Sembra che il mondo intero stia tirando un sospiro di sollievo. L'annuncio della uccisione del numero uno tra i più pericolosi terroristi sulla lista degli USA, oltre alla gioia irrefrenabile degli americani e di tanti in tutto il mondo desta anche il compiacimento di leaders, opinionisti, media, gente comune.
Ammesso e non concesso, dunque, che il terrorista Bin Laden sia stato veramente ucciso - la storia del corpo "sepolto" in mare puzza a mille miglia di distanza e lascerà comunque il dubbio che tutto ciò che viene raccontato al riguardo sia veritiero, suffragando le teorie dei famosi ed inascoltati "complottisti" - il mondo intero, pur soffrendo al momento una certa apprensione per il pericolo di un ritorno di fiamma del terrorismo per una sorta di reazione all'annuncio, si aspetta finalmente non tanto un allentamento della vigilanza sul terrorismo, quanto per lo meno un ridimensionamento delle iniziative belliche in tutta l'area coinvolta dalla caccia a Bin Laden.
Tuttavia, oltre alla considerazione più o meno pacifica che l’uccisione di Bin Laden rilancia puntuale l’immagine di Obama, un po’ offuscata negli ultimi tempi, in prospettiva delle presidenziali del prossimo anno, e “distrae” un po’ l’opinione pubblica americana dalle difficoltà economiche e di bilancio pubblico per niente risolte, volendo guardare alla cosa con un occhio più attento alla politica interna ed internazionale degli USA ed all'evolversi degli ultimi accadimenti nell'area del Mediterraneo, anche se non da esperti, qualche dubbio viene naturale.
Innanzitutto sembra strano che gli USA possano rinunciare a quell’importante fattore che ha in buona parte sostenuto il PIL americano (il famoso Prodotto Interno Lordo che cresce anche quando si sganciano le bombe!) rappresentato in questi ultimi anni dalle guerre in Iraq ed Afghanistan. Intanto, la guerra di Libia rischia di andare, più o meno volutamente, ben oltre i tempi prevedibili e l’intera area mediterranea e mediorientale è in subbuglio, basti pensare a ciò che sta accadendo in Siria ed al recente attentato in Marocco, mentre altri focolai sembrano covare nello Yemen e soprattutto in Arabia Saudita. Tuttavia, non crediamo che un eventuale allargarsi delle rivendicazioni popolari contro i regimi di questa area spaventino militarmente gli USA. Ci deve essere dell’altro.
E’ strano infatti che per una repressione governativa come quella siriana ben peggiore di quella libica, la comunità internazionale esiti ad avviare un nuovo intervento “umanitario”. Sembra quasi che si stia in attesa di eventi ancor più gravi o di una recrudescenza dell’integralismo islamico per poi accusare, come già comincia ad accadere in questi giorni da parte americana, quello che forse in questo perido storico è il vero nemico pubblico numero uno per gli USA (perchè gli USA hanno sempre avuto bisogno di un nemico che minacci dall'esterno la nazione americana e tenga unito e soggiogato il popolo): l’Iran, con il suo petrolio, la sua posizione strategica e la sua accesa politica antiamericana che faceva il paio con quella di Gheddafi.
Tra l’altro è strana la coincidenza dell'evento con un altro episodio che, a fronte della notizia della uccisione del più noto terrorista latitante del mondo, è rimasto letteralmente nell'ombra pur avendo, a nostro giudizio, un certo rilievo, cioè l’uccisione del figlio di Gheddafi e di tre suoi nipoti che oltre che a vanificare puntualmente il recente tentativo del Colonnello di ricomporre pacificamente la questione libica, di fatto conferma all’opinione pubblica qual è il vero obiettivo degli USA in Libia e che la missione internazionale stia andando ben oltre quelli che potevano essere i limiti posti dalla risoluzione ONU.
Di fronte alla possibilità che si apra un nuovo fronte bellico di una certa consistenza, il Nobel per la Pace Barak Obama ha forse deciso di chiudere la partita “Bin Laden”, ormai decotta ed improduttiva dal punto di vista dell’immagine internazionale, per aprirne un’altra ben più impegnativa?
Se questi dubbi troveranno purtroppo riscontro, l’Italia ed il resto del mondo rischiano di trovarsi impelagati in una guerra a livello mondiale dagli esiti sicuramente disastrosi per le popolazioni civili, perchè oltre alle imprevedibili reazioni di Russia e Cina e degli altri paesi islamici, c'è un altro fronte che non ha confini: quello del terrorismo.
Forse era meglio continuare la caccia al Fantomas di questo inizio millennio!
Giovanni Nocella


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