sabato 9 febbraio 2008

Elezioni 2008 - Un'occasione da non perdere (3)

Abbiamo parlato della necessità di cambiare il sistema. La domanda che dobbiamo innanzitutto porci, allora, è: quale democrazia? O meglio, quale modello di democrazia?

Quella disegnata dalla nostra Carta Costituzionale è una democrazia rappresentativa parlamentare nella quale gli aventi diritto eleggono nel parlamento i propri rappresentanti per farsi governare attraverso le leggi da questo emanate. Questo modello ha rappresentato per decenni un traguardo importantissimo per il nostro paese reduce da vent’anni di dittatura fascista, un conflitto mondiale devastante ed una guerra civile fratricida. Ha permesso la ricostruzione del paese, il boom economico e la diffusione del made in Italy in tutto il mondo. Agganciati alla leadership americana abbiamo azzerato l’analfabetismo, abbiamo diffuso televisori e frigoriferi in tutte le case, abbiamo esportato i nostri manufatti artigianali e i nostri prodotti industriali in tutto il mondo, siamo diventati una potenza industriale.

In tutto questo un ruolo importante nella formazione dell’orientamento politico del paese e del suo governo lo hanno avuto senz’altro i partiti che nati come fenomeno di aggregazione di persone accomunate da un’identica ideologia e da esigenze comuni si sono nel tempo trasformati nel secondo anello della catena del potere politico, ponendosi tra gli elettori e gli eletti.

L’ Art. 49 della Costituzione sancisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Possiamo presumere che il contesto storico in cui è nata la nostra Costituzione – si veniva fuori da un regime a partito unico e da una guerra civile – abbia indotto i Padri della Costituzione a ribadire chiaramente con questo articolo la libertà dei cittadini di costituire una pluralità di partiti per l’esercizio dei loro diritti politici, piuttosto che a voler indicare nel partito l’unico strumento possibile a tal fine.

Richiamandoci anche all’art. 1 della Cost. – “ …La sovranità appartiene al popolo …” - possiamo ritenere che i partiti sono stati previsti nel nostro ordinamento come strumenti di partecipazione popolare, anzi addirittura come vero e proprio strumento di esercizio della sovranità popolare. E viene anche ribadito che essi devono esprimersi con metodo democratico. Il rispetto di questi principi rendono del resto valido e corretto anche il ricorso alla rappresentatività ed alla delega dell’esercizio dei diritti politici che stanno alla base del nostro sistema parlamentare.

Tuttavia, ad oggi, i partiti hanno perduto questo ruolo divenendo anzi una barriera, un ostacolo all’esercizio della sovranità popolare.

Tutti i partiti sono nati e nascono con un contenuto etico e morale che ridotto ai suoi principi essenziali risulta più o meno uguale per tutti gli schieramenti. Ciò in cui essi si differenziano, magari, è il modo di realizzarlo. Con la crescita sociale ed economica del paese, abbiamo assistito ad una progressiva verticalizzazione della struttura politica. I partiti hanno infatti via via assunto un ruolo sempre più centrale della vita politica ed all’interno di ciascuno di essi si è formata una elite il cui obiettivo principale è diventato quello di rimanere il più a lungo possibile ai vertici del partito stesso. Le lotte interne ai partiti e tra i partiti è stata portata senza esclusione di colpi innescando un meccanismo di selezione al loro interno che ha portato ai vertici personaggi avidi e senza scrupoli ed escluso o emarginato quelli più onesti e sicuramente più preparati al governo della cosa pubblica.

Negli ultimi decenni, poi, una volta consolidatosi un gruppo al potere in ciascun partito, i fenomeni di clientelismo e di corruzione tipici di questa lotta, si sono riversati a cascata nella vita civile con un definitivo capovolgimento della formazione del potere, cioè dall’alto verso il basso e non viceversa come vorrebbe il presupposto democratico della nostra Costituzione, fino ad intrecciare rapporti di connivenza e cointeressenza con gruppi economici e finanziari, il cui scopo certamente non è il benessere del paese ma l’utile aziendale, se non addirittura di natura malavitosa.

Il fenomeno Tangentopoli ha rappresentato solo una pausa nell’evolversi di questo fenomeno. Anzi a mio giudizio, ha contribuito ad aggravare la situazione in quanto avendo colpito solo una parte dei politici coinvolti, probabilmente solo quella più esposta, ma senza riuscire a ripulire completamente il sistema politico, ha creato un vuoto di potere che è stato colmato da personaggi e lobbies peggiori dei precedenti.

Si è venuta a formare dunque quella che è stata definita una vera e propria casta fondata su un intrigo di poteri politici, economici, amministrativi a carattere trasversale che accomuna ormai tutti i partiti senza distinzione di destra, sinistra e centro .

Duopolio/monopolio dell’informazione, editoria sotto il ricatto dei contributi statali erogati grazie ai partiti , conflitto perenne con la magistratura i cui esponenti sono costantemente sotto accusa e soggetti a deferimenti e trasferimenti, connivenza dei politici con la malavita organizzata, sottrazione di risorse economiche alla lotta contro la criminalità, incremento delle spese per interventi militari in zone di guerra, permanenza del conflitto di interessi tra potentati economici e politica, connivenze e complicità tra politici e finanza d’assalto, prevalenza della rincorsa al profitto su qualsiasi finalità di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini o dell’ambiente, privatizzazione delle risorse primarie e dei servizi essenziali, ferrovie dello stato e trasporti ferroviari allo sfascio, Alitalia fallita, dipendenza assoluta del Paese dal petrolio delle multinazionali e dal gas russo, svendita della Telecom, dirottamento di risorse economiche destinate alle fonti energetiche rinnovabili ed alternative (eolico, fotovoltaico….) verso quelle ad alto tasso di inquinamento e di tossicità (inceneritori, centrali a carbone, degassificatori), sottooccupazione e precariato perenne per i giovani, edilizia popolare inesistente, saccheggio del territorio, chiusura degli zuccherifici, trasferimento di attività produttive nei paesi emergenti, ….la lista potrebbe continuare all’infinito….

- segue.

By Giovanni Nocella

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