venerdì 11 marzo 2016

Primarie o comunarie?


 


Si fa un gran parlare in questi giorni di “primarie” e “comunarie” a proposito della selezione dei candidati per le prossime amministrative rispettivamente per il PD e per il M5S. Gli esponenti delle due forze che ormai si contendono il primato nello scenario politico italiano si rinfacciano reciprocamente accuse sulla democraticità e sulla trasparenza dei rispettivi metodi adottati.
Cerchiamo di individuare le principali differenze tra i due metodi e capire chi ha ragione.
Le primarie del PD sono definite “aperte” in quanto consentono diritto di voto praticamente a tutti gli elettori, siano essi iscritti al partito che semplici simpatizzanti, purché questi dichiarino al momento della votazione di condividere i principi del PD e di accettare di essere iscritti nell'elenco degli elettori del partito. Ciò consente di coinvolgere una platea potenzialmente più ampia di votanti rispetto al metodo delle “comunarie” del M5S che, come le altre forme di partecipazione previste dal M5S, come le “parlamentarie”, è riservato invece ai soli iscritti al MoVimento. Quindi, nel caso delle elezioni comunali, da un lato migliaia di votanti, dall'altro solo alcune centinaia. Apparentemente dunque il metodo del PD sembra più “democratico” in quanto coinvolge più cittadini. Siamo certi però che sia davvero così e che conti la quantità a discapito della qualità?
Ricordiamo innanzitutto che stiamo parlando di votazioni destinate alla scelta dei candidati di una determinata forza politica che devono andare ad amministrare una città in base a precisi orientamenti politici e possibilmente ad un programma chiaro che sia alternativo a quello delle altre liste in lizza. Quindi possiamo dire per coerenza che dovrebbe essere più una faccenda “interna” rivolta ai sostenitori di un partito che devono scegliere il “proprio” candidato sindaco che non un'azione erga omnes come avviene poi nelle successive elezioni amministrative.
L'apertura, quindi, del PD anche al votante dell'ultim'ora, che magari non ha mai avuto alcun rapporto col partito, si trasforma in un pericoloso boomerang per l'immagine e la credibilità del partito stesso nel momento in cui consente alle cd. “truppe cammellate” di inserirsi all'ultimo momento in una scelta così importante, orientando il voto verso candidati più graditi a questo o a quel capo bastone se non addirittura “impresentabili” ed alterando l'esito finale della votazione. La presenza ai banchetti di immigrati che non parlano neanche la lingua italiana o non conoscono affatto i candidati, o l'invito “remunerato” a votare per un determinato candidato rivolto agli amici degli amici se non addirittura a semplici passanti compiacenti davanti al seggio sono ormai nelle cronache di queste settimane ed evidenziano lo squallore cui può abbassarsi un certo modo di fare politica, che da un lato lascia spazio libero a chi tenta di manipolare la composizione di una lista a proprio piacimento, dall'altro la espone a pressioni esterne, spesso anche malavitose, che potrebbero successivamente condizionarne le scelte.
Ci sono poi anche altri aspetti da considerare e cioè che una simile procedura offende la coscienza degli stessi elettori “consapevoli” del partito e danneggia altresì gli altri candidati in lizza che non ricorrono a pressioni e taroccamenti.
Se a tutto ciò si aggiunge che normalmente i candidati nel PD vengono individuati ed imposti dalla segreteria o comunque dai poteri forti del partito scelti tra persone a loro vicine l'appannamento della democrazia e della trasparenza è quasi totale, nonostante l'enfasi e le frasi fatte di cui si riempiono la bocca i vari esponenti del Partito Democratico.
Dall'altro lato nel M5S le “comunarie”sia per quanto riguarda il voto che le candidature sono riservate agli iscritti entro una certa data al MoVimento. Solo successivamente, in fase di elezioni vere e proprie e dopo aver definito attraverso confronti e dibattiti aperti a tutti il Programma Amministrativo, la lista si sottoporrà al vaglio ed al voto dell'intera cittadinanza. La scelta dei candidati è quindi, coerentemente, una cosa “interna” al MoVimento, che tra l'altro adotta una procedura che da un lato consente a chiunque, purché iscritto al MoVimento, di candidarsi senza “nomine”, cordate o canali preferenziali, e dall'altro prevede una prima selezione delle candidature per la verifica del rispetto dei rigidi requisiti richiesti e successivamente ben due turni di votazione certificati via web da un'azienda esterna.
Ricordiamo inoltre che le “primarie” servono per individuare solo il candidato sindaco, mentre la scelta dei candidati a consigliere è fatta successivamente dalla segreteria del partito e comunque in caso di vittoria elettorale la rosa dei consiglieri sarà comunque determinata dall'intera coalizione vincitrice con tutti i rischi che ne conseguono. Le “comunarie”, invece, consentono subito la formazione dell'intera lista che sarà unica e composta nella sua interezza da candidati scelti ed apprezzati dai cittadini. Votando, ciascun cittadino a 5 Stelle saprà chi manda in Consiglio Comunale!
Nessuna procedura, certo, può escludere in via assoluta infiltrazioni o manipolazioni o futuri cambi di casacca, ma alla luce di quanto sopra a mio modesto parere le “comunarie” del M5S, con l'unico difetto del ridotto numero di votanti dovuto alla relativa “giovinezza” del MoVimento, offrono decisamente margini molto più ampi di democrazia e trasparenza rispetto alle “primarie”, spesso farlocche come ci insegna la cronaca degli ultimi anni, del PD.
Tutto è comunque perfettibile e quando il M5S sarà in grado di approvare le leggi anziché proporle soltanto dall'opposizione, le cose miglioreranno decisamente.


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