mercoledì 13 maggio 2009

NO alla truffa del referendum “Guzzetta”

Secondo i promotori del referendum, in base alle motivazioni addotte a sostegno dei primi due quesiti votando a favore “….Si potrà aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione (dei partiti) si ridurrà drasticamente.”

Nell’analizzare i risvolti effettivi che potrebbe avere il risultato referendario, partiamo proprio da questa considerazione. Innanzitutto la pretesa di restituire governabilità al nostro paese attraverso la riduzione a due soli partiti dell’intero arco del pensiero politico italiano rappresenta un’azione niente affatto coerente con il principio della partecipazione libera e democratica dei cittadini che è alla base della nostra Costituzione. Ed è anche fuori da ogni logica: è assurdo che tutto possa essere o bianco o nero. Nella realtà delle cose, in natura come in qualsiasi branca del pensiero umano, ci sono mille e mille sfumature e pretendere di ridurre il diritto alla partecipazione politica da parte dei cittadini a due soli mega-partiti significa limitare di fatto la libertà politica e di opinione, almeno con questi partiti.
Ancora una volta si confondono i problemi connessi alla governabilità del nostro paese, che andrebbero risolti restituendo dignità al Parlamento e sovranità al popolo, con i principi della democrazia.

Il bipartitismo – obiettivo che sembra comune ai due partiti maggiori delle due coalizioni, PDL e PD, perseguito non solo dal leader del centro destra, ma anche da quelli che si sono succeduti nel centro sinistra - segue una logica che nella realtà finisce innanzitutto con lo spaccare in due l’elettorato e quindi il paese, creando un antagonismo senza fine con effetti deleteri che alimentano l’ingovernabilità (che sia questo il fine ultimo di un sistema politico autoreferente?) e creando inoltre una corsa continua alla conquista - ad ogni costo - del 50% + 1 dei voti, tant’è vero che sembra ormai di vivere in un clima elettorale perpetuo.
Per raggiungere questo obiettivo negli ultimi anni i nostri politici si sono inventate norme che attribuendo premi di maggioranza ed alzando la soglia di ingresso in Parlamento insieme con l’esclusione del voto di preferenza finiscono col violentare ed annullare la reale volontà dei cittadini, oltre che alimentare una continua guerra senza esclusione di colpi all’interno degli stessi partiti e tra di loro.
Pertanto il SI ai primi due quesiti di questo referendum non contribuirebbe certo a risanare il nostro sistema democratico. Infatti i cittadini continuerebbero a non poter scegliere né candidati, né programmi; i milioni di elettori che votano i partiti minori continuerebbero, come accade oggi, a non essere rappresentati in Palamento e ad essere costretti ad allinearsi ed uniformarsi ai partiti maggiori; addirittura si creerebbe una sorta di anticamera di un governo a partito unico, in quanto assegnando il premio di maggioranza non più ad una “coalizione” di partiti (come attualmente avviene, cosa che consente ancora una sia pur limitata pluralità di opinioni) bensì al partito di maggioranza relativa, cioè quello che indipendentemente dalle sue alleanze ed accordi raggiunge il numero più alto dei voti, si consente a quest’ultimo di governare da solo l’intero paese pur rappresentando un piccola parte del suo elettorato!
Questo era il principio ispiratore della legge “Acerbo” del periodo fascista! Torneremmo indietro di 70 anni ad un regime che tutti (escluso l’estrema destra) dichiarano di aborrire!
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Facile capire dunque perché il PDL sia favorevole al SI e la Lega invece contraria. Berlusconi potrebbe governare senza Bossi & C. Non solo. Avrebbe addirittura la possibilità di liberarsi di coloro che potrebbero rappresentare un ostacolo all’interno della sua attuale coalizione a quello che è il suo obiettivo ormai chiaramente prioritario: cambiare da solo la Costituzione, ridurre i poteri della Corte Costituzionale e del Parlamento ed instaurarsi a capo di una Repubblica presidenziale con i più ampi poteri!
Non si riesce invece a capire a che gioco stanno giocando nel PD, in quanto dichiarandosi favorevoli con diverse motivazioni al SI, di fatto favoriscono questa manovra. Per il PD potrebbe anche valere la possibilità di giocarsi il governo del paese in alternativa al PDL, ma non certo nelle condizioni in cui versa oggi e continuando a tradire le aspettative del suo potenziale elettorato.
Quanto a Di Pietro, la sua è una posizione un po’ ambigua: dopo aver raccolto le firme per questo referendum ed affermato inizialmente di preferire il SI come male minore rispetto ad una legge elettorale iniqua ed antidemocratica nell’illusione che questa maggioranza e questa opposizione possano poi provvedere ad una riforma elettorale che il paese aspetta dalla passata legislatura, si è poi schierato per il NO dopo essersi accorto che “anche il referendum e' stato strumentalizzato da Berlusconi per consolidare il suo disegno autoritario”.

A meno che, alimentando con il loro appoggio la minaccia di una vittoria del SI, l’opposizione non punti su una clamorosa rottura nel centro destra che spinga la Lega a far cadere il governo prima del referendum! Il che da un lato potrebbe essere l’occasione per rendere a Berlusconi la pariglia di ciò che è capitato a Prodi nella passata legislatura, ma non sarebbe certo la soluzione ottimale visto che si tornerebbe a votare con il “porcellum”!
Non sarebbe il caso, invece, di spingere la Lega e la parte sana del centro destra (ammesso che ci sia) a rivedere prima la legge elettorale (in senso democratico e non assolutistico) e poi andare “democraticamente” alle elezioni?

C’è inoltre da sottolineare che il SI al referendum avrebbe comunque per effetto un sistema elettorale diverso tra le due Camere, che così risulterebbe ancor più confuso e non garantirebbe a priori quella “governabilità” del Paese tanto cara ai referendari.

Quanto al 3° quesito forse si tratta dell’unico apparentemente approvabile in quanto finalizzato a rimuovere le candidature multiple imposte dall’alto nelle liste, cioè un’altra vera e propria “porcata” della attuale legge elettorale che rappresenta un’arma di ricatto interna ai partiti e riservata alle loro segreterie in base alla quale, dopo il voto, la dirigenza del partito può a suo piacimento pilotare l’esito elettorale verso quei candidati più fedeli ed allineati ed evitare così eventuali “sorprese”. Tutto ciò però presupporrebbe una legge elettorale diversa dall’attuale e da quella che entrerebbe in vigore con una vittoria dei SI al referendum, basata invece sul voto di preferenza, cioè sulla possibilità che effettivamente i cittadini possano scegliere e votare il proprio candidato in una lista liberamente proposta. Invece con l’approvazione dei primi due quesiti del referendum ci troveremmo comunque davanti a liste e candidati imposte dalle segreterie dei partiti, per cui un voto favorevole al terzo quesito non darebbe alcun beneficio sostanziale.

Ci spiace che ancora una volta l’arma istituzionale del referendum, che a nostro giudizio dovrebbe essere rivalutata e rafforzata ampliandone l’applicazione anche in sede propositiva e costitutiva e senza applicazione di “quorum”, come già indicato in altra nostra analisi in riferimento alla proposta di legge presentata in tal senso dal senatore Peterlini, debba essere svilita e vanificata da un uso improprio e fuorviante.
Molti si fanno paladini dei principi democratici – ma, ormai in Italia, chi è che a chiacchiere non si proclama “democratico”? – ma nessuno si accorge che dietro i roboanti messaggi dei promotori del referendum che inneggiano alla restituzione del potere sovrano ai cittadini c’è invece una chiara violazione del principio di uguaglianza del voto sancito dall’art. 48 della Costituzione e del diritto di tutti i cittadini ad associarsi liberamente in partiti politici per concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.) che andrebbe ad aggravare ulteriormente la crisi istituzionale che sta attraversando il nostro paese.

Purtroppo siamo di fronte ad una situazione che comunque, nei suoi vari risvolti, desta ulteriori preoccupazioni sulla reale “democraticità” dei principi che ispirano tutti questi “signori”, senza distinzione di schieramento, e a questo punto qualsiasi soluzione è giusta per contrastarne il potere: non basta argomentare il NO a questo referendum, occorre non andare a votare!.


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