Ancora una volta l'Italia rischia pesanti sanzioni dalla Commissione Europea, questa volta per la gestione dei rifiuti anche nel Lazio.
Dopo essere già stata richiamata per la situazione in Campania sia nella primavera del 2007 che a dicembre scorso, l'Italia il 6 maggio scorso è stata deferita davanti alla Corte di Giustizia per aver fallito la messa a punto di un piano per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti nella regione Campania.
Questa volta però il problema riguarda anche Roma ed il Lazio.
La Commissione ha infatti trasmesso un avvertimento alla Regione Lazio per aver fallito nell’adozione di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti. Pesanti sanzioni si potrebbero riversare sulla Regione nel caso la situazione non dovesse migliorare.
Riportiamo di seguito il comunicato così come pubblicato sul sito ufficiale dell'Unione Europea.
Bruxelles, 6 maggio 2008
La situazione si è ripetuta nel dicembre 2007 e la Commissione ha reagito inviando un ultimo avvertimento il 1° febbraio 2008, dando all'Italia un mese di tempo per rispondere, data l'urgenza della crisi (cfr. IP/08/151). In febbraio la Commissione ha effettuato una missione di accertamento a Napoli e nelle zone circostanti. Agli inizi di marzo è pervenuta la risposta dell'Italia.
Anche se l'emergenza si è ridotta negli ultimi tempi, grazie alla rimozione dei rifiuti dalle strade seguita alla nomina di un nuovo Commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania, la Commissione ritiene che le misure adottate non siano adeguate per risolvere nel lungo periodo il problema dei rifiuti nella regione e impedire il ripetersi dei fatti inaccettabili verificatisi lo scorso anno. Un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania è stato adottato alla fine del dicembre 2007, ma alla Commissione risulta che il precedente piano, adottato più di un decennio fa, non è stato mai correttamente attuato.
La Campania è lungi dal poter creare un sistema di gestione efficiente che consenta la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, le autorità italiane si sono rivelate incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in servizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli incineratori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi dei rifiuti che affliggono la regione.
La Commissione ha pertanto deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee per la mancata osservanza della direttiva quadro sui rifiuti. La direttiva impone, tra l'altro, agli Stati membri di assicurare che i rifiuti vengano raccolti o smaltiti senza pericolo per la salute umana, di vietare l'abbandono o lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e di creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento.
Nel giugno 2007, con una sentenza pronunciata a seguito del ricorso della Commissione, la Corte di giustizia ha condannato l'Italia per l'assenza dei piani di gestione dei rifiuti di alcune regioni e provincie. I piani sono obbligatori ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti e della direttiva sui rifiuti pericolosi . L'Italia ha successivamente adottato i piani di gestione dei rifiuti per tutte le regioni e provincie interessate, ad eccezione del Lazio. Le autorità italiane hanno informato la Commissione che sono stati adottati provvedimenti per l'adozione del piano del Lazio, ma finora senza risultati. La Commissione si accinge pertanto ad avviare la procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 228.
Se constata che la disciplina comunitaria è stata violata e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro in questione una diffida o lettera di "costituzione in mora" (prima fase del procedimento), in cui intima alle autorità del paese interessato di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi.

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