Quando nel pomeriggio di giovedì 18 febbraio scorso nel corso dell’assemblea pubblica contro il ritorno all’energia nucleare promosso a Gaeta da Sinistra Ecologia e Libertà ho letto ai presenti un trafiletto dell’ultima risoluzione del Parlamento Europeo sui cambiamenti climatici ho avuto una strana, tremenda sensazione che i presenti, sicuramente la quasi totalità, non sapevano di cosa stessi parlando. E c’è da crederci, visto che la notizia sembra sia stata in massima parte ignorata dai media, troppo occupati come al solito a lanciare o a spalare il fango che sta sommergendo il paese anziché informarlo su ciò che gli stanno combinando e, a quanto sembra dalle dichiarazioni che si leggono in giro, anche dagli esponenti più in vista della politica locale.
Premetto che applaudo e sottoscrivo la nascita del Comitato anti-nucleare del sud pontino volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo nefando ritorno al nucleare in Italia e nelle nostre vicinanze in particolare e faremo di tutto a che esso, al quale abbiamo aderito e al quale daremo tutto il nostro appoggio, riesca a catalizzare l’attenzione dei cittadini su un problema che dovrebbe unirci tutti indistintamente al di là dei simboli o delle bandiere, ricordandovi comunque che la nostra è una sola: la sovranità popolare.
La “supposta” del Parlamento Europeo.
Cosa dice il Parlamento Europeo? Si tratta di un articolo della risoluzione votata pressoché all’unanimità il 25 novembre del 2009 quale espressione unitaria della Comunità europea da portare alla successiva conferenza di Copenaghen del dicembre scorso sul quale potete leggere – a proposito di “suppostine” – un articolo di Carlo Vulpio dal quale ho preso spunto per il mio intervento e che dà anche un resoconto delle votazioni.
Il punto 36 recita: “Il Parlamento europeo sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.
Insomma, dalla padella alla brace!
Quali siano i limiti di sicurezza, chi li deve stabilire e quali siano i modi per affrontarla in modo adeguato nessuno lo sa, sta di fatto che in barba a tutte le dichiarazioni ispirate alla green economy così ampliamente strombazzate sui media il piano energetico nucleare del governo italiano trova la sua legittimazione anche nel dettato della Comunità Europea. Fin qui tutto normale, c’era da aspettarselo. L’aspetto direi quasi sadico della cosa e che riguarda noi italiani sta nel fatto che anche i parlamentari europei facenti capo ai partiti che nell’attuale campagna elettorale stanno strombazzando il loro NO al nucleare o che hanno i loro bravi sindaci e amministratori degli enti locali “mobilitati” a difesa delle loro comunità contro il nucleare di fatto lo hanno giustificato e legittimato a livello di risoluzione europea! Sapete chi ha votato contro: la Lega Nord e tra gli altri, l’ultraottuagenario Ciriaco De Mita! e il PD? e IDV? Indovinate.
La “supposta” di Obama.
L’altra “supposta” alla green economy viene proprio da chi se ne era fatto paladino e ci aveva fondato buona parte del suo successo alle presidenziali USA: quel Barak Obama che dopo aver preso in giro i pacifisti ha servito ora anche gli ambientalisti o ecologisti che dir si voglia. Insomma un colpo al cerchio e l’altro pure! Al di là dei balbettanti riferimenti ad una non meglio precisata riduzione della CO2 e ad un incremento di posti di lavoro volti a giustificare il ritorno alle centrali nucleari, nonostante siano estremamente pericolose, chiaramente antieconomiche e di difficile gestione per i prossimi secoli, c’è da credere che le motivazioni di Obama siano essenzialmente di natura politica o meglio legate a equilibri politici interni ed internazionali che cominciano ad essere alquanto precari. Io ho una mia idea al riguardo, ma non è il caso di parlarne in questo contesto. Intanto Scajola, Berlusconi e i pro-nucleare godono.
La situazione
Dunque, riepiloghiamo. In America il Presidente torna al nucleare per opportunità politica ed il Parlamento Europeo anche. Il governo italiano ha fatto tutte le mosse per procedere nel programma nucleare, secondo il quale entro il 2020 avremo almeno 4 centrali nucleari più un centro di stoccaggio di scorie e materiale radioattivo “temporaneo” presso la vecchia centrale del Garigliano a Sessa Aurunca. I partiti di centro destra, al di là delle opportunistiche dichiarazioni personali formulate da alcuni candidati in occasione delle prossime elezioni regionali volte a rassicurare il proprio elettorato locale, sono dichiaratamente per il nucleare, mentre buona parte di quelli di centro sinistra o pseudo tale che siedono in parlamento lo sono nei fatti. La scelta dei siti sarà fatta dal Governo su indicazione delle aziende private interessate. Gli enti locali e quindi le popolazioni hanno potere consultivo ma non di veto. I siti saranno decisi inappellabilmente dal governo e saranno per legge zona militare, come i siti di stoccaggio dei rifiuti e gli inceneritori, per cui nessun cittadino, magistrato, pubblico amministratore o giornalista vi si potrà avvicinare, se non correndo il rischio di ricevere una schioppettata.
Conclusione
Il principale nemico dichiarato della salute e del portafoglio dei cittadini in questa situazione, dunque, sta a destra.
A sinistra – dobbiamo purtroppo continuare a citare questa arcaica distinzione per farci capire in qualche modo - i sindaci, i presidenti e gli amministratori di comuni, province e regioni, i politici ed i politicanti e quanti altri si stanno agitando sotto elezioni regionali per esprimere il loro NO al nucleare, alcuni magari anche in buona fede, farebbero bene a chiedere ufficialmente conto alle segreterie dei propri partiti del perchè di una tale eclatante contraddizione a livello europeo come prima significativa espressione di un reale e non opportunistico “NO al nucleare”!E chiedano anche se possono ufficialmente impegnarsi a svolgere qualsiasi azione sia necessaria per difendere il territorio ed i cittadini dagli effetti del ritorno al nucleare.
Nel momento in cui il contrasto istituzionale già in atto tra governo ed enti locali si dovesse rivelare vano, come probabilmente sarà, saranno disposti davvero ad “incatenarsi” ai siti nucleari insieme con i loro concittadini o a difenderli, i cittadini s’intende, con le loro polizie municipali?
A tutti non chiediamo di strappare le tessere dei loro rispettivi partiti (non sarebbe comunque un gesto poi tanto malsano), ma se hanno un minimo di coscienza non possono far finta di niente. Sarà una dura lotta, forse ancor più grave di quella per la TAV in Val di Susa o per Scanzano Jonico, tanto per intenderci: ci dicano fin da ora da che parte intendono stare, altrimenti lascino fare ai cittadini e si rimettano, almeno in questa occasione, alla loro volontà!
Giovanni Nocella

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