In Italia, dal dopoguerra, la politica estera è materia
di scontro elettorale tra destra e sinistra, tra guelfi e ghibellini e,
nel peggiore dei casi, purtroppo il più consueto, allineamento agli
interessi di potenze straniere. Poco è cambiato in quasi settant'anni,
dal confronto tra Trieste italiana o titina, dall'invasione
dell'Ungheria benedetta dal Pci, ai missili di Cuba, alla guerra dei Sei
Giorni tra Israele e Egitto, al Vietnam, alla prima e la seconda guerra
in Iraq. Le ideologie e i retrobottega dei partiti hanno prevalso sugli
interessi nazionali e sulla verità dei fatti, con una
conseguente perdita di credibilità dell'Italia. Inaffidabile, serva,
voltagabanna. Chi può fidarsi di una Nazione che ripudia la guerra nella
sua Costituzione, firma un solenne trattato di pace con la Libia
e la bombarda pochi mesi dopo? Chi può credere alla buona fede di uno
Stato che ha occupato l'Iraq con il pretesto di armi di massa mai
esistite, se non nella fantasia di Bush, e ha attaccato l'Afghanistan
senza ragione alcuna e tuttora vi mantiene le sue truppe? I
bombardamenti sulla Serbia erano parte di un intervento pacificatore dei
post comunisti italiani?
Dopo il crollo del muro di Berlino e il dissolvimento del Patto di Varsavia,
la Nato ha perso il suo significato originario di contrapposizione al
blocco sovietico, il vecchio impero del male di reaganiana memoria. Da
allora, dal 1989, l'Italia si è trasformata da piattaforma strategica ad
ascaro al servizio della Nato. Arruolata in tutte le guerre, ma sempre con l'alibi della missione di pace. L'obiezione tipica è "Se si fa parte della Nato si deve partecipare a ogni qualsivoglia guerra da questa dichiarata". Un falso. Un'obiezione contraddetta dai fatti. La Germania, che è nella Nato, non è infatti entrata in guerra contro la Libia. L'articolo 11 della Costituzione recita: "L'Italia
ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri
popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni
di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la
giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni
internazionali rivolte a tale scopo". La nostra politica estera
deve attenersi strettamente alla Costituzione. Mai più guerre per
favorire gli interessi di altre potenze, mai più guerre se non per scopi
difensivi. Vanno ritirati i nostri soldati
dall'Afghanistan, dove gli USA stanno trattando la fine delle ostilità
con i talebani da più di un anno senza che i nostri media ne diano
notizia, dall'Iraq e da ogni teatro di guerra. La nostra politica estera
deve essere di pacificazione, di prevenzione dei massacri religiosi o
etnici, di rafforzamento dell'Onu e dei caschi blu. Dov'era l'Onu
durante il genocidio in Ruanda o la strage di Sebrenica?
A raccogliere le margherite di chi poneva il veto? E perché all'Onu
qualcuno è più uguale degli altri e può bloccare un intervento
umanitario? E dove sono i caschi blu durante i
periodici bombardamenti in Palestina? Intervenire per garantire i più
deboli, per evitare i massacri, interporsi tra le parti in guerra e dare
assistenza ai civili: questo è lo spirito della nostra Costituzione,
questa deve essere la base della nostra politica estera.
dal blog di Beppe Grillo
domenica 6 gennaio 2013
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