domenica 6 dicembre 2009

NO B-Day, contento? Per niente!

Attenzione alle manifestazioni "colorate"!


Qualcuno mi ha chiesto se sono soddisfatto della manifestazione. Non vi ho partecipato direttamente, ma l'ho seguita su RAI News 24. Molti ne sono contenti.

Purtroppo il mio bilancio della manifestazione va in senso opposto, non so se altri condividano, ma per me sottolinea la grave situazione sia istituzionale che sociale che stiamo attraversando.

Abbiamo dimostrato ancora una volta a chi ci guarda dall’estero, come se ce ne fosse ancora bisogno, che stiamo diventando una “democrazia” fasulla da terzo mondo, dove metà dei cittadini inneggia ad un novello “ducetto” e l’altra metà, per sostituire un governo sgradito e sgradevole come quello di Berlusconi, non trova di meglio ormai che manifestare rumorosamente in piazza anziché delegare il Parlamento a farlo. E sono anni che non si fa altro che alimentare questa spaccatura, inesorabilmente. E qualcuno ne approfitta, per gestire esclusivamente i propri interessi. Divide et impera!

Una manifestazione in cui qualcuno ritiene opportuno imporre ai politici, i rappresentanti eletti (?) dal popolo, di stare alla larga da una manifestazione di popolo. E nessuno di questi politici ha la dignità di incazzarsi per questo (e non è certo dignità quello che è alla base della scelta di Bersani & C.!) sancendo una rottura forse drammaticamente definitiva e pericolosa tra il paese reale e i suoi rappresentanti.

Una manifestazione nella quale comunque si dà spazio ad un Di Pietro che continua ad ergersi ad unica opposizione ma che ancora deve spiegare perché ha interrotto a metà l’operazione “Mani Pulite” e come mai fino a poco tempo fa ha sostenuto azioni contrarie a quanto oggi demagogicamente afferma (nucleare, TAV, privatizzazione dell’acqua, ponte sullo stretto, gestione del partito,…….)

Una manifestazione in cui i cittadini di uno stato democratico gridano “al mafioso” all’indirizzo del proprio capo del governo "democraticamente" eletto e nessuno chiede e si chiede perché un altro mafioso, un pluriomicida, che dice cose probabilmente vere e gravissime all’indirizzo dello stesso capo del governo, lo faccia solo oggi, a distanza di 15 anni e più dagli eventi, alla vigilia di un probabile passaggio di consegne, speriamo almeno incruento, tra un presunto mafioso e un presunto ex-fascista (Almirante si starà rigirando a trottola nella tomba?) che del primo si è avvalso per arrivare al governo e che non si vergogna ora di scaricarlo pur di darsi un’immagine da “statista” più gradita all'altra metà del popolo.

Chissà come ci resterà il Di Pietro, quando scoprirà di aver fatto solo da “cane da guardia” del berlusca in questi anni, tanto per tenerlo a bada, a beneficio dell’ex fascista?

Una manifestazione che non influisce minimamente sulla permanenza al governo di un Berlusconi che sul piano mediatico è ancora una volta decisamente vincente avendo risposto con ben due arresti di latitanti mafiosi e l’inaugurazione della TAV. e che per il passaggio del testimone deve solo temere l’ok definitivo da oltreoceano, da quel premio Nobel per la pace abbronzato, imperialista e guerrafondaio, che probabilmente è ormai stufo della politica estera del suo alleato-suddito e presunto mafioso, non certo delle sue vicende giudiziarie o delle sue avventure erotiche. Tanto è vero ciò che per rabbonirlo il cavaliere, senza neanche consultare quella specie di assemblea condominiale cui è ridotto il nostro Parlamento, ha acconsentito subito ad inviare altri 1.000 nostri ragazzi a rischiare la vita in una guerra avallata dalla quasi totalità dei nostri “rappresentanti”, tutti "pacifisti", in barba alla nostra Costituzione.

Una manifestazione in cui nessuno chiede alla sinistra e ai suoi esponenti sia parlamentari che extra una severa autocritica sul suicidio politico che l’ha vista protagonista in questi ultimi anni e sul tradimento ideologico che la vede connivente e complice di quelle lobbies che dovrebbe combattere e che hanno impoverito il paese a loro esclusivo tornaconto ( e dei loro padrini, nazionali e stranieri).

Una manifestazione in cui nessuno chiede conto al Parlamento della approvazione all’unanimità ed all'insaputa del paese del Trattato di Lisbona, che ci relegherà al ruolo di impotente provincia europea.

Una manifestazione che probabilmente lascerà l’amaro in bocca alle migliaia di persone che in buona fede hanno ieri riempito la piazza, consci che domani ritroveranno l’Italia più zozza di prima e frustrati dal non poter decidere un cazzo in questo paese, come prima!

Ci sono altri mille e mille motivi per cui non posso gioire di questa manifestazione e delle altre che potrebbero seguire. Assomiglia troppo a quella arancione ucraina, a quella verde iraniana, a quella rosa georgiana ….. e non lascia presagire nulla di buono per il nostro paese.

Giovanni Nocella



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