domenica 26 giugno 2016

Brexit, non facciamoci illusioni. Non cambierà nulla, è solo un’arma di distrazione di massa!

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/13507101_1140113532698761_8697099015500006083_n.jpg?oh=2dd1d3dede93d38df532408f6f997bbd&oe=5A0827ABStiamo assistendo da qualche settimana a questa parte, sia prima che dopo il voto referendario inglese del 23 giugno, ad una vera e propria campagna mediatica volta letteralmente a terrorizzare i cittadini europei e quindi non solo i britannici, delineando scenari apocalittici conseguenti alla Brexit, sia a livello macro economico nei rapporti internazionali tra due comunità, quella britannica e quella europea, che diventerebbero improvvisamente antagoniste, sia per quanto riguarda gli aspetti più semplici della nostra vita quotidiana.
Dalle implicite minacce di un ritorno addirittura ad un clima di risoluzioni belliche delle controversie europee sul tipo di quelle che hanno caratterizzato i secoli scorsi (“l’Europa Unita ha evitato la guerra tra i paesi europei”, ricorda la Merkel, perché, se non c’era, ci saremmo scannati?), alla perdita del lavoro per molti immigrati comunitari in UK, soprattutto, per i nostri media, se sono italiani; alla difficoltà per accedere alle università inglesi; all’aumento del prezzo dei biglietti arei; ai dazi sullo scambio di merci e servizi e via dicendo. Insomma una catastrofe da diluvio universale che isolerebbe la Gran Bretagna dal resto del mondo e impoverirebbe irrimediabilmente quest’ultimo.
Sarà vero?
Partiamo dal cosa succederà ora, dopo il voto. Nell’immediato, e parliamo di alcuni anni, assolutamente nulla. Cominciamo col precisare innanzitutto che il referendum del 23 giugno era di tipo consultivo e che dovrà essere ratificato dal Parlamento inglese affinché la Brexit possa essere poi formalizzata con una richiesta esplicita di uscita dalla Comunità Europea. Tenuto conto che circa i 2/3 dei parlamentari inglesi sono contrari alla brexit potremmo quindi assistere a breve ad un clamoroso contrordine che mischierebbe di nuovo le carte a favore degli europeisti e innescando nuove dilanianti contestazioni. Ammesso invece che la brexit venga ratificata dal Parlamento, dalla successiva presentazione della richiesta di uscita decorreranno 24 mesi per definirne le modalità, termine che potrà essere ulteriormente dilatato in caso di necessità, non oltre comunque le prossime elezioni europee del maggio 2019. Quindi tre anni buoni affinché la Gran Bretagna possa essere ufficialmente fuori dall’Europa, durante i quali diritti e doveri reciproci resteranno inalterati come lo sono oggi e solo da quel momento si stima che ci vorranno almeno altri 8/10 anni affinché tutti i vari accordi oggi esistenti vengano rinegoziati con l’Unione Europea. E crediamo ragionevolmente che comunque mai e poi mai nell’interesse reciproco saranno messi in discussione i traguardi economici, sociali e culturali conquistati negli ultimi decenni di convivenza pacifica con l’UE. Ci saranno sicuramente aggiustamenti dal punto di vista economico e finanziario, ma nulla che non possa essere tranquillamente affrontato negli anni con nuovi accordi, nulla al confronto ad esempio con le conseguenze subite dai paesi europei e dell’Italia in particolare a seguito delle sanzioni alla Russia degli ultimi anni. Ci sarà soltanto una maggiore autonomia reciproca tra stati sovrani che resteranno alleati e cooperanti ed il 23 giugno 2016 sarà ricordato come l’evento che è stato occasione per l’ennesimo travaso di ricchezza nelle borse di tutto il mondo.
Allora perchè tutto questo chiasso?
Secondo me perché l’Europa tutta e non solo, sta vivendo una fase storica di trasformazioni epocali di natura sociale ed economica che vedono da un lato schierati tutti, e ripeto tutti, i governi nazionali asserragliati a difendere il potere economico e finanziario conquistato strenuamente, in decenni di globalizzazione inquinata dal capitalismo finanziario ed imposta a furia di golpe “democratici”, da parte delle lobbie finanziarie dominanti che li occupano; dall’altro le masse indistinte dei “sudditi” di questi governi accomunate da un progressivo impoverimento sociale ed economico, travolte dalle conseguenze sociali di migrazioni bibliche causate della politiche di sviluppo internazionale fatte essenzialmente di spoliazione dei paesi più deboli e di conflitti bellici; spaventate dai mutamenti climatici innescati dall’opera dell’uomo. Il sospetto che chi oggi detiene il potere abbia tutto l’interesse e la necessità di destabilizzare internamente i singoli paesi o meglio di terrorizzarne i cittadini affinché la paura verso l’ignoto e l’incertezza sul futuro prevalgano sul desiderio di cambiamento è quanto mai plausibile. A cominciare dal nostro Renzi che dopo la pesante batosta elettorale subita alle ultime amministrative grazie al chiasso mediatico sulla Brexit sta beneficiando di un assoluto silenzio riguardo la sua permanenza alla guida del PD e del paese, messa in forse anche dall’esito non più scontato del prossimo referendum sulla sua pietosa riforma costituzionale.
Infine non dimentichiamo la matrigna influenza americana sulle vicende europee. Io non credo affatto che gli USA con i loro stretti parenti inglesi e l’intero mondo anglo-ebraico abbiano mai apprezzato la eventualità di un’Europa dei popoli davvero unita in una federazione di stati sovrani, forte economicamente e coesa dal punto di vista sociale e culturale, che raggiungesse il giusto equilibrio interno tra le diverse economie con alla guida un paese forte come la Germania, diventando partner ideale della Russia e dei paesi mediorientali, perché di sicuro sarebbe la potenza economica più forte del pianeta e metterebbe seriamente in crisi le decotte ambizioni di leadership mondiali di Washington.
In tutto questo ancora una volta e nonostante le apparenze, il popolo non conta nulla, sballottato dalla disinformazione dei media asserviti ai governi e preso in giro dalle nostre false democrazie dove si cambia continuamente tutto per non cambiare niente. Cerchiamo di stare saldamente con i piedi per terra, resistiamo alla tentazione di scagliarci gli uni contro gli altri in una guerra tra poveri, come vorrebbero i nostri governanti, informiamoci ed informiamo, confrontiamoci e puntiamo al conseguimento di un benessere comune reale e diffuso. Non ci facciamo portare per i vicoli dai servi del potere e prepariamoci a lottare per difendere i nostri diritti ed a prendere decisioni drastiche.

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