martedì 26 febbraio 2008

Elezioni 2008 - Un'occasione da non perdere (5)


5. Necessità di restituire la politica ai cittadini. La lista civica come espressione di un movimento culturale e di opinione.


La democrazia parlamentare rappresentativa è dunque in crisi perché affetta da una becera partitocrazia, anzi possiamo affermare che ormai stiamo arrivando ad una vera e propria dittatura dei partiti!
Occorre dunque alzare al testa, rimboccarsi le maniche e trovare nuovi equilibri per restituire la sovranità al popolo.
A tal fine, in contrapposizione alla democrazia rappresentativa c’è la democrazia diretta, che prevede appunto una partecipazione diretta dei cittadini all’esercizio del potere politico senza delegati o quanto meno con un’ampia facoltà di promuovere o abolire le leggi. Questo sistema, nato con le prime forme di democrazia della Grecia antica, può essere validamente utilizzato in comunità non molto grandi ed a fondamento federativo, ma potrebbe essere difficilmente gestibile in una nazione con oltre 55 milioni di abitanti come l’Italia.
La via più realisticamente perseguibile dovrebbe stare a metà strada, quindi una democrazia basata sul principio della rappresentanza ma rafforzata da una maggiore partecipazione dei cittadini alla formazione delle leggi ed al controllo dell’attività degli eletti.
D’altronde la nostra Costituzione già riconosce ai cittadini poteri di iniziativa e di direzione diretta della politica quali il referendum abrogativo e il referendum costituzionale; l’iniziativa legislativa; il referendum consultivo in materia di ordinamento degli enti locali. In alcune amministrazioni locali è stata anche introdotta una forma di bilancio partecipativo anche se con caratteristiche che ne limitano l’incisività.
Quindi il primo obiettivo deve essere quello di ridare dignità al ruolo di cittadino e di elettore, incrementando il carattere partecipativo della nostra democrazia, agevolando ed incrementando il ricorso a forme di partecipazione diretta dei cittadini alla fase decisionale dell’atto legislativo e nel controllo della legittimità dell’operato degli eletti, rimuovendone tutti gli ostacoli ed introducendo altre forme di partecipazione diretta come il referendum deliberativo, quindi non solo abrogativo e consultivo, l’elezione diretta del Difensore Civico con effettivi poteri di controllo e di sanzione verso i pubblici amministratori, il ricorso, almeno per le amministrazioni locali, al bilancio partecipativo.

Lo strumento ideale affinché il potere venga dal basso e non calato dall’alto e perché i cittadini si riapproprino del loro diritto all’autogoverno è la lista civica. Non certo le solite liste che localmente nascono di volta in volta per contrasti interni ai partiti o per protagonismi personalistici e durano giusto il tempo di un turno elettorale. Queste sono normalmente delle succursali dei partiti principali ai quali comunque restano legati e sottomessi senza alcune vera espressione di democrazia diretta.
Quando si parla di Lista Civica come alternativa a questi partiti si parla di un’associazione di cittadini che non solo intendono richiamarsi ad ideali di onestà, correttezza, efficienza, ma che vogliono impegnarsi attivamente ed in maniera diretta e continuativa nella formazione del consenso collettivo sulle scelte politiche da cui dipende la gestione della collettività. E’ a livello territoriale locale che la Lista Civica assume il massimo della sua importanza. Una efficiente organizzazione orizzontale nello sviluppo delle idee, nella loro analisi e nella determinazione di una opinione collettiva democraticamente maturata, è il presupposto essenziale affinché poi i cittadini possano delegare ad alcuni di essi il compito di realizzare le decisioni prese. Niente verticismi, né centri di potere, ma alternanza e partecipazione. Le decisioni vengono prese alla base dai cittadini. Gli eletti hanno il compito di aiutare i cittadini nelle loro scelte e di trasformare la loro volontà in atti concreti di governo. E devono rispondere del loro operato nei confronti dei loro mandanti. Oggi quelli che Beppe Grillo chiama i nostri dipendenti, gli eletti, una volta seduti sulla loro poltrona possono fare ciò che vogliono senza dar più conto al loro elettorato: ciò è assurdo per un paese veramente democratico.
Questo meccanismo democratico di formazione del volere politico è sostanzialmente applicato in paesi come la Svizzera e in numerosi paesi Occidentali soprattutto a cultura protestante che possono certamente essere definiti come paesi ricchi e socialmente evoluti.
La Lista Civica come sopra descritta si propone dunque come strumento di base di una rivoluzione democratica per cambiare il sistema. Essa rappresenta un metodo nuovo di formazione delle leggi e di controllo del governo del Paese basato sulla partecipazione democratica dei cittadini alla formazione del consenso collettivo, sulla revocabilità del mandato per un efficiente controllo dell’operato dei delegati e sulla alternanza periodica di questi ultimi al fine di evitare il consolidamento di posizioni dominanti. Se a tutto questo si aggiunge un ridimensionamento di stipendi ed appannaggi, forse alla politica ci si dedicherà per passione e per seguire degli ideali e non come strumento di facile ed illegittimo arricchimento.

Giovanni Nocella

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