venerdì 7 novembre 2008

Viva Obama. Ma non facciamoci troppe illusioni.

La vittoria di Barack Obama a 44° Presidente degli Stai Uniti d’America viene salutata da tutti come una ventata di novità che contribuirà a cambiare i destini del mondo intero.

Non c’è dubbio che ciò possa essere in buona parte vero, in quanto il cambio di guardia tra una amministrazione repubblicana ed una democratica ai vertici di quella che sembra ancora la potenza economica e militare più importante del pianeta ha sempre portato dei cambiamenti sia in politica interna che estera.

C’è poi l’effetto simbolico di un traguardo prestigioso che per la prima volta viene raggiunto nella storia degli Stati Uniti d’America da un uomo di colore, che rappresenta un messaggio di uguaglianza e di democrazia per tutta l’umanità, simbolo di una quasi completa integrazione tra bianchi e neri.

Penso tuttavia che oramai a certi livelli in quella che è la classe dirigente USA il colore della pelle non sia più una discriminante. Diversa e segno di un più radicale cambiamento sarebbe stata a mio giudizio l’elezione a Capo della Casa Bianca di un Indiano Dakota, anziché Cheyenne o Navajo o di qualunque altra Tribù di Nativi Americani, ma questo è tutto un altro discorso.

Al di là dunque di questa assoluta novità ed alla prevedibile alternanza al potere tra repubblicani e democratici, non penso che il futuro del mondo possa ritenersi migliorato solo ed esclusivamente per questo evento. Anzi, le aspettative forse esagerate che tutti ripongono su Obama potrebbe trasformarlo alla prova dei fatti come il secondo grande bidone del terzo millennio, dopo quello dei mutui sub-prime.

La situazione contingente dell’intera economia mondiale, trainata negli ultimi decenni dal modello economico occidentale basato sulla globalizzazione dei mercati e sulla crescita continua e più o meno sostenibile, quest’ultima misurata essenzialmente in termini di crescita del PIL mondiale, sembra preludere ad un vero e proprio collasso economico globale. L’economia dei maggiori paesi industrializzati è comunemente riconosciuta in recessione, qualcuno parla di deflazione e di ristagno, qualche altro senza tanti peli sulla lingua fa riferimento al termine “depressione” che è quella che fa più paura a tutti: le aziende non riescono più a vendere e chiudono, le famiglie hanno sempre meno reddito.

Questa difficile situazione si somma a tanti altri problemi di altra natura ma ad essa strettamente collegati, come l’esigenza di nuove fonti energetiche, la crescita demografica, l’alterazione forse irreversibile di più fattori climatici, la fame, la carenza idrica, la desertificazione ….. insomma una situazione esplosiva.

Riuscirà l’elezione tanto auspicata di un democratico di colore alla casa Bianca a ribaltare la situazione? Può effettivamente cambiare qualcosa?

Obama ha ricevuto per questa campagna elettorale ben 640 milioni di dollari, cui andrebbero sommati anche gli oltre 220 milioni dati ai democratici per Hilary Clinton, più tutti gli altri spesi per i vari candidati sia democratici che repubblicani sia nella corsa alla casa Bianca che nel rinnovo del Senato.

Fra i loro maggiori contribuenti figurano banche, assicurazioni, fondi, armaioli, petrolieri. Fanno rumore tra i bancari che hanno finanziato Obama nomi come Goldman Sachs, JP Morgan, Citigroup, Morgan Stanley , addirittura la Lehman Brothers finché è stata operativa, gruppi bancari che molti ormai conoscono come protagonisti della crisi finanziaria che incombe tuttora su tutti noi. E poi ancora Microsoft, Google, IBM che hanno collaborato con il neo presidente nella sua impresa mediatica sul web, in buona parte alla base della sua vittoria.

E’ forse al management di queste società che dovremmo chiedere se vogliono e possono realmente cambiare qualcosa. E a quelli delle famose “Sette sorelle”, le multinazionali del petrolio che seppur in maniera più oculata sono comunque sempre lì a tenere le fila dell’economia mondiale.

Resto sempre convinto che ormai quando cambia un governo come in questo caso si tratti solo di una questione di facciata e di propaganda, per il resto conta l’intreccio di interessi economici che sta dietro l’una e l’altra parte e degli accordi che riescono a siglare tra di loro.

Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché solo pochi mesi fa, alla vigilia della implosione del sistema finanziario mondiale, il prezzo del greggio sia volato in poche settimane a 140 dollari al barile ed oggi costi invece meno della metà?

Com’è possibile che il costo dei cereali segua di pari passo il prezzo del greggio, anche nei suoi effetti sui prezzi al dettaglio? I prezzi di pane e pasta sono aumentati vertiginosamente negli ultimi mesi e non scendono più, come la benzina!

Perché gli USA stanno portando avanti da anni senza alcun risultato apparente la più dispendiosa campagna militare con migliaia di militari deceduti e miliardi di dollari spesi?

Perchè i managers, gli imprenditori, i politici, gli economisti che reggono i destini del mondo, così abili quando si tratta di incamerare profitti, compensi, utili e plusvalenze non siano mai capaci di anticipare ai risparmiatori alcunché su una crisi finanziaria ed economica come quella attuale che rischia di mettere in ginocchio la nostra civiltà? Dove sono i colpevoli di questo immenso crack? Chi paga per ripianare i debiti creati da una finanza “creativa” e fasulla? Perché nel mondo si continua a morire di fame, sete e malattie curabili mentre si spendono montagne di soldi per fare le guerre? E la CO2?

Obama, per il solo fatto che è di colore, che è democratico e che è stato eletto con il voto favorevole della maggioranza degli Americani riuscirà da solo a cambiare tutto ciò?

Me lo auguro, però penso che avrà bisogno dell’aiuto e del sostegno di tutti noi, perché tutti insieme, ciascuno con il suo impegno personale, dovremo cercare di influenzare le scelte e le decisioni delle classi dirigenti che ci governano, perché ciascuno di noi nei prossimi mesi sarà chiamato a dei cambiamenti radicali nelle proprie abitudini di vita e prima li affronteremo, coraggiosamente e a testa alta, questi cambiamenti e prima saremo in grado di restituire serenità al nostro futuro. Cominciamo di nostra iniziativa a darci delle risposte alle domande di cui sopra, informiamoci, dialoghiamo.

Indipendentemente dagli Obama, dai Bush e dai Berlusconi.

In bocca al lupo, Barack! Che la Forza sia con te e con tutti noi!



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