Presentiamo
ai cittadini il Programma Nazionale del MoVimento 5 Stelle affinchè
tutti ne possano prendere visione e confrontarlo con quello delle altre
forze politiche.
- 4^ parte -
ECONOMIA
Mentre
si pongono in atto tali manovre, bisogna arginare la crisi
economica mondiale, che richiede ricette totalmente
diverse da quelle dell’austerity Europea,
portate avanti da Monti con l’avallo di Pd, Pdl e Udc.
L’aumento
delle tasse porta alla chiusura di piccole-medie
aziende italiane, mentre i tagli alla spesa pubblica
riducono i servizi: per questo il
PIL (prodotto interno lordo) diminuisce,
non aumenta il gettito fiscale, le famiglie
italiane hanno meno soldi a disposizione e si crea
una vera e propria recessione.
Il debito
pubblico italiano non solo non è diminuito, ma ha superato
il tetto di 2000 miliardi di €,
mentre lo spread tra
i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è rimasto sempre elevato, portandoci
ad un costo di interessi sul debito
elevatissimo (oltre 80 miliardi di euro l’anno).
Bisogna
quindi fare l’esatto opposto. Non solo, autorevoli studi dicono che, per
ridurre a zero lo spread, la cosiddetta credibilità internazionale di cui Monti
si fa puntualmente scudo non basta: bisogna portare in pareggio la bilancia
commerciale, cioè aumentare l’export e/o diminuire
l’import. La maggior voce di import italiana è la bolletta
energetica: su questo l’M5S vuole intervenire con
cospicui finanziamenti per la riduzione massiva degli sprechi, la messa in rete
di GWh di energie rinnovabili e con la ritrattazione dei contratti capestro di
Eni con la Russia per il gas metano.
Il pareggio
di bilancio introdotto nella Costituzione va abolito e
sul totale del debito va eseguito preventivamente un “audit
pubblico”, cioè un’analisi della sua origine,
legittimità, legalità e sostenibilità.
L’audit
è una condizione essenziale affinché la popolazione prenda coscienza del
disagio economico e possa comprendere e
scegliere le strategie per affrontarlo, ristrutturandolo, e ridando un futuro
al paese.
La moneta
unica europea ha permesso per anni una certa stabilità
dell’Eurozona, nascondendo le evidenti diversità economiche tra nazioni,
a prezzo però di una rigidità pericolosa che
non ha permesso di rispondere alla crisi economica mondiale. Infatti, sono
impediti i naturali aggiustamenti di svalutazione/rivalutazione monetaria del
passato, quando erano in vigore la lira e le altre valute europee.
Questi
aggiustamenti permettevano un rilancio delle economie in difficoltà. Sarebbe
stato ragionevole dapprima costruire politicamente e democraticamente l’Europa
(con un’unica previdenza, un’unica fiscalità,
uguali
contratti e l’elezione diretta dei membri del Consiglio Europeo) per poi
dotarla di una moneta unica. Occorre che i paesi con bilancio positivo, come la
Germania, si facciano carico del fondo di stabilità europeo (MES) senza ricatti
verso gli stati che invece non possono contribuirvi nelle misure richieste e
che rischiano il default, come l’Italia. Bruxelles ha il dovere di attuare
riforme europee che prevedano, ad esempio, la nascita di una Banca Centrale
Europea realmente garante dell’Euro-zona e la stesura di un bilancio
comunitario serio.
Venendo
ai confini nazionali, per ridare fiato alle famiglie
e alle imprese, è necessaria una riforma
della fiscalità improntata sulla riduzione del carico con
particolare attenzione al lavoro e all’equità (art.53 della Costituzione). La riscossione
dei crediti non deve più essere prerogativa di Equitalia che
l’ha sin qui gestita in maniera usuraia;
è necessario distinguere tra l’evasore fiscale e il corretto pagatore in difficoltà,
permettendo a quest’ultimo di pagare e mantenere il suo lavoro.
Per la tutela
dei piccoli risparmiatori è necessario introdurre nel
nostro ordinamento una class action di tipo
“americano” che colmi i profondi limiti della legge
entrata in vigore nel 2009 ed è auspicabile l’introduzione di un rappresentante
dei piccoli azionisti all’interno dei CdA delle aziende quotate in Borsa.
È
fondamentale contrastare il malcostume dei cartelli tra imprese private che
creano, di fatto, degli oligopoli e rinegoziare i contratti di concessioni
statali (frequenze TV, autostrade, telefonia, gas
ecc.).
Alla
luce della necessità di dare impulso al chilometro zero e al consumo di merci
locali, a costruzione di nuove mastodontiche
infrastrutture di trasporto non ha più
senso, a meno di non voler rimanere ancorati al binomio poco virtuoso di
produzione di mezzi di trasporto-aumento delle merci circolanti. Si rende
necessario uscire dalla logica post bellica in cui la ricostruzione era una
necessità. In caso di reale bisogno, andranno valutati a fondo e non solo dal
punto di vista economico il rapporto costi-benefici
a lungo termine e i piani di dismissione e smantellamento,
onde evitare cattedrali nel deserto. Investimenti a perdere come le
linee ferroviarie Alta Velocità/Alta Capacità dei corridoi 5 e 24 (il
TAV Torino/Lione e TAV Terzo Valico: 25 mld €),
l’acquisto dei cacciabombardieri F35 (10 mld €), il mai abbandonato Ponte sullo
Stretto vanno cancellate, così come sono da chiudere al più presto le missioni
militari all’Estero.
I soldi
così risparmiati, oltre a favorire un’alleggerimento fiscale, vanno investiti
nelle piccole opere utili come la manutenzione
dell’assetto idrogeologico del territorio, la riqualificazione
energetica delle abitazioni esistenti, la messa in
sicurezza dell’edilizia scolastica,
la riduzione del digital divide (scarsità
di automazione e informatizzazione dei processi) fra l’Italia e il resto
d’Europa, l’ammodernamento del trasporto
pubblico e della sanità
pubblica, nonché la cura del patrimonio
artistico-culturale e paesaggistico più imponente
al mondo. Tutto questo creando migliaia di posti di lavoro e migliorando la
salute economica del paese.
Turismo
L’Italia
ha un grandissimo potenziale di attrattiva (civiltà
Romana, Rinascimento, barocco, mare, montagna, laghi, enogastronomia, turismo
religioso) che sa poco sfruttare. Proponiamo una
tutela e valorizzazione consapevole e sostenibile di
queste risorse, che potrebbero diventare uno dei settori trainanti
dell’economia italiana, a patto che ci sia un adeguato
servizio di informazione turistica e di promozione
delle nostre peculiarità.
Come si
sa, il flusso turistico comporta benefici per l’area interessata, ma allo
stesso tempo anche dei contro, soprattutto se pensiamo alle infrastrutture
necessarie alla fruizione turistica stessa (strade, ferrovie,
strutture ricettive, attrezzaggio aree, ecc). Si deve quindi puntare a una
forma turistica che impatti nel modo minore possibile sul territorio e che
fornisca quindi un soggiorno di qualità per i visitatori, sia che si tratti di
turismo di massa, sia per quello più di nicchia. Si parla di turismo
dolce o lento, che sappia vivere in sintonia con il
posto (es. alberghi diffusi in antichi villaggi ristrutturati, fattorie
didattiche, agriturismi...).
Si deve
fare in modo che le entrate provenienti dal turismo possano essere reinvestite
sul territorio a beneficio di tutta la comunità.
- segue -


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