Svelato l’inganno!
Le motivazioni addotte dal Presidente della Repubblica che hanno indotto il prof. Giuseppe Conte a rinunciare all’incarico di formare un Governo M5S-Lega non trovano, secondo me, riscontro nei fatti! Nel Contratto tra M5S e Lega non c’è un solo accenno ad una paventata “uscita dall’Euro”, né tantomeno dall’Unione Europea! La parola “Euro” non è citata nemmeno una volta!
Hanno pesato probabilmente le pressioni provenienti dai mercati finanziari ed il timore di ritorsioni economiche e finanziarie a danno del Popolo Italiano. Sono deluso dal comportamento del Presidente della Repubblica, che sempre secondo la mia modesta opinione, avrebbe dovuto schierarsi al fianco della volontà popolare, facendosi certamente garante del rispetto degli accordi internazionali, ma soprattutto del rispetto della volontà popolare!
In realtà, cosa ha spaventato la Finanza europea ed internazionale?
Che l’Italia ed il Popolo Italiano alzassero la testa e si sottraessero al loro giogo ed ai loro diktat, facendo da traino per un’Europa dei Popoli e non del business!
Dopo aver svelato l’inciucio politico tra destra e sinistra in Italia il M5S ha il merito di aver fatto capire chiaramente agli Italiani chi comanda in Italia: la finanza internazionale.
Non siamo più un popolo sovrano! Prendiamone atto e #AlziamoLaTesta!
Di seguito il punto del Contratto sull’Europa tra M5S e Lega, leggete e fatevi la vostra opinione.
29. UNIONE EUROPEA
Alla luce delle problematicità emerse negli ultimi anni, l’Italia chiederà la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo.
In particolare chiederà:
(a) di fissare le linee di governo della domanda e dell’offerta globale allo scopo di raggiungere l’obiettivo concordato di “promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile, segnatamente mediante la creazione di uno spazio senza frontiere interne, il rafforzamento della coesione economica e sociale e l’instaurazione di un’unione economica”;
(b) di estendere alla BCE lo Statuto vigente delle principali banche centrali del mondo per raggiungere un’unione monetaria adeguata agli squilibri geopolitici ed economici prevalenti e coerente con gli obiettivi dell’unione economica;
(c) di condividere le scelte concordate per “affermare l’identità europea sulla scena internazionale” che sia sganciata dall’immagine della supremazia di uno o più Stati-membri in contrasto con il fondamento democratico dell’Unione;
(d) di attuare l’impegno preso in sede di Trattato di istituire “una cittadinanza dell’Unione” che sia espressione della parità “dei diritti e degli interessi dei cittadini” europei;
(e) di rafforzare come stabilito una “stretta cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni”;
(f) di sviluppare il necessario “acquis comunitario, (...) al fine di valutare (...) in quale misura si renda necessario rivedere le politiche e le forme di cooperazione instaurate (...) allo scopo di garantire l’efficacia dei meccanismi e delle istituzioni comunitarie”.
Quest’ultimo obiettivo richiede il rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea ad avere una legittimazione democratica diretta e il contestuale depotenziamento degli organismi decisori europei privi di tale legittimazione.
Intendiamo inoltre favorire l’incremento dei percorsi di coordinamento decisionale a livello europeo con la dimensione locale, garantendo un maggior coinvolgimento dei territori attraverso una rappresentanza effettiva delle Regioni, e definire con precisione le competenze esclusive dell’Unione per rafforzare la sua incisività e capacità decisionale.
Occorre inoltre, conformemente ai principi UE di sussidiarietà e proporzionalità vagliare le competenze dell’UE riportando agli Stati quelle che non possono essere efficientemente gestite a livello di Unione e rafforzando al contempo l’incisività e la capacità decisionale dell’UE sul suo ambito di intervento.
Al di là della definizione del quadro generale va riesaminato il complesso sistema di regole del mercato che si è andato accumulando nel tempo che non risponde agli interessi dei cittadini. Vanno debellati i fenomeni di dumping all’interno dell’Unione, eliminate le decisioni lesive degli interessi della piccola industria, valorizzate le nostre eccellenze produttive, perseguite le contraffazioni, le violazioni dei marchi e la circolazione dei falsi, proibendo le confusioni tra “Made by Italy” e “Made in Italy” e imponendo la dichiarazione di origine dei prodotti.
Sotto il profilo del bilancio UE e in vista della programmazione settennale imminente occorre ridiscuterlo con l’obiettivo di renderlo coerente con il presente contratto di governo.
Con lo spirito di ritornare all’impostazione delle origini in cui gli Stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà si ritiene necessario rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli equilibri macroeconomici eccessivi, etc.) attualmente asimmetrico, basato sul predominio del mercato rispetto alla più vasta dimensione economica e sociale. Ci impegneremo infine nel superamento degli effetti pregiudizievoli per gli interessi nazionali derivanti dalla direttiva Bolkenstein.
Per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesima ispirazione ci opporremo agli aspetti che comportano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre a una lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul mercato interno.
L’Unione deve esplicitamente riconoscere che l’Italia rappresenta un confine geografico esterno che va adeguatamente protetto per garantire e tutelare il principio della libera circolazione delle persone e delle merci.
In particolare, intendiamo riformare i meccanismi di gestione di fondi UE preassegnati all’Italia.

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