mondiale o di quelli in Afghanistan di oggi, o le vittime e i rifugiati e i morti per fame della guerra “dimenticata” del Darfur?

Forse si riscriverebbero intere pagine di storia e il significato di “olocausto” sarebbe più completo. Forse si capirebbe che vittime di un “olocausto” lo sono anche i civili Palestinesi bombardati lo scorso anno da Israele e a tutt’oggi rinchiusi nel lager di Gaza, di cui i media si guardano bene dal riportarne la cronaca.

Dal Papa, dal nostro Presidente, da tutto il quadro politico “celebrante” perché invece viene un messaggio a senso unico e neanche una parola per tutti gli altri?

E’ colpevole dimenticanza, o l’ennesima, semplice, ipocrita strumentalizzazione anche di questo tremendo fatto della nostra storia?

Giovanni Nocella

domenica 6 dicembre 2009

NO B-Day, contento? Per niente!

Attenzione alle manifestazioni "colorate"!


Qualcuno mi ha chiesto se sono soddisfatto della manifestazione. Non vi ho partecipato direttamente, ma l'ho seguita su RAI News 24. Molti ne sono contenti.

Purtroppo il mio bilancio della manifestazione va in senso opposto, non so se altri condividano, ma per me sottolinea la grave situazione sia istituzionale che sociale che stiamo attraversando.

Abbiamo dimostrato ancora una volta a chi ci guarda dall’estero, come se ce ne fosse ancora bisogno, che stiamo diventando una “democrazia” fasulla da terzo mondo, dove metà dei cittadini inneggia ad un novello “ducetto” e l’altra metà, per sostituire un governo sgradito e sgradevole come quello di Berlusconi, non trova di meglio ormai che manifestare rumorosamente in piazza anziché delegare il Parlamento a farlo. E sono anni che non si fa altro che alimentare questa spaccatura, inesorabilmente. E qualcuno ne approfitta, per gestire esclusivamente i propri interessi. Divide et impera!

Una manifestazione in cui qualcuno ritiene opportuno imporre ai politici, i rappresentanti eletti (?) dal popolo, di stare alla larga da una manifestazione di popolo. E nessuno di questi politici ha la dignità di incazzarsi per questo (e non è certo dignità quello che è alla base della scelta di Bersani & C.!) sancendo una rottura forse drammaticamente definitiva e pericolosa tra il paese reale e i suoi rappresentanti.

Una manifestazione nella quale comunque si dà spazio ad un Di Pietro che continua ad ergersi ad unica opposizione ma che ancora deve spiegare perché ha interrotto a metà l’operazione “Mani Pulite” e come mai fino a poco tempo fa ha sostenuto azioni contrarie a quanto oggi demagogicamente afferma (nucleare, TAV, privatizzazione dell’acqua, ponte sullo stretto, gestione del partito,…….)

Una manifestazione in cui i cittadini di uno stato democratico gridano “al mafioso” all’indirizzo del proprio capo del governo "democraticamente" eletto e nessuno chiede e si chiede perché un altro mafioso, un pluriomicida, che dice cose probabilmente vere e gravissime all’indirizzo dello stesso capo del governo, lo faccia solo oggi, a distanza di 15 anni e più dagli eventi, alla vigilia di un probabile passaggio di consegne, speriamo almeno incruento, tra un presunto mafioso e un presunto ex-fascista (Almirante si starà rigirando a trottola nella tomba?) che del primo si è avvalso per arrivare al governo e che non si vergogna ora di scaricarlo pur di darsi un’immagine da “statista” più gradita all'altra metà del popolo.

Chissà come ci resterà il Di Pietro, quando scoprirà di aver fatto solo da “cane da guardia” del berlusca in questi anni, tanto per tenerlo a bada, a beneficio dell’ex fascista?

Una manifestazione che non influisce minimamente sulla permanenza al governo di un Berlusconi che sul piano mediatico è ancora una volta decisamente vincente avendo risposto con ben due arresti di latitanti mafiosi e l’inaugurazione della TAV. e che per il passaggio del testimone deve solo temere l’ok definitivo da oltreoceano, da quel premio Nobel per la pace abbronzato, imperialista e guerrafondaio, che probabilmente è ormai stufo della politica estera del suo alleato-suddito e presunto mafioso, non certo delle sue vicende giudiziarie o delle sue avventure erotiche. Tanto è vero ciò che per rabbonirlo il cavaliere, senza neanche consultare quella specie di assemblea condominiale cui è ridotto il nostro Parlamento, ha acconsentito subito ad inviare altri 1.000 nostri ragazzi a rischiare la vita in una guerra avallata dalla quasi totalità dei nostri “rappresentanti”, tutti "pacifisti", in barba alla nostra Costituzione.

Una manifestazione in cui nessuno chiede alla sinistra e ai suoi esponenti sia parlamentari che extra una severa autocritica sul suicidio politico che l’ha vista protagonista in questi ultimi anni e sul tradimento ideologico che la vede connivente e complice di quelle lobbies che dovrebbe combattere e che hanno impoverito il paese a loro esclusivo tornaconto ( e dei loro padrini, nazionali e stranieri).

Una manifestazione in cui nessuno chiede conto al Parlamento della approvazione all’unanimità ed all'insaputa del paese del Trattato di Lisbona, che ci relegherà al ruolo di impotente provincia europea.

Una manifestazione che probabilmente lascerà l’amaro in bocca alle migliaia di persone che in buona fede hanno ieri riempito la piazza, consci che domani ritroveranno l’Italia più zozza di prima e frustrati dal non poter decidere un cazzo in questo paese, come prima!

Ci sono altri mille e mille motivi per cui non posso gioire di questa manifestazione e delle altre che potrebbero seguire. Assomiglia troppo a quella arancione ucraina, a quella verde iraniana, a quella rosa georgiana ….. e non lascia presagire nulla di buono per il nostro paese.

Giovanni Nocella



sabato 25 aprile 2009

Quale Liberazione?

Il 25 Aprile 1945 Milano e Tornino venivano liberate dalla occupazione delle ultime truppe tedesche e dagli irriducibili della Repubblica di Salò. Quella data è stata scelta simbolicamente per celebrare dal punto di vista storico la Liberazione dal regime nazi-fascista che aveva oppresso l’Italia – soprattutto quella centro settentrionale - dopo l’armistizio con gli anglo-americani e se il 2 giugno vuole ricordare la nascita della Repubblica, il 25 aprile simboleggia il ritorno del nostro paese alla Democrazia.

Il 25 aprile è stato essenzialmente anche il giorno della Resistenza, un movimento di opposizione al nazi-fascismo che è bene ricordare non fu solo militare e rappresentato dalla lotta armata partigiana, ma anche e soprattutto politico che ha visto protagonisti migliaia di Italiani che unitariamente e indipendentemente dal loro orientamento politico per vent’anni si contrapposero in Italia al fascismo e furono poi i protagonisti della nascita della nostra Repubblica, e che in quanto tale affonda le sue radici nella rivendicazione e nell’affermazione di quei principi di Libertà e Democrazia che il fascismo aveva calpestato in Italia ed il nazismo in Europa e che divennero poi il fondamento della nostra Carta Costituzionale.

Oggi molti intendono appropriarsi dei significati che questa giornata può avere pur non avendola – alcuni per loro stessa ammissione – mai celebrata in passato perché evidentemente ispirata a principi non condivisi o addirittura contrapposti ai propri.

Fin qui nulla di grave, nel concetto stesso di Libertà è implicito che si possano avere opinioni diverse e contrastanti. Il fatto grave per il nostro paese è che questi signori oggi stiano al governo ed il loro potrebbe essere interpretato come il tentativo di un revisionismo storico che tenda a rivendicare e affermare i “loro” principi, che a questo punto, per semplice ragionamento logico, non possono che essere considerati antitetici ai principi della Libertà e della Democrazia.

Stiamo attenti!

Vorrei però andare oltre e cercare di ricordare che se ci fu “Liberazione” essa lo è stata anche da ben altro:

  • Liberazione dalla guerra civile, perché tale essa fu, essendo stati per anni contrapposti italiani contro i italiani e se oggi può essere giusto, a distanza di oltre sessant’anni, in un’ottica di unità nazionale commemorare i morti di entrambe le parti – 'a morte è una livella! – bisogna farlo ricordando che tutti furono vittime del nazi-fascismo!
  • Liberazione dai bombardamenti, che gli anglo americani dispensarono a piene mani per tutta l’Italia. Iniziati nel 1940 essi furono intensificati proprio a partire dall’8 settembre 1943 con tonnellate di bombe dirompenti e di spezzoni incendiari che nelle nostre città – Napoli, Roma, appena dichiarata “città aperta”, e poi Torino, Milano, Genova, Firenze, Treviso e tante altre - distrussero fabbriche, edifici pubblici, abitazioni civili, seppellendo sotto le macerie decine e decine di migliaia di vittime civili, in un “olocausto” da sempre dimenticato.
  • Liberazione dalla fame, dagli stenti e dalla paura di quegli anni di guerra, vissuti in prima persona e sulla propria pelle e non visti al cinema o alla televisione.
Oggi occorre forse dare nuovo vigore e valore a questa giornata. Cosa possiamo auspicare che essa debba simboleggiare e celebrare in futuro?
Liberazione dalla cialtroneria, che ci governa a tutti i livelli.
Liberazione da una democrazia zoppa in cui il popolo non è più sovrano.
Liberazione dalla partitocrazia, becera e affarista, che ci sta portando alla rovina economica e sociale.
Liberazione dalla connivenza del mondo politico e degli affari con la malavita organizzata.

Cittadini, restituiamo certi valori ai nostri figli. Resistiamo! Liberiamoci!


giovedì 16 aprile 2009

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."

L'articolo che riporto di seguito, scritto da Giacomo di Girolamo, un cittadino di Marsala, ha suscitato un piccolo "caso" su FaceBook, è stato condiviso in bacheca da centinaia di persone, e al 15.04.09, in due giorni scarsi, ha ricevuto più di 12.000 tra commenti e apprezzamenti, alcuni ferocemente contrari, altri di adesione e appoggio, anche entusiastico. Numeri che comunque si sono visti raramente. E' stato poi costituito un Gruppo sempre su Facebook cui vi rinvio per un eventuale critica o condivisione.
E' un'analisi fuori dal coro, agghiacciante, che a titolo personale condivido.



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"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
di Giacomo di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.


Giacomo Di Girolamo