sabato 9 maggio 2009

ALL’AQUILA SI VIVE IN STATO DI GUERRA

Giornata della Memoria terrorismo e stragi: Fuori dall’Abruzzo! No al G8

di Doriana Goracci - fonte Arcoiris TV

Vietato dissentire, è un video che pervenne da Pescara, era il 6 dicembre 2008, un altro sabato.

Ritengo oggi necessario farvi pervenire anche il DISSENSO e la PROTESTA dall’Abruzzo,

quella che non emerge e non si vede MAI, tantomeno in questa Giornata del 9 Maggio,

dedicata alla Memoria di tutte le vittime del terrorismo e delle stragi: I morti non sono tutti uguali.

La lettera denuncia che sottopongo alla lettura di tutte e tutti è molto dura,

non dà adito ad ombre, ambiguità, equivoci di sorta e so da chi è stata scritta: ci vive in Abruzzo,

ci viveva anche prima del terremoto.

Aggiungo da andata-ritorno il documento redatto dopo l’Assemblea aquilana e abruzzese contro il G8


Alla vostra attenzione

Doriana Goracci




ALL’AQUILA SI VIVE IN STATO DI GUERRA

GOVERNI CRIMINALI RIDATECI LA TERRA!

Un saluto di amore, sincero e rivoluzionario alle compagne e ai compagni

trasparenti, a tutti quelli che hanno manifestato la loro solidarietà

concretamente, con la lotta e non con il pietismo o la beneficenza,

cercando di mettere a tacere il grido di dolore e rabbia che molti

terremotati si portano dietro.

Non sappiamo se gli altri fuori ci vedono ancora e se ci vedono come ci

vedono a noi terremotati.

Ma una cosa è certa: non ci hanno cacciati con le bombe dal nostro

territorio, ma cacciarci dalla nostra terra era loro intenzione. Non

riusciamo ancora a capire bene il perché o dove vogliono andare a

parare. Di sicuro è una prova di guerra e di dominio totale sulla

volontà della popolazione, forse è la sperimentazione del piano

“rinascita” di Gelli.

Servizi segreti, sbirri di tutte le sorti e digos si sono concentrati

qui nell’Aquilano, insieme a massoneria, mafia, camorra, ‘ndrangheta,

sacra corona unita, Stato di polizia e G8. Oltre ai vigili del fuoco, su

60.000 abitanti, di cui 30.000 sfollati sulla costa, ci sono più di

70.000 uomini e donne in divisa all’Aquila, dall’esercito ai

carabinieri, dalla polizia, municipale e non, ai gom, dalla guardia di

finanza (anche in assetto antisommossa) alla guardia forestale. E poi ci

sono le guardie ecozoofile, che con le loro divise belle inamidate

addosso, invece di rendersi utili nei campi stanno lì a prendere i

documenti a chi entra e chi esce e a fare le ronde. C’è la protezione

civile di Bertolaso-Berlusconi che filtra la solidarietà, impedisce

l’istallazione di punti di connettività adsl (“tanto” dicono “noi ce

l’abbiamo e agli sfollati questo non serve!”) e se gli chiedi di

installare i cessi chimici in fondo al campo, dove c’è meno controllo,

oppure la carta igienica, tergiversano o si rivolgono ai vigili del

fuoco. E poi c’è tutta la pletora di volontari a pagamento autorizzati

dalla protezione civile: dalla Misericordia ai Devoti di questo o

quell’altro santo in paradiso, dalla croce rossa a quella bianca, verde

o azzurra. E poi c’è Digos e polizia in borghese sparsa per tutto il

territorio. In ogni campo su 160 sfollati, ci sono almeno 200 sbirri a

vario titolo più quelli in borghese.

Queste tendopoli sono dei lager. Non è permesso tenere animali con sè

(tranne rare eccezioni strombazzate in televisione), non è permesso

andare a trovare amici e parenti negli altri campi senza essere

identificati, non è permesso cucinare, lavarsi, autogestirsi. Quando

arrivano i camion di roba la gente fa a botte per accaparrarsi le

mutande o due calzini non spaiati.

Ci trattano come decerebrati. Ci hanno invaso, colonizzato,

disinformato. Non arrivano giornali nei campi. Per andarli a comprare

bisogna uscire la mattina presto dopo essere stati identificati e

cercare di raggiungere l’edicola ancora agibile più vicina (abbiamo il

marchio del terremotato: un tesserino da portare sempre bene in vista

anche quando si fa la fila per mangiare o per andare al cesso o per

farsi la doccia o andare dal barbiere ogni 15 giorni).

Per le donne, soprattutto le anziane, è una tragedia, per farsi una

doccia o un bidè bisogna andare al mare o a Roma e tornare prima che

chiudano i cancelli, altrimenti doccia fredda e bene in vista (sotto gli

occhi di tutti, sbirri e maschi in generale), perché in molti campi non

ci sono containers per le docce, ma docce a cielo aperto. Le donne

anziane, disabili, le incontinenti, la fanno e se la tengono nella

tenda, perchè non ci sono cessi chimici in fondo al campo, dove c’è meno

sorveglianza. I cessi stanno all’entrata del campo, dove c’è la

protezione civile e tutti gli altri sbirri con le telecamere e i fari. I

cessi hanno tra l’altro le barriere architettoniche. Molte tende tra

l’altro sono inagibili (ci entra l’acqua e gli sfollati devono scavare

dei canali per convogliare l’acqua in una fossa, che poi svuoteranno la

mattina successiva) e quelle della protezione civile difficilmente

accessibili ( invece delle chiusure lampo hanno bottoni e spaghi per la

chiusura) e per un giovane o una giovane aitante occorrono almeno 10

minuti per aprirne o chiuderne una.

La notte cerchi di dormire e di accantonare tutto questo disastro,

cerchi di non pensare al futuro, non esiste futuro: non avevamo e non

abbiamo lavoro, non avevamo e non abbiamo reddito e ora non abbiamo

neanche più una casa, un nido dove stare. E mentre cerchi di

addormentarti in mezzo a questo orrore, gli uomini in divisa entrano

nelle tende e ti accecano la vista con le torce, per vedere chi c’è e

chi non c’è, che cosa fa e se ha il computer acceso o la televisione (è

vietato tenerli con sé nella tenda).

C’è il coprifuoco. Arrestano un rumeno per aver recuperato dalle case

crollate pezzi di grondaia di rame, mentre i veri sciacalli sono pagati

per tenerci rinchiusi dentro i campi o per mandarci via dalla disperazione.

E con il g8 sarà ancora più atroce. Nessuno guadagnerà una lira da

quest’altro terremoto, nessuno tranne i potenti. Avevano strutture

antisismiche sotto la scuola della guardia di finanza, in grado di

ospitare 3.000 persone. Queste strutture non ospitano e non ospiteranno

gli sfollati. Queste strutture ospitano e ospiteranno lo stato maggiore

dei potentati economici e finanziari, ospiteranno gli 8 grandi capi di

Stato dei paesi più imperialisti del mondo, dei paesi più guerrafondai

del mondo, dei maggiori criminali del mondo. Queste strutture hanno

ospitato, ospitano e ospiteranno un solo Dio, quello del denaro, quello

delle banche che hanno messo in ginocchio l’economia e l’autonomia di un

intero pianeta chiamato terra. Un pianeta che si è ribellato sotto i

nostri piedi allo sfruttamento e alla devastazione selvaggia del

territorio e dell’uomo.

I 90 milioni di euro che il governo Berlusconi-Bertolaso vuole destinare

a “far star comodi” governi criminali col loro seguito di veline e

pennivendoli per il G8, potrebbero servire a far star comode 600

famiglie di sfollati; la cittadella sotterranea della scuola della

guardia di finanza potrebbe servire ad ospitare almeno gli anziani e i

disabili sfollati, ma quelli non ci hanno un euro pe’ piagne!!!

E allora teniamoceli buoni questi straccioni! mettiamogli a credere che

con il decreto affossa-Abruzzo avranno la casa per settembre! Poi se ci

scappa da dire che “ci vorranno almeno 200 giorni per vedere i primi

prefabbricati” costruiti su macerie di amianto e sangue, chi se ne

frega, tanto nelle tende c’è il riscaldamento! E poi “che cazzo

vogliono, sono morte soltanto 300 persone! Noi ce ne aspettavamo almeno

1500-2000!” (dichiarazioni di Berlusconi verificabili)

SVEGLIAMOCI!

Qui non ci daranno niente! Ciò che potremo avere ce lo dovremo

conquistare con la lotta. Vogliamo case sicure e non tende! Un lavoro

dignitoso e non una vita da larve dentro tendopoli-lager o

alberghi-ghetto! Le comunità locali devono decidere del proprio futuro!

I sindaci, non il governo centrale, non Berlusconi, non Bertolaso devono

pretendere di amministrare i soldi per la ricostruzione. Se non hanno il

coraggio di farlo che si dimettano.

Che si dimettano Bertolaso, Berlusconi, Maroni, Sacconi, Tremonti

(attenzione, se non avremo i soldi da anticipare per la messa in

sicurezza e la ricostruzione delle nostre case, tra 5 mesi dovremo

regalarle a Fintecna, come stabilito dal decreto “salva- Abruzzo”).

che se ne vadano tutti!

Che se ne vadano i militari, la protezione civile, la polizia. Che se ne

vada questo Stato di polizia!

Gli abruzzesi, migranti e non, colpiti dal terremoto devono tornare,

quelli imprigionati nelle tendopoli devono uscire, riversarsi nelle

strade tutti, per lottare, per dire no allo sciacallaggio

istituzionale-mafioso, per riprenderci la terra, per riprenderci la

vita, per mandare a casa chi ci tiene al giogo attraverso false promesse

e un’apparato militare senza precedenti qui da noi. Siamo almeno 50.000

sfollati, non possono farci la guerra!

Fuori le lucine blu dal nostro territorio!

Non abbiamo bisogno di ronde, nessuno di noi ha più niente da perdere se

non il futuro. E gli uomini in divisa, armati fino ai denti non sono qui

per aiutarci, ma per proteggere il lauto banchetto, legato alla

ricostruzione, a cui non siamo stati invitati!

Lottare possiamo e dobbiamo, non abbiamo più niente da perdere, solo da

guadagnare!

No al G8!

Opponiamoci con forza a quest’altra passerella di potenti sulla nostra

terra: non ci porterà ricchezza, ce la ruberà, ci ruberà il nostro

patrimonio artistico, storico e culturale per piantare una bandierina

pietistica e pietosa made G8 sulle nostre macerie. Ben venga la

solidarietà quando è disinteressata, se non lo è diventa corruzione e

non può essere avallata, neanche da certa sinistra istituzionale e non,

che ingenuamente invita a “una forma di rispetto che non porti a

manifestazioni su questo territorio”.

E’ questo il territorio che ci appartiene, è qui che dobbiamo lottare

con forza, anche con manifestazioni e denunce, ma devono partire da qui

e ben venga la solidarietà da fuori, l’appoggio dei comitati popolari

contro le discariche o la TAV o della rete nazionale per la sicurezza

sul lavoro, o del sindacalismo di base, ma siamo noi abruzzesi i

protagonisti di quest’ultima sciagura e siamo noi, sulla nostra terra

che dobbiamo ribellarci allo sciacallaggio anche istituzionale.

Non ci interessano le tournée a Roma o altrove, se ci sono ben vengano,

ma siamo noi, inscidibilmente legati alla nostra terra, che dobbiamo

reagire e ricostruire il nostro futuro.

Ci dicono e ci diciamo che siamo “forti e gentili”, ma è il nostro

territorio duro, selvaggio e meraviglioso che ci ha plasmati così.

Rispettiamolo, questo territorio sarà forte e gentile con coloro che da

fuori vorranno darci solidarietà disinteressata e non coloniale.

Manifestiamo ovunque, ma manifestiamo anche e soprattutto qui.

Ma quale civile, ma quale protezione, Bertolaso è un servo del padrone!

Questo è stato gridato, a ragion veduta, al capo della protezione civile

presente al consiglio comunale straordinario dell’Aquila il 5.05.09.

Questo “saggio” funzionario dello Stato è stato infatti inquisito per

traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello

Stato. Questo “saggio” funzionario dello Stato ha sostenuto e sostiene

l’intervento di Impregilo (già sotto osservazione per infiltrazione

mafiosa e ora per il crollo dell’ospedale dell’Aquila) per lo

sversamento delle ecoballe tossiche nelle discariche di Chiaiano e per

la messa in funzione dell’inceneritore di Acerra.

Tutti questi signori non sono qui per noi, ma per “azzuppare il biscotto”

Beh, il biscotto azzuppatelo nelle vostre mutande, che alle nostre ci

pensiamo noi. Grazie per le tende inagibili, per la pasta scotta e il

cibo scaduto, grazie per le mutande, i calzettini, gli psichiatri e i

clown. La fase 1 adesso è finita

RIAPPROPRIAMOCI DEL TERRITORIO, BASTA CON LE PASSERELLE!

JETESENNE AFFANCULO!

Per una rete di soccorso popolare


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