venerdì 4 dicembre 2009

NO B-Day - Una voce fuori dal coro


di Giellegi * (3 dic 09)

(Il vero problema forse non è Berlusconi. Una voce fuori dal coro per aiutarci a riflettere sulla vicenda Berlusconi da un diverso punto di vista, che veramente sia oltre la destra e la sinistra.)


Se Berlusconi andasse a Panama, come scherzosamente dice, non sarebbe poi un gran male. Non lo affermo però con lo stesso spirito degli antiberlusconiani, che stanno organizzando una “rivoluzione” (cioè un tentativo di sovversione), di cui si è finalmente trovato il “colore”: viola. Adesso è
scopertamente come tutte le altre sovversioni, riuscite o tentate, ispirate dagli Usa con la scusa, sempre la stessa e monotona, di esportare la “democrazia”: cioè in realtà un regime di totale, abietta, subordinazione alla (ancora) potenza principale. In Italia, fra le prime, tale sovversione fu messa in moto dagli Stati Uniti, dopo il crollo “socialistico”, mediante l’imprenditoria italiana privata a questi ultimi subordinata (e che si è pappata gran parte di quella “pubblica”), utilizzando come strumento “mani pulite”, operazione giudiziaria già allora guidata dallo stesso agente filo-americano d’oggi.
Quella manovra riuscì nel primo intento, ma fallì il suo obiettivo ultimo per errori marchiani di calcolo che non sto adesso a ripetere poiché li ho illustrati molte volte; in essa si dimostrò inoltre inadeguato il partito dei rinnegati del sedicente comunismo italiano (il reale piciismo), passati da un finto appoggio
“critico” all’Urss ad uno schietto servaggio verso la Nato americana, quando naufragò l’intero campo “socialista” europeo.
L’ormai “brodo lungo” della diatriba Fini-Berlusconi, una farsa poco divertente, dimostra a mio avviso alcune cosette interessanti. Intanto, leviamoci dalla testa che certi processi dipendano dalle caratteristiche individuali e dall’intelligenza o meno di certi personaggi; altrimenti non avremmo avuto una presidenza di Bush jr. per ben 8 anni. Il vero fatto, certo secondo la mia opinione, è che Berlusconi ha curato forse un po’ troppo i festini con belle donne, ma poco i rapporti con i “corpi speciali” che servono (dovrebbero servire) alla difesa del paese, e che la lunga permanenza dell’Italia nella Nato
(organismo dominato dagli Usa quanto più non si può) ha evidentemente conformato in un certo modo.
Da qui la ridicolaggine di certi paragoni, fatti a sinistra, tra il premier e Putin, il quale controlla tali corpi e, se qualcuno cercasse di organizzare ritorni all’era Gorbaciov-Eltsin (di supina acquiescenza alla superpotenza rimasta), saprebbe bene come ci si deve comportare (ancora una volta, ricordo che
non si tratta di questione semplicemente individuale).
Ho già detto, ma ripetere è utile, che resta al momento un mistero la svolta parzialmente compiuta (ribadisco: secondo me non più del 20%) ad est (Russia essenzialmente, non certo la Cina) dalla politica estera di Berlusconi (non però seguito dai “suoi” se non in minima parte). Comunque, una sorta
di “rivoluzione” di fronte ai servacci della sinistra italiana, quella dei rinnegati del vecchio piciismo, oggi seguiti anche da coloro che hanno rinnegato il fascismo, non certo per profonde convinzioni e mediante radicali autocritiche che nessuno ha udito. Anche l’incontro odierno del premier italiano con
il presidente russo è stato ricco di affari per Eni, Finmeccanica e perfino Alitalia; e tali affari non hanno solo significato economico. Non può che apparire patetica, se non fosse qualcosa di assai peggiore, l’insistenza con cui la stampa italiana continua a riportare articoli di quella inglese che esige ormai
l’allontanamento di Berlusconi. L’entrata di Edf (azienda pubblica francese) nel Southstream (adesso 45% Eni, 45% Gazprom e 10% la suddetta Edf) rafforza quest’ultimo e quindi pure il ramo nord del gasdotto (Northstream appunto) per il quale l’azienda russa si appoggia alla Germania.
Tutto questo “affarismo” dei principali paesi europei verso est mette in sofferenza quel 51° Stato degli Usa che è la “sopravvissuta” Inghilterra (fra l’altro, con il suo petrolio del Mare del Nord che andrà fuori mercato quando il Northstream sarà ultimato). Solo i settori (sinistri e destri) antinazionali
italiani possono allearsi con questa ex grande potenza imperiale per ledere gli interessi di una maggiore autonomia europea. Gli organismi UE sono una chiara palla di piombo al piede per il loro spudorato filo-americanismo, il loro allineamento alla politica della Nato. Se un po’ di autonomia e rinascita della nostra vecchia Europa può arrivare in futuro, verrà da singoli Stati. Qualche barlume si vede in Francia
e Germania (tutto però ancora incerto). Il problema è se l’Italia si allineerà – e in questo momento, sembra addirittura più coraggiosa di tali due paesi nella “ostpolitik” – oppure se un nuovo “colpo di Stato”, mascherato con gli stessi abiti che vestì “mani pulite”, si abbatterà sul nostro paese; guidato
dallo stesso individuo dell’altra volta. E appoggiato da un ceto intellettuale (non a caso, di “sinistra”) che mai, nella nostra storia (pur intessuta di servaggio), è stato così disgustosamente succube di (venduto a) interessi stranieri.
Dato il modo secondo cui sono stati condotti negli ultimi anni gli assalti statunitensi all’autonomia di vari paesi, tramite esportazione della loro presunta “democrazia”, anche in Italia si sta tentando il medesimo giochetto. Selvaggi e aperti eversori gridano al fascismo che sta arrivando (da 16 anni urlano
così; mai ascesa di un fascismo è stata così lunga e fallita), organizzando questo nuovo attentato all’indipendenza italiana. Al servizio di tale tradimento nazionale stanno le solite quinte colonne che il dollaro – svalutato rispetto all’euro, ma potente in ben altro senso – acquista con facilità; specialmente
in un paese come il nostro abituato da secoli a vendersi ad altri. Bisogna stare attenti perché almeno una parte delle forze eversive – la più disperata perché fuori del Parlamento e smaniosa di ritrovare spazi per mantenersi in vita – potrebbe cercare di ricreare a Roma il 5 dicembre un clima “da Teheran”.
Un “bel morto” sarebbe il nuovo martire della “rivoluzione viola”, da affiancare alla ragazza iraniana, ecc. Per fortuna, sembra decisamente più probabile che non si ritenga giunto ancora il momento della spallata finale; che si attenda un’ulteriore attività di logoramento da parte di Fini, ecc. Certo, non appare molto facile per gli eversori ricreare l’ondata giustizialista del 1992-93. Da qui il pericolo, in un non lontano futuro, di violenze e di disordini che mettano in ginocchio il paese.
Compiendo un breve détour, non esprimo giudizio alcuno sulla crisi “sistemica”, che ci ha investito assieme a tutti gli altri. E’ passata la fase peggiore? Per il momento, la disoccupazione aumenta. Gli “esperti”, ben pagati per consulenze varie e soprattutto per raccontare balle al “popolo”, dicono che è
normale la disoccupazione continui ad aumentare pur nel periodo d’inversione del ciclo. E’ anche vero, ma chi non lavora – o è precario, ecc. – non ragiona allo stesso modo di chi blatera in TV, in “calde pantofole”. In ogni caso, non credo faccia bene al paese, in questo momento, il caos e l’anarchia più totale con paralisi di ogni politica.
Su questo contano gli eversori. Solo un saldo controllo – alla Putin o magari, o scandalo!, alla Ahmadinejad – dell’“ordine interno” può rimettere la situazione su binari corretti: non risolve affatto la crisi, se si sono sbagliati (o mentiti) i conti, ma almeno impedisce il totale scollamento sociale. Si può
essere però sicuri che la “rivoluzione viola” punta proprio alla disgregazione, al caos, al torbido. E dietro ci sono gli americani (ma quante volte lo si è detto ultimamente? E perché non si interroga il sen. Guzzanti circa la sua visita all’Ambasciata X di cui egli stesso ha parlato nel suo blog, e che è quella
Usa secondo quanto letto sui giornali? In Italia è proprio possibile dare simili notizie senza essere interrogati?). Dietro ci sono pure gli ambienti confindustriali e finanziari, che già tramarono agli inizi degli anni ’90 (per divorarsi il settore pubblico), e che continuano imperterriti la loro opera
devastatrice.
Di fronte a tale situazione, così pericolosa, cosa fa il premier? Viaggia sempre all’estero; e fin qui non ci sarebbe nulla di male. Però, è del tutto evidente che non controlla le forze dell’“ordine interno”; sembra quasi che queste rispondano ad “altri poteri”. Deve andare, da solo, in Russia; dopo un breve
intervallo di tempo, va in Bielorussia dove, per “pura” coincidenza, riceve ampi scartafacci dal KGB.
Intanto, ammansisce gli Usa (cioè punta a tale irraggiungibile obiettivo) inviando altri soldati in Afghanistan, dopo l’analoga decisione di Obama presa, così questi afferma con “grande coerenza”, per potersi ritirare fra pochi anni. Anche gli italiani – mentre ancora Francia e Germania nicchiano e
perfino il 51° Stato dell’Unione non si esalta – invieranno altri (1000? O magari nascostamente di più) giovani a rischiare la morte; però pensando fin d’ora alla exit strategy. Vere buffonate (tragiche); lo stile è lo stesso usato parlando della crisi: siamo fuori, no ancora dentro, anzi fuori ma con davanti a noi gravi difficoltà, e via dicendo. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Non ci si capisce un “belin da Zena”.
E perché ciò accade? Sulla crisi, i motivi delle contraddizioni sciorinate sono altri, e adesso non ne parliamo. Sulla accondiscendenza agli Usa – come sui tira e molla con Fini – le ragioni sembrano invece relativamente chiare: il premier non controlla gli apparati dell’“ordine interno”, per cui i cospiratori “viola” (sto soprattutto parlando degli ambienti statunitensi e finanziario-industriali privati italiani, meno dei facinorosi al loro servizio) stanno sconvolgendo l’assetto sociale, politico ed economico del paese per metterlo in ginocchio e costringerlo a farsi divorare da chi intende ultimare
l’operazione senza ulteriori indugi; è dal 1992-93 che tali ambienti sono all’attacco, hanno dovuto procedere a singhiozzo per troppo tempo e adesso non intendono più aspettare. Anche perché siamo ormai avviati al multipolarismo e la Russia non va aiutata nemmeno con quel 20% di politica estera,
che dal 2003 l’Italia sta conducendo (a causa del “mistero” di cui ho già detto). Inoltre, i nostri parassiti finanziari e dell’industria d’antan come farebbero a sopravvivere se prendesse il sopravvento quel po’ di grande (e strategica) impresa industriale ancora non da loro divorata né ridotta a mal partito (come, ad esempio, è stato fatto con la Telecom), che darebbe respiro – nel medio periodo, se avanzasse l’autonomia internazionale italiana – ai raggruppamenti sociali realmente produttivi, sia operai che del lavoro “autonomo”?
E’ in gioco il destino del paese. O maggiore autonomia (non più il solo 20% garantito da Berlusconi) o la riduzione a 52° Stato dell’Unione. Per questo, forse, l’andata a Panama del premier non sarebbe idea da scartare. Più di così, temo, non sa fare. Se tornano quei personaggi, che hanno la stessa mentalità da parassiti e maneggioni politicanti (di gente che non sa fare un lavoro purchessia) di quelli della prima Repubblica, ma dieci, cento, volte più scadenti, ignoranti, arroganti, arruffoni, ecc. di quelli d’allora, la situazione, crisi o non crisi, precipiterà in un pantano miserabile. Allora almeno si
vedrà se gli italiani sono in stragrande maggioranza come i personaggi rappresentati da Alberto Sordi, o se ci sono minoranze più attive e capaci di ridarci un minimo di autorità e dignità. Non ci servono le “maggioranze silenziose”, che hanno perfino paura di organizzare a Roma il 5 una contromanifestazione di opposizione all’ormai aperta eversione “viola”. Qui, deve venire qualcuno che veramente assomigli in qualche modo ad un Putin. Altrimenti, “al popolo vengano date le brioches”; poi…..vedremo.

* (Gianfranco La Grassa già docente di Economia politica nelle Università di Pisa e Venezia. Allievo di Antonio Pesenti e di Charles Bettelheim. Studioso di marxismo e di strutture della società capitalistica. Autore di innumerevoli articoli e decine di libri. Fra gli ultimi: Gli strateghi del capitale (2006) e Finanza e poteri (2008), entrambi con la Manifestolibri. Per maggiori notizie e bibliografia, vedi: www.lagrassagianfranco.com.co)

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