mercoledì 20 febbraio 2008

Elezioni 2008 – Un’occasione da non perdere (4)

4. La partitocrazia e la democrazia partecipativa

Un fattore che ha finito col contribuire, a mio giudizio in modo determinante e proprio a causa di questa degenerazione del sistema partitico, a minare alla base la democrazia rappresentativa è il principio, tra l’altro sancito dalla Costituzione nell’art. 67, secondo cui …” Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Questo principio, nato probabilmente per riconoscere quasi la sacralità del ruolo del parlamentare, si è trasformato nel tempo in un vero e proprio scudo dietro il quale si nascondono da un lato la faziosità e l’arroganza dei politici di oggi, dall’altra il potere incondizionato dei partiti. In sostanza il parlamentare una volta eletto dal popolo non solo non è tenuto più a rispondere del suo operato nei confronti di chi gli ha dato fiducia, magari contravvenendo alle promesse fatte in campagna elettorale o al programma politico sulla base del quale ha raccolto consensi e quindi venendo meno al principio di sostanziale rappresentanza tra mandante (elettore) e mandatario (eletto) - e fin qui troverebbe applicazione un principio (purtroppo) sancito dalla Costituzione - , ma addirittura finisce col dipendere in maniera assoluta dal vertice del suo partito che lo ha candidato e fatto eleggere, gli può assegnare o revocare un incarico più o meno di prestigio, lo può ricandidare o meno alle successive elezioni. Se si ribella è facilmente emarginato, isolato, messo al bando. Più dei tre quarti del parlamento è ormai formato da un’accozzaglia di gregari dei vertici dei partiti, mercenari la cui qualità morale e professionale è a dir poco mediocre, disposti a cedere la loro autonomia e indipendenza in cambio di incarichi, uno stipendio di tutto riguardo ed una pensione sicura. (Chiamali fessi, direte voi?). E ciò vale ancor più per le Amministrazioni locali dove la pressione del partito centrale si confonde ancor più con i poteri locali.

Nel momento dunque in cui i partiti invece di rappresentare una ideologia e tendere al bene comune rappresentano invece le esigenze di un determinato gruppo di pressione economico, e cioè diventano espressione di un gruppo di pressione mascherato, essi si pongono in contrasto con l’art. 49 e con l’art. 1 della Cost. e quindi essi devono essere combattuti, denunciati come scandalosi ed espulsi dal Parlamento. Nel momento in cui la funzione del partito di raccordo tra la volontà sovrana del popolo e lo Stato inteso come organo di esercizio di tale sovranità viene inquinato dagli interessi privati personali ed economici il partito si pone fuori della Costituzione.
Finché ciò accade per uno o più partiti che rappresentino solo una parte del Parlamento, questo, nella pienezza e correttezza dei suoi poteri, potrebbe da solo risolvere il problema espellendo i partiti anticostituzionali. Ma in questi 60 anni di Costituzione repubblicana, però, ciò non solo non si è mai verificato, ma addirittura in questi ultimi anni questo inquinamento si è esteso a tutte le formazioni politiche.
Infine c’è un ulteriore perverso meccanismo che rischia di mettere definitivamente in pericolo qualsiasi forma di democrazia in Italia. La lotta per la conquista del potere sta andando oltre i partiti e sta investendo l’intero Parlamento. L’obiettivo che si sta manifestando all’orizzonte e che accomuna le due principali fazioni in competizione è quello di ottenere non più il 50% +1 dei voti, ma almeno il 60-70%

Prima si è arrivati ad una divisione del parlamento in due schieramenti più o meno equivalenti e contrapposti. Hanno diviso il Paese in destra e sinistra, senza altre alternative. Poi hanno dimostrato che il Paese in questo modo diventa ingovernabile, perché giustamente non è concepibile che 51 Italiani su 100 governino contro gli altri 49. Ora i leader dei due nuovi partitoni, entrambi venuti fuori come un coniglio dal cappello di un saltimbanco, senza alcun mandato ricevuto in tal senso dagli elettori, stanno manovrando per una straordinaria convergenza su posizioni centriste ed universali, alla “tutti insieme appassionatamente”, con il deliberato intento di escludere dalla competizione elettorale i partiti moderati minori, costringendoli quindi ad integrarsi nei due schieramenti maggiori, ed isolando le frange estreme di destra e sinistra. La crisi che ha preceduto la sfiducia al governo, causata da liti, voltafaccia, beghe personali, attacchi reciproci, omertà è solo l’ultima espressione del collasso della casta. Hanno esagerato ed ora tutto rischia di crollargli addosso. Ma loro non se ne accorgono, o se ne fregano. E intanto il Paese è in ginocchio.

- segue -

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