Presentiamo
ai cittadini il Programma Nazionale del MoVimento 5 Stelle affinchè
tutti ne possano prendere visione e confrontarlo con quello delle altre
forze politiche.
- 5^ parte -
L’Italia
è uno dei pochi Paesi con un sistema
sanitario pubblico ad accesso universale, introdotto dalla
Riforma Sanitaria 833/1978. E nella valutazione mondiale dell’OMS del 2000
eravamo considerati il miglior sistema sanitario nazionale dopo la Francia. Ben
diverso però il dato 2012 dell’Agenzia svedese “Health Consumer Powerhouse” che
sulla base di tre parametri (stato di salute della popolazione, equità del
finanziamento e risposta ai bisogni dei pazienti) ci pone al 21esimo posto su
36 paesi europei, rilevando soprattutto un dato molto negativo sui tempi
d’attesa.
Insomma
il SSN va difeso e salvaguardato,
ma va anche migliorato, risolvendo le sacche di inefficienza dovute
alla regionalizzazione della Sanità a
seguito della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e riducendo al
minimo l’interferenza politica nella sua gestione.
Ad oggi
il SSN vive grazie ad un fondo Sanitario nazionale unico, di circa 110 miliardi
di euro, poi ripartito alle varie Regioni sulla base di parametri che tengono
conto della popolazione pesata per età ed indice di salute e della spesa
storica. Tale fondo è principalmente costituito dall’IRAP, in parte dall’IRPEF
e in minima parte ma in aumento dalle entrate dirette del SSN tramite il
pagamento dei ticket. Questa cifra serve per garantire i Livelli Essenziali di
Assistenza (LEA) decisi dal Piano Sanitario Nazionale triennale.
Per via
dell’austerità imposta da Monti e prima da Berlusconi, dal 2010 al 2015 ci
saranno circa 30 miliardi di euro di tagli tendenziali,
con i quali sarà difficile mantenere l’attuale struttura sanitaria.
Già sono
in atto forti riduzioni di personale tramite il blocco
del turnover nonché chiusure
e riclassificazioni dei presidi ospedalieri e dei pronti soccorso a
poliambulatori e punti di primo intervento. In più l’aumento
dei ticket sanitari in diverse regioni sta rendendo
concorrenziali i servizi offerti dai privati che drenano via sempre più risorse
dal sistema pubblico. E tutto questo è insensato se paragoniamo la spesa
sanitaria italiana in relazione al PIL: è tra le più basse in Europa. Il
rapporto Ocse “Health at a glance” 2012 ci
dice che la spesa sanitaria italiana pubblica sul PIL nel 2010 è del 7% e
arriviamo al 9% sommando la spesa privata, nella media europea, ma ben al di
sotto di Francia e Germania (9 e 11%). E anche la spesa sanitaria pro-capite è
più bassa di quella europea.
Non è
quindi più possibile comprimere il Fondo Sanitario Nazionale. Idem dicasi per
il Fondo per la non
autosufficienza, che va anzi incrementato nettamente.
Si
tratta al più di efficientare la spesa, con l’obbligo di verificare
i risultati (outcomes). Ad esempio bisogna centralizzare
gli acquisti sanitari presso una centrale unica
nazionale (es. Consip), ridurre gli acquisti di
apparecchiature per diagnostica o terapia (in
Italia ci sono 21 Risonanze per milione di abitanti contro le 7 di Francia e
Germania), ridurre i primariati e
far sì che le nomine siano tecniche e
non politiche, anche per la dirigenza di ASL e ASO, ridurre
gli accessi impropri in ospedale e le
prescrizioni di esami e farmaci impropri con
controlli a tappeto e sanzioni per i medici prescrittori, grazie al passaggio
necessario alla “ricetta telematica”.
Occorre
spostare la cura delle patologie, in particolare quelle croniche, dall’ospedale
al territorio dove ormai è provato che una loro
gestione, a parità d’efficacia, è sicuramente meno
dispendiosa e più gradita da parte dei cittadini.
Occorre quindi implementare la capacità di fare rete di tutta l’assistenza
territoriale e in particolare della medicina generale, che di essa ne è la
parte determinante.
Essa
deve essere inserita al centro del Servizio Sanitario Nazionale, con la
realizzazione, come da ACN, delle Associazioni Funzionali Territoriali (AFT) e
delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP),
cioè reti di poliambulatori aperti tutti i giorni,
interfacciati telematicamente con gli ospedali, nonché di notte con i medici di
guardia medica, realizzando la vera continuità
assistenziale.
ALCUNE DELLE PRINCIPALI PROPOSTE DEL M5S SONO:
TERAPIA
I ticket sanitari proporzionali
al reddito per le prestazioni non
essenziali.
Si deve promuovere l’uso di farmaci
generici e fuori brevetto, equivalenti
e meno costosi rispetto ai farmaci “di marca” si devono prescrivere i principi attivi e il farmacista è tenuto a prescrivere il generico salvo
dichiarazione diversa del medico basata su comprovata intolleranza ad un
eccipiente.
Promuovere la vendita di farmaci
sfusi laddove possibile per ridurre
gli sprechi
Allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta
al dolore. In particolare per l’uso
degli oppiacei (morfina e simili) e dei tetra-idro-cannabinoidi
Legalizzazione e equiparazione delle medicine/ trattamenti alternativi riconosciuti
PREVENZIONE
È’ necessaria una Politica sanitaria nazionale di tipo culturale
per promuovere stili di vita salutari (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e
scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando
sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione
semplice;
Informare sui pro e sui limiti della prevenzione secondaria
(screening, diagnosi precoce, medicina predittiva);
Inserimento dell’educazione alimentare, sessuale, dell’automedicazione
e dei corsi di Primo Soccorso all’interno del percorso della scuola secondaria
e nei luoghi di lavoro con più di 15 dipendenti.
PERSONALE SANITARIO
Separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentendo a un medico che lavora in strutture pubbliche di
operare nel privato, se non in forma volontaria; con la possibilità di “intramoenia”
solo oltre l’orario di servizio.
Istituzione dell’infermiere
di famiglia così come indicato dall’OMS da
oltre dieci anni e inserito nel percorso post laurea infermieristica.
Potenziamento delle cure domiciliari con formazione del e sostegno al “caregiver” per ridurre l’accesso
all’ospedale di pazienti cronici;
Adeguare le piante organiche infermieristiche agli standard
europei portandole da 5,5 a 7,5-8 per mille abitanti.
STRUTTURE SANITARIE
Organizzazione degli ospedali
per intensità di cura (HUB o di
riferimento con DEA di II livello, SPOKE o cardine con DEA di I livello, territoriali con Pronti Soccorso
semplici), senza sguarnire i territori marginali o disagiati
Introduzione di un ticket di Pronto Soccorso per gli accessi
impropri/abusi;
Aumento dei posti nelle strutture territoriali quali RAF, RSA, case di riposo etc
inserendo nell’organico la presenza dei volontari delle varie associazioni ed i
lavoratori in mobilità/cassa integrazione, con istituzione di borse di lavoro, valide
ai fini dell’acquisizione di punteggio per la partecipazione a concorsi per
ausiliari;
Investire sui consultori
familiari e i Servizi per le
Tossicodipendenze (SERT).
Istituzione di almeno un pronto
soccorso odontoiatrico regionale a cui
afferiscano, in turni, i medici dentisti nei giorni festivi e notturni con
tariffe molto ribassate o a titolo gratuito a seconda del reddito;
Revisione dei criteri di accreditamento e convenzionamento coi
privati;
Liste di attesa pubbliche e on line e istituzione di centri unici di prenotazione on line
Liste di classificazione per outcomes (esiti) per patologie dei
singoli ospedali
Utilizzo della tecnologia open source per creare un software unico per tutte le ASR italiane, che dialoghi con la tessera sanitaria elettronica e con le
cartelle cliniche elettroniche dei medici di medicina generale nonchè degli specialisti
in modo da registrare tutte le informazioni sanitarie del singolo cittadino;
POLITICA SANITARIA
Possibilità dell’8
per mille alla ricerca medico-scientifica,
defiscalizzazioni delle donazioni dei privati;
Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in
particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale
Introdurre la valutazione dell’impatto sanitario delle
politiche pubbliche
Tavolo partecipativo in
ogni ASR con diritto di voto nelle scelte/indirizzi economici degli ospedali,
di associazioni , rappresentanti di cittadini, professionisti del reparto,
anche per la scelta di nominativi da proporre per cariche di Primario e Direttore;
Studi sulla correlazione tra accesso diretto al medico specialista
e abbattimento delle liste di
attesa;
Detrazione di una quota variabile delle spese sostenute per la
salute a seconda del reddito;
Raccolta differenziata effettiva e poter risalire alla provenienza
e allo smaltimento della stessa. Utilizzo di materiale riciclabile e lavabile
nel maggior numero possibile; Utilizzo da parte degli ospedali di impianti per
la sterilizzazione dei rifiuti, per limitare al più possibile l’invio ad
incenerimento.
- segue -


1 commento:
destre,sinistra, centro, i problemi sono sempre gli stessi, diciamo che vanno a peggiorare, perchè siamo costretti, a subire nel buio. nessuno fà niente per niente.
LIVESICILIACATANIA
Rischiava un'ischemia chiama il 113 per farsi curare
Rischiava un'ischemia celebrale, non c'erano medici in corsia e per farsi curare ha dovuto chiamare le forze dell'ordine. Ecco il racconto di un lettore di LiveSiciliaCatania di un giorno di ordinaria malasanità all'Ospedale Garibaldi Nesima. Pellicanò, manager dell'azienda ospedaliera conferma: “Ho disposto un'indagine interna”
CATANIA – Un banale intervento, l’estrazione di una vena varicosa, poteva trasformarsi nell’ennesimo caso di malasanità all'Ospedale Garibaldi Nuovo. La denuncia, segnalata da un nostro lettore, punta il dito verso il nosocomio catanese.
La cronaca. Era l'11 gennaio 2013, un sabato, quando la paziente subisce l’intervento per l'estrazione di una vena varicosa. Terminata l'operazione l'infermiere di turno avrebbe sostenuto, secondo la denuncia del lettore a LiveSicilia Catania, che la donna poteva essere dimessa subito. "La domenica non ci sono medici in reparto" avrebbe aggiunto, però, l’infermiere ai familiari della degente. Le dimissioni, dunque, dovevano essere posticipate al lunedì successivo.
La paziente dopo qualche ora inizia a manifestare dei dolori, tanto che la domenica, denuncia dei forti malori e, sempre secondo il racconto del lettore, si sarebbe rivolta all'infermiere di turno ch, però, avrebbe risposto: “Il dolore è normale a causa dell'intervento, non si preoccupi, purtroppo sono solo in reparto, non ci sono medici fino a lunedì". Ma il dolore persiste e aumenta di ora in ora.
La situazione si aggrava e i familiari decidono di chiamare la polizia. Ed è solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine che sarebbe stato possibile rintracciare l'unico medico reperibile poiché in servizio al pronto soccorso. Un medico otorino che visita la donna e la sottopone ad una tac. “Ringraziamo questo medico – affermano i familiari – poiché grazie alla Tac è stato riscontrato alla paziente un principio di ischemia”.
La donna che doveva essere dimessa l'indomani, invece, viene trattenuta in ospedale. “Siamo senza parole - commentano i parenti - Come è possibile che si verifichino questi atti di completa negligenza? Durante quelle giornate siamo rimasti più volte bloccati in ascensore per più di 30 minuti. E come se non bastasse, al momento delle dimissioni, è stata rilasciata, - raccontano - per sbaglio, la cartella clinica di un'altra paziente”.
Dall’Ospedale arriva la replica. “La Direzione Generale dell’Arnas Garibaldi, ha subito dato incarico al Direttore Sanitario del Presidio di Nesima di disporre una specifica indagine interna –dichiara il Direttore Angelo Pellicanò a LiveSiciliaCatania- per verificare quanto accaduto e se vi siano stati errori sulle procedure adottate dalla struttura nella fase di ricovero, di assistenza e di dimissione".
Lunedì 28 Gennaio 2013 - 20:37 di Federica Campilongo
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