martedì 29 maggio 2018

 A Formia, che acqua avremo dopo le elezioni?

L’ACQUA PUBBLICA NEI PROGRAMMI DEI SEI CANDIDATI A SINDACO.

L’emergenza idrica dello scorso anno ha letteralmente messo in ginocchio la città ed ha fatto esplodere tutte le incongruenze ed inefficienze che la gestione a Formia del Servizio Idrico Integrato da parte di Acqualatina presenta dopo quindici anni dalla sua “presa di possesso” ed il rischio che ciò si ripeta in futuro, a cominciare dalla prossima estate, anche alla luce del fenomeno di carattere mondiale di progressiva riduzione delle risorse idriche disponibili, è scontato.

Parlando preferibilmente di “carenza idrica”, piuttosto che di “crisi” o peggio di “emergenza”, è fondamentale ricordare il disagio e l’allarme sociale che il problema ha creato in passato nei cittadini in un continuo crescendo negli anni, fino al culmine della scorsa estate. Ciò perchè avere i rubinetti a secco o che erogano acqua sporca colpisce la comunità in mille aspetti della sua vita quotidiana, a livello familiare ed economico e svilisce qualsiasi aspirazione turistica e di sviluppo la città possa avere.

E’ oltremodo importante dunque, in prossimità delle elezioni del 10 giugno, che uno dei principali elementi di valutazione da parte degli elettori, per chi vuole esprimere coscienziosamente il proprio voto, siano quindi le proposte delle varie forze in campo in tema di Acqua. Vediamo insieme, quindi, come affrontano il problema i sei candidati a sindaco di Formia in un’analisi che, pur essendo di parte, ho cercato di fare nel modo più obiettivo possibile.

Gianfranco Conte - Cominciamo da lui, perchè il più facile da analizzare: nel suo programma non si parla per niente di acqua, nè pubblica, nè privata. Totalmente ignorato il problema! Il che vuol dire che gli sta bene che la gestisca Acqualatina (mi sembra logico!) e nel modo in cui l’ha finora fatto e che i cittadini si facciano la doccia con l’acqua minerale, che bar ed esercizi commerciali sospendano a singhiozzo l’erogazione dei loro servizi per periodi sempre più lunghi proprio nella stagione turistica e che i turisti evitino di soggiornare in città. Complimenti! VOTO: ZERO!

Pasquale Cardillo Cupo - Nella sezione “Amministrazione e cittadini” del suo sintetico programma (sei paginette scritte in stampatello a caratteri cubitali, credevo fossero i titoli di paragrafi più dettagliati e invece è tutto li, sinceramente un pò pochino per aspirare alla poltrona di sindaco!) parla genericamente di un “PIANO DELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE IDRICHE E STUDIO DELLA FATTIBILITÀ' PER UNA NUOVA GESTIONE PUBBLICA DELL'ACQUA”. Punto! In sostanza dà per scontata l’emergenza perchè forse più interessante da gestire e perchè conosce bene e gradisce lo stato dell’arte in Acqualatina. Quanto alla “gestione pubblica” sta ancora ad un generico “studio di fattibilità”, concetto evidentemente buttato lì senza alcuna idea precisa al riguardo, come se un problema del genere possa esser affrontato alle calende greche infischiandosene dei problemi immediati dei cittadini. Il bello è che in questa prospettiva ha ricevuto il supporto a quanto pare di ben sei liste e rispettivi candidati! Tanto, forse secondo loro, poi i cittadini abbozzano! VOTO: DUE MENO MENO!

Claudio Marciano - Anche lui non si è sprecato molto e anche lui mostra, purtroppo per lui e nonostante la sua giovane età, la sua appartenenza ad un vecchio modo di fare politica: in campagna elettorale meno dici e meglio è, bastano i concetti generali. Infatti è molto generico il “modello di gestione pubblica ed efficiente” di cui parla, che secondo lui può essere realizzato “anche” nella gestione dell’acqua, salvo poi a precisare che comunque il SII è gestito dall’ATO e “il Comune non ha l’esclusiva come per gli altri servizi”. Scusatemi, ma il Comune non ha l’esclusiva sull’acqua perchè l’ha ceduta ad altri per volontà politica e in omaggio ad una legislazione che da decenni va contro qualsiasi ripubblicizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011! Vabbé, del resto cosa poteva dire visto che quel PD e quella sinistra da cui traggono origine le sue due liste della ripubblicizzazione dell’acqua se ne sono abbondantemente sbattuti in questi anni? Poteva dire di più, sicuramente, ma evidentemente non può! VOTO: QUATTRO PIU’.

Mario Taglialatela - Ecco, qui cominciamo ad ampliare un pò il discorso, ma in modo un pò confuso. Si afferma che “a differenza di altri servizi pubblici locali di rilevanza economica .... il servizio idrico integrato ha la configurazione giuridica di una sorta di monopolio”(una “sorta”? Il monopolio o c’è o non c’è!), affermando quindi implicitamente che l’acqua, ahimé, secondo lui ha comunque rilevanza economica. Quindi? Assoggettabile a profitto? E il referendum? E il concetto di “acqua bene comune e universale”? Non contano niente, a quanto pare, neanche per lui! Si dilunga poi sulla, per me aberrante, opportunità che i Comuni rilevino le quote di Acqualatina pagando, non è chiaro come, magari indebitandosi o tartassando ancor più i cittadini, i famosi 22 milioni a Veolia come paventato dal piano di Zingaretti e su una generica ”ripubblicizzazione del sistema idrico dell’ATO 4” senza specificarne tempi e modalità. Parla poi di contenzioso per inadempimento contrattuale e di controlli vari. Insomma niente di nuovo sotto il sole. VOTO: QUATTRO E MEZZO.

Paola Villa - Affronta il problema lanciando alcune proposte precise. Innanzitutto propone un ufficio comunale per i rapporti con Acqualatina e l’istituzione nell’ATO4 di una “commissione di verifica dell’intera gestione del bene comune da parte di Acqualatina a partire dal 2003”. Mi sembrano, sinceramente, degli inutili orpelli burocratici tutta apparenza e niente sostanza. Nei fatti sarebbero una duplicazione di incarichi e competenze che per il primo punto già spettano a livello istituzionale sia al singolo Comune che all’ATO 4 nel suo complesso, cioè quelli di indirizzo e controllo dell’attività, soprattutto dei bilanci del gestore e di raccordo della sua attività con le esigenze del territorio e quindi dei cittadini; per l’altro, si tratta di un compito che va gestito da chi istituzionalmente è poi in grado di trasformare la verifica in azioni giudiziarie e contabili, cioè Magistratura e Corte dei Conti. Sarebbero in sostanza presunte forme di controllo, gestite tra l’altro da chi dovrebbe controllare sé stesso, che già altrove hanno mostrato la loro inefficienza in quanto spesso conniventi con i portatori di interessi privati. Si parla poi di sostegno comunale a livello informativo per “sostenere e far conoscere alla cittadinanza una legge regionale attualmente in discussione sugli “ambiti di bacino idrograficodiversi rispetto agli attuali Ato”. Tempo perso e impegno al momento non sostenibile! Infatti, questa decantata legge sui bacini idrografici di Zingaretti “era” in discussione in Regione, discussione che è stata a lungo attesa, ma alla fine non è mai approdata in Consiglio Regionale, fatta naufragare dalla realpolitik di Zingaretti e sostituita all’ultimo momento con una delibera della Giunta Regionale il 6 febbraio scorso, a pochi giorni dalle regionali, che aveva portato a sei gli Ambiti Territoriali Ottimali del Lazio. Quindi decisione presa in contraddizione con la “non discussa” legge citata nel programma di Paola Villa e dettata probabilmente da motivazioni pre-elettorali, che è stata poi anch’essa successivamente annullata. Attualmente gli ATO restano i 5 che erano, gli “ambiti di bacino geografico” restano una chimera e, grazie a Zingaretti, vige il caos più assoluto sul riassetto futuro della gestione del servizio idrico nel Lazio. Quanto alla ripubblicizzazione solo un generico riferimento al Fondo regionale, segno che se la gestione è pubblica o resta privata per l’aspirante sindaco di Un’altra Città è la stessa cosa, con tutte le conseguenze in tema di gestione, profitti e tariffa. Qualche aggiornamento sull’evolversi della situazione e meno vacuità non avrebbero guastato! Insomma il “nulla che avanza”! VOTO: QUATTRO E MEZZO!

Antonio Romano - Decisamente più ampio ed approfondito il suo programma, nel quale si richiamano a chiare lettere i principi di acqua come “bene comune dell’umanità, universale, pubblico e quindi indisponibile, che appartiene a tutti” e del diritto all’acqua come diritto inalienabile, espressi con il Referendum del 2011 e difesi in questi anni dal M5S a tutti i livelli insieme ai comitati civici ed ai movimenti per la ripubblicizzazione dell’acqua. Tant’è che la prima proposta è appunto quella di inserire tra i Principi Generali dello Statuto del Comune quello che sancisce la non rilevanza economica del servizio idrico integrato da cui discende la sua non assoggettabilità alle logiche del profitto privato. Sull’acqua, secondo la lista di Antonio Romano, nessuno deve speculare! Altro caposaldo del programma è l’uscita da Acqualatina da effettuare nei tempi dovuti in base ad un Progetto di Istituzione del Servizio Idrico Comunale con affidamento diretto ad azienda speciale di diritto pubblico, i cui dettagli a quanto pare saranno rivelati, evidentemente per motivi di strategia elettorale, solo pochi giorni prima del voto. Se inserita nel Programma c’è comunque da credere, anche se giustamente con riserva, che la proposta, per quanto ardita e dirompente e complessa da realizzare sia fattibile, come già accaduto o in cantiere per altre realtà. Nel programma sono poi proposti altri punti a mio giudizio molto precisi e qualificanti quali l’adozione di un Regolamento della Gestione del servizio idrico integrato, di un Piano tecnico per il rifacimento della struttura idrica della città, l'informazione puntuale della cittadinanza sugli aspetti sia ambientali che gestionali e sulla qualità e salubrità dell’acqua, la promozione dell'uso prioritario dell’acqua dell’acquedotto per uso domestico e per ogni uso idro potabile, la promozione di una campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico e infine, non ultimi per importanza, il controllo e la repressione dei prelievi abusivi, causa principale di quella “dispersione amministrativa” che rappresenta gran parte della “dispersione idrica totale” denunciata dalla stessa Acqualatina fin dal 2003 e una modulazione della tariffa che garantisca la gratuità di almeno 50 litri per persona al giorno, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sarò di parte, ma a me sembra un programma completo a 360° sull’acqua pubblica! IL VOTO: proprio perchè di parte, lo lascio ai lettori!

C’è un’ultima osservazione che voglio fare. Riguarda un concetto che è molto vicino al modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica da parte del M5S: un bene pubblico (e l’acqua è il bene pubblico per eccellenza, ma il principio vale anche per molti altri beni e servizi “pubblici”) non è un “bene comune” se la sua gestione non è partecipativa. La proprietà pubblica del bene è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Bisogna andare oltre! E’ la gestione partecipativa che trasforma il “servizio pubblico” in bene comune! Una partecipazione che va gestita non asservendola alle necessità delle istituzioni o dei partner privati, come ad esempio paventato nel Programma di Paola Villa, ma attraverso strumenti partecipativi autonomi ben strutturati e partecipati da cittadini e lavoratori ed esperti del settore, come gli “Osservatori Comunali” proposti in altra sezione del Programma dal M5S di Formia, che affianchino il soggetto gestore, magari realmente “pubblico”, e le istituzioni nelle scelte gestionali e di indirizzo, ma anche con potere decisionale oltre che di controllo.

Scusate la lunghezza, ma l’argomento merita.

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