Sembra che la cessione del patrimonio pubblico, destinata apparentemente a ridurre il debito pubblico, ma, in verità, ad aggravarlo, Monti la
voglia fare attraverso la costituzione di fondi comuni, mobiliari ed
immobiliari.
Innanzitutto si ripresenta
al riguardo il problema della valutazione degli immobili
conferiti, che però oggi Monti affronta in maniera diversa rispetto a quanto fatto nelle precedenti occasioni, da
Tremonti nel 2001 e da Siniscalco nel 2004. In quei casi è stato constatato,
guarda un pò, che al termine dell'operazione centinaia di immobili dello Stato sono stati letteralmente “svenduti” a beneficio degli acquirenti, incassando
al netto meno della metà del loro valore di mercato (poi ci chiediamo come mai
stiamo in mutande!).
Oggi, per ovviare a questo “errore”, Monti – furbetto quanto
meno al pari di chi lo ha preceduto - pensa di ricorrere al sistema dei fondi comuni
che, come si sa, sono quotati sui mercati
(sempre loro, i “mercati”!) e quindi più
trasparenti (sic!), ma che saranno alimentati anche e forse soprattutto dal
risparmio dei privati cittadini, minacciati dal default e invogliati a “salvare la patria” (invece
delle fedi di mussoliniana memoria, doneremo direttamente i nostri miseri euri allo Stato o a chi per esso!).
Il problema è che in una fase di mercato come quella attuale decisamente difficile
per il settore immobiliare, visto il pericolo nei prossimi mesi di svalutazioni
a raffica, soprattutto del patrimonio delle
banche, c’è il forte rischio che i
risparmiatori che acquisteranno quote di
questi fondi rimarranno presto con il cerino acceso in mano.
Né sorte migliore avranno i fondi mobiliari che dovrebbero
accogliere le partecipazioni statali. E’ vero che la capitalizzazione di borsa
è già crollata e prima o poi dovrebbe riprendersi, ma chi può dire se si è toccati il fondo? Siamo certi che anche
in questo caso il povero risparmiatore dopo qualche altro mese di aggravamento
della crisi non si veda costretto a recuperare – se potrà - quel che rimane dei
propri risparmi per sopravvivere?
A quel punto ai soliti investitori istituzionali (i mercanti
che governano i mercati!) dopo aver drenato il risparmio in mano ai privati non resterà che
rastrellare le quote dei fondi mobiliari ed immobiliari a prezzi stracciati per
mettere le mani sul patrimonio pubblico, con l’effetto collaterale, certamente
di non minore gravità, che lo Stato e gli enti locali, dopo essersi spossessati
di beni immobili e partecipazioni, attualmente, almeno sulla carta, fonte di
entrate e profitti, si troveranno a pagare in mano a istituzioni e società private il fitto per le
sedi dei loro uffici ed i servizi che una volta erano “pubblici”.
Dopo aver finanziato con le nostre tasse ed i nostri
sacrifici la BCE che ha finanziato a sua volta le banche che hanno acquistato i
nostri Titoli di Stato che ci ritroveremo nelle casse dei nostri fondi comuni quando
ne avverrà il consolidamento, gli Italiani sono pronti a soggiacere con gioia all’ennesimo
“travaso di ricchezza” compiuto sulla loro testa e nelle loro tasche.
L’unica miserevole speranza è che questo costante e
progressivo impoverimento del paese abbia tempi lunghi per poter reagire in tempo. Altrimenti, se l’Italia
finirà nei prossimi mesi col non valere più nulla come Grecia e Spagna, sarà anch'essa abbandonata inesorabilmente dai
mercati e svenduta al miglior offerente, con le sue spiagge, i suoi monti, i
suoi monumenti e la sua storia!
Per favore, non lasciamoli fare, interveniamo in qualche
modo!
Giovanni Nocella

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