
In questi giorni stiamo assistendo più o meno alle stesse scene andate in onda TV col terremoto di L'Aquila di 7 anni fa e con quello del 2012 in Emilia, oltre che in occasione di tutti quelli che periodicamente li hanno preceduti in passato. Un bombardamento costante e spietato di immagini tragiche e allo stesso tempo infarcite di un sano buonismo per l’efficacia della macchina dei soccorsi, di bigotto fatalismo religioso per la morte e l’ineluttabilità dell’evento, dell’ipocrita ricerca delle responsabilità.
Il rischio è l'ASSUEFAZIONE MEDIATICA!Le chiacchiere di chi ci governa, le verità infamanti ascoltate in TV da conduttori e ministri, l'agitarsi insulso di cronisti da gossip, i commenti da “scoperta dell’acqua calda” degli "esperti della domenica” e soprattutto gli intrallazzi che inesorabilmente seguiranno nei prossimi mesi per mettere le mani sui SOLDI, che magari scopriremo tra qualche anno quando tutti i reati saranno prescritti, la speculazione politica di un governo che ora tirerà avanti a distrarci con una valanga di promesse e millanterie sul dopo terremoto per lo meno fino al referendum........ecco tutto questo rischia di diventare la normalità in questo nostro paese, ma forse lo è già!
La raccolta di beni è più o meno bloccata, si chiama solo a SOLDI, più facili da gestire e - ahimè spero di no - da trafugare, con il lacerante dubbio in ognuno di noi che non finiscano ai terremotati. Neanche più i volontari, tranne quelli della prima ora, servono più. Date fastidio, “fora di ball” direbbe qualche leghista.
E allora? Possibile che la SOLIDARIETA’, sentimento base e fondamento di qualsiasi comunità, che comunque di fronte a tante scene di disastro, di annientamento di vite e di famiglie distrutte irrompe impetuoso nell’animo di tanti di noi, debba ridursi a un sms o a un bollettino di conto corrente e a innumerevoli quanto inutili link e “mi piace” (come fa a piacere una notizia di morte e distruzione?) sui social? Forse può bastare a tacitare la nostra coscienza sul momento, ma poi? Quanto dovranno soffrire ancora i terremotati? Quanto dovranno attendere per avere nuovamente un tetto dignitoso sulla loro testa? Quanti anni dovranno trascorrere perché i loro borghi rinascano, se rinasceranno, e con essi si recuperi il perduto senso di comunità, se potrà mai essere recuperato? Perchè in Italia si pensa sempre all’emergenza e mai alla prevenzione e quando vengono stanziati dei SOLDI per quest’ultima non vengono spesi o sono spesi male?
Fra qualche settimana o al massimo qualche mese il silenzio e l’oblio prevarranno e l’indifferenza e come dicevo sopra l’assuefazione copriranno tutto, macerie su macerie, in silenziosa attesa della prossima catastrofe. Ecco, è allora che dobbiamo noi tutti riscattare il nostro senso di SOLIDARIETA’, deluso ed appannato oggi davanti al concetto di “terremoto come stimolo dell’economia”, confuso dalle dichiarazioni da “decrescita infelice” di Marchionne, annichilito davanti al nuovo capitolo delle balle renziane! Come? Creando un osservatorio popolare permanente sul dopo terremoto che faccia perno sui portavoce locali, regionali e nazionali del M5S, non perchè io sia di parte, ma perchè sono gli unici che politicamente hanno le mani libere per un compito del genere ed hanno una pressione popolare alle spalle; sui rari giornalisti che sono al servizio dell’informazione; su ingegneri, tecnici e specialisti che non siano al soldo delle aziende potenzialmente interessate alla ricostruzione; soprattutto sugli stessi terremotati.

La ricostruzione a L'Aquila
E’ a questi ultimi che va affidata la ricostruzione, agli amministratori locali e ai cittadini del posto che conoscono il loro territorio e sono in grado di capire le vere esigenze famiglia per famiglia, azienda per azienda e che amano la propria terra, non ai palazzinari, agli amici degli amici, alle lobbie del cemento. Lo Stato, le Regioni mettano a disposizione i fondi, che dovrebbero già essere stanziati e non da reperire con nuove accise sulla benzina o balzelli vari o tagliando ancora la sanità, utilizzino le competenze dei loro tecnici senza sperpero di danaro pubblico in nuove consulenze e pregettazioni esterne e piuttosto sorveglino sulla ricostruzione e sul rispetto della legalità. Noi tutti, da cittadini, restiamo vigili e attenti e non spegniamo mai la luce sul dopo terremoto del Centro Italia del 2016, finché l’ultimo degli abitanti di Amatrice non possa guardare con serenità al proprio futuro! Lo dobbiamo ai morti ed ai vivi.

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