sabato 16 febbraio 2013

Programma Nazionale /4 - Economia



Presentiamo ai cittadini il Programma Nazionale del MoVimento 5 Stelle affinchè tutti ne possano prendere visione e confrontarlo con quello delle altre forze politiche.

- 4^ parte -
 

ECONOMIA
Mentre si pongono in atto tali manovre, bisogna arginare la crisi economica mondiale, che richiede ricette totalmente diverse da quelle dell’austerity Europea, portate avanti da Monti con l’avallo di Pd, Pdl e Udc.
L’aumento delle tasse porta alla chiusura di piccole-medie aziende italiane, mentre i tagli alla spesa pubblica riducono i servizi: per questo il PIL (prodotto interno lordo) diminuisce, non aumenta il gettito fiscale, le famiglie italiane hanno meno soldi a disposizione e si crea una vera e propria recessione.
Il debito pubblico italiano non solo non è diminuito, ma ha superato il tetto di 2000 miliardi di €, mentre lo spread tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è rimasto sempre elevato, portandoci ad un costo di  interessi sul debito elevatissimo (oltre 80 miliardi di euro l’anno).
Bisogna quindi fare l’esatto opposto. Non solo, autorevoli studi dicono che, per ridurre a zero lo spread, la cosiddetta credibilità internazionale di cui Monti si fa puntualmente scudo non basta: bisogna portare in pareggio la bilancia commerciale, cioè aumentare l’export e/o diminuire l’import. La maggior voce di import italiana è la bolletta energetica: su questo l’M5S vuole intervenire con cospicui finanziamenti per la riduzione massiva degli sprechi, la messa in rete di GWh di energie rinnovabili e con la ritrattazione dei contratti capestro di Eni con la Russia per il gas metano.
Il pareggio di bilancio introdotto nella Costituzione va abolito e sul totale del debito va eseguito preventivamente un “audit pubblico”, cioè un’analisi della sua origine, legittimità, legalità e sostenibilità.
L’audit è una condizione essenziale affinché la popolazione prenda coscienza del disagio economico e   possa comprendere e scegliere le strategie per affrontarlo, ristrutturandolo, e ridando un futuro al paese.
La moneta unica europea ha permesso per anni una certa stabilità dell’Eurozona, nascondendo le evidenti diversità economiche tra nazioni, a prezzo però di una rigidità pericolosa che non ha permesso di rispondere alla crisi economica mondiale. Infatti, sono impediti i naturali aggiustamenti di svalutazione/rivalutazione monetaria del passato, quando erano in vigore la lira e le altre valute europee.
Questi aggiustamenti permettevano un rilancio delle economie in difficoltà. Sarebbe stato ragionevole dapprima costruire politicamente e democraticamente l’Europa (con un’unica previdenza, un’unica fiscalità,
uguali contratti e l’elezione diretta dei membri del Consiglio Europeo) per poi dotarla di una moneta unica. Occorre che i paesi con bilancio positivo, come la Germania, si facciano carico del fondo di stabilità europeo (MES) senza ricatti verso gli stati che invece non possono contribuirvi nelle misure richieste e che rischiano il default, come l’Italia. Bruxelles ha il dovere di attuare riforme europee che prevedano, ad esempio, la nascita di una Banca Centrale Europea realmente garante dell’Euro-zona e la stesura di un bilancio comunitario serio.
Venendo ai confini nazionali, per ridare fiato alle famiglie e alle imprese, è necessaria una riforma della fiscalità improntata sulla riduzione del carico con particolare attenzione al lavoro e all’equità (art.53 della Costituzione). La riscossione dei crediti non deve più essere prerogativa di Equitalia che l’ha sin qui gestita in maniera usuraia; è necessario distinguere tra l’evasore fiscale e il corretto pagatore in difficoltà, permettendo a quest’ultimo di pagare e mantenere il suo lavoro.
Per la tutela dei piccoli risparmiatori è necessario introdurre nel nostro ordinamento una class action di tipo “americano” che colmi i profondi limiti della legge entrata in vigore nel 2009 ed è auspicabile l’introduzione di un rappresentante dei piccoli azionisti all’interno dei CdA delle aziende quotate in Borsa.
È fondamentale contrastare il malcostume dei cartelli tra imprese private che creano, di fatto, degli oligopoli e rinegoziare i contratti di concessioni statali (frequenze TV, autostrade, telefonia, gas ecc.).
Alla luce della necessità di dare impulso al chilometro zero e al consumo di merci locali, a costruzione di nuove mastodontiche infrastrutture di trasporto non ha più senso, a meno di non voler rimanere ancorati al binomio poco virtuoso di produzione di mezzi di trasporto-aumento delle merci circolanti. Si rende necessario uscire dalla logica post bellica in cui la ricostruzione era una necessità. In caso di reale bisogno, andranno valutati a fondo e non solo dal punto di vista economico il rapporto costi-benefici a lungo termine e i piani di dismissione e smantellamento, onde evitare cattedrali nel deserto. Investimenti a perdere come le linee ferroviarie Alta Velocità/Alta Capacità dei corridoi 5 e 24 (il TAV Torino/Lione e TAV Terzo Valico: 25 mld €), l’acquisto dei cacciabombardieri F35 (10 mld €), il mai abbandonato Ponte sullo Stretto vanno cancellate, così come sono da chiudere al più presto le missioni militari all’Estero.
I soldi così risparmiati, oltre a favorire un’alleggerimento fiscale, vanno investiti nelle piccole opere utili come la manutenzione dell’assetto idrogeologico del territorio, la riqualificazione energetica delle abitazioni esistenti, la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica, la riduzione del digital divide (scarsità di automazione e informatizzazione dei processi) fra l’Italia e il resto d’Europa, l’ammodernamento del  trasporto pubblico e della sanità pubblica, nonché la cura del patrimonio artistico-culturale e paesaggistico più imponente al mondo. Tutto questo creando migliaia di posti di lavoro e migliorando la salute economica del paese.

Turismo
L’Italia ha un grandissimo potenziale di attrattiva (civiltà Romana, Rinascimento, barocco, mare, montagna, laghi, enogastronomia, turismo religioso) che sa poco sfruttare. Proponiamo una tutela e valorizzazione consapevole e sostenibile di queste risorse, che potrebbero diventare uno dei settori trainanti dell’economia italiana, a patto che ci sia un adeguato servizio di informazione turistica e di promozione delle nostre peculiarità.
Come si sa, il flusso turistico comporta benefici per l’area interessata, ma allo stesso tempo anche dei contro, soprattutto se pensiamo alle infrastrutture necessarie alla fruizione turistica stessa (strade, ferrovie, strutture ricettive, attrezzaggio aree, ecc). Si deve quindi puntare a una forma turistica che impatti nel modo minore possibile sul territorio e che fornisca quindi un soggiorno di qualità per i visitatori, sia che si tratti di turismo di massa, sia per quello più di nicchia. Si parla di turismo dolce o lento, che sappia vivere in sintonia con il posto (es. alberghi diffusi in antichi villaggi ristrutturati, fattorie didattiche, agriturismi...).
Si deve fare in modo che le entrate provenienti dal turismo possano essere reinvestite sul territorio a beneficio di tutta la comunità.

- segue -

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